Primal Fear: “Rulebreaker” – Intervista a Mat Sinner

Gli inossidabili Primal Fear continuano a non deludere! Il loro ultimo disco “Rulebreaker” si rivela infatti ancora una volta un brillante platter di solido heavy metal. A distanza di due anni dalla nostra precedente intervista, è ancora una volta il bassista Mat Sinner a parlarci dell’ultima fatica della band tedesca.

Ciao Mat! Potresti presentarci innanzitutto il vostro nuovo album “Rulebreaker”?

Per questo disco abbiamo lavorato per un anno in un studio diverso e utilizzato una nuova strategia: il nostro obiettivo era quello di raggiungere lo stesso grandioso risultato ottenuto con il precedente album “Delivering The Black”. Alla fine siamo stati davvero soddisfatti del risultato e a mio parere questo può essere considerato il miglior disco di sempre dei Primal Fear. So che ogni musicista dice sempre così, che l’ultimo album è il migliore! Ahahah! In questo caso, quanto meno, penso che abbiamo ottenuto la miglior produzione di sempre nella carriera della band.

Il titolo dell’album potrebbe trarre in inganno: “Rulebreaker” può far pensare a un disco sperimentale o fuori dalle regole, ma alla prova dei fatti abbiamo un platter di puro heavy metal. A cosa si riferisce dunque tale titolo?

Da quando i Primal Fear esistono, non abbiamo mai fatto esperimenti di alcun tipo perché abbiamo una determinata posizione e fan in ogni angolo del mondo: se ti trovi in questa situazione, e fai tour in giro per il mondo con la nostra costanza, ai concerti capisci cosa i tuoi fan vogliono davvero sentire, perché pagano per essere presenti ai tuoi show e avere il tuo nuovo album. Alla fine la cosa più importante è venire incontro ai desideri dei propri fan, piuttosto che lasciarli con dei punti interrogativi e in un limbo: è molto importante per una band come i Primal Fear agire in questo senso. Per quanto riguarda invece il titolo del disco, si riferisce al fatto che i Primal Fear sono una band che non ascolta nessuno, per esempio i politici, la religione o le etichette discografiche… chiunque! Noi siamo una band che va per la propria strada, fondamentalmente dei ribelli. Tanti testi delle nuove canzoni parlano del fatto che ci sono tantissimi problemi nel mondo, in Europa specialmente negli ultimi mesi abbiamo sofferto molto, quindi ora è più che mai importante che viviamo le nostre vite, crediamo nella nostra musica e non facciamo passi indietro per alcun motivo.

Nella band avete ora tre chitarre, dopo il ritorno di Tom Naumann: quali sono le tue sensazioni per il fatto di suonare di nuovo con lui?

Tom ha ricominciato a suonare con noi da circa due anni e mezzo, partecipando a ogni nostro live show. Magnus (Karlsson, chitarrista della band dal 2008, n.d.r.) è infatti ancora un ottimo amico, ma d’altra parte ha una grande famiglia ed è responsabile per i suoi bambini, perciò non poteva più imbarcarsi in lunghi tour. Cosa puoi fare a questo punto? Licenziare un grande amico? Certo che no!  Siamo tutte persone che stanno bene insieme e abbiamo cercato la migliore situazione possibile; Tom è stato un membro fondatore della band e un creatore del guitar sound dei Primal Fear: in passato abbiamo avuto problemi con lui, ma li abbiamo risolti, quindi è tornato e ora ci divertiamo molto insieme, perciò abbiamo cercato di ottenere da questa situazione la migliore configurazione possibile.

Parlando ora proprio di Magnus, qual è il suo contributo nel processo di song-writing della band?

Così come nel precedente album “Delivering The Black”, siamo io e lui che scriviamo la maggior parte della musica. Siamo un team e scriviamo per i Primal Fear, per il progetto Kiske/Somerville e per svariati altri artisti. Siamo molto in sintonia nel processo di scrittura perché circa lo stesso gusto per quanto riguarda le melodie.

Venendo al nuovo album, uno dei suoi migliori episodi è a mio parere “We Walk Without Fear”, che rappresenta una delle canzoni più lunghe all’interno della vostra produzione. Cosa mi puoi dire di questo brano?

E’ davvero la canzone più lunga che abbiamo mai scritto e anche quella che ha richiesto il maggior parte per lavorarci e per arrangiarla! Ahah! E’ stata un duro lavoro. In tutti gli ultimi album inseriamo delle tracce più lunghe e cerchiamo sempre di renderle interessanti e di migliorarle di volta in volta: siamo musicisti ambiziosi e vogliamo fare esperimenti come questi. Ora abbiamo tre chitarre e abbiamo bisogno di molto spazio per renderle interessanti, per inserire cambi di ritmo e di melodia: alla fine arrivare agli 11 minuti di questa canzone è stato molto impegnativo, lo è stato renderla una vera e propria storia che risultasse interessante per tutti. Se ascolti la canzone e guardi l’orologio ti dà la sensazione che sia più corta, non è noiosa. E’ stata una sfida complessa perché avevamo bisogno di molto più tempo rispetto a una traccia normale e anche le fasi di produzione, registrazione e mixaggio hanno richiesto molto impegno, è decisamente più facile concentrarsi su un pezzo di 4 minuti che su uno di 11! La sfida è stata dura, ma alla fine ognuno sorrideva ed era contento.

Un’altra traccia che mi ha impressionato è “The End Is Near”, che avete scelto non a caso come singolo apripista: come mi commenti invece questa canzone?

C’è una ragione per cui l’abbiamo scelta come primo singolo e primo videoclip: pensiamo infatti che questa canzone rappresenti molto bene l’album. E’ un mid-tempo che si basa su di un riff basico, ma che ha tanto carattere. Il miglioramento del suono che abbiamo ottenuto col nuovo album emerge davvero bene in questo brano, ti colpisce e ha tutta la potenza che volevamo esprimere con questo disco. Così ci siamo detti: “Ok! Questa è la traccia giusta per presentare la nostra nuova musica”. Penso inoltre che nel ritornello emerga molto bene il nostro marchio di fabbrica.

Una novità di “Rulebreaker” è l’arrivo di Francesco Jovino alla batteria: cosa puoi dirci del suo ingresso nella band, dell’abbandono del precedente batterista Randy Black e dell’intermezzo con Aquiles Priester?

Randy è stato nella band per dieci anni, ma ha avuto un problema con Ralf. Non so come sia la situazione in Italia, ma qua in Germania il tasso di divorzi è molto alto! Ahahah! Può succedere anche nelle band che due componenti che si trovano ad essere sempre in tour insieme finiscano per non piacersi a vicenda: non è una questione legata alla musica, si tratta di faccende personali. Così abbiamo dovuto trovare un nuovo batterista e all’inizio è arrivato Aquiles Priester dal Brasile, che è un musicista grandioso e desiderava davvero questo lavoro perché è un grande fan della band. All’inizio io mi sono subito chiesto se avrebbe funzionato, a causa della grande distanza tra noi; lui ci voleva davvero provare e ha fatto del suo meglio, ma alla fine in effetti non ha funzionato. Per me una band è simboleggiata da un gruppo di persone che suona insieme, che si trova nella stessa stanza per fare del rock: questa per me è una band! Qualunque altra cosa è un progetto. I Primal Fear sono invece una band, e alla fine ci siamo detti: “No! Quando è il momento di registrare, vogliamo un batterista che sia disponibile a venire con noi in sala prove, che suoni musica con noi, che si prepari ad andare in tour insieme a noi”. Quindi abbiamo pensato a Francesco, che conoscevamo dal tempo in cui siamo andati in tour con gli U.D.O. Lui è stato con loro per dieci anni e, nonostante la loro musica sia un po’ diversa dalla nostra, Francesco ha un ottimo feeling con i mid-tempo. Abbiamo allora tenuto uno show insieme, una sorta di prova che si è svolta in Italia nel periodo estivo: lui ha suonato davvero molto bene, si è dimostrato un tipo amichevole e noi ci siamo trovati benissimo con lui fin dall’inizio. Quindi abbiamo deciso di cambiare ancora una volta batterista prima di presentare il nostro nuovo studio album, e questa scelta ha rappresentato una decisione molto importante, cambiare batterista dopo le registrazioni avrebbe causato più problemi. Così Francesco è il nostro nuovo drummer, siamo molto felici con lui e lui ha fatto un lavoro grandioso sull’album.

Non è passato molto tempo tra “Rulebreaker” e “Delivering The Black”, vostro precedente disco uscito appena nel 2014. Come raffronti i due processi di scrittura e registrazione?

Abbiamo fatto un tour molto lungo per il precedente album e abbiamo scoperto ciò che i fan vogliono davvero da noi: questa è una cosa molto importante, ci ha permesso di avere un’ottima visione. Se suoni in strani posti in giro per il mondo, o anche in grandi città dove non passi spesso come Tokyo, Los Angeles, New York o San Paolo, è interessante vedere cosa i fan vogliono davvero sentire dai Primal Fear. Abbiamo quindi cominciato a scrivere nuove canzoni pensando a questa esperienza e avendo in mente il fatto che “Delivering The Black” è stato uno dei nostri album di maggior successo. Ci siamo detti: “come possiamo mettere insieme tutto ciò?”. Ce ne siamo usciti con i primi riff e le prime melodie del nuovo album e abbiamo pensato: “Bene, non sono così male! Continuiamo in questo modo”. Alla fine abbiamo provato a trovare un nuovo modo per produrre l’album. Con “Delivering The Black” abbiamo avuto per la prima volta Jacob Hansen dalla Danimarca a mixare l’album e ci siamo accorti che ci trovavamo molto bene insieme in studio. Questa volta il processo di registrazione è stato un po’ diverso e io penso che il nuovo album abbia qualcosa come il 10% in più di potenza in termini di suono rispetto al precedente, che ci sia stato un miglioramento nella produzione e che abbiamo fatto qualcosa di giusto!

Avete già pianficato un tour europeo e ci saranno speranze di vedervi in Italia?

Il problema con l’Italia è il fatto che non abbiamo ancora avuto offerte per portare da voi il pacchetto completo. Cominceremo a febbraio con un tour europeo, quindi io farà un tour che faccio ogni anno che si chiama “Rock Meets Classic”, un progetto con un’orchestra che si svolgerà tra marzo e aprile; proseguiremo poi con sei settimane negli Stati Uniti e in Canada, per andare al termine in Giappone e  in Australia e partecipare anche ad alcuni festival estivi. A settembre gireremo per sei o sette paesi del Sud America e a ottobre e novembre faremo infine un altro po’ di concerti in Europa. Sto ancora aspettando che qualcuno in Italia ci dia la chance di portare da voi il nostro nuovo show; nella tranche europea abbiamo costi un po’ elevati perché siamo in tre band, andiamo in tour coi Brainstorm e con gli Striker dal Canada: tutto questo costa un po’ di più e non possiamo suonare per nulla! Se le persone in Australia hanno soldi per pagarci, penso che sia possibile anche per i promoter in Italia presentare il nostro show lì da voi! Eheh! Vedremo! In ogni caso, penso che ogni estate partecipiamo a un festival in Italia, perciò spero che questo si verificherà anche questa volta: le persone riconosceranno la qualità del nostro nuovo album, ci verrà fatta un’offerta per venire.

Un’ultimissima domanda: per caso stai anche lavorando al progetto della tua band solista Sinner?

Oh, sì! Proprio il momento prima che iniziassimo l’intervista stavo cantando per alcune canzoni demo. Ho tante canzoni finite da registrare, ma prima devo concludere il tour coi Primal Fear nella prima parte dell’anno. In estate entrerò poi in studio per registrare il nuovo album dei Sinner: possiamo aspettarci qualcosa per la fin del 2016.

Se vuoi infine concludere con un messaggio per i tuoi fan italiani…

I fan italiani sono sempre stati grandiosi coi Primal Fear e dovrebbero ascoltare “Rulebreaker” che, noi pensiamo, è il nostro miglior disco di sempre!

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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