Refused: “Freedom” – Intervista a Dennis Lyxzén e David Sandström

Come anticipato nel live report del Rock Im Ring 2015, l’11 luglio non solo i Refused hanno rimesso piede sul suolo italico dopo anni di assenza, ma ci hanno anche concesso un’intervista. Sono circa le 21 quando a me e ad altri colleghi viene comunicato l’arrivo del divo Dennis Lyxzén, storica ed eccentrica voce della band, e David Sandström, mite batterista e uomo molto posato. L’emozione è tanta, il tempo scarso, ma questo è il risultato della nostra chiacchierata.

Ciao ragazzi! E’ un piacere per me intervistarvi. Partiamo dalla prima domanda che viene da sé. “Freedom” viene pubblicato diciassette anni dopo “The Shape Of Punk To Come”. Ci potete introdurre questo nuovo album che avete deciso di registrare dopo un così lungo periodo?

DENNIS – Vuoi che ti introduca il nuovo album?

Sì!

DENNIS – L’album è composto da dieci canzoni. Ci sono voluti quattro anni per scriverlo ed è veramente un bel lavoro.

Personalmente ho apprezzato tutto l’album ma in particolare, visto il periodo storico in cui viviamo, sono rimasta colpita da “Dawkins Christ”, il cui testo è davvero molto profondo, e anche dal suo video, molto particolare.

DENNIS – Volevamo scrivere una canzone sul background spirituale. Molte canzoni e molti video trattano il tema della religione che è un grandissimo aspetto della nostra cultura. Anche se noi siamo atei, noi subiamo l’effetto della religione. Volevo scrivere una canzone proprio su questo, su come le persone vogliano sentire qualcosa nella loro vita, cercando qualcosa o qualcuno che dia significato. Per molto tempo la religione ha significato molto per tante persone e volevo trattare questo argomento. Per quanto riguarda il video abbiamo avuto a che fare con Chris (Kristofer Steen ndr), il nostro chitarrista, che stava lavorando ad alcune immagini in America ed il risultato è veramente occulto. Non c’è molto altro da dire.

Per quanto riguarda il titolo dell’album, “Freedom”, qual è il suo significato? Libertà da qualcosa o qualcuno? Libertà di fare qualunque cosa?

DAVID – Quando stai dando un titolo, tu vuoi qualcosa, specialmente dopo che il gruppo non ha suonato per tanti anni, che funzioni. Quindi l’idea di libertà è molto importante per noi oggi. Noi non sappiamo veramente cosa significhi perchè è una parola divertente da usare, che è usata e strausata. È una buona parola che cambia il concetto di normalità.

DENNIS – Fa pensare molto ed è interessante capire quale sia per le persone il proprio concetto di libertà. Il titolo del nostro album, così come i testi delle nostre canzoni, sono creati con questa ottica. Smuovere i pensieri e far riflettere. Per altro il titolo di questo nuovo album è in netto contrasto con i lavori precedenti che, invece, avevano titoli veramente lunghi.

“Freedom” suona in maniera molto diversa dai vostri lavori precedenti. Cose potete dirci riguardo a questo cambiamento nella vostra storia e nel vostro sound?

DAVID – Penso che se mettessimo ognuna delle nostre canzoni in una playlist, si realizzerebbe che ogni nostra canzone suonerebbe in maniera completamente diversa dalle altre. Specialmente per quanto riguarda i testi il team di songwriting che abbiamo ora è lo stesso di “Songs To Fan The Flames Of Discontent” (1996). Noi cerchiamo di rendere ogni canzone particolare. Se si ascoltassero con attenzione i pezzi di questo album, si noterebbe che ci sono idee molto simili a quelle di “Songs To Fan The Flames Of Discontent” e “The Shape Of Punk To Come” (1998) quindi non sono molto d’accordo su questo cambiamento. Ma se questo album è percepito come diverso, tutto ciò è fantastico.

DENNIS – Il sound è diverso perché in 17 anni ognuno di noi è cambiato.

DAVID – Ma anche ogni canzone di “The Shape Of Punk To Come” è diversa dalle altre. Non usiamo gli stessi effetti, non usiamo le stesse chitarre da un pezzo all’altro. Se riuscissimo a fare canzoni con esattamente lo stesso sound, questo sarebbe da considerarsi un miracolo e sarebbe veramente difficile.

Per quanto riguarda la produzione dell’album, ho letto che vi siete affidati a Nick Launay, che ha collaborato con Kate Bush e Nick Cave, e Shellback, che ha lavorato con Britney Spears e P!nk.

DENNIS – Con questa nuova registrazione in corso noi avevamo in testa esattamente il suono che doveva avere e quando ci siamo riuniti Nick Launay è stato il primo nome a venire in mente ed è stata un’ottima scelta. Ma abbiamo anche fatto due canzoni con Shellback che ha lavorato con Taylor Swift and P!nk. È stato interessante lavorare con uno come lui, interessante per noi e per il pubblico, perché volevamo vedere che direzione avrebbe preso la nostra musica. Noi volevamo che la nostra musica suonasse esattamente come nel 1996.

Recentemente avete fatto un secret show a Stoccolma e avete suonato tre nuove canzoni dal nuovo album. Qual è stata la reazione dei vostri fan? Com’è stato per voi esibirvi con i pezzi nuovi?

DENNIS – Suonare pezzi nuovi è sempre esaltante, è una sorta di prima volta, perché non sai come va a finire e perché finalmente ti esibisci con qualcosa di diverso, mai fatto. È interessante vedere dal palco le reazioni del pubblico e, soprattutto, vedere le loro espressioni e il loro cambiamento di fronte a qualcosa di mai sentito. Sai, quando suoniamo pezzi vecchi tutti saltano poi quando arriva la sorpresa dell’inedito tutto si riassesta e solo la curiosità si muove.

Ultima domanda. Cosa vivranno i fan italiani questa sera? Cosa li aspetta?

DENNIS – Non vogliamo rovinare la sorpresa, ma possiamo dirti che sicuramente sarà un grande show.

Niente spoiler?

DENNIS – Niente spoiler.

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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