Sepultura: “Capital Enslavement” – Intervista a Paulo Xisto Pinto Jr

Paulo Xisto Pinto Junior, una vita appeso al basso dei Sepultura per una vita impossibile da dividere da una band ormai diventata “istituzione”. Ed è stata proprio con Paulo la chiacchierata per cercare di capire i segreti di “Quadra”, ultimo nato tra i brasiliani.

Come ho scritto nella recensione ritengo “Quadra” un album ben bilanciato: c’è uno sguardo verso il vostro passasto e la voglia di andare avanti ed esplorare nuovi mondi come in “Isolation” e “Agony Of Defeat”. Cosa ne pensi e cosa mi sai dire dell’ispirazione che avete “usato” per costruire questo nuovo album?

Molto semplicemente è quello che vediamo e che vediamo ogni giorno. C’è anche molto ovviamente della nostra vita on the road, dove noi cerchiamo di assorbire ogni possibile esperienza e possibilità di incontro. Informazioni, culture e tutto quello che possiamo incrociare nel nostro cammino. Questo avviene logicamente anche quando non siamo in tour.

Il significato di “Quadra” in portoghese è campo da gioco, come un qualcosa di delimitato e circondato da barriere. Un disco per analizzare tutti i “quadra” del mondo, delle nostre nazione e di tutti noi che siamo in questi – chiamiamoli così recinti? Cosa mi puoi dire a riguardo?

Ti posso dire che è il concept dell’album si è legato ad un lavoro di ricerca che abbiamo costruito in diversi anni. Tutto è iniziato con la scelta del percorso da percorrere all’inizio della scrittura del lavoro. In tempi passati usavamo libri, ma ora abbiamo iniziato ad essere noi stessi parte di questa ispirazione partendo proprio dai nostri viaggi che sono stati fatti nel corso degli anni per portare in giro la nostra musica. Il “Quadra” è quel luogo dove ci sono regole, limitazioni e molto altro ancora. Abbiamo voluto portare questo concetto, dello spazio delimitato, all’interno delle dinamiche dei vari paesi. Può essere apparentemente semplice, ma è stato un percorso complicato riuscire a tradurre tutte le esperienze raccolte perché i “quadra” mutano anche a brevissima distanza.

Come avete lavorato per dare forma a “Quadra”?

Molto del lavoro è stato fatto a casa, nei nostri studi privati. Quindi chitarre, batteria e molto altro ancora sono nati così. Ci sono stati demo, scambi di idee e l’uso di tecnologia senza però abusarne. C’è stato poi il momento dello studio, ed è stato un processo creativo e produttivo leggermente diverso rispetto ai nostri ultimi album. Abbiamo creato i primi tratti della musica in un paio di mesi per poi sviluppare il discorso all’interno dello studio di registrazione.

Ancora una volta avete lavorato con Jens Bogren: lo possiamo considerare ormai come un quinto Sepultura?

Crediamo che lavorare con Jens sia davvero stato davvero soddisfacente. Dopo aver lavorato con Ross Robinson (“The Mediator…”) c’era voglia di cambiare e di trovare un nuovo nome forte. Jens è stato quello che è emerso con più decisione, e quando abbiamo ascoltato il risultato del suo lavoro per “Machine Messiah” siamo rimasti davvero soddisfatti. Abbiamo deciso di lavorare ancora insieme e siamo stati contenti di dare continuità ad una collaborazione che secondo noi aveva prodotto degli ottimi risultati. “Quadra” è stato per tutti un passo avanti, perché è stato in grado di tirare fuori ancora una volta il meglio di noi mettendosi dalla parte di un musicista. Ci ha dato una visione diversa senza essere invasivo: Jens è stata una parte fondamentale del nostro puzzle.

Una canzone come “Capital Enslavement” credo dimostri bene la strada che avete intrapreso per questo album, tu cosa ne pensi?

Sai, credo che sia molto difficile dire quale delle canzoni di “Quadra” dimostri per intero la strada e l’ispirazione, perché per me, per noi, tutto è visto nell’ottica generale. Una visione più ampia, con le canzoni che sono parte integrante l’una dell’altra.

Facciamo un salto indietro nel tempo, agli albori della band: hai sicuramente vissuto il tuo sogno da giovanissimo musicista e lo stai vivendo ancora. Te lo saresti mai immaginato?

Mai sperato per così tanto tempo, e certamente sì: sto vivendo ancora quel sogno. Impossibile spiegare a parole quello che sto provando da 35 anni. Abbiamo messo passione, impegno e ci sono stati dati in cambio rispetto ed affetto. È una vita unica per chi non la vive sulla propria pelle. Certo, a volte è complicata perché lascia a casa famiglie ed amici, ma quando sei in tour e vedi tanta gente ai tuoi concerti ti rendi conto che hai una famiglia allargata, che ti vuole bene grazie alle emozioni che provano ascoltando la tua musica.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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