Sabaton: “The Red Baron” – Intervista a Joakim Brodén

I Sabaton sono senza dubbio una tra le band del panorama metal in maggiore ascesa negli ultimi anni: discussi per il loro approccio un po’ campy, amati o odiati da schiere di metalheads che si dividono tra chi li venera (come la sottoscritta) e chi proprio non riesce a sopportarli.
Grazie a Neecee Agency, abbiamo incontrato il frontman Joakim Brodén in occasione del promo day tenutosi a Milano lo scorso 22 Maggio: tra una chiacchiera e l’altra, abbiamo scoperto di più sul nuovo album “The Great War”, sul Trono Di Spade e su cosa voglia dire girare un video con il freddo nelle ossa.
Enjoy!

Ciao Joakim, grazie per il tuo tempo! Parliamo del nuovo album dei Sabaton, “The Great War”: come dice il titolo, il disco parla di uno degli eventi più importanti della storia, la Prima Guerra Mondiale. Come è nata la scelta di questo argomento?

Grazie a te! Sai, l’idea è nata ai tempi di “The Art Of War”: avevamo già affrontato questi temi in brani come “Price Of A Mile” e “Cliffs Of Gallipoli” e poi, cercando in giro, abbiamo scoperto che potevamo andare molto oltre, anche se è difficile esaurire un evento del genere in 40 minuti di metal. Però il seme era lì piantato: quando abbiamo iniziato il processo di songwriting per il nuovo disco, avevamo due o tre argomenti in mente, e abbiamo pensato di andare avanti e vedere che piega avrebbero preso le cose. Pian piano la musica è andata verso orizzonti più dark, e quindi abbiamo pensato che il tema del primo conflitto mondiale avrebbe fatto al caso nostro: inoltre, il caso ha voluto che le registrazioni partissero 100 anni dopo la fine della guerra. Il processo è stato lungo e brutale: io non sono facilmente impressionabile, anche perché amo davvero la storia, ma fare ricerche e guardare documentari sull’argomento, beh, è una cosa che lascia il segno, anche sulla musica stessa. Di certo è un album più oscuro rispetto a “The Last Stand” e “Heroes”.

Il vostro ultimo album è uscito nel 2016, circa tre anni fa. Per i Sabaton è un periodo piuttosto lungo: il processo di scrittura e registrazione del disco vi hanno occupato più tempo del previsto?

Si è trattato di un’impresa davvero importante, anche se pensandoci non è così strano: i nostri tour attuali coprono più paesi che in passato, ad esempio Giappone, Australia, USA, dove non andavamo così spesso; di conseguenza i tour durano di più. Poi, bisogna dirlo, l’album era pronto a Febbraio, ma ora abbiamo una maggiore notorietà e naturalmente la macchina della promozione è più grande e richiede più tempo per girare video, ad esempio. Inoltre, “Heroes” è uscito all’inizio del 2014 e “The Last Stand” nella seconda metà del 2016, quindi già lì avevamo avuto un periodo di 2 anni e mezzo, più che 2 anni di distanza tra un album e l’altro. Ricapitolando, la definirei un’evoluzione naturale.

In “The Great War” ci sono alcune sorprese, come ad esempio “The Red Baron”, che ha un sound decisamente particolare e…anche l’utilizzo di un organo! Parlami un po’ di questo brano.

Certo, lo definirei Shuffle Punk Rock! E poi adoro l’organo, doveva esserci per forza, e sono io a suonarlo nel brano. Mentre scrivevamo il pezzo, non riuscivo a tenere il piede fermo! Si tratta di una traccia molto intensa e con un topic, quello delle battaglie aeree, che dovevamo assolutamente trattare, ma volevamo farlo con un sound particolare, anche se in stile Sabaton. É un brano molto basilare, la struttura di base è nata rapidamente e naturalmente, con una certa spontaneità. Mi piace molto, perché è un viaggio sulle montagne russe ed è solo una delle sorprese che troverete nell’album.
Si parte con atmosfere più dark, poi si passa in un territorio più tipicamente Sabaton, poi “Attack Of The Dead Man” lascia di nuovo perplessi perché è una roba ancora diversa e poi, verso la fine, l’atmosfera del disco diventa sempre più oscura…

Permettimi di dire, adoro “A Ghost In The Trenches”!

Quello è stato il primo pezzo che io e Tommy abbiamo scritto insieme; volevamo provare a capire se potevamo farlo, e il risultato piace molto anche a me. In realtà il brano è nato ancora prima che decidessimo di utilizzare il tema della Prima Guerra Mondiale. Credo sia stata scritta già alla fine del 2017.

Il nuovo album non sarà il primo concept della vostra discografia, pensiamo a “The Art Of War” e “Carolus Rex”; quali sono le differenze principali tra la stesura di un concept album e di un disco con brani “autonomi”?

Sai, ogni album è sempre più difficile, perché abbiamo una certa ansia da prestazione e vogliamo che ogni canzone sia la nostra canzone migliore. Sappiamo che è una cosa stupida perché a tutti piacciono cose diverse. Ci sono pezzi di cui siamo super entusiasti e che ai fan non piacciono particolarmente e brani che secondo noi non sono venuti al meglio e che invece sono i preferiti di qualcuno. Ma tutti questi 3 album hanno qualcosa in comune: informarsi su un argomento e scendere così nel dettaglio influenza moltissimo il processo di scrittura e rende il tutto molto più coerente anche a livello di sound.
Ma come potevamo fare la stessa cosa in “The Last Stand”, dove si passa dalla battaglia delle Termopili in Grecia e poi dall’Africa al Giappone fino agli anni ’80 e la guerra in Afghanistan? In “The Last Stand”, l’idea di base era una celebrazione del coraggio e del valore, qualcosa di positivo anche nella morte e nella distruzione, e così anche in “Heroes”. In “The Great War” e in “Carolus Rex”, beh, l’intensità del periodo e del conflitto ha davvero influenzato l’intera produzione.

I Sabaton hanno ormai raggiunto i 20 anni di attività e quest’anno avete anche lanciato un vostro History Channel. Parliamo della realizzazione dei vari episodi e della vostra collaborazione con Indy Neidell.

Abbiamo conosciuto Indy grazie ad un canale YouTube sulla prima guerra mondiale; in realtà, più che un canale YouTube era il più grande documentario sull’evento mai realizzato. A partire dal 2014, ogni settimana veniva pubblicato un episodio su cosa era accaduto in quella stessa settimana 200 anni prima durante la guerra, seguendo quindi per 4 anni le tracce di tutti gli eventi occorsi. Siamo entrati in contatto con tutto questo perchè Pär è stato chiamato come ospite in un episodio sulla Prima Guerra Mondiale nella cultura popolare, visto che avevamo scritto dei brani sull’argomento. Il progetto si è concluso l’11 Novembre 2018 e così abbiamo iniziato a pensare al Sabaton History Channel; è vero che siamo appassionati di storia, ma non siamo dei professionisti: da qui l’idea di fare un’introduzione e una chiusura su, ad esempio, ricordi sulla canzone, riflessioni sulla scelta dell’argomento, episodi avvenuti in studio. Ma nel mezzo scompariamo per 8-10 minuti e lasciamo la parola ad Indy. É molto divertente, è il side project dei Sabaton che preferisco perché non importa quante ricerche puoi aver fatto per scrivere i brani, c’è sempre tanto da imparare.

Prima di “The Great War” avete pubblicato anche un singolo, “Bismarck”, che però è nato in un modo del tutto particolare, giusto?

Volevamo fare qualcosa per il 20esimo anniversario della band e non volevamo che fosse un box set, qualcosa che i fan avrebbero dovuto pagare e che guardasse al passato. Volevamo qualcosa che guardasse al futuro. La nostra nuova filosofia è: perché no?
Quindi abbiamo scritto questo pezzo da mettere a disposizione gratuitamente, sul topic che maggiormente ci era stato richiesto in questi anni, cioè “Bismarck”. Forse la traccia è arrivata come un fulmine a ciel sereno e anche in modo abbastanza disturbante perché il tema del disco era la prima guerra mondiale e Bismarck è una nave della seconda guerra mondiale: probabilmente non abbiamo neanche comunicato bene il tutto, perché 20 secondi dopo la release abbiamo iniziato a ricevere richieste su dove comprare il pezzo e sul fatto che non fosse su Amazon o Spotify! Ho pensato “Cazzo! Qualunque cosa facciamo la gente si incazza comunque!”

Come se non bastasse, “Bismarck” è accompagnata da un imponente video, girato in collaborazione con Wargaming. Come sono andate le riprese?

Sono state terribili. Eravamo subito fuori Istanbul, faceva freddo, c’erano 5 gradi e l’acqua aveva una temperatura di 4: siamo stati in mezzo al mare dalle quattro del mattino a mezzanotte e faceva un freddo fottuto.
Un conto è andare in giro sotto zero in Svezia, ma con i vestiti giusti, un altro è stare lì con gli abiti di scena, il vento e la gente che ti spruzza acqua addosso. É stato un inferno, ma il risultato finale ne è valso davvero la pena.

Passiamo alle novità in sede live: cosa possiamo aspettarci dal vostro The Great Tour (che, come comunicato alcuni giorni fa e non ancora noto all’epoca dell’intervista, toccherà anche l’Italia all’inizio del 2020, ndr)?

Abbiamo già introdotto un sacco di novità, abbiamo praticamente rifatto il palco: l’unica cosa che è rimasta è il carro armato, ma lo abbiamo rinnovato completamente con nuovi slot per i fuochi artificiali e anche in modo che si sposi meglio con il resto della scenografia. Volevamo meno schermi e più componenti fisiche: pensavamo che l’album richiedesse un look con più sacchi di sabbia, filo spinato, trincee, volevamo comunicare questa atmosfera. Avremo nuovi abiti di scena, i fuochi sono stati del tutto riprogrammati: “Ghost Division” ha 163 momenti con i fuochi pirotecnici più i lanciafiamme. La cosa migliore è che con questo equipaggiamento di scena possiamo suonare dappertutto, dai club al palco del Wacken senza dover rivoluzionare la scenografia.

Parlando di storia, in questi giorni si parla tanto di una famosissima serie TV a sfondo fantasy/storico, “Il Trono Di Spade”, che ha visto anche la partecipazione di molti musicisti (Ed Sheeran, Florence di Florence And The Machine). Sei anche tu un fan della serie?

Sì, la conosco, anche se credo di aver smesso di guardarla intorno alla stagione 3 o 4, quindi non posso darti nessuna opinione sul finale! Di certo mi rimetterò in pari, ma credo di essere stato interrotto dalla scrittura di un album e in quei momenti non puoi proprio essere ossessionato da nessuna serie TV. Ormai mi sono arreso sulla questione spoiler, pazienza, comunque la riguarderò dall’inizio e credo che aspetterò il tour, così potrò guardare un episodio ogni sera prima di andare a letto.

A volte parlare di storia nella propria arte può essere anche interpretato in maniera negativa. Penso ad esempio ai Rammstein e alle critiche ricevute di recente per alcune scene rappresentate nel video di “Deutschland”. Spesso provare interesse per la storia è associato a sostenere delle idee politiche. Cosa ne pensi?

Sai, in generale la musica, quando parla di storia, è stata effettivamente utilizzata per veicolare idee politiche, e questo spiega perché siamo così controversi in alcuni posti, a seconda degli argomenti trattati nei nostri album o nelle varie canzoni. Ma è importante sottolineare e ricordare che noi non vogliamo assolutamente esprimere idee politiche o religiose, né dare giudizi sugli eventi e su cosa è giusto o sbagliato. Noi raccontiamo la storia così com’è, talvolta da un punto di vista che nessuno si aspetta. In passato lo trovavo più difficile, ma più passa il tempo più la gente ci conosce e capisce cosa facciamo. Devo ringraziare tutti i nostri fan che chiariscono le cose prima che possano andare fuori controllo. Se qualcosa sembra essere argomento di discussione su un social media, c’è sempre qualcuno dei nostri fan che mette a tacere gli animi. Quindi grazie davvero al nostro pubblico che ci copre le spalle quando serve!
Sappiamo che è un territorio molto controverso, fa parte degli argomenti che trattiamo, ma in tutta onestà, nessuno chiederà a Steven Spielberg se è nazista solo per aver girato “Schindler’s List”. Noi ci vediamo più come narratori, nessun giudizio, solo storie e, talvolta, domande. Ma gli ascoltatori dovranno trovare le risposte da soli.
Sai, è interessante, in realtà forse saremo i primi artisti a NON dire alle persone cosa mangiare, pensare, votare, guidare. Sarebbe davvero divertente, non trovi?

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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