Rats: “Siete in attesa di…” – Intervista a Wilko Zanni

Il 2013 è senza dubbio l’anno dei grandi ritorni discografici: al di là degli altisonanti nomi internazionali, Black Sabbath e Deep Purple su tutti, anche il rock di casa nostra vede un graditissimo ritorno, quello dei Rats. La band modenese, tra i gruppi che hanno fatto la storia della musica italiana negli ’80 e ’90, si ripresenta con un nuovo full length a ben 18 anni di distanza dal precedente “La Vertigine del Mondo”. Il cantante e chitarrista Wilko ci racconta allora tutto sulla tanto attesa reunion dei Rats e sulla loro ultima fatica discografica, concedendoci una lunga intervista ricca di aneddoti e spunti di riflessione sulla realtà che ci circonda.

Cos’è successo in questi 18 anni di attesa prima di rivedere l’uscita di un vostro disco completo?

Dopo “La Vertigine del Mondo” abbiamo suonato dal vivo per circa altri due anni poi ci siamo sciolti: direi che fosse più o meno la fine del 1997. Dopo di ché ognuno ha preso la propria strada: uno di noi ne ha presa una che l’ha portato molto lontano, infatti sono 12 anni che vive negli Stati Uniti, a Miami, ed è Romi, il bassista. Comunque abbiamo impostato un nuovo tipo di vita, vita che fino a quel momento era stata concentrata solamente sulla musica, 24 ore su 24. Dopo lo scioglimento abbiamo messo su famiglia e fatto cose più normali. C’è stato un periodo in cui io e Lor (batterista della band, n.d.r.) abbiamo continuato a suonare insieme nei Megajam 5, una sorta di supergruppo nato dalle ceneri nostre in cui c’erano anche Briegel, il bassista dei Ritmo Tribale, Max Cottafavi, il chitarrista dei Clandestino, e Graziano Romani alla voce: era un gruppo con cui facevamo un tributo al rock classico, quello del decennio che va dal 1968 al 1978, e con cui abbiamo anche fatto un disco con la Sony.

Poi, con l’avvento dei tanto odiati/amati social network (si parla al tempo di MySpace, una cosa che adesso sembra preistoria!), io e Romi abbiamo aperto i nostri profili privati e abbiamo iniziato a ricevere mail e messaggi dapprima di richiesta di informazioni e poi, anche con una certa insistenza, messaggi in cui ci chiedevano se avessimo o meno intenzione di rimetterci insieme e, nel caso non l’avessimo, in cui ci consigliavano di farlo. Non sotto minaccia, per l’amor di Dio! Tutti erano messaggi molto positivi e che esprimevano gradimento per questa cosa: parlando tra noi abbiamo allora deciso di dar peso a queste richieste e di fare la reunion che ha avuto luogo nel 2008, dopo aver parlato anche con Lor, a cui l’abbiamo detto a voce dato che lui non aveva un profilo MySpace. Il culmine di questa reunion è stato un concerto, che penso non ci dimenticheremo mai, avvenuto nel novembre del 2008 al Vox di Nonantola, locale che è stato il nostro tempio, poiché ha ospitato i nostri primi concerti dopo il grande botto di “Indiani Padani”. Ci sembrava insomma giusto riprendere la strada da dove l’avevamo lasciata: il concerto è stato un sold-out ed è stato anche realizzato un DVD a caldo in edizione limitata, mi pare a 200 copie, che è stato bruciato via in un quarto d’ora ed è diventato in qualche modo un oggetto di culto.

Allora ci abbiamo preso gusto e abbiamo fatto altre date: va da sé che la gente ai concerti, dopo un po’, ci veniva a dire “bello che siete tornati, bello risentire i pezzi di 15 anni fa, ma ci vorrebbe anche qualcosa di nuovo!”. Così, come per la reunion, questo è stato lo stimolo che ci ha portati a fare qualcosa di nuovo anche a livello discografico. Ovviamente non avevamo il materiale per fare un LP subito, perciò siamo partiti con un EP da quattro brani: Bagana Records si è proposta di pubblicarlo ed è quindi uscito “Metafisico Equivoco”. Il disco ci è servito come test per vedere se, anche dal punto di vista discografico, potevamo ancora avere un senso: apparentemente il test è stato superato, quindi abbiamo poi deciso di fare un full length. Il resto è storia di questi ultimi giorni.

“Siete in attesa di essere collegati con l’inferno desiderato”: qual è il significato del lunghissimo titolo che avete scelto per l’album?

In realtà non è una cosa che è stata pensata, è un’idea che mi è venuta mentre ero al telefono. Ero in attesa con uno di quegli odiosi risponditori automatici dei centralini che continuava a ripetere “siete in attesa di essere collegati con l’interno desiderato”: allora ho pensato che quello, più che un interno, era un inferno, perché non ne potevo più! Era una situazione insopportabile! Da lì mi è venuta in mente l’idea del gioco di parole, frase ad effetto particolarmente adatta come titolo del disco: le tematiche trattate nei testi non sono infatti molto solari e positive.

La frase che hai raccontato di aver pensato un giorno al parco, guardando le persone tutte concentrate sui loro cellulari, ovvero “non c’era dialogo, non c’era silenzio”, mi ha molto colpito: potresti spiegarmela meglio?

Un giorno stavo facendo una cosa molto normale, ovvero farmi una corsa al parco. Girando per i viottoli di questo bellissimo parco dedicato ad Enzo Ferrari, a Modena, ho notato questa situazione che mi ha inquietato: panchine con quattro/cinque persone sedute una di fianco all’altra, ma nessuna che parlasse con il proprio vicino, tutte che scrivevano coi loro cellulari e tablet. Gli unici a parlare tra loro erano i nonni coi bambini. Questa cosa mi ha colpito molto e mi è venuto il dubbio che tutta questa offerta di tecnologia, nonostante io sia un convinto assertore della sua utilità e non sia certo un oscurantista, non vada presa per oro colato.
Sono infatti anche un convinto assertore del fatto che sia giusto criticare un uso sbagliato della tecnologia: questa non è automaticamente una cosa buona solo perché è progresso, dietro a un ausilio c’è sempre una mente che lo utilizza. L’impressione che ho avuto è che la maggior parte dell’uso che vedo fare della tecnologia per me è sbagliato, lo vedo come un grande spreco di energie e di tempo, non un arricchimento personale ma una cosa dispersiva.
Si era addirittura parlato di resistenza e di dittature ribaltate grazie a gruppi organizzati tramite Facebook, ma io questa cosa devo ancora vederla: sinceramente io vedo fare un uso di Facebook un po’ sciocco. D’altronde bisogna sempre ricordarsi che le invenzioni, anche se poi vengono utilizzate per altri motivi, mantengono l’origine primaria per cui sono state inventate: Zuckerberg ha inventato Facebook per andare a figa! E da lì gli è venuto in mente di fare questa cosa, di schedare le persone e incrociarle, che è una cosa di per sé interessante, che offre delle possibilità, ma non le offre solo alle persone che si incrociano e si conoscono, bensì anche a quelle che stanno al di fuori e controllano ciò cha fai, cosa ben più pericolosa. La grandissima illusione di queste cose è quella di sentirsi liberi, ma in realtà non lo si è perché poi si diventa loro schiavi: si viene studiati a fini commerciali. Questa non è più libertà, questo è entrare pesantemente nei cazzi miei!

Mi pare che “Mayday” sia una canzone che descrive la situazione dell’Italia in questo periodo: cosa pensi della nostra attuale condizione sociale e politica?

“Mayday” fotografa in effetti questa situazione: vedo veramente una grossa difficoltà nel trovare una direzione, nel trovare una rotta da seguire, anche perché non c’è un’offerta, un orizzonte verso il quale muoversi. Quello che vedo fortemente radicato nella società italiana è la cura del proprio orticello, il salvaguardare quello che è il proprio interesse, la sfera personale strettamente intesa: ci si fanno molto i cazzi propri! Vedo una perdita abbastanza pesante di valori come la solidarietà, l’impegno in qualcosa di nobile. La gente ormai non ha più voglia di fare nulla, forse non ne ha proprio più bisogno… Il fatto che non ci si senta più appagati nel fare qualcosa che non sia strettamente per interesse personale è preoccupante, perché comunque siamo sempre lì: questo serve a chi ha interesse che sia così, il vecchio detto latino “divide et impera” purtroppo è ancora attuale e molto radicato.
D’altronde adesso abbiamo una classe politica che ci ha proprio insegnato questo: in nessun luogo come l’Italia si assiste a spettacoli indecenti, immondi… il peculato, l’appropriazione indebita, tutte queste cose vengono messe in atto da gente che è ancora al suo posto dopo anni che è stata beccata a farle. Ricordo che il ministro di un governo, credo fosse quello inglese, che è stato beccato a comprare qualcosa come 9 euro di film porno in un albergo con la carta di credito del suo ministero, si è dimesso: qua invece si comprano degli yacht, delle ville e delle case “senza saperlo” e sono ancora lì. A me quello che fa ribrezzo è che gli italiani, anziché andare là e toglierli dalle scatole, dicono che fanno bene!

“Superman Vs. Baudelaire” è invece una canzone con un titolo ed un testo molto particolari: potresti parlarmi dell’idea alla base di questo pezzo?

L’idea di questo pezzo si basa più sulla provocazione che sul contenuto reale: io sapevo benissimo che questo titolo avrebbe “scatenato” richieste di chiarimento. In realtà è una cosa molto semplice, è un pezzo che parla dell’eterna lotta tra ciò che vedi esteriormente e ciò che invece una persona può avere dentro di sé. Come dice la canzone, qualsiasi super eroe dà di sé quest’immagine potente e rassicurante, ma in realtà, e chi ha letto le saghe fumettistiche lo sa, ha dietro una persona molto triste. L’alter ego di Clark Kent, ad esempio, è una persona molto triste e dimessa. Lo spirito del brano è proprio questo: io sono il super eroe che schiocca le dita e ti risolve un problema, ma non ti faccio vedere le mie tristezze, queste non le devi neanche sapere.
Il poeta invece è quello che fa della propria tristezza un biglietto da visita. E’ il contrario: si pone davanti alla gente come persona triste. A rappresentare questo poeta io allora ho scelto Baudelaire, che tra l’altro è il mio poeta preferito di sempre. L’idea della canzone mi è venuta leggendo su di un forum al femminile le stupidate che scrivevano le sostenitrici dei palestrati e quelle che invece sostenevano coloro che hanno uno spessore interiore, a discapito di una fisicità non certo da bello di “Uomini e Donne”. Il titolo mi è venuto proprio in mente leggendo i messaggi di queste due fazioni che si scontravano sul forum. Io appartengo alla categoria “Baudelaire”! Ahahah!

Musicalmente parlando, i pezzi dell’album sono esempi di un rock genuino ed istintivo: volevate che si sposassero bene con i vostri testi espliciti e diretti?

Noi siamo sempre stati molto genuini e diretti, sia musicalmente che a livello di testi: secondo me è questa la nostra caratteristica. Ci sono molte formule per scrivere le canzoni: quella che ho sempre adottato io nello scrivere i testi è l’ispirazione dalle cose reali, vissute, anche sentite molto profondamente, però mai troppo personalizzate. Cerco infatti di renderle in modo che possano essere vissute anche da qualsiasi persona che ascolti la canzone. Voglio che chi ascolta ci si riconosca, altrimenti trovo che sia una cosa stupida, una manifestazione egoistica e basta. Poi c’è l’autore di testi che “meno la gente ci capisce, meglio è”; così lui si sente importante perché è un colto, un “indie”. A me invece interessa molto che la gente capisca quel che voglio dire, sono molto semplice, molto “pane e salame”! Se no me ne sto zitto, non scrivo una canzone per sentirmi dire “cazzo, chissà cos’ha voluto dire!”. Forse un giorno lo farò e non dirò mai cosa significa! Ahahah!

Puoi parlarmi un po’ della copertina che, come avete dichiarato, cita Andy Warhol?

Lo cita e non lo cita, nel senso che è una copertina volutamente minimalista. Il telefono che penzola come un impiccato si riallaccia al titolo. La citazione warholiana è semplicemente dovuta al fatto che la banana e il telefono sono due cose molto terra terra, entrambe poste su uno sfondo bianco. Sia i Velvet Underground/Andy Warhol che noi, senza assolutamente metterci alla loro stregua, avevamo l’obiettivo principale di catturare l’attenzione, creare qualcosa che visivamente fermi l’occhio. Secondo me questa copertina ha centrato l’obiettivo: in mezzo a tante copertine elaborate una del genere salta all’occhio.

Che progetti avete per quanto riguarda la vostra prossima attività live?

Noi abbiamo la fortuna di lavorare con un’etichetta che gestisce anche il booking, due cose che sono strettamente collegate: più dischi vendi, più concerti fai. Avere la stessa struttura che cura tutti e due gli aspetti è il massimo, per cui il nostro progetto da qui in avanti è quello di fare molti concerti dal vivo, prima di tutto per divertirci noi, dato che si tratta di una dimensione che ci piace sempre molto: quella del live rimane sempre la nostra dimensione ottimale.

Come ben saprete, è diventato molto comune per una band far uscire DVD live: vi piacerebbe realizzarne uno?

Assolutamente sì! Ci piacerebbe e speriamo proprio di farlo! Non solo: per me sarebbe il massimo festeggiare la chiusura dell’anno con una deluxe limited edition in vinile. Secondo me la copertina in vinile renderebbe ancora di più: è una cosa che si potrebbe sicuramente fare e io sarei contento di farla… e magari si potrebbero inserire in questa edizione anche un paio di pezzi live. Fortunatamente il vinile sta tornando, perciò è una cosa da sfruttare anche questa.

Quale messaggio volete lasciare ai fan che hanno atteso così a lungo il vostro ritorno?

Ci auguriamo che l’attesa, per chi più o meno è rimasto in attesa 18 anni per sentire un nostro nuovo album, sia ripagata da quello che i fan sentiranno comprando, scaricando o sentendo dal vivo il disco. L’unico augurio che ci facciamo è questo: che anche loro confermino che abbiamo fatto bene a fare questo album perché convinti di avere qualcosa da dire. Confermateci o smentiteci, quindi, e siate cattivi, spietati, lasciate da parte gli affetti.

matteo.roversi

view all posts

Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login