Rammstein: Prof. Lorenz e Mr. Flake – Intervista

Ci troviamo a scambiare due parole con Flake, tastierista dei Rammstein, poco prima del loro attesissimo show milanese, il primo in italia in cui abbiano portato la loro scenografia al completo. Purtroppo le esigenze di preparazione dello spettacolo ci concedono solo pochi minuti di colloquio, con questo serio signore di mezza età in completo di velluto e occhiali di metallo, che potrebbe sembrare un professore di liceo, e ci racconta pacatamente la sua musica, con un tono velato di tristezza e un palpabile spleen esistenziale. Incredibile il contrasto con il suo personaggio pubblico, di giullare del gruppo: due ore dopo si presenterà sul palco con elmetto nero, improbabili shorts inguinali, gambe nude, calzini fin sotto il ginocchio e fisarmonica in braccio per attaccare ‘Reise, Reise’, per poi esibirsi durante la serata in una serie di performance decisamente surreali. Ma anche questo fa parte dello spettacolo, e conferma la cura meticolosa e il grande lavoro che stanno dietro a quello che ad oggi è il più grande circo del rock.

Vi siete presi il vostro tempo per ‘Reise, Reise’, trovo il risultato ottimo, evoluto rispetto ai precedenti, con vari elementi di novità. La batteria questa volta è più suonata e meno sintetica, con ritmi più vari, e sono state incorporate nuove sonorità, cori, addirittura una canzone interamente con chitarre acustiche… Quali strade di evoluzione pensi siano possibili per il vostro suono, senza ripetersi troppo e senza snaturarsi?

“Di solito ci mettiamo molto tempo per fare un disco, perché fondamentalmente siamo molto lenti a lavorare. Quando ci riuniamo di solito abbiamo praticamente solo in mente il titolo dell’album. Da qui partiamo per lavorare, ma non sappiamo assolutamente niente di quello che verrà dopo, né quale sarà il tema né quali saranno gli strumenti. E quindi proprio non ho idea di cosa sarà il suono futuro, lo sapremo nel momento in cui avremo scritto i pezzi.

Per quanto riguarda ‘Los’ l’abbiamo suonata acustica perché durante le registrazioni a un certo punto si è rotto un amplificatore e ci siamo trovati a suonare con le chitarre non elettrificate. L’effetto ci è piaciuto in quanto inusuale per noi, e abbiamo deciso di tenerle così e di sviluppare la canzone in questo modo, e di proporla anche dal vivo.” [‘Los’ significa ‘senza’]

Lo snodo centrale di Reise Resie è la coppia ‘Amerika’-‘Moscou’. Sembra una scelta molto politica, e molto negativa. Ironizza sulla colonizzazione americana del mondo, e guarda con molta critica al fallimento sovietico. Vedete quindi tutto negativo? C’è spazio per la speranza in qualche modo?

“In realtà ‘Amerika’ semplicemente ricalca le notizie che sentivamo durante le registrazioni, abbiamo seguito con sgomento l’evoluzione della guerra in Iraq, e abbiamo riportato nella canzone la visione terribile della guerra che era scoppiata.

‘Moscou’ invece fa il parallelo tra la città e una donna, non è niente di nuovo, solo una visione poetica resa nella canzone. Non abbiamo niente contro il comunismo in sé, siamo aperti a qualsiasi tipo di ideale.

In generale non cerchiamo di esprimere giudizi di merito su quello che esponiamo nelle canzoni, ma solo di descrivere la realtà così come la percepiamo noi.

Anche ‘Mein Teil’, che ha scatenato molte polemiche perché parla del fatto di cronaca di un uomo che si è fatto volontariamente mangiare da un altro, in realtà non esprime giudizi ma racconta la storia. In realtà noi l’abbiamo interpretato come un gesto estremo d’amore, l’ atto definitivo, offrire il proprio corpo in pasto ad un’altra persona”

Avete una carriera decennale, con milioni di dischi venduti, ma siete sempre rimasti sempre voi sei. Come avete retto l’impatto con il successo? Spesso chi arriva dalla strada alla fama mondiale ha grossi problemi a gestire la pressione.

“Sicuramente siamo cambiati in peggio, non c’è dubbio. Quando si suona così tanto, e si guadagnano così tanti soldi questo non può che danneggiare a livello umano.

Siamo rimasti sempre insieme perché fin dall’inizio lo scopo di suonare insieme è stato quello di mantenere l’amicizia. Questo per noi è sempre stato il valore centrale, e ci ha permesso di sopravvivere a questi 10 anni di successi.

In effetti cerchiamo di fare una vita più regolare possibile, quando non siamo in tour abbiamo ritmi di vita molto normali: ci vediamo tutti i giorni alle 9 e lavoriamo fino alle 4, che è l’ora in cui andiamo a prendere i nostri figli. Siamo molto meticolosi nel lavoro; di solito lavoriamo tutti insieme, ma a volte alcune idee quando sono nella fase iniziale vengono sviluppate solo da alcuni di noi. Ad esempio quando proviamo e riproviamo alcuni passaggi strumentali Till (il cantante) non sta in studio con noi e si occupa di altro, altrimenti impazzirebbe!”

Avete sempre puntato su una immagine molto forte, spettacoli eccessivi e pirotecnici. Quanto conta questa immagine nel vostro successo? Non può rivelarsi limitante, e costringervi a trovare sempre nuovi espedienti per intrattenere i pubblico?

“Sicuramente sì, è una grossa limitazione. Infatti stiamo pensando di tornare un po’ indietro, a spettacoli più sobri e più semplici. E’ difficoltoso sul palco suonare e spostarci sono tutto l’armamentario di costumi, luci e fuochi addosso, e sentiamo l’esigenza di tornare a occuparci più centralmente della musica.”

Che genere di musica ascolti? E quali sono state le vostre influenze?

“In realtà noi vogliamo cercare di creare un suono il più possibile personale, e quindi ascoltiamo pochissima musica, per non rischiare di essere influenzati o di copiare involontariamente idee altrui. Questo è venuto particolarmente facile anche perché quando eravamo giovani in Germania Est non c’era molta musica da ascoltare, solo quello che ci propinava il regime. Ma siamo molto orgogliosi e gelosi del nostro isolamento, per cercare di essere il più liberi possibile nella creatività.”

RAMMSTEIN – Concerto Milano 24/02/2005

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