Sacred Steel: “Heavy Metal Sacrifice” – Intervista a Gerrit Mutz

Dopo 14 anni intervistiamo di nuovo per Metallus Gerrit Mutz il leader carismatico e cantante di una delle band più “true metal” del pianeta, ossia i tedeschi Sacred Steel in occasione dei vent’anni di carriera raggiunti e celebrati con l’uscita dell’ottimo nuovo album “Heavy Metal Sacrifice”.

Ciao Gerrit! E’ un piacere intervistarti ancora dopo alcuni anni (ndr, la precedente intervista è datata 2004); sei d’accordo che affermo che con “Heavy Metal Sacrifice” siete tornati definitivamente al classic metal dopo le derive thrash?

Sono d’accordo con il fatto che siam tornati a suonare soprattutto classic metal, certo. In realtà però anche negli album più speed degli anni scorsi non abbiamo mai lasciato totalmente questo sentiero che ci accompagna da 20 anni ormai. Semplicemente ogni tanto abbiamo incluso nei nostri lavori alcune idee differenti da altri generi come death, doom, thrash ed anche qualcosa dal black. Infatti il nostro intento è di non essere mai prevedibili, commerciali o “carini”. Anche in quest’ultimo lavoro abbiamo alcune parti thrash metal come ad esempio in “Hail The Godz Of War” o ancora in “The Dead Walk The Earth” ma per la maggior parte delle tracce si tratta certamente soprattutto di heavy metal tradizionale. Inoltre ti dirò che secondo me non abbiamo mai avuto un vero e proprio “periodo thrash” da di certo nei due precedenti album abbiamo presentato materiale molto più violento e distruttivo.

La title-track dell’album per certi versi mi ricorda il vostro capolavoro di canzone intitolata “Wargods Of Metal”; sei d’accordo? Ci sono secondo te altri legami fra questo lavoro e quello di cui ho citato l’opener nonché titletrack?

Si, sono assolutamente d’accordo! La titletrack ricorda molto “Wargods…”: è veloce, orecchiabile, metal fino al midollo ed eccezionale; potrei definirla una canzone che rappresenta quasi la firma della band. Abbiamo aperto i recenti show con questo pezzo ed i fan l’hanno accolto come se lo conoscessero da 20 anni! Credo proprio che suoneremo questa song per molti anni. “Wargods Of Metal” è stato per noi un album creato ad inizio carriera (ndr, il secondo, uscito nel 1998), molto giovane, aggressivo e pieno di dedizione. Mi sento di dire che il nuovo lavoro è simile perché è altrettanto aggressivo e colmo di dedizione da parte di tutti; a mio avviso è anche più bilanciato e più curato, con suoni ed emozioni che vengono rese più ricche. In ogni caso era proprio nostra intenzione recuperare lo stile di composizione di inizio carriera quindi possiamo definire “Heavy Metal Sacrifice” come il fratello più giovane di “Wargods Of Metal” ed anche di “Bloodlust”.

Cosa ci puoi raccontare dei testi dell’album? Sono tutti inni al metal o ci sono anche brani che raccontano delle storie differenti?

Bene… la title-track racconta di come vendere la propria anima per il metal, di rinascere ancora nel fuoco del metal e di ritrovare sé stessi.

“The Sign Of The Skull” parla del nostro stendardo; si tratta dalla bandiera che esponiamo alta durante i nostri concerti, l’insegna sotto cui marciamo da differenti angoli del mondo per celebrare il nostro amore per questa musica.

“Hail The Godz Of War” è stata scritta la giornata successive all’attacco terroristico che l’anno scorso ha colpito la Francia quando quei terroristi idioti hanno massacrato dei normali ascoltatori di musica come noi. Quell’evento fu un vero shock per me e così ho sentito subito la necessità di scrivere un testo legato a quel fatto tragico.

“Vulture Priest” parla del papa emerito Josef Karl Ratzinger, ossia l’ex capo dell’ex sacra inquisizione; per me questa persona è una delle persone più diaboliche che esistano al mondo.

Ho scritto “Children Of The Sky” dopo aver visto un documentario sul canale Arte dedicato ai bambini ebrei trasportati nei campi di sterminio per esser bruciati. Ho sentito la necessità di scrivere un brano che aiutasse a mantenere viva la loro memoria.

“Let There Be Steel” è il racconto epico di un padre e soldato che viene mandato in una battaglia da cui sa che non riuscirà a tornare… ma la causa è nobile e la lotta dev’essere affrontata anche se certamente sarà necessario incontrare morte certa.

“Chaos Unleashed” racconta di come sia necessario lasciarsi andare per trovare davvero sé stessi ed accettarsi.

“The Dead Walk The Earth” è un bel vaffanculo sbattuto sul muso a tutti quelli che dicono che il metal è morto. Bene, se il metal è morto… i morti camminano sulla Terra!

“Beyond The Gates Of Nineveh” racconta di un’atica dea chiamata Ishtar che torna a regnare.

“Iron Donkey” ha un testo scherzoso e parla di un pupazzo a forma di asino che si trova in giro nella nostra sala prove… ha le batterie per muoversi e fa anche headbanging, ahaha!

Un brano molto melodico e leggermente diverso dagli altri è “Children Of The Sky”; cosa puoi dirci di più?

Come dicevo prima sono rimasto molto colpito dal documentario sui bambini vittime dell’Olocausto uccisi senza pietà come bestiame! Volevo allora creare una canzone aspro e dura ma con un ritornello drammatico e melodico che rappresentasse la speranza di quelle povere creature anche di fronte alla loro fine certa. Infatti un bambino si rivolge dicendo ad un altro: “Ci innalzeremo dalla terra al cielo, ci vedranno volare, danzeremo con il vento sempre più in alto, non moriremo”. Ho immaginato che queste parole venissero pronunciate da un ragazzo ad un altro più piccolo per alleviare la paura della morte.

Invece dal punto di vista stilistico “Vulture Priest” mi ricorda un po’ i Judas Priest. Sei d’accordo?

Si, ricorda i Priest mentre la fase centrale ha un tocco Maiden mentre la parte doom è quasi un omaggio ai Candlemass. Noi amiamo tutte queste band e volevamo pagar loro un piccolo tributo.

Davvero strana per I vostri standard è invece la punk song “Iron Donkey” posta in fondo all’album; cosa ci puoi dire ancora di questo pezzo?

Avevamo quest’idea da circa 15 anni. Non l’abbiamo mai realizzata in passato perché non avevamo la mentalità giusta per realizzarla e pensavamo che avrebbe potuto apparire un po’ troppo sciocca. Questa volta, quando l’abbiamo provata in studio abbiamo deciso di inciderla davvero e di tenerla se ci avesse convinto. Si tratta di un gioco scherzoso, nulla più. Visto che molti brani dell’album sono disperati e pesanti questo brano alleggerisce un po’ il clima generale come una risata liberatoria.

Come avete lavorato per creare l’album? Chi ha scritto la musica e chi i testi?

Questa volta per la maggior parte del materiale abbiamo lavorato nella “old school way”: abbiamo piazzato alcune casse di birra e qualche cuba libre nella nostra sala prove, giocato su qualche riff di chitarra o qualche melodia cercando di unire le idee che ci convincevano di più per costruire una canzone che suonasse proprio come noi avremmo voluto suonasse. Questo sistema ha funzionato talmente bene che sicuramente lo seguiremo anche per il prossimo album! Quindi potremmo dire che gran parte del CD è frutto di un lavoro di gruppi perché l’abbiamo composto tutti insieme. Solo alcuni pezzi come “Vulture Priest” o “Beyond The Gates Of Nineveh” sono stati scritti dal solo Jonas (ndr, Khalil, chitarrista solista). Mentre per quanto riguarda i testi li ho scritti tutti io come sempre.

L’artwork dell’album è stato realizzato dall’artista polacco Lukasz Jaszak che normalmente lavora con band death e thrash; cosa ci puoi dire del significato che rappresenta la cover?

La testa recisa è il simbolo dei un sacrificio e la persona che tiene il cranio potrebbe essere chiunque, io, tu. Questo album è la nostra “offerta” a tutti quelli che amano il metal tradizionale ed i suoi cliché. Il mondo ha bisogno di album come questo… ossia lavori che mostrano chiaramente cosa sia il metal. Senza album come questo la band di shoegaze black post metal conquisterebbero il mondo e chi lo vorrebbe?

I vostri fan troveranno qualcosa in più nella versione limitata del CD? E cosa puoi dirci dell’LP?

Ci sarà solo la versione digipak della prima stampa a cui non seguirà il CD normale; ha una copertina stampata in rilievo ed è davvero grandiosa! La stessa cosa vale per l’edizione del vinile (nero o dorato) che a quanto pare sta già per essere completamente sold out!

“Heavy Metal Sacrifice” contribuisce a celebrare i primi 20 anni di carriera dei Sacred Steel; come celebrerete quest’anniversario?

Abbiamo realizzato questo nuovo album ed il 15 ottobre abbiamo suonato un grande show nella nostra città natale, Ludwigbsburg, insieme ai nostri amici Tankard, Stallion, Septagon e Tragedy Divine.

Farete seguire anche un grande tour?

Sicuramente no. Abbiamo tutti famiglia e lavori normali. Quindi non possiamo più programmare grandi tour. Di certo suoneremo più concerti possibili a sostegno del nuovo lavoro.

A breve suonerete a Roma festival “Burn This Town” festival il 15 di novembre (ndr, l’intervista è stata rilasciata qualche giorno prima dello show) che è totalmente dedicato al true metal. Quali sono le vostre aspettative?.

Mi aspetto una serata fantastica! In Italia siamo smpre stati accolti in grandi show con fan pieni di entusiasmo.

Conoscete le altre band con cui dividerete il palco?

Sicuro che conosciamo i nostri amici Rosae Crucis e Battle Ram. Le altre band ancora non le conosco ma vi porremo rimedio presto ahahah.

Cosa ricordate in particolare delle performance che avete realizzato in passato in Italia?

Parecchio ottimo cibo e birra, un hotel merdoso, tante teste dedicate al 100% al metal, alcuni di loro sono amici da decadi. Un mucchio di cuoio, spuntoni e catene e di persone che cantano da sole. Voi ragazzi amate davvero cantare le melodie delle canzoni. Questa cosa mi piace molto!

Celebrare 20 anni di carriera è un traguardo importante! Come ti senti pensandoci?

Mi sento un po’ vecchio quando ci penso eheh! Chi avrebbe ditto che avremmo ragiunto i primi 10 anni quando abbiamo iniziato? Io no! E’ stata una cavalcata infernale per la maggior parte degli anni ma non ripudio nulla di quel che abbiamo realizzato. Abbiamo commesso errori ma abbiamo anche ottenuto le nostre piccole vittorie. Sono felice di aver raggiunto le due decadi e spero di aggiungerci almeno altri 10 anni.

Che ne dici di darci una brevissima descrizione per ogni album che avete realizzato?

“Reborn In Steel” (1997): ruvido, spontaneo, assolutamente sopra le righe.

“Wargods Of Metal” (1998): veloce, aggressivo, un po’ più elaborato del debutto e più melodico.

“Bloodlust” (2000): molto simile all’album precedente, anche più melodico forse, ma allo stesso tempo più pesante.

“Slaughter Prophecy” (2002): il mio preferito. Ai confine con il death metal e caratterizzato da composizioni forti. Avventuroso, interessante.

“Iron Blessings” (2004): una canzone d’apertura molto forte, un bel miscuglio di brani. In parte materiale molto buono, ma anche alcune canzoni normale ed una buona produzione.

“Hammer Of Destruction” (2006): spontaneo come il nostro debutto ma ci sono alcune canzoni un po’ deboli e la produzione è un po’ strana. Forse l’album che amo meno fra quelli che abbiamo realizzato.

“Carnage Victory” (2009): contiene alcuni dei nostri pezzi migliori e una bella cover. Davvero un buon album.

“The Blooodshed Summoning” (2013): gran lavoro ma forse un po’ troppo lungo. Magari dovevamo togliere 2 o 3 canzoni ed inserirle in una EP. Sicuramente qui ci sono I nostril pezzi più estremi e thrash oriented. Mi piace molto ma secondo me il nuovo lavoro è anche migliore.

“Heavy Metal Sacrifice” (2016): acquistatelo e giudicate voi!

Ok, conclude l’intervista con un saluto nello stile dei Sacred Steel…

Ok, scegli uno di questi, quello che preferisci, ahahah:

HEAVY METAL TO THE END! LET THERE BE STEEL! METAL REIGNS SUPREME!

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