Resurrection Kings: “80’s Are Back!” – Intervista a Craig Goldy

La resurrezione dei Re. Il periodo mitico dell’hard rock, quegli anni ’80 ancora così importanti per la scena odierna, tornano a rivivere attraverso numerose band e progetti, nati negli ultimi anni con nomi di spicco dell’hard rock. Con “Resurrection Kings” il nome è quello di Craig Goldy, ex chitarrista di Giuffria e dei Dio, insieme a Chas West, Sean McNabb e Vinny Appice, supportati da Alessandro Del Vecchio in fase di scrittura. Un disco che vive di diverse anime, forse un po’ disomogeneo in alcuni punti, ma interessante per molti altri. Tra reminiscenze A.O.R. e cavalcate hard rock, “Resurrection Kings” è un disco che tributa il periodo d’oro del rock. Ne abbiamo parlato con Craig Goldy.

Siamo qui per parlare di “Resurrection Kings”, come è stato registrato e com’è nato il progetto.

All’inizio ho ricevuto una telefonata da Serafino, presidente della Frontiers, che mi chiedeva se ero interessato a lavorare su un album assieme ad un altro paio di musicisti che avevano un nome negli anni Ottanta. Qualcosa sul genere di Rainbow, Whitesnake e Dio, al che ho risposto: “Fantastico, mi piacerebbe un sacco!” Non avevano la line up completa, ma avevano un’idea di chi volevano coinvolgere nell’album: la cosa mi andava bene e così siamo andati avanti. Poi, passo dopo passo, ci siamo messi al lavoro. Il primo cantante suonava anche il basso, e quando se n’è andato avevamo bisogno sia di un cantante che di un bassista. Avevo già lavorato con Chas, e una delle canzoni che la Frontiers voleva finisse assolutamente sull’album era un pezzo che avevamo scritto io e Chas e avevamo anche già registrato: si tratta di “Livin’ Out Loud”, che piaceva loro così tanto che volevano fosse anche il nome della band! Ma agli altri non piaceva quell’idea, ed è saltato fuori il nome Resurrection Kings. Chas era disponibile, poi è diventato disponibile anche Sean. Mancava un batterista, e in quel periodo io e Vinny stavamo registrando assieme così gli ho chiesto se voleva unirsi a noi e mi ha detto di sì, così tutti i tasselli sono andati al loro posto, con una line up ancor più solida di quella iniziale. Quando abbiamo cominciato a registrare l’album è stato sempre più entusiasmante, grazie al forte contributo di ognuno, così che il risultato era migliore delle nostre aspettative.

“Resurrection Kings” sembra richiamare un collegamento con la religione: c’è un legame con il cristianesimo? Qual è il significato del monicker?

Alcuni di noi effettivamente sono cristiani, ma non vogliamo essere considerati una band cristiana o che il nome venga inteso nel suo significato cristiano. Il nome vuol significare ciò che la Frontiers sta facendo come etichetta e ciò che la band sta registrando in quanto tale: la Frontiers sta resuscitando tutte le grandi band e i grandi musicisti degli anni Ottanta, e tenere quella musica viva ha fatto sì che il mercato globale sorridesse di nuovo al classic rock degli anni Ottanta, dando una buona opportunità a quelli tra noi che erano rimasti fuori gioco per così tanti anni. Vinny significa Black Sabbath, Heaven & Hell, Dio, e la gente spesso mi guarda e mi dice: ma lo sai che sei un signore dell’heavy metal? O un signore del rock’n’roll? Posso capire che è come vedono Vinny, ma mi lusinga molto che lo dicano di me. Ad ogni modo è così che ci vedono, e quindi il nome “Resurrection Kings” ha perfettamente senso per entrambe le ragioni. Il nome, a dire il vero, viene a sua volta da una band in cui suonava Sean qualche anno fa, hanno chiesto al tizio che deteneva quel nome se potevano usarlo e lui ha detto di sì, certo.

Penso che l’artwork e la copertina siano davvero notevoli, e richiama il power metal. Cosa puoi dirmi dell’artwork?

È il risultato di un lavoro di squadra. All’inizio ci era stata presentata una copertina ma non piaceva a nessuno, così l’etichetta ci ha dato l’email dell’artista e gli ho detto che avevo un disegno che avevo fatto quando ero adolescente. Quando penso alla parola “Resurrection”, solo con riferimento a questo progetto – perché come dicevo io e un altro paio di musicisti siamo cristiani, ma non vogliamo essere etichettati come band cristiana (per quello c’è un tempo e un luogo, e non è questo) – penso a quel disegno, che raffigurava un mago in cima ad una montagna, mentre neutralizzava una tempesta e faceva tuoni e fulmini per resuscitare il suo esercito che era morto, e che si rialzava dalle tombe. Così l’ho mandato all’artista e gli ho detto che era ciò che mi immaginavo quando pensavo al termine “Resurrection” per quest’album. Lui mi ha invitato a guardare alcune ipotesi di artwork sul suo sito internet per vedere se c’era qualcosa che mi piacesse: così ho fatto e sono rimasto scioccato dal suo grande talento, al punto che gli ho detto che praticamente tutto era fantastico. E così ha proseguito: il mio disegno è molto infantile se paragonato al suo artwork. So disegnare in maniera fotografica e me la cavo abbastanza bene a dipingere, ma questo tizio è straordinario, e quel che ha fatto a partire dall’idea del mio disegno è fantastico.

All’inizio parlavi della band con Chas, Sean e Vinny, ma so che c’è una sorta di quinto membro della band, Alessandro Del Vecchio: com’è lavorare con lui e con la famiglia Frontiers?

In effetti hai ragione, è proprio come una famiglia. Siamo diventati molto amici con Alessandro nel corso di questo processo e ho cominciato a scoprire passo dopo passo il suo straordinario talento. All’inizio era un compositore dotato che ci dava dei pezzi per l’album, poi abbiamo cominciato a comporre insieme sviluppando cose che io avevo scritto ma non erano ancora buone come avrebbero potuto. Io ero veramente sbalordito da ciò che mi riportava indietro, poi l’abbiamo proposto alla Frontiers che l’ha trovato ottimo. Su un sacco di demo era lui stesso a cantare: ha una bellissima voce e mi piacerebbe fare un album con lui alla voce solista, perché è davvero straordinario. È diventato un grande lavoro di squadra: la mia produzione per “Livin’ Out Loud” era abbastanza simile, ma ciò che ha fatto con la batteria di Vinny e il basso di Sean, la mia chitarra e la voce di Chas…abbiamo lavorato insieme sul missaggio, ma ha fatto sì che l’album suoni in maniera sensazionale. È senza dubbio ben più del quinto membro della band! Credo sia una persona che il mondo deve ancora scoprire nella sua interezza, e spero di contribuire anche a questo un giorno. Per quanto riguarda la famiglia Frontiers l’ho già detto prima: i musicisti coinvolti, Alessandro come produttore e la Frontiers come etichetta mi hanno ridato fiducia nell’industria musicale e nel processo creativo, perché quando abbiamo perso Ronnie io ho perso molto di più di ciò che pensa la gente. Prima non mi entusiasmava l’idea di lavorare con altre persone: avevo la mia band, che aveva musicisti straordinari e un cantante fantastico, e mi ci è voluto parecchio tempo per lavorare con altri per fare della nuova musica. Io e Chas avevamo lavorato assieme, ed è stato a tutti gli effetti il primo tentativo di resuscitare la mia voglia di rientrare nell’industria musicale e gli altri hanno rimesso la vita dentro di me, è stato veramente bello.

Quindi potremmo dire che la “Resurrection” si riferisce alla tua vita personale, oltre che di musicista?

Sì, perché un sacco delle mie abilità non sono ancora state catturate, un sacco della mia capacità di comporre non ha ancora trovato sfogo, così come non sono ancora state esplorate le mie migliori tecniche di registrazione: ne trovi traccia qua e là in questo album. Ho imparato così tanto lavorando fianco a fianco con Ronnie per così tanti anni: l’ho detto alla sua prima commemorazione pubblica, che visti i miei sentimenti nei suoi confronti e il rapporto che avevamo, quando avessi scritto del nuovo materiale avrei voluto essere in grado di utilizzare tutte le cose che avevo imparato, in modo da poterlo rendere orgoglioso. C’è un sacco di queste cose, quindi, e penso che se fosse vivo ci farebbe un cenno di approvazione e direbbe “Nice one, guys!”

Parliamo un po’ delle canzoni dell’album, ce ne sono due o tre su cui vorrei chiederti qualcosa. Il lavoro comincia con “Distant Prayer”, che ha un sound molto hard rock anni Settanta: stavi cercando di ricreare quelle sonorità?

Quello è uno dei pezzi che Alessandro aveva scritto per conto suo e la Frontiers voleva facesse parte dell’album. Quando l’ho sentito, mi è piaciuto un sacco: c’è una parte di me a cui piacciono i Foreigner, una parte a cui piacciono i Journey e cose del genere. C’è anche una parte di me a cui piacciono i pezzi più duri dei Giuffria, ma non volevamo suonare troppo leggeri, quindi in sostanza è una versione heavy metal dei Journey con un po’ di Whitesnake e Van Halen, ma è un po’ più dark di quanto era all’inizio, quando aveva comunque un contenuto melodico e lo spirito di una versione heavy metal dei Journey o dei Foreigner.

Quali sono i pezzi che avevi già scritto prima di cominciare a lavorare con Alessandro?

Tre delle canzoni erano state scritte prima, ma ce n’è una delle tre in cui lui ha inserito una sezione che prima non c’era. E poi ci sono pezzi di testo, linee melodiche che non c’erano prima. “Livin’ Out Loud” esisteva prima nella sua completezza, per “Falling For You” avevo alcune linee melodiche e testo, poi Alessandro ha portato altre linee melodiche e testo molto efficaci e la sezione centrale, su cui abbiamo lavorato assieme. E poi c’era “Silent Wonder”, di cui io avevo la musica mentre lui ha portato linee melodiche e testo su cui abbiamo lavorato assieme. C’erano anche un paio di demo “Had Enough” e “Wash Away”, che mi sembrava fossero dei pezzi buoni che aveva scritto con altre persone, ma che ritenevo dovessero essere riscritti, così gli ho chiesto se potevo mettere assieme un po’ di idee, lui ha detto di sì e gli sono piaciuti: li abbiamo, così, mantenuti, ma siccome li abbiamo riscritti abbiamo aggiunto il mio nome tra i compositori.

Ascoltando l’album, penso che – a parte i tuoi anni con Ronnie James Dio – ci sono alcune altre influenze, come il pomp rock, i Journey e cose del genere. Secondo te quali sono le influenze principali sul sound di questa nuova band?

Per me il nucleo centrale è Deep Purple, Rainbow, le cose che Ronnie ha fatto con i Black Sabbath e un sacco di quelle dei Dio. Ce ne sono delle tracce qua e là sull’album: il mio contributo all’album era inserire qualcosa alla Deep Purple, alla Rainbow, alla Dio. Mi piacciono tantissimo Van Halen e Whitesnake perché ci sono un sacco di riff di chitarra cattivi e sexy che loro avevano mentre Deep Purple e Rainbow no. C’è un sacco di roba melodica che i Journey e i Foreigner avevano mentre Deep Purple e Rainbow, Whitesnake e Van Halen no. Quindi è una sorta di mix di elementi di tutte le band che mi piacevano, messi assieme in un modo che non risulti semplicemente una collezione di singoli rimandi da singole canzoni, perché un nuovo mix di entità già esistenti non significa unicità, ma c’è un modo di fare ciò che ami, di mettere assieme le cose che ti piacevano, per creare materiale fresco e unico. Quello che stavamo cercando di fare era trovare un sound abbastanza nuovo da poter essere considerato fresco e unico, ma al tempo stesso abbastanza familiare da dare un caloroso benvenuto fin dal primo ascolto.

Pensi che avrai l’opportunità di suonare dal vivo con questa band?

Stiamo negoziando con i manager ed agenti, perché tutti eravamo così contenti di come l’album è venuto fuori che abbiamo deciso di voler fare di più. Quindi sì, stiamo parlando con manager ed agenti per cercare di fare un tour di supporto all’album.

Nel caso di un tour, farete un set con pezzi del passato o solo con i pezzi dal nuovo album?

No, si tratterà di un set con i pezzi dal nuovo album che riteniamo possano funzionare meglio dal vivo e pezzi dal nostro passato, mescolati assieme.

Parlando di band collegate a Ronnie James Dio, la Frontiers ne ha un’altra, i Last In Line. Cosa ne pensi di questa coincidenza che ci siano due band che fanno un nuovo album, entrambe con un rapporto con Ronnie?

Penso che i Last In Line siano molto diversi, perché si trattava dei membri originali e non stavano facendo un tributo: si trovavano assieme per creare musica. Nella prima loro canzone ho pensato che Andrew Freeman, il cantante, fosse fantastico. Ci avevo lavorato assieme quando Chas non aveva potuto fare un concerto con questa band chiamata Hollywood All Stars, con cui avevano suonato Vinny, Jimmy Bain, Chas, Jeff Pilson, Carlos Cavazo ed altri musicisti famosi che suonavano pezzi dal loro catalogo. Ho sentito Andrew in quell’occasione e credo che lì sia scattato il collegamento con Jimmy Bain. So che Vinny ha detto delle cose cattive e ci sono sempre stati problemi tra loro, e mi piacerebbe che la gente riuscisse a lasciar correre e perdonare, ricordare le cose belle… E questo significa che sarà difficile per i fan dei Dio più leali supportare i Last In Line a causa di quelle parole, ma penso che avessero bisogno di fare quell’affermazione e auguro loro buona fortuna. Vinny è sempre stato corretto con noi, ha sempre mantenuto delle buone relazioni con la famiglia dei Dio: ha fatto dei concerti con i Dio Disciples, lui ed io abbiamo suonato con una band chiamata Black Knights Rising e questo è il motivo per cui stavamo registrando assieme quando è arrivata la proposta e ha deciso di accettare a far parte dei Resurrection Kings. Quindi non è solo diventato un buon amico, ma abbiamo avuto la possibilità di riunirci perché ci piace suonare assieme e registrare assieme. Quindi non sono esattamente due album basati su Dio: i Last In Line si basano su membri originali dei Dio ma i Resurrection Kings hanno per una coincidenza due membri dei Dio. Le due canzoni che ho fatto – non sono sicuro tu le abbia sentite – come tributo personale a Ronnie sono decisamente per lui e su di lui, e sono il motivo per cui ho la mia band, e quello avrà molto più a che fare con Ronnie e ciò che ho imparato da lui, oltre al genere di musica che io voglio fare. Sarà completamente diverso. E con ciò non voglio dire che quello fatto con i Resurrection Kings non sia grande, ma non riflette al cento per cento me stesso: quello deve ancora arrivare.

Quindi hai un nuovo progetto?

Sì, ho la mia band ed è completamente diverso. Ma va bene così, perché mi piacciono gli Whitesnake, i Journey, i Foreigner e penso che quegli elementi esistano nei Resurrection Kings, e al tempo stesso abbiamo fatto sì che fossero troppo leggeri. C’è una ballad che penso sia molto bella, e le ballad sono importanti perché quando vuoi essere attrattivo per un pubblico più vasto devi far sì che ci siano pezzi che possano piacere alle ragazze, oltre che ai ragazzi. Quindi questa è una delle ragioni per cui c’è quella ballad. Spero che la gente la prenda come una bella canzone, perché per quando arriva nel corso dell’album i ragazzi possano accettarla. Così si fa di solito. Negli anni Ottanta, anche se le ballad erano tra le prime canzoni ad essere sentite sulla radio, per vendere album, sull’album stesso la ballad non era il primo pezzo, ma di solito il quinto o sesto, perché la band doveva provare di essere abbastanza dura e cattiva per i ragazzi prima di rivolgersi alle ragazze e dir loro: “Provate ad ascoltare questa”.

Un’ultima domanda: ieri ho letto di un altro progetto Frontiers con il tuo ex collega David Glen Eisley. Cosa mi puoi dire?

Volevano che facessimo un album sullo stile del primo lavoro dei Giuffria: è ciò che faremo, usando quello come riferimento. Un anno fa c’era un promoter qui a San Diego, dove sono ritornato da Los Angeles, che mi ha chiesto di fare un concerto sul passato, presente e futuro. Così ho messo insieme membri delle band del passato, del presente e del futuro ed abbiamo suonato quattro pezzi a testa. Una delle line up era composta da Vinny Appice, Mark Boals, Elliotto Rubinson dei Black Knights Rising e Dio Disciples e poi David Glen Eisley e Alan Krigger dei Giuffria, con cui abbiamo fatto un set dei Giuffria. Da lì è cominciato tutto. Da lì ci hanno chiesto di suonare assieme a Nottingham, per il Rockingham, e da lì abbiamo pensato di fare un album: era da tempo che io e David volevamo fare qualcosa assieme, quindi eravamo contenti dell’opportunità. David è un grandissimo cantante: c’è un pezzo chiamato “Over And Over” nel primo disco solista in cui si può sentire quanto è bravo a cantare hard rock e heavy metal. Anche alcuni pezzi sugli album dei Giuffria: “Trouble Again”, “Don’t Turn Me Down” e “Turn Me On” sono le canzoni che ho scritto anche se non compare sui credits. Su “Trouble Again” lo puoi sentire cantare con una voce molto forte e pastosa, molto rock’n’roll e heavy metal, mentre in “Over And Over” sul mio album solista puoi sentire quanto sa essere heavy. Quindi spero che possiamo provare anche quello, perché non credo che David sia abbastanza noto come voce rock, più come un cantante alla Steve Perry quando in realtà ha una voce molto potente.

Grazie, era la mia ultima domanda. Vuoi mandare un messaggio ai tuoi fan italiani?

Prima di tutto non vedo l’ora di tornare: a Ronnie e me è sempre piaciuto andare in Italia e c’è qualcosa di speciale che gli italiani hanno e ci manca, perché siete davvero grandi! Ci sono un sacco di posti nel mondo – per nostra fortuna – che non sono come l’America. Gli americani possono essere schiavi delle mode della radio o della TV, mentre in alcuni posti del mondo questo non è possibile, piace quel che piace e si ama ciò che si vuole. Gli italiani sono persone molto nobili e sono grandi fan e grandi esseri umani. È un bellissimo posto dove andare e suonare e si ricordano ancora di noi…e noi di voi! Quindi spero che ci vedremo presto!

Resurrection Kings Official

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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