Pursuing The End: “Symmetry Of Scorn” – Intervista a Giacomo e Thomas

Cosa succede quando una band symphonic, all’inizio di un’avviata e promettente carriera ben apprezzata anche al di fuori dello stivale, improvvisamente decide di fare un passo indietro per incamminarsi in un nuovo percorso musicale estremo, quale è il metalcore? Le risposte a questa domanda potrebbero essere molteplici e, a tal proposito, ci pensano Giacomo e Thomas dei Pursuing The End (rispettivamente voce e chitarra) a schiarirci le idee. In occasione dell’imminente uscita del debutto discografico del combo parmense, Metallus ha avuto il piacere di incontrare questi ragazzi che, in questa videointervista esclusiva, ci raccontano le ultime novità inerenti agli ultimi sviluppi.

Di seguito, la trascrizione della stessa:

Rompiamo subito il ghiaccio e parliamo del vostro debut album, “Symmetry Of Scorn”. Uscirà a breve per la Baker Team. Vi andrebbe di accennarci qualcosa su questo lavoro? Partiamo dal titolo…

Uscirà il 10 settembre in Europa e il 9 negli Stati Uniti ed America Latina. Il titolo è “Symmetry Of Scorn”, la simmetria dello scontro, è un titolo che racchiude un po’ l’essenza dell’album stesso. Abbiamo voluto trovare un titolo che riuscisse a esprimere la contrapposizione che c’è tra i diversi stili che vengono fusi nel genere di metal che noi proponiamo. Simmetria perché si riscontrano delle forti linee comuni, come per esempio la voce femminile, la voce di Chiara, che è contraddistinta nei ritornelli da linee vocali di stampo abbastanza catchy, pop, però condite da una buona dose di aggressività, come appunto l’uso del growl o di un riffing molto pesante ispirato al metalcore, che si riscontra un po’ in quello che è la parte del titolo dello scontro, quindi è una simmetria, un prodotto comunque elegante, ma allo stesso tempo che rientra nei canoni di quello che è un genere estremo come quello che proponiamo noi insomma.

E cosa potete dirci della copertina?

La copertina è stata disegnata da Stefano Mattioni, aka Viron 2.0, è una copertina che ha voluto rispecchiare un po’ quello che è il concept di cui abbiamo parlato prima e l’uso di tanti colori è sicuramente la prima cosa che cattura l’occhio, delle sfumature che sono innanzitutto tutte le contaminazioni che vengono messe nella nostra musica, tra cui elementi sinfonici, elementi dance, pop… insomma, tante cose fuse insieme, ma rispecchiano un po’ anche quelle che sono le tematiche presenti nei testi, che vanno a ricoprire un po’ tutto lo spettro emozionale del carattere umano, quindi una psicologia estesa senza voler trovare per forza una morale… è più uno spaccato di diverse situazioni dove non c’è una reale distinzione tra un sentimento buono e un sentimento cattivo.

A Gennaio, i vostri fan son venuti a conoscenza  della dipartita di molti dei vostri storici membri. Gli ultimi ad aver lasciato sono stati Caterina e Stefano, rispettivamente voce e tastiere. Senza entrare troppo nel personale e nel dettaglio, vi andrebbe di raccontarci cosa è successo?

OK. Per chi ha seguito i Pursuing The End dall’inizio, o per coloro che li conoscesse da adesso non è una cosa sicuramente palese, abbiamo avuto un massiccio cambio di lineup. Credo che sia una cosa che una band che si appresta a far uscire il proprio debut album dopo qualche piccolo, seppur importante per noi, lavoro discografico sia una cosa abbastanza normale. Non sempre le opinioni convergono nella stessa direzione e quindi abbiamo voluto dopo i primi lavori discografici capire che cosa ci piaceva di più della nostra musica, capire quali erano i punti forti e capire quali erano le cose che magari avremmo voluto lasciare indietro. Anche grazie all’aiuto di un produttore che ci ha seguito fin proprio dal nostro ultimo EP, Withering, Mike, il cantante dei Dark Lunacy, abbiamo voluto battere il chiodo su quella che è la contrapposizione tra uno stile più aggressivo e più riff oriented voci femminili più rivolte verso un mondo più catchy, più pop… quindi abbiamo cercato di tenere quelle cose che penso abbiano  funzionato nella nostra musica, come spunti sinfonici, una sorta di teatralità nella struttura delle canzoni lasciando da parte quelle che magari erano legate più a un genere che forse, in questo momento, ci sentivamo meno nostro. Per questo motivo, alcune persone della band, tra cui penso spicchi sicuramente la frontwoman passata, hanno deciso di prendere strade differenti. So che stanno lavorando ad altri progetti e noi siamo i primi ad augurar loro di trovarci ancora insieme su un palco e condividere comunque la musica che andremo a creare.

La lineup è stata totalmente rinnovata. Vi andrebbe di introdurci brevemente i nuovi componenti?

Sì. Di fianco a me c’è qui Thomas, uno degli ultimi acquisti della nostra nuova line up, che va ad aggiungersi alla sezione chitarristica insieme a Davide, che invece era già presente anche nella vecchia formazione. A casa abbiamo lasciato Luca al basso, Chiara naturalmente, la nuova voce dei Pursuing The End e Gregorio, che ha curato le batterie nel nostro ultimo album, di cui abbiamo parlato finora, Symmetry Of Scorn.

Una cosa che caratterizza molto la band attuale e il debut album è la svolta stilistica che avete intrapreso. Dal symphonic metal che contraddistingueva i vostri primi lavori siete passati ad un metalcore “contaminato” (moderno). Una scelta abbastanza azzardata! Cosa vi ha spinti ad una decisione così drastica?

Intanto non ci è mai piaciuto etichettarci in qualcosa che ci piace tanto, noi facciamo metal, noi facciamo metalcore perché quello è lo stile chitarristico in cui si trovano più analogie. La scelta stilistica è stata una scelta, come ho detto poco fa, dettata soprattutto dalla volontà di creare un sound sicuramente più riff oriented e più metal, tenendo sicuramente le cose che, appunto come dicevo prima, ci piacevano dei nostri vecchi lavori. Nel processo compositivo, è venuto fuori non dico per caso ma comunque lavorando tutti insieme, anche con i nuovi membri: per esempio, anche Thomas viene da questo genere di musica, che è un genere sicuramente più estremo e abbiamo cercato di fondere insieme quello che è una parte più catchy, come possono essere i ritornelli, insieme al metal inteso nelle sue forme più moderne e più aggressive, ecco!

Parliamo del songwriting e del processo di creazione dell’album…

Noi abbiamo lavorato a questo album circa un anno e mezzo, abbiamo finito di registrarlo a Maggio, col mastering finito a Maggio, l’abbiamo registrato a Parma, nella nostra città, presso uno studio molto valido che sta nascendo adesso, il Sliver Music Studio, e in più ci siamo avvalsi della collaborazione di uno studio di orchestrazione virtuale, il Mystic qualcosa, famoso per le varie collaborazioni anche con gli HollowHaze e, per esempio, i Dark End… insomma, band emergenti importanti a livello italiano e con DJ Sigo, che è un produttore dubstep di un duo chiamato Hallucinator, che ha curato le parti elettroniche. Questo per quanto riguarda la parte della registrazione. Per quanto riguarda il processo compositivo, noi avevamo già preprodotto 5 brani e da questi se ne sono aggiunti altrettanti che abbiamo poi riarrangiato con la nuova lineup, che ha portato comunque diverse influenze e nuove idee, sicuramente nuovi spunti su cui lavorare e così è nato “Symmetry Of Scorn”.

Qual è stato il contributo dei nuovi arrivati all’interno del disco?

Il contributo dei nuovi arrivati è stato sicuramente quello prima di tutto di un lavoro, di una creazione che potesse soddisfare tutti, ognuno aveva idee diverse e questa è la forza che ha portato ad un songwriting veramente produttivo e ad un arrangiamento che, devo dire, ha portato i brani preprodotti prima ad un livello superiore e che li ha veramente confezionati in un modo più originale e sicuramente più convincente!

Poche settimane fa, avete presentato il vostro singolo “Cage Of Hypocrisy”, accompagnato da un video girato da Matteo Ermeti. Vorreste parlarci del concept?

Sì! Il nostro ultimo video di promozione dell’album è uscito a fine Luglio, “Cage Of Hypocrisy”, diretto da Matteo Ermeti, un regista che noi abbiamo sempre stimato grazie anche ai suoi lavori con band affermate a livello italiano come gli Helia e DGM, quindi l’abbiamo subito contattato perché sentivamo che il suo stile era unico e anche lui fonde diverse anime tra cui quelle che sono la moda, il metal e altre ispirazioni che ha fuso in quello che è il nostro video, a cui ci tengo sottolineare che noi abbiamo dato carta bianca, quindi lui guardando il testo ha tirato fuori un videoclip molto elegante e di certo non facile da interpretare, di non facile interpretazione subito rispetto a quello che era il nostro videoclip passato, che comunque giocava di più sulla drammaticità e su una storia molto diretta, mentre questo gioca di più su una simbologia, ovvero lo spettatore può, via via guardandolo, andare a ricercare soprattutto in correlazione a quello che è il testo! Il testo di “Cage Of Hypocrisy” parla di un conflitto tra quello che noi sentiamo dentro di noi e che percepiamo e quello che ci viene detto da fuori. Spesso si percepisce che quello che noi sentiamo al di fuori di noi è quasi come una gabbia, una metafora per cui noi non sappiamo mai se quello che gli altri vogliono realmente dal nostro sentire da noi stessi può essere una cosa che va a vantaggio nostro ed è fatto per il nostro bene oppure è a vantaggio degli altri e da qui nasce questa dualità che è espressa soprattutto nel ritornello, dove Chiara presenta queste due anime: l’anima di chi è ingabbiato in questa specie di gabbia, dove non riesce a capire cos’è fatto veramente per il proprio bene oppure di chi è invece cieco e che accieca le altre persone che le ingabbia per il proprio vantaggio personale perché probabilmente ci sono personalità più forti e diverse.

Nell’album, oltre all’uso massiccio del growl c’è anche un lieve ritorno alle cleanvocals. Un esempio è “In Vain” e “SomethingRemains”. Avete cercato di equilibrare le linee vocali? È stato difficile passare dal pulito al growl?

Io penso che già avendo due voci in un gruppo è già difficile trovare un’identità propria per quello che è la suddivisione e la composizione delle linee vocali. Nessuno deve dare mai l’idea di essere in prestito rispetto l’altra, quindi per noi è forse una delle sfide più grandi quella che riguarda la composizione delle linee vocali. In “Symmetry Of Scorn”, avendo prima di tutto focalizzato l’attenzione su quello che era la parte della voce femminile e dei ritornelli, abbiamo notato che per sottolineare di più la dualità tra aggressività e aperture melodiche, serviva una buona dose di growl fatto da me, quindi abbiamo sentito non per scelta proprio per sentore personale senza fare dei calcoli particolari, sentendo minuto per minuto nella canzone che cosa stava meglio per equilibrare il tutto, senza mai fare troppo una cosa o senza mai fare troppo un’altra. È chiaro che io, in più, ho sempre fatto delle cleanvocals e mi piace questa cosa e continuerò a farla, quando noi ne sentiremo l’occasione rispetto ai momenti do anche questo contributo alla band.

Avevamo già parlato di voi in occasione della performance tenutasi a Soragna lo scorso Ottobre, che vi ha visti protagonisti in teatro per la prima volta in assoluto. Cosa ricordate di questa esperienza?

Sì, non c’era ancora il mio compare qua! Come già detto, è stata un’esperienza molto significativa, perché abbiamo avuto l’opportunità – grazie al sostegno del comune di Soragna, che, ricordo, è un paese, un piccolo comune in provincia della nostra città – di avere le porte aperte di un teatro che di solito non fa questo tipo di musica, soprattutto metal, per cui ci siamo sentiti prima di tutto fortunati per quello e anche perché abbiamo visto un reale interesse rispetto ad un’istituzione nel sostenere comunque un progetto di musica propria ed emergente. È stato bello poi confrontarsi con un pubblico che di solito non è sicuramente quello che ti viene a vedere ai concerti che abitualmente facciamo in giro dove ci chiamano. In questo concerto abbiamo avuto l’opportunità di avere sul palco ospiti importanti, tra cui vi è stata la partecipazione di un soprano, Federica Gatta, che ha contribuito ad alcune parti nel nostro vecchio EP, quindi insomma è stato bello riuscire a sentire, a proporre un lavoro che magari prima non era possibile portare in giro appieno quindi per una volta aver avuto l’occasione di farlo senza magari ricorrere a backingtracks o escamotage che ci servono per poter portare in giro la nostra musica.

In quell’occasione, avevate avuto modo di presentare due brani che poi son stati inclusi nel debut: “Out Of Control” e “From The Ashes”, ma se ricordo bene, avevate anche presentato “Long For You”. Perché avete deciso di non includerla nel disco?

Beh, sicuramente nel processo di songwriting per un debut album c’è sempre qualcosa che viene scartato. “Long For You” non è stata scartata ma è stata registrata come bonus track sotto il nome di “All This Time” e verrà pubblicata in un’edizione limitata più avanti, penso a seconda di quello che vorrà fare poi la casa discografica.

Per promuovere al meglio il disco, avevate pensato di fare un release show in Belgio, ma sfortunatamente la data è stata cancellata a causa delle tempistiche. Domani suonerete al Summer Core Festival a Pisa. I presenti avranno modo di sentire Symmetry Of Scorn suonato per intero?

Abbiamo in programma un release party nel mese di Ottobre in una location comunque importante che andremo presto a confermare tramite i nostri canali e social network. Sì, purtroppo in Belgio, per una questione non dipendente dalla nostra volontà, è stato cancellato questo festival, tra l’altro il giorno prima… Questo sottolinea comunque il fatto che non solo in Italia abbiamo problemi organizzativi o comunque di pregiudizi contro il genere di musica che facciamo e quindi sì, siamo rimasti a casa. Ci rifacciamo domani nella chiusura di un festival, il Summer Core Fest. Chiudiamo una tre giorni molto bella a Pisa, tutta dedicata a quello che è il genere hardcore, metalcore italiano con tutte le band insieme in una bellissima iniziativa, poi da qui questo festival farà alcune date in giro per l’Italia e noi lo seguiremo Lunedì 26 Agosto ad Empoli, quindi faremo questa “due giorni” insieme a questo festival al quale teniamo molto, in quanto è una bella iniziativa!

Quanto è difficile per una band italiana riuscire a farsi conoscere sia in patria, sia all’estero? Quanto lavoro occorre prima di ottenere discreti risultati e un po’ di riconoscimento?

Sicuramente è difficile, credo sia difficile non solo per il tipo di musica che proponiamo che è seguito da molti pregiudizi – come sappiamo un po’ tutti – ma è difficile secondo me in tutti i generi musicali di proporre della musica propria. Paradossalmente, è più facile avere un riscontro all’estero tramite i social network e comunque la promozione su Internet e sul web piuttosto che in Italia. Qui purtroppo il mercato è saturo, non va, il genere piace e non piace però l’importante è che quando ti metti in una strada con una band dove vuoi proporre musica è non fermarsi. Noi – devo dire – siamo stati fortunati perché abbiamo avuto diverse occasioni importanti, siamo sotto contratto al primo album con una casa discografica italiana che a livello italiano ed internazionale lavora molto bene e poi devo dire che siamo fortunati anche per esserci trovati perché siamo tutti sulla stessa linea d’onda quindi sicuramente ci vuole molto spirito di sacrificio ed è la prima cosa.

Altri progetti futuri?

Come ho detto prima c’è in ballo un appuntamento importante, il release party, che parte con la nuova stagione. Stiamo definendo alcune date per il periodo Ottobre – Novembre un po’ in giro per il Nord Italia. Stiamo valutando alcune proposte all’estero, speriamo di poterle fare e di trovare l’occasione migliore o comunque soddisfacente e sicuramente come già detto non ci fermiamo e intanto domani chiudiamo bene l’estate con questo festival poiché ci teniamo veramente tanto.

Grazie del vostro tempo ragazzi. A voi i saluti!

Grazie del supporto e vi aspettiamo!

Elaborazione Video a cura di Stefano Mastronicola

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