Reckless Love: “InVader” Intervista a Olli Herman

InVader” il nuovo lavoro dei Reckless Love ha suscitato pareri discordanti tra gli estimatori della band finlandese a causa della sua virata in alcuni frangenti in territori prettamente pop a discapito della solita vena spensierata e goliardica che tanto successo ha portato alla band di Helsinki. In occasione della data al Legend di Milano abbiamo avuto modo di parlare di questo e di altro con il simpatico e socievole lead singer Olli Herman.

Ciao Ollie benvenuto su Metallus è un piacere averti con noi. Iniziamo subito l’intervista parlando di “InVader”. Siamo curiosi di sapere come mai avete intitolato l’album in questo modo, qualche riferimento al genere sci-fi?

Il piacere è mio. Riguardo l’album intendi Darth Vader in Star Wars? No, no non ha nulla a che fare con Star Wars. E’ una parola figa una specie di “Eliminator” alla ZZ Top. Abbiamo solo cercato su google la parola “InVader” e abbiamo visto che non c’è ancora nessun album rock intitolato così e io mi sono detto, perché no? Poi abbiamo la lettera I e V, perché è il quarto album e lo abbiamo esclamato tutti insieme. Lo abbiamo reso a lettere maiuscole per rendere meglio l’idea del quarto disco e certamente tutte le canzoni incluse sono progettate per invadere le vostre menti e le vostre orecchie e la parola appare spesso anche in un paio di pezzi. E’ stata una idea di Pepe ha proposto lui la parola “InVader”.

In questo nuovo lavoro penso che avete sperimentato di più rispetto alle vostre tipiche sonorità. C’è ancora una grande componente hard rock e di divertimento, ma anche un sound proveniente dal passato, nello specifico intendo un pezzo come “Child Of The Sun”. Cosa ci puoi dire di questa composizione che all’inizio ci ha un po’ spiazzato e che ha un vibe degli anni ottanta con un’anima prettamente rock?

Si è tipo “Radio Ga Ga”, ha parecchi sintetizzatori, è la nostra “Radio GaGa” o forse “Jump” dei Van Halen ma è più morbida, una cosa più rilassata è il tipo di canzone che dice di stare tranquilli, appunto take it easy e sai è davvero autobiografica. L’ho composta quando mi trovavo a Miami, ero a Miami Beach seduto con il mio drink e ascoltavo il demo che mi aveva inviato Pepe e ho iniziato a scrivere il testo. E’ uno di quei pochi posti al mondo in cui tutti possono sentire di essere figli del sole. Il pezzo ha anche un vibe latino che è anche parte di Miami. Ha un feeling caraibico.

Fai parte anche dei The Local Band assieme a componenti di Santa Cruz, Childen Of Bodom e The 69 Eyes. Nel vostro disco “Locals Only” avete coverizzato un paio di brani degli anni ottanta ed è possibile sentire un po’ dell’atmosfera e del vibe di questo disco su “InVader” Pensi che in qualche modo questo album abbia influenzato il processo di scrittura del nuovo platter dei Reckless Love?

Si certo, forse in parte un pochino. “Child Of The Sun” era pronta però prima dell’album dei The Local Band. Era pronta da un anno e mezzo. Io mi trovavo a Miami l’anno scorso a gennaio ed è stato in quel momento che abbiamo composto il pezzo, quindi probabilmente è stato il contrario.

I The Local Band sono un progetto nato per divertimento e poi avete riscosso molto successo durante i live tanto che avete suonato perfino in Giappone. Avete intenzione di scrivere del materiale proprio con questo gruppo?

No è una cosa che facciamo solo per divertimento. E’ un progetto divertente e suoniamo un concerto all’anno con i The Local Band. Abbiamo uno show programmato in Finlandia e lo facciamo per suonare i nostri brani preferiti, le nostre cover preferite. Certamente abbiamo registrato alcune delle cover più strane possibili, Jussi (batterista dei 69 Eyes) e Alexi (cantante dei Children Of Bodom) sono usciti con questi pezzi, li hanno scelti loro due. A questo punto Ollie chiede ad Archie (cantante dei Santa Cruz e anche componente dei The Local Band, presente nella stanza) se lui avesse scelto qualche pezzo da includere nell’album e lui risponde di no. Una bellissima idea da parte loro (di Jussi e Alexi nda), di coverizzare canzoni che sostanzialmente nessuno aveva mai sentito prima e sono ancora cover. Vogliamo fare cover. Noi non vogliamo comporre materiale nostro. Abbiamo tutti i nostri gruppi con cui facciamo le nostre cose. E’ un progetto solo fatto per bere birra e per fare casino.

Vi aspettavate un tale feedback?

Sapevamo che sarebbe diventato un hit all’istante, Alexi Laiho è una star enorme in Finlandia e certamente i Santa Cruz  hanno davvero creato un grande clamore e diventeranno una grande band in patria e siamo tutti ben conosciuti. I The 69 Eyes? Beh tutti conoscono i The 69 Eyes. Sapevamo che sarebbe diventato un progetto di successo e in origine avevamo in mente un solo concerto, ma dopo la domanda da parte del pubblico abbiamo deciso di fare uno show all’anno.

Ritorniamo a parlare di “InVader”, la traccia d’apertura “We Are The Weekend” è davvero un ottimo brano con un grande senso della melodia. Sei d’accordo e che di cosa parla il pezzo?

E’ una dichiarazione di quello che siamo, riguarda quello che siamo. E’ una sensazione. Sai lo sanno tutti che quando si lavora di lunedì, martedì, giovedì e poi arriva venerdì, il venerdì sera alle cinque quando finisci la giornata lavorativa e hai tre giorni di libertà immediata, il fine settimana è la sensazione di amore implacabile, l’essenza dell’amore implacabile, ecco è quello che creiamo sul palco ogni giorno della settimana in ogni momento dell’anno, in ogni luogo ed è quello a cui aspiriamo e non riguarda solo la band, ma certamente riguarda anche il pubblico.

Un altro brano che colpisce è “Scandinavian Girls”. Nella recensione l’ho descritto come la versione finlandese di “California Girls” di David Lee Roth, è una coincidenza o esiste un legame con questo pezzo?

Oh si sicuramente. Fondamentalmente è un tributo. Voglio levarmi il cappello per la cover di David Lee Roth ai Beach Boys e nel sound volevamo un po’ rubare le sonorità di “Skyscraper“, ha un sacco di chitarre, un sound morbido, e a mio parere mi ricorda “Beautiful Bombs” del primo disco, è bello e ha lo stesso feeling ed è anche molto facile da cantare.

Cosa ci dici invece del primo singolo “Monster” come mai avete scelto proprio questo brano?

In realtà abbiamo avuto un problema positivo, avevamo molti candidati per il primo singolo. E’ stata la canzone che è piaciuta di più alla casa discografica. Non ci siamo lamentati riguardo questa scelta perchè anche a noi piaceva molto. In parte la canzone parla della chirurgia plastica, di più sulla libertà di fare determinate scelte, è una canzone d’amore. Ognuno merita di essere amato anche se ha effettuato un intervento di chirurgia plastica. I veri mostri sono coloro che chiamano gli altri mostri. Intendo sono i loro corpi, le loro scelte, quindi fanculo, amateli e prendete le persone così come sono. La parte peggiore è quando qualcuno è insicuro e dopo aver fatto questi interventi o piccole correzioni quà e là, l’ultima cosa che si dovrebbe fare è deriderlo o deriderla. Chi è il vero mostro? Vuoi essere cattivo? Vorresti essere come me? E questo è il punto. E naturalmente la chirurgia plastica è diventata una cosa molto comune al giorno d’oggi e questo ha reso il testo grande e anche uno shock a livello lirico. Ascoltare quello che le persone fanno a se stesse suona a mio avviso come Alice Cooper. E’ da quì che ho tratto l’ispirazione e scritto il testo.

Cosa ci puoi dire a chi vi definisce la versione finlandese degli Steel Panther. E’ un qualche cosa che vi fa piacere o vi infastidisce essere messi nella loro stessa categoria?

No non ci da fastidio, intendo dire che è strano che la gente non veda la differenza. Noi non prendiamo in giro la musica, in realtà siamo seri al riguardo. Questo è il modo in cui ci esprimiamo e gli Steel Panther invece si prendono gioco di tutta la scena musicale, anche se conosco i ragazzi della band. Ci siamo incontrati in un paio di occasioni, ho parlato con Michael Starr un sacco di volte, posso chiamarlo un amico alla lontana, non propriamente un amico, ma sai un conoscente e abbiamo parlato molto di questo. In realtà loro apprezzano molto la musica, è solo il loro stile.

Sai che cosa pensano loro della vostra musica?

Gli piace, così ci hanno detto.

Come sta andando il tour finora. Puoi raccontarci qualche momento divertente accaduto on the road?

Del tour? Non saprei proprio dove iniziare. (Risate). Questo non è divertente però. Ecco come è iniziato, un esempio in realtà di come le cose vanno verso livelli diversi in tour. All’inizio abbiamo fatto concerti fantastici, locali pieni, show esauriti nel Regno Unito, ottime esibizioni. La compagnia di bus che abbiamo ingaggiato è stata una vera merda, il bus non funzionava, all’interno si gelava e tutti i componenti della crew si sono ammalati e adesso abbiamo dovuto cambiare la compagnia nel bel mezzo del tour e come puoi sentire dalla mia voce non sto benissimo, ho un po’ d’influenza a causa di questo bus merdoso. La compagnia  si chiamava Absolute Touring, io l’ho chiamata Absolute Bullshit. Adesso abbiamo una compagnia tedesca dal nome Coach Service, sono la  crème de la crème, i migliori. Abbiamo venduto il bus perchè avevamo bisogno di uno nuovo, ma purtroppo abbiamo dovuto aspettare e trascorrere un po’ di tempo prima di farlo così ci siamo ammalati, quindi a parte questa cosa il tour è stato un successo, ma siate prudenti non ingaggiate quella cazzo di ditta.

Parlando dei nuovi pezzi quali vi piace suonare di più dal vivo?

Cambiano spesso, non abbiamo ancora suonato “Child Of The Sun” perchè al momento non abbiamo l’attrezzatura giusta, si è trattato di un incubo logistico. Avremmo avuto bisogno dei sintetizzatori e di spedirli dalla Finlandia e sarebbe costato troppo e non abbiamo un endorsement, così abbiamo deciso di lasciare questa song per l’estate perchè è un brano estivo. Abbiamo deciso di comune accordo di tralasciare questa canzone, ma “We Are The Weekend” è sicuramente uno dei miei pezzi preferiti.

E cosa mi dici del pubblico quali brani pensi invece che loro apprezzino di più live?

Due dei nuovi brani hanno avuto più riscontro, “We Are The Weekend” è uno di questi e poi anche “Scandinavian Girls“.

Cosa ci possiamo aspettare dallo show di questa sera?

Un sacco di nuove canzoni, ci sarà molta energia on stage anche se siamo un po’ influenzati, Ogni volta che saliamo sul palco, sai “We Are The Weekend” dice tutto, rappresenta una immediata libertà per un’ora e mezza, sarà una festa. A tutti piace divertirsi.

Specialmente adesso con quello che si sente alla tv le persone vogliono svagarsi e non pensare.

Esattamente, evasione, il mondo è un posto di merda in cui stare e ogni tanto hai solo bisogno di staccare la spina. Ed è quello che noi offriamo per un’ora e mezza di non essere da nessuna parte, ma solo il sole, una birra e divertirsi con gli amici.

Hai un messaggio speciale per i vostri fan italiani?

Tenete duro e come ho detto in precedenza il mondo fa schifo, ma assieme possiamo renderlo migliore, città dopo città in cui regaliamo alle persone sorrisi, quindi possiamo dire che stiamo salvando il mondo di città in città. Ogni sera quando le persone vanno via vogliamo vedere la felicità sui loro visi ed è quello che ci riscalda il cuore. Il venire a vedere i nostri concerti ci da la possibilità di realizzare il nostro sogno, perchè questo lavoro è il nostro sogno e se voi venite a vederci, comperate il biglietto, le magliette, ci permettete di rimanere on the road e di ritornare, quindi continuate a sostenere le vostre rockstar preferite.

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