VNV Nation: Intervista a Ronan Harris

Abbiamo raggiunto Ronan Harris, leader dei VNV Nation, in un lussuoso albergo di Lipsia prima di assistere a una nuova giornata di concerti al Wave Gotik Treffen. Ronan è una persona assolutamente squisita, vivace e allegra, amante della musica più di ogni altra cosa. Quello che segue è un sostanzioso stralcio di una lunga chiacchierata che ci ha visti parlare di tutto.

Ed è proprio Ronan a prendere la parola:

“Ciao ragazzi, piacere di conoscervi! Scusate ma dopo il party di ieri sera mi ci vuole un altro caffè, eh eh eh! Sapete, sono proprio dispiaciuto che non tutti i ragazzi che sono venuti a vederci siano riusciti ad entrare nell’Agra! Dopo il concerto sono stato informato che più di mille persone arrivate lì per noi non sono potute accedere nell’area concerti…Sono proprio contrariato per questo, avrei voluto suonare anche per loro, purtroppo però mi rendo conto che l’organizzazione non è colpevole dell’accaduto, nessuno di noi si aspettava una simile affluenza!”

Questo è sicuramente un indice di quanto i VNV Nation siano amati e seguiti in Germania!

“Certo, la Germania è senza dubbio la nazione dove possiamo contare il seguito maggiore, ma devo dire che anche negli States abbiamo avuto il piacere di suonare per migliaia di fans. Qui la nostra musica però ottiene un seguito commerciale più ampio, è trasmessa spesso nei club e ai nostri concerti intervengono tipologie di pubblico differenti. E’ un piacere quando il tuo lavoro viene ripagato dall’affetto di chi ti segue!”

Visto che ne hai parlato, quali tipologie di pubblico intervengono solitamente a un concerto dei VNV Nation?

“Numerose, indipendentemente dalla musica che proponiamo credo che la gente sia catturata dal feeling che riusciamo ad esprimere. Ad un nostro concerto puoi vedere ovviamente i gotici, dai più tradizionalisti agli appassionati di elettronica, punk, metallari, gente normale. Appartengono a delle sottoculture diverse e sono certo che siano guidati più da una “sensazione” trasmessa dai nostri brani che da uno stile in sé…”

Parliamo del nuovo disco di imminente uscita, “Of Faith, Power And Glory”. Un titolo altisonante, cosa lascia supporre?

“La fede: c’è sempre e comunque bisogno di fede. Non voglio confonderla con la religione, non mi reputo una persona religiosa, o meglio, non sono un grosso praticante. Ma la fede ci serve. Serve per evidenziare i nostri obiettivi, avere qualcosa in cui credere e da raggiungere. Qualcuno invece mira esclusivamente al potere, all’esaltazione di sé stesso, al denaro e conseguentemente alla corruzione. Pensiamo ad alcuni leader militari e politici ad esempio. Il potere privo di fede, privo di qualcosa in cui credere diventa un strumento di terrore, un errore storico che l’umanità ha commesso più volte. La gloria è invece il raggiungimento della felicità attraverso degli obiettivi ben chiari, è la riuscita della persona che si mantiene il più possibile “pura” e legata a questo concetto di “felicità” originario. Mi piace pensare che il nostro pubblico sia fatto un po’ così…Prendiamo i gotici ad esempio, visto che siamo nel posto giusto! In questi giorni, al Wave Gotik truffe noi siamo tutti insieme, c’è una scambio profondo molto naturale, eppure quando torneremo alla vita di tutti i giorni cosa succederà? Dovremo lottare come sempre contro quei luoghi comuni che ci dipingono come delle persone tristi e apatiche, attratte dalla morte e dal macabro. Ma non è così…i gotici non sempre si vestono di nero – e io oggi ne sono l’esempio, eh, eh, eh – (dice Ronan sistemandosi una comoda camicia blu! N.d.a.), non sono sempre tristi, hanno solo una sensibilità maggiore e sono più ricettivi. Vincere queste piccole battaglie quotidiane è fondamentale per diventare persone migliori e più forti…questo triplo concetto dunque, che è appunto “faith – poeer – glory” non deve necessariamente essere inteso come qualcosa di altisonante, ma può ben essere inserito anche nella vita quotidiana. Musicalmente invece, siamo di fronte a un album ancora una volta sperimentale e che cerca di segnare un gradino più alto nella nostra musica. Trovo personalmente che il feeling sia molto soul, avrai occasione di confermarmelo durante il pre-listening.”

Dietro all’album c’è un discorso concettuale?

“In parte. Non è di sicuro un romanzo con una storia e dei protagonisti, ma il triplo concetto di cui ho parlato si ripete mentre le canzoni proseguono. E aggiungerei che non si ripete in esatta sequenza ma piuttosto si mischia nelle sue tre componenti, mostrano i possibili risvolti di queste combinazioni.”

E la tua Irlanda? Non è mai stata una fonte di ispirazione nella stesura dei testi?

“Certo che sì, anche se la cosa è coperta da metafore lo è da sempre. L’Irlanda è una terra splendida, nonostante i problemi politico/religiosi che l’hanno funestata nel corso del tempo e le sue contraddizioni. Più di una volta le sensazioni che mi trasmette tutto questo sono state trasferite nei pezzi dei VNV Nation, ovviamente in modo “offuscato”. ”

E la copertina è splendida, lasciamelo dire, molto influenzata dal Futurismo. Chi è l’autore?

“Beh, il Futurismo è la corrente artistica alla quale mi sento più legato, che mi cattura a livello visivo e che prediligo da sempre, senza ombra di dubbio! Voi italiani avete tra le mani la culla della cultura, dovete esserne fieri! L’autore è ancora una volta Michal Karcz, che già aveva fatto un ottimo lavoro con “Judgement”. Questo monumento posto in una terra desolata rappresenta le nostre intenzioni più solenni e i nostri propositi, combinata alla nostra natura imprevedibile, talvolta schizofrenica e alla continua ricerca della riuscita personale. Il tutto si collega naturalmente al titolo.”

E’ curioso di come sul vostro sito parliate di una confezione “amica dell’ambiente”, vuoi spiegarmi meglio questa cosa?

“Sono attivo da sempre in associazioni per la salvaguardia dell’ambiente. Non ho bisogno di rendere pubblica la cosa però, in fondo non sono una rockstar al livello di Bono che ha dovuto mostrare a tutto il mondo di essere iscritto a Greenpeace, anch’io lo sono, come lo è tantissima gente normale, di certo non mi ha mai interessato fare il testimonial. Nel mio piccolo ho solo cercato di dare un mano alla nostra Terra, ad esempio la confezione del CD è stampata in carta riciclata e a sua volta riciclabile, inchiostro vegetale e colla sempre estratta dai vegetali. Ma non solo questo: in studio abbiamo utilizzato luci che riducono del 5% i consumi, oltre a una strumentazione che riducesse anche l’inquinamento acustico, un problema messo spesso in secondo piano ma piuttosto importante in realtà. Beninteso, non siamo dei militanti né dei fanatici, abbiamo solo voluto compiere il nostro dovere in un frangente in cui ci sentiamo particolarmente sensibili.”

Parlando ancora della vostra discografia, di recente avete pubblicato la raccolta “Reformation 01”. Inizialmente doveva essere una semplice collezione di inediti, dopodiché avete deciso per un doppio CD e un DVD con numerose sorprese per i fan. Come mai avete cambiato idea?

“Guarda, lo facciamo ogni volta, ah ah ah! Comunque sì, all’inizio pensavamo semplicemente di raccogliere un po’ di materiale inedito per coprire l’attesa tra “Judgement” e “Of Faith, Power And Glory”, poi ci siamo convinti che sarebbe stato meglio fare un regalo ai fan e così abbiamo completato il lavoro aggiungendo dei remixes e dei brani eseguiti dal vivo che poi abbiamo riportato nel DVD, corredando il tutto con un booklet molto ricco. Credo che “Reformation 01″ sia innanzitutto dedicato ai fan storici del gruppo, è un pezzo da collezione, ma mi piace pensare che possa essere anche un buon punto di partenza per chi ci vuole scoprire.”

Alcuni brani di “Reformation 01” sono estratti dalla colonna Sonora del film “The Gene Generation”. Cosa pensi di questo collaborazione? Più in generale, hai mai preso ispirazione dall’arte cinematografica?

“Il cinema è uno dei miei interessi principali. Compro decine di DVD, a casa ne ho una collezione immensa! Appena ho un momento libero, la cosa che più mi piace fare è buttarmi sul divano e guardare i film che mi sono comprato. Il vantaggio di essere spesso in tour è quello di trovare le rarità nei posti più impensati! A parte questo, “The Gene Generation” è un interessante film di fantascienza di Pearry Reginald Teo, sulla scia di “Matrix” e pellicole simili, è stato sicuramente positivo fare parte della colonna sonora. Per quanto riguarda me, invece, non ho esattamente dei film o dei registri preferiti, posso dirti però che il lavoro che più mi colpisce e mi emoziona è “Il Cielo Sopra Berlino” di Wim Wenders. Mi piacciono i suoi lavori in generale, ma questo in particolare: è onirico ma realista, tenero ma crudo, uno spaccato di vita che mischia la fantasia e il realismo con una naturalità incredibile.”

Torniamo alla musica, Ronan! Se tu dovessi porre i VNV entro dei precisi confini stilistici, quale etichetta useresti per definirli?

“Semplicemente “alternative-electronic”, proprio perché siamo una band che si pone l’obiettivo costante di evadere ogni limite possibile. Non abbiamo mai avuto paura di sperimentare né di prendere spunto da generi differenti dal nostro e continueremo a farlo. L’importante è avere un controllo totale sulla musica e fortunatamente questo non ci manca.”

E’ a questo proposito che per il mercato del Nord America avete creato un’etichetta indipendente, la Anachron Records?

“Anche, ma non soltanto. La Anachron garantisce una buona distribuzione in un luogo dove prima era un po’ complicato seguirla, così oggi possiamo farlo direttamente. Per il resto, le vendite di “Reformation 01″, il primo disco uscito per la nostra etichetta, sono andate secondo quanto avevo pianificato e ne sono soddisfatto.”

E invece, parlando di te, ci sono degli orizzonti musicali inediti che vorresti esplorare?

“Certo che sì! Mi piace tantissimo il metal e vorrei mettere in piedi una band, non è detto che in futuro non lo faccia! Adoro il feeling del metal e la sua potenza, mi piace il metalcore in particolare, gruppi come In Flames, Job For A Cowboy, Killswitch Engage…”

Ronan, per noi è tutto! Vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani?

“Certo! Innanzitutto vi voglio ringraziare per il supporto e l’affetto mostrato verso la band, siamo sempre ben accolti nel vostro paese. L’Italia è una nazione molto particolare, è ricca di cultura, di artisti che hanno lasciato il segno nella storia e che per me sono stati una fonte di influenza di notevole importanza. Per questo, vi ringrazio dal profondo del cuore.”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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