Private Line: Rock ‘n’ Roll – Intervista

I Private Line sono la più recente band emergente della scena finlandese (sì, ancora più recente dei nuovi idoli delle teenager, i The Rasmus), e questo anche se la loro musica non è esattamente quanto di più moderno si possa trovare in giro. Eredi diretti dei compatrioti Hanoi Rocks, di cui riprendono sia l’attitudine che le sonorità, i Private Line a questa influenza aggiungono quella delle scene dark e gothic, cosa che li avvicina nei pezzi più cupi ai connazionali (di nuovo!) 69 Eyes. Da questa premessa potrebbe sembrare che il risultato sia un’accozzaglia di gentili omaggi di altre band, ma non è affatto così: se Sammy e soci non vinceranno di sicuro il premio per la proposta più originale del 2004, è innegabile che la qualità delle loro composizioni sia davvero notevole.

E’ quindi con grande piacere che si chiede a Jack, chitarrista della band, di approfondire un po’ il discorso sull’album, sul gruppo e su quello che succede con la discesa dei finlandesi in terra italica in occasione del loro tour europeo.

Ciao, Jack, e prima di tutto complimenti per un album che trovo davvero buono. Personalmente, quelli che apprezzo di più sono i pezzi più cupi e cadenzati, e penso che questo potrebbe essere dovuto anche al fatto che in fase di produzione sono stati evidenziati i suoni più morbidi. Si è trattato di una cosa intenzionale?

"Beh, noi preferiamo fare sia delle canzoni più dure che un po’ di pezzi più tranquilli, che ci devono essere, come ‘Selflove-Sick’ o ‘Forever and A Day’. Alla fine mi piacciono entrambi i tipi…è un po’ come la vita: ci sono i lati più duri e difficili da affrontare e quelli più tranquilli."

Quindi non diresti che preferisci uno dei due stili?

"No, mi piacciono entrambi, e talvolta coesistono nella stessa canzone. Penso ad esempio a ‘Last Night On Earth’, che ad un primo ascolto sembra un pezzo tranquillo, ma poi, per quanto riguarda il messaggio, si tratta di qualcosa di veramente cupo. Poi ci sono pezzi chiaramente duri, come ‘Little Sister’"

A proposito di ‘Little Sister’, mi ricorda un po’, nel suo ritmo quasi magnetico, ‘Beautiful People’. Ce l’avevate in mente quando avete scritto ‘Little Sister’ oppure la similitudine è nata per una coincidenza?

"A quasi tutti noi piacciono diverse cose di Marilyn Manson e la roba industrial in generale, e in effetti te ne puoi accorgere in ‘Little Sister’ o anche in ‘White-Collar Crime’: ci piace partire dall’hard rock degli anni ottanta e mescolarlo con queste cose fino a portarlo dritto nel ventunesimo secolo, proprio come nel titolo dell’album, ’21st Century Pirates’. Alla base del nostro sound, quindi, c’è un mix di hard rock e industrial, che a me fra l’altro piace particolarmente."

Diversi gruppi del Nord Europa dicono, a proposito del tono malinconico della loro musica, che è dovuto al fatto di avere molte ore di oscurità e al tempo atmosferico in cui vivono. Sei d’accordo con quest’opinione? Pensi che questi elementi influenzino il vostro modo di comporre?

"Beh, in effetti un sacco di band finlandesi propongono un sound molto malinconico, ma credo che solo in piccola parte ciò sia dovuto a fattori come il buio. Ancora una volta, o almeno nel nostro caso, penso si tratti più di un’influenza della vita in generale. E’ ovvio che se abiti a Los Angeles è sempre estate, ma…beh, capisco cosa intendi, ma penso che si tratti davvero di più di input che provengono dalla vita. Ancora una volta, ‘Last Man On Earth’ parla di questa ragazza che si butta giù da un tetto. In sostanza, non c’è una ragione precisa per cui ci sono delle canzoni più tristi: si tratta di fare della musica e delle melodie che si accordino a come ci sentiamo in quel momento. E per questo motivo ci sono anche un sacco di canzoni in stile party rock!"

Per quanto riguarda i testi, sono autobiografici? Partite da esperienze personali? E’ soprattutto Sammy che si occupa dei testi, comunque…

"Sì, è soprattutto lui. Su ‘Last Night On Earth’, però, l’idea di base è mia: parla di una ragazza che si suicida. Per ‘Bleed’ si fa riferimento alla vita in generale: ‘Sei abbastanza forte per sanguinare?’ Sei pronto per la vita? Nella vita ci sono momenti brutti e momenti belli, quindi devi essere preparato. Ci sono quindi un sacco di cose sulla vita e i suoi diversi aspetti, ma anche delle cose più critiche: ad esempio Sammy, nei suoi testi, insiste molto sul concetto che devi essere te stesso, non credere ingenuamente a tutto ciò che ti dicono gli altri, trova la tua strada. E’ questa l’idea di base."

Per quanto riguarda i gruppi finlandesi, mi sembra che il vostro sound, pur essendo personale, ricordi abbastanza quello degli Hanoi Rocks, e sia anche accostabile a quello dei 69 Eyes, specialmente quelli del periodo ‘Wasting The Dawn’. Ti piacciono questi gruppi?

"Sì, con i 69 Eyes siamo buoni amici e abbiamo suonato insieme, mentre gli Hanoi Rocks sono una delle nostre più grandi influenze, così come il rock degli anni ottanta in generale, ma penso che il nostro sound sia un mix di questi gruppi. Mi rendo conto che puoi sentire delle influenze dei 69 Eyes, ma per noi è diverso: siamo più consapevoli di un’influenza degli anni ottanta e dei Nine Inch Nails e dell’industrial. Voglio dire, quelli erano davvero dei grandi gruppi!"

Sono d’accordo. Ciò che intendevo era che ci sono un sacco di buoni gruppi provenienti dalla Finlandia, e penso che si possa parlare di qualcosa come ‘finnish sound’. Non voglio dire che siano tutte uguali, ma c’è un fattore speciale che caratterizza le vostre sonorità. Ad esempio, si parlava dei 69 Eyes, che sono più cupi, mentre voi vi rifate più alla musica degli anni ottanta…Tornando all’album, una delle mie canzoni preferite è ‘Already Dead’: sai se Sammy è partito da un’esperienza vissuta in prima persona per scriverla?

"Si tratta della canzone più vecchia fra quelle incluse nel nostro album, credo sia stata scritta nel 1996, quando il gruppo era appena stato formato. Io sono entrato nel 2002 e la canzone era già stata scritta. Si tratta di testi personali sulla vita, su questa sensazione di solitudine quando qualcuno ti ha appena lasciato."

Ho letto sul vostro sito che definite la vostra musica come ‘rock’n’roll decadence’. Trovate difficile accostare canzoni malinconiche e party rock? Si tratta di un processo spontaneo?

"Come ho detto prima, si tratta di qualcosa di spontaneo: come nella vita, ci sono momenti su e momenti giù, vai in giro a divertirti e la mattina dopo ti gira la testa. Ci potrebbe essere solo divertimento o solo momenti più difficili, ma penso sia più naturale che ci sia una mescolanza delle due cose."

Un vostro pezzo trova spazio nella colonna sonora di un film, ‘Levottomat 3’. L’avete scritto appositamente o si trattava di qualcosa che avevate già pronto?

"Il pezzo si chiama ‘Sleep Tight’. Anche questa è una delle canzoni più vecchie, ma per l’occasione l’abbiamo riscritta . Gli abbiamo proposto 3 o 4 pezzi e loro hanno scelto questo, perchè si adatta meglio alle atmosfere del film, che parla di relazioni e di una donna che è sesso-dipendente. Penso che voi non abbiate visto questo film in Italia! Insomma, loro l’hanno scelta, l’abbiamo registrata e così è finita sulla colonna sonora. E’ anche nel primo singolo del nostro album, ‘Forever And A Day’, come B-side."

Pensi che le vostre canzoni abbiano un elemento visivo? Quando scrivi una melodia o una canzone, al di là di sensazioni o stati d’animo, hai in mente anche una scena o un’immagine?

"Certo, a me piace parecchio tutto ciò che ha qualcosa di visivo…per esempio pensa alla copertina o alla stessa band: devi sempre avere un mix fra l’aspetto visivo e quello musicale. E poi, quando scrivo delle canzoni, il mio stato d’animo influisce molto sulla musica che ne viene fuori. Mi piace scrivere in una camera buia, alla sola luce delle candele."

Credi di essere anche tu, a tua volta, influenzato dai film?

"Sì, per quanto riguarda i testi ma soprattutto per l’atteggiamento."

C’è qualche genere di film che ti piace in particolare?

"Fammi pensare…I vari ‘Il Padrino’, che tra l’altro sono degli ottimi film, e cos’altro? Penso che ‘Il Padrino’ sia molto positivo dal punto di vista dell’influenza, perchè ha sia un lato più duro che uno romantico. E poi c’è ‘Mad Max’."

Facevi già parte del gruppo quando è stato registrato ‘Six Songs Of Hellcity Trendkill’?

"Sì, ero già con loro, sono entrato nel 2002, quando l’altro chitarrista se n’è andato."

Com’è stato? Come avete fatto quell’EP?

"Si è trattato di un momento di svolta nella storia del gruppo, perchè abbiamo cominciato a registrare e provare con una certa frequenza e a fare qualche concerto. Poi, quando siamo entrati in studio per registrare l’EP c’era quest’indescrivibile sensazione, ed era come se il gruppo avesse ricominciato da capo. E’ stata davvero una svolta, perchè da quel momento abbiamo pubblicato un sacco di cose: in un paio d’anni è successo di tutto."

Cosa ne pensi della scena rock’n’roll? Pensi che sia soprattutto la passione a tenerla viva o speri che nel futuro ritorni ad avere più successo?

"Sì, penso siano fondamentale la passione e un certo tipo di atteggiamento. Penso che dopo gli anni ottanta, o forse i primi anni novanta, con Guns’n’Roses e Nirvana, non ci sia stata nessuna rock’n’roll band per tutti gli anni novanta, ma nel 2000 c’è stata una svolta e adesso ci sono di nuovo delle buone rock’n’roll band, come HIM, Brides Of Destruction, Velvet Revolver e così via. Penso che questo significhi che il rock’n’roll non sia ancora morto e che, anzi, stia ritornando, e magari avrà anche più successo che negli anni ottanta. E poi ci sono anche i Private Line, e spero che saremo in giro a fare casino per un bel po’ di tempo! E ai fans in Italia posso dire: venite a vedere i nostri concerti, che vi faremo saltare in aria! Siamo innamorati del vostro Paese e torneremo presto!"

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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