Rotting Christ: Saints And Sinners – Intervista

E’ un come back all’insegna di un romanticismo esasperato e che non lascia scampo quello dei Rotting Christ, che irrompono sul mercato discografico con l’ottimo ‘Sanctus Diavolos’, (nono studio album per l’ensemble ellenico) un accostamento tra sacro e profano che non solo appare nel titolo, ma anche nella musica stessa. Sakis, Themis e Andreas recuperano la matrice più estrema della band attraverso un black metal essenziale ma affascinante, contrapposto a parti operistiche e sinfoniche di rara intensità e permeate da un alone di malinconia. Le due facce del sound si mischiano spesso, creando chiaroscuri inquietanti e a modo loro poetici. Sakis (che raggiungiamo via e-mail) tiene innanzitutto a sottolineare il parziale ritorno alle sonorità di un tempo:

“…Questa volta abbiamo più che mai riportato il nostro sound alle sue origini, senza però rinunciare a ciò che sono i Rotting Christ al giorno d’oggi: una band che si è posta l’impegno di sperimentare e di portare la sua essenza sonora ogni volta più in alto. I Rotting Christ sarebbero destinati a sciogliersi se non proponessero sempre qualcosa di nuovo.”

Uno scioglimento che sembrava però essere stato sfiorato in seguito alla rinuncia da parte del tastierista George e del secondo chitarrista Costas. Tuttavia, l’assenza dei due membri non pare aver influito negativamente né sulle vena compositiva né sull’umore della band:

“Sai, quando arrivi a trent’anni è giusto pensare di sistemarsi e avere una sicurezza e una stabilità che non ti può dare il far parte di una band heavy metal. George e Costas hanno preferito una vita normale e più tranquilla, un lavoro più sicuro, una scelta assolutamente degna di rispetto e comprensibile. Ovviamente siamo rimasti amici. Vi anticipo che alla line-up si unirà l’ex chitarrista dei Septic Flesh, che rimarrà con noi in pianta stabile. Il suo primo compito sarà quello di accompagnarci durante il tour di Sanctus Diavolos: inizieremo con delle date in Grecia, poi ci sposteremo verso i Balcani, in Europa e infine in America.”

Il disco non incontra cadute di tono, ogni pezzo riesce a rendersi interessante e di presa per l’ascoltatore grazie ad una notevole fantasia nel song writing e nell’esecuzione stessa, oltre alla convivenza tra elementi eterogenei (dagli echi di metal classico agli sporadici “pastiche” elettronici) ben equilibrati dai musicisti greci. Sakis ci illustra alcuni brani dei quali appare davvero orgoglioso:

“Cito per prima ‘Athanati Este’, canzone nella mia lingua madre. Non è una novità per me utilizzare un linguaggio diverso dall’inglese, in passato avevo già cantato un brano in tedesco. Terminate la composizione del pezzo e la stesura delle liriche, ho notato come il greco avrebbe potuto creare un ottimo effetto, calzando alla perfezione con il contenuto musicale. ‘Perché non provare?’ mi sono detto…ho fatto ciò che pensavo e direi che il risultato non è niente male. Poi abbiamo ‘Sanctinomius’, pezzo strumentale, un diabolico break che abbiamo posto al centro dell’album, seguendo una consuetudine dei nostri ultimi lavori. E’ un brano atmosferico e sperimentale. Mi piace molto anche la titletrack, un incontro tra il black metal più aggressivo e la melodia. In generale ‘Sanctus Diavolos’ deriva dai miei pensieri più profondi e nascosti. Non so come sia possibile, ma vi assicuro che i Rotting Christ sono per me una sorta di ‘psicoterapia’ nella quale confluiscono e prendono forma tutte le mie energie negative…”

E la contrapposizione tra il Bene e il Male posta nei termini ‘Sanctus Diavolos’ lascia supporre un background lirico sibillino, in cui la corrente filosofica seguita dalla band si scontra con la placida accettazione dei dogmi religiosi…

“Io credo che la filosofia sia da sempre costretta a includere alcuni principi religiosi. Volenti o nolenti è la religione che guida la nostra vita, non credete? E da secoli, la religione è l’organo più potente e ben organizzato posto a controllo delle masse. Come può trasparire dallo stesso nome della band, i Rotting Christ sono contrari ad ogni forma di indottrinamento che tenda a scontrarsi con la libertà di pensiero, quella stessa libertà che ogni forma di religione nega. I testi di ‘Sanctus Diavolos’ rappresentano il nostro approccio anti religioso più maturo, e sono un invito all’umanità a liberarsi da quella tranquilla ignoranza sulla quale si fonda il regno di Dio. E in questo senso il Diavolo può essere un Santo, nel momento in cui egli è preso come simbolo della libertà di pensiero e la sua opera potrebbe essere la chiave per l’eternità, se solo decidessimo di svegliarci e di opporci alla paura e alle catene morali poste dalle religioni. Perché a noi non è dato sapere cosa siano realmente il Bene e il Male…”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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