Void Of Silence: “Criteria Ov 666” – Intervista a Riccardo e Ivan

A breve seguito della pubblicazione dell’inquietante e coraggioso ‘ Criteria Ov 666’ abbiamo contattato via Email Riccardo Conforti e Ivan Zara, maggiori titolari del progetto Void Of Silence.

Genesi e scopo di Void Of Silence e intenzione dietro ‘Criteria Ov 666’:

(RC) “Abbiamo dato vita a Void of Silence nell’inverno del 1999 dopo lo split di una formazione a sei, nel momento in cui io ed Ivan ci siamo resi conto che era nostra necessità creare qualcosa di realmente apocalittico, lontano da ogni cosa avessimo mai ascoltato prima. Era necessario unire i nostri gusti così dissimili e ci siamo riusciti spontaneamente. Con “Toward the dusk” andò molto bene, ma in “Criteria ov 666” anche meglio. Mentre le canzoni si sviluppavano ci rendevamo conto della potenza e dell’oscurità di quel materiale che tutt’ oggi, al suo ascolto, mi dà i brividi.”

Le movenze lente e solenni quelle del doom, i “disturbi” sono quelle del noise elettronico più oscuro, le tessiture che entrano ed escono dai pezzi quelle dell’industrial più potente ma cerebrale. Qual è la raffigurazione simbolica di questa combinazione di elementi?

(IZ)”Hai rappresentato al meglio la nostra filosofia, pesantezza e glacialità, elementi che puoi riscontrare in tutti i nostri brani, specialmente in “The Ultimate Supreme Intelligence” , pezzo che forse più di tutti rappresenta l’essenza di “Criteria ov 666”.

(RC) “E’ difficile descrivere i contenuti della musica figlia dei tuoi sforzi e rappresentanti i tuoi sentimenti. Quando iniziammo a comporre musica non ci prefiggemmo limiti e di certo non potevamo, provenendo da scuole così differenti, ma una cosa ci faceva capire che sarebbe accaduto tutto questo: un’oscurità di base comune in tutto ciò che amavamo ascoltare e suonare.”

Come consideri (o manipoli) l’interazione fra fisicità e meccanicità? Qual è il rapporto fra te e le macchine, se ce n’è uno particolare?

(IZ) “L’uso delle macchine in un contesto musicale aiuta sicuramente a migliorare le inevitabili carenze umane, senza porre limiti o barriere alla creatività”

(Rc) “L’uso che faccio delle macchine è esclusivamente per fini dei sperimentazione, siano essi Synth, campionatori o complicati software di manipolazione sonora. Sono anni che lavoro su suoni e campioni, continuamente elaboro loop e noise, ritmiche industriali con l’uso di materiali metallici per poter sostituire una tradizionale batteria in alcuni punti (come accaduto su ‘Criteria Ov 666’), ho campionato di tutto, perfino il mio cane che piangeva. Possiedo un database di suoni mpressionante, ma che sicuramente verranno poi ri-modificati per meglio incastonarsi in una song. Reputo queste innovazioni una via d’uscita per la staticità musicale di determinati generi, l’importante però è saperli usare, perché purtroppo troppa gente si inventa programmatore senza sapere neanche che macchina sta utilizzando o peggio ancora affidarsi al produttore in studio, che ti piazza spazzatura senza un minimo di criterio dove meglio gli pare. Per questo ho deciso di produrre io stesso l’album nei miei studi.”

Che tipo di strumentazione elettronica utilizzate?

(Rc) “Un Roland D-50 (ma completamente modificato nei suoni di fabbrica), un Roland U-110 per il piano e i cori, uno Yamaha TX-81Z, due computer per l’elaborazione di cui sopra, una batteria a pad Yamaha TMX con la quale ho registrato entrambi i nostri lavori, uno Yamaha EMP100 per i riverberi, un Digitech S100 per gli effetti di batteria.”

Con quale intenzioni e fiducia ti sei affidato a Fabban per la stesura dei testi?

(Rc) “Fabban è un poliedrico, un personaggio istintivo e per questo amato e odiato allo stesso tempo. Non ha paura di dire ciò che pensa e questo suo aspetto lo riversa nei testi che redige. E’ con noi dall’ inizio e con noi continuerà per sempre perché egli da la voce alla nostra musica come nessuno prima aveva mai fatto, ha cognizione di ciò che scrive, studia ed elabora liriche e melodie nello stesso modo in cui io elaboro campioni. VoS non sarebbe stato uguale senza di lui.”

Un punto di vista il più possibile ampio sulla scena “pesante” internazionale:

(IZ) “Sfortunatamente a mio avviso si è perso il pensiero originale di un certo tipo di proposta. Negli ultimi anni in troppi hanno provato a salire sul carrozzone della musica estrema, rendendo ridicola per la propria inettitudine e falsità l’intera scena. La mia speranza è che il pubblico riesca a smascherare questi “bambini” che giocano a fare i cattivi, estraniandoli dagli onesti.”

(Rc) “Ho avuto modo di parlare con molte persone negli ultimi due anni, anche stranieri che noi tanto idolatriamo, ma che alla resa dei fatti si sono rivelati anche peggio di certi adolescenti.

Per fortuna ci sono le eccezioni, persone che vedono la musica come unica ragione di vita, magari non apprezzati per la loro proposta, ma che compongono per loro stessi, scrivono musica che piace a loro e non alla massa. Questo perché soffocati dai soliti nomi celebri. Troppo spesso sento parlare di staticità della scena quando poi sulle riviste del settore si trovano sempre e solo i soliti nomi; quante volte in copertina sono state inserite band diverse da Iron maiden, Dream Theater, Slipknot et similia? Molto ma molto raramente. Ovviamente le persone in questo modo non vengono neanche a conoscenza dell’esistenza di altre proposte musicali.In Italia abbiamo un underground fantastico, zeppo di progetti fenomenali, ma relegati ovviamente ad un ruolo di serie B e le label non hanno le finanze per poter rischiare e magari stampano le Rockbitch invece di Mariorossi che ha composto un’opera divina.”

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