Running Wild: “Rapid Foray” – Intervista con Rolf Kasparek

Tre anni dopo la realizzazione del CD “Resilient” abbiamo il piacere di incontrare nuovamente Rolf Kasparek (voce, chitarra e basso) grazie all’uscita del nuovissimo “Rapid Foray”, terzo album composto in soli quattro anni dopo la reunion del gruppo (avvenuta nel 2012) che probabilmente sarà ancora foriera di molte novità positive per i fan della band.

Prima di tutto è un piacere notare come la seconda vita dei Running Wild (dal 2012) sia piena di sorprese per i fan e di ottime canzoni; in quattro anni “Rapid Foray” è già il vostro terzo album dalla reunion. Sembra che questi ultimi anni siano i più creativi della tua carriera; sei d’accordo?

Si, guarda; va detto che ho avuto molto tempo rispetto alle due precedenti release per lavorare ai brani e quindi sono molto più elaborate; questa è una conseguenza dei problemi fisici che ho avuto alla spalla nel 2014 che mi ha bloccato per un po’ di tempo altrimenti “Rapid Foray” sarebbe uscito prima. Sono d’accordo con te; penso che questo nuovo album sia davvero forte. In tutti i mesi che ho avuto a disposizione ho composto circa 30-35 canzoni e solo le migliori sono finite nel CD. Raramente nel passato anche più remoto mi è capitato di aver così tanto tempo per comporre, scrivere musica e scegliere fra così tanti brani.

Effettivamente nella vostra bio affermi che questo ultimo album è uscito in ritardo proprio per i problemi di salute che hai citato; puoi approfondire?

Si certo; come dicevo son rimasto con la spalla bloccata e per tre/quattro mesi e non ho potuto imbracciare la chitarra. Poi ho cominciato a riprendere in mano lo strumento per mezzora al giorno e poco più settimana dopo settimana; in questo periodo avevo molte idee ed ho utilizzato il tempo a disposizione per comporre. In mezzo a tutto ciò c’è stata la data che abbiamo fatto al Wacken Open Air Festival con una sola prova; ho infatti dovuto cercare il bassista ed il batterista per portar avanti il tutto.
Il lavoro per l’album ad esempio è stato abbastanza complesso e diviso in tre parti; questo è capitato perché in parallelo ho portato avanti la preparazione per il concerto al Wacken.

Arrivando a parlare dell’album possiamo veramente affermare che i veri e più complete Running Wild son tornati! Non voglio dire che “Resilient” e “Shadowmaker” non fossero dei buoni album ma in “Rapid Foray” sono davvero presenti tutte le possibili varianti di canzone che un fan della band può desiderare: abbiamo anthem come “Stick To Your Guns”, la lunga suite “Last Of The Mohicans” (che ci ricorda il capolavoro “Treasure Island”), pezzi veloci e potenti come “Warmongers”, tracce epiche come “By The Blood In Your Heart”, cavalcate metal come “Into The West”, ecc. Sei d’accordo circa la completezza di “Rapid Foray”?

Si, assolutamente; i due precedenti album che hai citato hanno fatto parte di un percorso che inizia dopo l’idea di lasciare il mondo della musica per i Running Wild quindi vanno entrambi inseriti in quel preciso momento; sono più immediati ed è quel che volevo fare allora. Quest’ultimo lavoro invece sia io che Peter Jordan (altra chitarra della band e produttore) l’abbiamo seguito con molta attenzione per ogni dettaglio e ci abbiamo messo ben 4 o 5 settimane solo a mixarlo. Abbiamo cercato di fare il possibile per registrare l’album rendendo ogni canzone differente e riconoscibile.

In effetti i suoni del nuovo CD sono i migliori da anni per i Running Wild. In particolare la batteria risulta molto più dinamica rispetto al recente passato ed anche il basso si ritaglia momenti da protagonista che potremmo accostare al periodo di “Port Royal” con Jens Becker. Come avete lavorato per ottenere questo risultato?

Come dicevo abbiamo curato molto ogni aspetto; alcune parti della batteria li ha suonati Michael Wolpers (ndr., il batterista con cui i Running Wild hanno suonato al Wacken nel 2015). Sempre per fare un confronto con i due precedenti CD posso dirti che abbiamo potuto lavorare adesso per 4 o 5 giorni su ogni traccia per la batteria mentre per “Shadowmaker” e “Resilient” abbiamo lavorato su più di una canzone in un giorno. E’ ovvio che il suono è decisamente migliore. La stessa cosa vale per le parti di basso che ho suonato io; anche in questo senso c’è stato molto più tempo per differenziare le tracce di ogni singolo pezzo cosa che non abbiamo fatto per i due precedenti CD che erano molto più diretti.

Hai scritto e composto tutto tu o alcune parti sono state realizzate da Peter Jordan?

Peter ha suonato diversi assoli o modificato alcune parti ed inoltre mi ha aiutato molto come ingegnere dei suoni, ad esempio per la batteria. Quindi in realtà PJ ha avuto molta importanza per la realizzazione di questo album anche perché considera che è il membro del gruppo che oltre a me è stato più a lungo nei Running Wild e conosce a fondo il sound che questa band deve avere.

Interessante e nuova come idea è anche quella della copertina del CD, realizzata partendo da una foto di tuoi memorabilia sui pirati ed elaborata fino a farla sembrare un dipinto ad olio da Jens Reinhol; puoi raccontarci qualcosa in più?

In realtà quest’idea è venuta allo stesso Jens che ha visto questa foto che avevo scattato e mi ha proposto di lavorarci per far si che sembrasse un dipinto ad olio. Se pensi al XVIII sec. le foto dell’epoca erano i quadri e quindi questo tipo di copertina è perfetto per le nostre canzoni ed il nostro immaginario e si differenzia dallo stile degli altri gruppi; questo artwork mi è piaciuto così tanto che abbiamo realizzato anche delle cartoline che posso autografare e regalare ai nostri fan.

Parlando ora dei testi possiamo torvare nel nuovo CD diverse canzoni legate ai pirati come la title-track o “Black Skies Red Flag” o ancora “Last Of The Mohicans” che è chiaramente ispirata dal romanzo scritto da James Fenimore Cooper; puoi dirci qualcosa in più in merito al contenuto dei testi degli altri brani?

Oltre ai pezzi che hai citato ce ne sono altri che hanno legami con la storia e con i pirati o ispirati da romanzi; “Black Bart” ad esempio parla di un pirata gallese del ‘700 che divenne uno fra i più famosi perché arrivò ad avere una sua flotta di circa 20 navi. Le altre canzoni sono ispirate a reali eventi storici oppure pura fiction sempre di carattere avventuroso.

Probabilmente ogni musicista sente prima o poi nel corso della sua carriera la necessità  o il desiderio di realizzare un concept album; è lo stesso per te? Ritieni che prima o poi sentirai questa necessità magari dedicandolo ai pirati?

No, non ho mai avuto questa esigenza. Penso ad esempio ad una canzone come la citata “Black Bart” che racconta la storia di un pirata e deve avere una certa atmosfera e trasmettere determinate emozioni; sviluppare questa vicenda in un concept vorrebbe dire non poter scrivere canzoni che si allontanano da questa atmosfera legata ai pirati, al mare, alla vita sulle navi e per ora non mi interessa.

Hai visto i film della serie “Pirati dei Caraibi”? Che ne pensi? Ti son piaciuti?

Li ho visti tutti e mi sono piaciuti soprattutto i primi due; spero che esca il quinto l’anno prossimo per vedere come faranno evolvere la storia. Ho un parere molto positivo su questo tipo di film di intrattenimento perché riportano all’attenzione questo tipo di avventura legata ai pirati. Ho letto dei libri circa l’operazione che è stata fatta e mi ha fatto piacere venire a sapere che l’idea alla base delle pellicole è stato il film “Pirati” del 1987 di Polanski che adoro e che mi ha ispirato per la canzone “Under Jolly Roger” e quindi per la storia stessa del gruppo.

Forse preferisci film più classici come “Captain Blood” o le tante edizioni de “L’isola del Tesoro”? Puoi citare due o tre titoli che non siano quelli di cui abbiam già parlato?

Ricordo senz’altro “L’isola del Tesoro” del ‘72 (con Orson Welles nei panni di Long John Silver) e poi c’è un film sui pirati diviso in quattro parti a cui sono molto legato che sotto Natale in Germania proponevano sempre in televisione di cui non ricordo al momento il titolo. Cito poi con piacere anche il primo film “L’isola del tesoro” del 1934 in bianco e nero ed i tanti ottimi film sui pirati in cui ha recitato Burt Lancaster.

Ti va di raccontarci quali sono le sorprese che i vostri fan troveranno nell’edizione limitata del CD?

Avevamo molte idee per l’edizione limitata ed ovviamente abbiamo cercato di fare il più possible; si potrà trovare un mousepad, una cartolina firmata… le ho firmate tutte e 5000… un bel lavoro ahah… ci saranno poi ancora un poster e uno sticker. Il tutto sarà presente un un box elegante e davvero speciale per i fan più appassionati.

Ci presenti il bassista Ole Hempelmann ed il batterista Michael Wolpers che hanno suonato con te e PJ al Wacken Open Air Festival del 2015?

Michael Wolpers come ti dicevo ha registrato anche in studio per noi ed è un professionista; attualmente suona con i Victory ed ha i suoi progetti solisti che non sono solo metal. Inoltre aggiungo che conosce molto bene PJ visto che erano in classe insieme a scuola ed è quindi anche un amico. Ole Hempelmann è un altro musicista molto professionale; ha militato in molte band come ad esempio i Thunderhead.

Puoi dirci come promuovere dal vivo il nuovo album? Ci sono date su cui state già lavorando… possibilmente magari anche in Italia?

E’ possible qualsiasi cosa. Al momento purtroppo non posso dirti molto perchè questa fase non l’abbiamo ancora affrontata ma se arriveranno delle buone proposte da qualche festival perché no? Sicuramente suoneremo dal vivo nel 2017 ma è necessario far tutto con calma e attenzione anche per preparare al meglio la tracklist che i musicisti che ci accompagneranno dal vivo dovranno imparare nel migliore dei modi.

Ok, siamo arrivati alla fine; ti va di salutare ilettori di Metallus come un vero pirata heavy metal?

Yoh Oh Oh and a bottle of rum!

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