Rosae Crucis: “Massoneria” – Intervista ad Andrea Magini

“Massoneria” è il quarto album dei Rosae Crucis e, rispettando la propria tradizione, la band capitolina propone per i fan del metal classico un maglio potente e devastante che colpirà a fondo i cuori di tutti i defender. Elemento molto interessante di questa nuova release sono anche i testi che accompagnano l’opera, un concept sulla massoneria nel corso dei secoli. Per ovvi motivi l’approfondimento del concept è il fulcro della chiacchierata con Andrea Magini, chitarrista e paroliere del gruppo… ma non mancano le sorprese, come ad esempio la scoperta di un album praticamente quasi pronto che potrebbe non veder mai la luce…

Inizierei quest’intervista chiedendoti come mai ci avete messo così tanto tempo per un altro album considerando che le riedizioni de “Il re del mondo” e “Fede potere vendetta” sono legate alla riproposizione (per lo più) di pezzi già composti in passato.

Diciamo che abbiamo finito con le riedizioni e uscite secondarie nel 2010 con la Overlord Edition di “Fede potere vendetta”; poi abbiamo fatto promozione per un anno e mezzo con molti concerti live. Nel 2011 abbiamo iniziato a lavorare nel frattempo a nuovi brani per il disco nuovo ma non abbiamo trovato un accordo per la produzione. il disco era “Kingdom Undead”, un disco in inglese. Abbiamo così iniziato a lavorare su un altro progetto, che si è materializzato poi in “Massoneria”.
La gestazione è stata molto lenta.. eravamo delusi dal non riuscire a rilasciare un disco importante come “Kingdom Undead” e quindi siamo partiti lentamente. Un anno intero (il 2013) di songwriting e preproduzione, per poi arrivare a registrare nel 2014 l’intero disco, tra mille peripezie personali e alcuni pesanti drammi familiari.

Riprenderete il materiale di “Kingdom Undead” o rimarrà un album mai pubblicato?

Stiamo cercando di rimetterci mano, cercando di mutare ambientazione e farlo in Italiano. Da Gennaio inizieremo a valutare varie possibilità e vediamo cosa tiriamo fuori.
Parlare di non morti in italiano non è facilissimo, e quindi forse proveremo anche altre strade e altre storie.

Puoi spiegarci meglio qual’era l’ambientazione originale e su quale state lavorando adesso? Puoi farci qualche anticipazione?

L’ambientazione del disco in inglese prevedeva un’epica quanto tragica storia di un manipolo di persone che resistevano all’apocalisse zombie. una cosa molto ispirata dai film di Carpenter.
C’erano brani dedicati alla piaga, all’infezione, ai Brothers in Hell, questo gruppo di pazzi disinfestatori di infetti, storie sulle camminate silenziose dei razziatori nelle città abbandonate, racconti di guerra, di resistenza , di solitudine… ora stiamo valutando una sua traduzione in italiano, ma attualmente rende poco… oppure un eventuale trasformazione. Abbiamo sempre in cantiere molti testi su Solomone Kane e altri personaggi di Howard, ma dobbiamo valutare bene

Tempo fa mi avevi anche parlato di un concept album sulla seconda guerra mondiale; poi è finito in nulla anche quello?

Si avevo iniziato a scrivere una storia ambientata nella seconda guerra mondiale che narrava la storia dell’ebreo errante. Partiva con un’incursione a Berlino in una casa, dove si nascondeva l’ebreo errante, l’ignoto ospite che negò l’accoglienza a Cristo e che fu condannato a rimanere immortale e a vagabondare sulla Terra.. l’ebreo dotato del terzo occhio, il grande Mogol.
Da li una storia che si inerpica tra quasi due millenni, tra misticismo, esoterismo e film d’azione..

Quindi è rimasto solo un progetto ma non si è evoluto fino alla creazione di brani musicali?

No in musica mai, tranne qualche idea iniziale.

Dove avete registrato “Massoneria” e come avete lavorato? Mi ha colpito molto positivamente l’attenzione volta a dare il giusto spazio a tutti gli strumenti.

Il disco è stato interamente registrato e mixato da me e da Giuseppe Cialone, nel nostro Project Studio, e poi Masterizzato da Giuseppe Orlando (Novembre , Airlines of Terror) nei suoi The Outer Sound Studios.

Hai scritto tu i testi delle canzoni? E dal punto di vista delle composizioni come vi siete suddivisi il lavoro?

Diciamo che il 90% del lavoro viene svolto da me , coadiuvato dal fratello d’arme Giuseppe Cialone. I pezzi sono sempre la mediazione tra quello che piace a me e quello che piace a lui. Testi e musica come sempre sono venuti su insieme contemporaneamente. Siamo partiti da suddividere un ipotetica storia della Massoneria in periodi, tirando fuori i capitoli che più ci potevano interessare.

Potresti nello specifico descriverci l’argomento di ogni brano?

La prima traccia, “Menzogna, Ignoranza ,Ambizione”, è una breve intro che racconta gli ultimi attimi di vita di Hiram Abif, il grande architetto del Tempio di Re Salomone. Il suo assassinio nel tentativo di estorcergli i segreti della geometria è un rituale simbolico della massoneria.
I tre assassini rappresentano la Menzogna, l’Ignoranza e l’ambizione. Hiram fu ucciso cosi, fuori dal tempio che stava costruendo, nel silenzio. La morte nel tempio e la rinascita sono due concetti fondamentali.
“Hiram Abif”, parla del grande architetto, dei suoi segreti e del suo testamento. La sua morte, la sua legenda, da il via al comparto iconografico e storico della massoneria in generale.
“Sancta Sanctorum” entra fisicamente nel tempio di Re Salomone, e nella sua parte centrale, il Sancta Sanctorum, appunto, dove storicamente si pensa fosse nascosta l’arca dell’alleanza. C’e’ il rituale del sommo sacerdote, accenni al segreto del Tetragramma , si accenna alle due colonne del tempio rappresentate dalla B e dalla J, Boaz e Jachim, e della mia particolare interpretazione del segreto contenuto nell’arca.
Grazie a “Militia Templi” inizia il trittico dei pezzi dedicato ai templari, che prendono il nome proprio dai resti del Tempio.
Una consecutio obbligata a mio avviso, avvolta nel manto di fitte nebbie lasciate dall’ordine templare. Si inizia con la scena dei cavalieri che tra le dune del deserto proteggono i pellegrini sulla via per Gerusalemme, fino ad esplodere nel motto più famoso, il Non Nobis Domine.
In Militia Templi si accenna proprio al presunto mistero di ciò che trovarono i templari scavando nelle rovine del Tempio di Re Salomone sotto le mura di Gerusalemme nel tentativo di scavare tunnel per entrare in città e forzare l’assedio.
“Guerra Santa” (Che noi scherzando chiamiamo Crociata II) parla appunto degli scontro in Terra Santa e si accenna ad un fatto che secondo me ottiene poco risalto storicamente e cioè la prima forma di integrazione tra occidente e oriente, con i Templari che danno rifugio e spesso supportano la resistenza a Saladino, portata avanti dai Pasdaran e dalla setta degli Hashashin.
Fatto che porterà i templari ad usare parte dell’iconografia islamica e che poi sarà parte infamante dell’accusa del famoso dossier di Philip de Nogaret che porterà al loro sterminio con l’indicazione del bafometto e all’utilizzo della mezza luna
Proprio dal dossier che infamerà per sempre l’ordine dei templari, parte “Il marchio dell’infamia” dove si accenna alle menzogne, alle eresie e ai processi subiti. Il pezzo, estremamente rabbioso nella parte centrale, è il grido di chi cerca giustizia, di chi viene additato e accusato ingiustamente. Il brano finisce con il leggendario discorso (non ci sono prove che sia stato veramente pronunziato, ma è bello crederlo) che Jacques De Molay, l’ultimo grande maestro dei templari, sul rogo, pronuncia, profetizzando la morte di Filippo il Bello, re di Francia, e di papa Clemente, fautori della distruzione dell’ordine per meri motivi economici.
La parte finale del brano, con i riferimenti all’oceano e alla solitudine, è un accenno alla leggenda che vuole che dodici templari riescano a scappare dal porto di La rochelle a Parigi, con una nave, portando via il tesoro dei templari… e che praticamente daranno il via alla nascita del mito dei Rosa Croce.
La numerologia derivante dalla cabala è fondamentale nella storia della Massoneria. 12 templari come i 12 apostoli, si separeranno per il mondo creando le società segrete che oggi conosciamo.
Il successivo brano, “Fama et Confessio Fraternitatis”, è il brano che narra dei Rosa Croce. Il titolo deriva dalle due ipotetiche pubblicazioni rilasciate a Kessel nel 1600 che prima descrivono il movimento e l’operato della Rosa Croce, un movimento fortemente in rottura con la chiesa cattolica. Molte delle frasi del testo, sono estratte da libercoli dell’epoca e nascondono pesanti attacchi verso Il papa cattolico e la sua chiesa. Anche qui i numeri, il mito dei 120 anni. gli anni che passano prima dell’apertura della tomba di Rosekrautz. Si narra che i Rosa Croce (da non confondere con i Rosacrociani, cioè gli studiosi della Rosa Croce) si mostrino ogni 120 anni… nascondendosi poi tra di noi in silenzio, da studiosi delle tradizioni e dei popoli. Grazie ai Rosa Croce inizia il vero connubio filosofico tra teorie prettamente occidentali e i complessi sofismi orientali che saranno poi fondamentali nella liturgia massonica e nei riti del Grande Oriente.
“Summi Architecti Gloriam” parla della massoneria moderna, con le sue deviazioni più famose in italia, tra cui la P2. Il brano narra del rituale di giuramento, dove il novizio viene bendato , e gli viene fatto scrivere un ipotetico testamento, perché morirà filosoficamente nel tempio per poi rinascere massone. L’iniziazione alla Libera Arte Muratoria, con il rivelarsi alla luce e ai fratelli, che si conosceranno solo al momento in cui si esce dal buio. Il brano si chiude con stralci presi dai telegiornali degli anni ‘80 che raccontano del caso Calvi, di Sindona e di Licio Gelli. L’ultima frase è una frase pronunciata da Michele Sindona, nella famosa intervista americana di Enzo Biagi (che vi consiglio di vedere su youtube), e che in un certo senso anticipa che sarebbe morto da lì a breve.
“Massoneria” inizia con la frase di Albert Pike uno dei più illustri e famosi capi della massoneria di rito scozzese e precursore della “Società delle Nazioni” e dell’ONU, per poi addentrarsi nella ritualità massonica.
Si accenna ancora all’incontro tra oriente e occidente, ma lasciando una nostra impronta, citando il Sole Invitto (Sol Invictus), lasciando così una salda ancora alle nostre origini romane, quasi a simboleggiare un nostro confrontarsi con questi argomenti, mantenendo ben salde in mente e nel nostro animo, le nostre origini.
“Oriente Eterno” è una sorta di riassunto emotivo, dove sulle note del Requiem K466 che Mozart scrisse per il funerale di due massoni, si recepiscono diversi suoni e frammenti provenienti da varie fasi importanti della storia.. un po’ a racchiudere una sorta di viaggio proiettato negli occhi vitrei del morente Hiram Abif… uno sguardo nel futuro da chi sta morendo mantenendo i suoi segreti, nel silenzio.
Nel brano c’è una parte recitata che descrive il giuramento massone.

Qui ti blocco un momento… chi recita in questo brano narrato?

Piero Arioni, il nostro batterista

Ok… mi sembra manchi ancora “Terra mia”, il brano a tasso emozionale più alto…

“Terra Mia”, che chiude il disco, è un brano che esce dagli schemi. Dopo 10 pezzi cupi e pesanti, volevamo mettere un canto di speranza. Lo abbiamo dedicato alla nostra terra, a cui mi sento pesantemente legato. è un brano che ho fortemente voluto. Un brano d’amore verso la mia terra nativa, una voglia di riprendersi tutto ideologicamente. Un brano forte e scritto col cuore. Il brano si chiude con una citazione dal brano di Crociata.
Una citazione che vuole rimarcare che siamo sempre noi, nonostante un disco fortemente diverso. “Terra mia” inizia e finisce con il rumore del mare… i nostri confini di penisola… il mito di chi va per mare, dei naviganti, dei grandi esploratori… un antico detto dice che gli uomini si dividono in tre categorie, i vivi, i morti e quelli che vanno per mare.

So che avete già iniziato la promozione con concerti dal vivo; com’è andata la data al Colony di Brescia e cosa avete in programma nei prossimi mesi?

La data al Colony è andata abbastanza bene nonostante ci fossero altri eventi limitrofi. Abbiamo qualche altro show in programma ma facciamo fatica a trovare date live. Stiamo cercando di collaborare con agenzie di booking per cercare di essere più presenti sul territorio.
La voglia di suonare è tanta. le occasioni un po’ meno.
Stiamo cercando di preparare l’edizione in vinile, che speriamo di poter rilasciare quanto prima, e di girare un videoclip, ma per ora non posso anticipare nulla.

Avete intenzione di realizzare quindi un video per un brano che rappresenti l’album?

Si, stiamo cercando di fare un video molto particolare su “Summi Architecti Gloriam”. Stiamo collaborando con una nostra amica, ottima registra e collaboratrice in produzioni importanti nel campo dell’horror, ma ovviamente dobbiamo far quadrare mille cose per tentare di fare una produzione professionale senza spendere un capitale.

Parlando di video… so che forse non sei la persona più giusta per rispondere a questa domanda ma mi ha molto colpito la partecipazione di Ciape in qualità di Altor, fabbro e protagonista del penultimo concept fantasy dei Kaledon, nei loro videoclip “Steel Maker” e “A Dark Prison”; siete amici del gruppo capitolino (praticamente vicini di casa…)? Ciape ha qualcosa da raccontare a riguardo? Interpretare un fabbro per lui (visto il suo lavoro) sarà stato un gioco da ragazzi…

Con i Kaledon ci conosciamo da una vita sono nostri amici e chi meglio di Ciape può incarnare un mitico fabbro in una saga fantasy?

Nessuno… infatti! Ma come lo si può definire il lavoro di Ciape per esser corretti?

Ciape in realtà è un maestro nella lavorazione dei metalli e chiamarlo fabbro è riduttivo. Lavora con ottone, rame, bronzo e tanti altri metalli; è un abile cesellatore ed un abile creatore di armi e armature antiche. Molto del suo lavoro si può vedere sul sito del suo laboratorio, su www.artecialone.it

Sicuramente Ciape, come singer dei Rosae Crucis, è da questo punto di vista la persona giusta al posto giusto!

Esattamente. Il nostro uomo d’acciaio.

Che mi dici degli altri membri della band? Tu e Ciape ci siete fin dagli inizi ma Piero (batteria) e Tiziano (chitarra) sono entrati nel 2003 e Daniele (basso) nel 2007. E’ una line-up ormai consolidata?

Si ormai è un monoblocco d’acciaio e speriamo si mantenga tale. Ci lega una forte amicizia che dura da moltissimi anni.

Quali sono, nel corso degli anni, i 2/3 concerti della vita, quelli che fino ad ora vi han dato più soddisfazione?

Beh sicuramente la prima volta con i Manilla Road (2003), un concerto indimenticabile e che ci ha permesso di conoscere Mark Shelton , una fonte di ispirazione importantissima per noi.
Poi sicuramente i concerti con gli Holy Martyr, band di cui conserviamo un ricordo splendido, per non parlare dell’Agglutination del 2004 con i Virgin Steele.

Che mi dici dell’Overload Edition di “Fede potere vendetta”? Siete soddisfatti del risultato ottenuto? Avete raccolto riscontri interessanti all’estero?

Sinceramente no, potevamo farne a meno, se non fosse per la splendida performance di Chris Bolthendal su “Venarium” e per lo splendido ReMastering di Giuseppe Orlando, rispetto al master della versione originale.
Non fu una nostra scelta, c’era un progetto di fondo che poi non è andato in porto e una collaborazione con una grossa etichetta europea, ma poi non se ne fece più nulla.

Ok, vuoi chiudere con un saluto e un augurio per i vostri fan?

Che dire, grazie per la lunga chiacchierata, e spero che ascoltiate il disco. Ci abbiamo messo tutta l’anima.. Massoneria non è un semplice disco Heavy Metal.. è un libro da sfogliare e in cui immergersi.. Veniteci a trovare nel nostro nuovo store online su www.rosaecrucis.it e supportate il metal italiano.

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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