Mesh: Intervista a Richard Silverthorn

Innanzitutto grazie per la disponibilità e benvenuti! Vorrei che per prima cosa presentaste “A Perfect Solution” ai nostri lettori.

“L’album contiene undici brani sui quali io e Mark abbiamo messo anima e cuore negli ultimi due anni. Chi lo ha ascoltato lo ha trovato più oscuro ed energico delle release precedenti e credo che sia un’opinione giusta. A noi piace pensare che questo sia un album ispirato e che cerchi di trovare dei lati positivi anche negli episodi negativi della vita. I testi esplorano ed osservano le relazioni tra le persone e gli effetti che queste hanno sulla loro vita.”

Quanto tempo avete impiegato per la registrazione e la composizione delle canzoni? Come vi siete divisi il lavoro?

“Abbiamo impiegato quasi due anni per comporre l’album e registrarlo. Ci sono due fasi che utilizziamo per comporre. La prima parte da me: scrivo della musica in una forma-canzone, con strofe, ritornello, ecc, poi la passo a Mark perché vi metta sopra un testo. Dopodiché, Mark costruisce la canzone ancora in forma di demo, aggiungendo oltre alla voce, degli arpeggi di chitarra o le tastiere quando servono. A questo punto tutto ritorna da me e lavoro sulla forma definitiva della canzone in studio.

L’intero album è stato registrato nel nostro studio di Bristol. Al termine dei lavori, il primo singolo “Only Better” è stato mixato nuovamente da Olaf Wollschanger, in Germania, per dargli un feeling più commerciale e radiofonico. Il risultato ci è piaciuto così tanto che abbiamo deciso di affidargli tutto l’album. Olaf ci ha convinti perché non ha assolutamente cambiato lo spirito delle canzoni, ma le ha arricchite con degli arrangiamenti molto freschi e moderni. Così, ce ne siamo andati nel suo studio a Kerpen, in Germania, per il missaggio finale.”

Dal mio punto di vista “A Perfect Solution” combina molto bene la ricerca sonora alle esigenze radiofoniche. Che ne pensi?

“Penso che sia corretto quello che dici. Ci siamo sempre visti come una band che ha le potenzialità per sopperire al gap tra la scena dark/electro e quella più alternativa/commerciale. Non siamo gli unici, ci sono anche i Placebo, gli Editors, i Garbage e i Muse. Non pensiamo di essere come loro musicalmente, ma questi gruppi sono simili a noi per il fatto che riescono a stare comodamente tra i due generi.

Penso che “A Perfect Solution” contenga una manciata di buoni singles che potrebbero essere utilizzati tranquillamente dalle radio, ci farebbe piacere se così fosse.”

Si direbbe che questa volta abbiate utilizzato degli arrangiamenti di carattere rock in modo più vistoso, sei d’accordo?

“Penso che negli anni i nostri arrangiamenti abbiano preso proprio quella direzione, non ci siamo mai visti come una band “rock”, ma ci piace fare musica elettronica in questo stile per comunicare una maggiore energia.

Usiamo molte distorsioni nelle nostre linee di synth e a volte la gente crede che si tratti di chitarre o strumenti reali. A volte invece usiamo delle vere chitarre ma le filtriamo il più possibile per generare qualcosa di differente e confondere un po’ l’ascoltatore, che non capisce quale sia la vera fonte di quel suono. Rock elettronico? Non saprei.”

Il titolo “A Perfect Solution” possiede un significato preciso?

“Non ha un significato preciso ma va bene per i concetti espressi nel panorama lirico dell’album, inoltre lascia all’ascoltatore la possibilità di farsi un’opinione personale.

Nella canzone “Who Says” diciamo “potrebbe essere la soluzione perfetta”, per esprimere le difficoltà di una relazione molto instabile. Due persone possono avere vite diverse e differenti punti di vista su molte cose, ma nel momento in cui si amano in modo profondo, non potrebbe essere questa “la soluzione perfetta”? Come vedi puoi interpretare il titolo in tanti modi, è per questo che ci è piaciuto subito.”

Mi pare di capire che il panorama lirico segua dunque un argomento principale…

“Penso che Mark sia stato molto bravo a descrivere la situazione di molta gente, ossia le relazioni tra due persone, siano esse di carattere amoroso oppure no, come può essere il rapporto tra familiari, questo è il trend seguito dall’album. Le storie sono viste da un osservatore esterno, non da chi le ha vissute realmente. Spesso un estraneo riesce a vedere in modo più razionale il danno che due persone si stanno facendo, molto più di chi è direttamente coinvolto in una relazione.”

La copertina dell’album mi ha ricordato quella di “Physical Graffiti”, capolavoro dei Led Zeppelin…I palazzi sembrano simili, sei d’accordo? Pensi che i Led Zeppelin si possano annoverare tra le vostre influenze?

“Assolutamente no. Mi hai fatto una domanda curiosa, ho presente la copertina dei Led Zeppelin, ma onestamente non trovo nessuna somiglianza. Tra l’altro i Led Zeppelin non sono mai stati un’influenza per noi. Quello che abbiamo voluto rappresentare è la calma esteriore di una grande costruzione, mentre al suo interno si consumano le piccole gioie e drammi quotidiani delle persone che puoi vedere alle finestre.”

Quali band pensi dunque che possano rientrare tra le vostre fonti di ispirazione?

“Abbiamo preso spunto da molte band diverse e le influenze sono mutate nel corso degli anni. All’inizio le prime band di elettronica come Yazoo, O.M.D., Gary Numan, Fad Gadget, Nine Inch Nails, Placebo, Depeche Mode e D.A.F., ma anche gruppi meno tradizionali come Snow Patrol, The Killers, Linkin Park, Muse e Pendulum, Poi ci sono influenze un po’ insolite come Chet Baker, Johnny Cash e Craig Armstrong.”

Ho appreso dal web che il nuovo album uscirà anche in una versione limitata, sarà reperibile solo in rete? Cosa conterrà?

“Sono quasi sicuro che si troverà anche nei negozi, ma potrei sbagliare! La versione limitata contiene una traccia esclusiva, un singolo 7” dal titolo “Hold And Restrain”, un poster e un booklet più completo con tantissime foto e tutti i testi delle canzoni. Insomma, sarà molto interessante per i collezionisti.”

Sempre sul web, leggo che vi muoverete per i primi spettacoli dal vivo in Novembre. Ci sarà la possibilità di vedervi in Italia?

“Al momento abbiamo fissato le date per gli ultimi mesi del 2009, ma sono sicuro che ci saranno altri show nell’anno nuovo.

Non vediamo l’ora di tornare on the road e di suonare il nuovo materiale dal vivo. Abbiamo passato così tanto tempo in studio che il desiderio di eseguire questi pezzi di fronte al pubblico è ancora più grande.

Stiamo anche sperimentando l’uso di schermi mobili durante il tour, per dare ai live una dimensione diversa, sarà una cosa intrigante, anche se al pubblico potrebbe venire il mal di testa!

Visitate il sito http://www.mesh.co.uk per essere aggiornati su tutte le date.”

Non ultimo, vuoi lasciare un messaggio ai vostri fan italiani?

“Un enorme grazie a tutti i nostri fan italiani, a tutti coloro che ci hanno scritto e sostenuto nel corso degli anni. Vi consigliamo di acquistare il nuovo album, siamo certi di aver composto delle splendide canzoni e saremmo felici se piacessero anche a voi.”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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