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Afterworld: “Powermelodici e ‘connessi'” – Intervista a Ville Koskela

La Scandinavia continua a sfornare nuovi gruppi con una regolarità impressionante. Anche se non si può certo gridare al capolavoro per ogni album proveniente da quella zona geografica, il livello tecnico esecutivo è in media piuttosto consistente. Gli Afterworld non fanno eccezione: il loro power melodico non sconvolgerà le pagine della storia, ma ‘Connecting Animals’ (secondo album per la band) si lascia ascoltare con piacere. Ville Koskela, chitarrista e ‘portavoce’, ci ha raccontato quanto segue…

Prima di tutto, potresti raccontare brevemente ai nostri lettori la storia della tua band? Anche se il vostro album di debutto è uscito solo l’anno scorso, so che siete insieme da diverso tempo…

La band si è formata nel 1993, ma Jani (Outinen, il batterista) e io siamo in formazione dall’autunno del 1995, periodo in cui iniziammo a scrivere le prime nostre canzoni con l’intento di approntare un demo-tape nei mesi successivi. Un paio d’anni dopo abbiamo firmato un contratto con la MasterVox, un’etichetta finlandese, e abbiamo iniziato la pre-produzione di quello che è poi diventato il nostro primo album, ‘Dark Side Of Mind’, pubblicato in Finlandia nella primavera del 1998. A quel punto ci siamo messi alla ricerca di un contratto a livello mondiale: si sono presentate due opportunità, e alla fine la scelta è caduta sulla Noise, che ha rilasciato l’album su tutto il territorio europeo l’estate scorsa.

Di certo non vi piace perdere tempo! Il vostro nuovo cd è fuori a distanza di soli dodici mesi dal precedente: tutto il nuovo materiale è stato composto in quest’ultimo periodo?

Si, ma in effetti ‘Dark Side Of Mind’ è stato completato nel 1998, dunque abbiamo avuto un po’ più di tempo di quello che potrebbe sembrare…

Come descriveresti l’evoluzione del tuo gruppo in questi due anni?

Penso che ‘Connecting Animals’ sia arrangiato meglio, è più compatto e solido.

Nelle note del booklet c’è scritto che siete stati in studio per quasi un anno, un sacco di tempo per una band agli inizi!

Le registrazioni sono inziate la scorsa primavera con la stesura delle parti vocali e delle chitarre, ma ovviamente non siamo stati in studio per dei mesi di fila. Ci sono state un sacco di interruzioni…

Tu hai uno studio personale? Una parte delle registrazioni è avvenuta presso la ‘Koskela Mansion’, che immagino essere casa tua…

Si, i miei vivono vicino allo studio e nella loro proprietà c’è un edificio nel quale proviamo e nel quale abbiamo anche registrato alcune parti di batteria.

La batteria è ‘triggerata’?

Si, sono stati utilizzati anche dei trigger, ma non so dirti se in tutto l’album o solo in alcuni casi.

A proposito di tecnologia: cosa pensi dell’utilizzo dell’elettronica sia nel campo della registrazione che in quelli della composizione ed esecuzione vere e proprie?

Personalmente non facciamo uso di sequencer: tutto è realmente suonato dai membri della band, in studio, mentre dal vivo impieghermo un tastierista-session, proprio per evitare l’uso di nastri o mini-disc. Per quanto riguarda le tecniche di registrazione il discorso cambia, in quanto il digitale ha un sacco di vantaggi e rende le cose molto più semplici rispetto al passato.

Hai accennato alle tastiere e questo strumento riveste un ruolo importante nei vostri arrangiamenti: avete intenzione di ampliare lo spazio ad esse riservato?

Non credo, penso che adesso abbiano già il giusto spazio. In ogni caso, se il nuovo tastierista vorrà provare nuovi suoni e soluzioni noi siamo pronti a prenderle in considerazione senza pregiudizi.

Sicuramente la vostra proposta è inquadrabile nel filone del power metal melodico, ma mi sembra che si possano ravvisare anche elementi hard rock, in particolare nell’approccio molto orientato alla forma canzone: sei d’accordo?

Finora nessuno mi aveva fatto notare una cosa del genere. Non ci definirei un gruppo hard rock…

Io mi riferisco all’hard scandinavo, caratterizzato da una certa pomposità nei suoni di tastiere…

Forse hai ragione, in quel senso… Però ho appena finito di parlare con un giornalista che ci ha paragonati ad alcune power metal band americane! (ride.nda) L’elemento tastieristico si è evoluto naturalmente, senza una diretta volontà di rifarsi a qualche artista in particolare.

Un altro elemento distintivo sono le vostre linee vocali ed il timbro del cantante: non usate per nulla le classiche melodie gioiose ed acutissime…

E’ vero! Ci sono così tanti gruppi con cantanti di quel tipo… E’ una cosa positiva che il nostro vocalist si distingua grazie ad un approccio più ruvido e potente.

Qual è il vostro background musicale? Quali artisti ti hanno influenzato maggiormente?

Io sono da sempre un grandissimo fan degli Iron Maiden, ma mi piacciono anche artisti come Dio e Sentenced. Mika (Kuokkanen, il cantante) adora Ozzy e i Black Sabbath.

Avete una preparazione accademica, come strumentisti?

No. Io ho preso qualche lezione di chitarra, Mika ha cantato in un coro, ma di base siamo tutti autodidatti.

I vostri testi sono piuttosto oscuri, a volte pessimisti. Siete davvero così negativi nei confronti della vita e dell’umanità?

In un certo senso hai ragione, ma se confronti i nuovi testi con quelli di ‘Dark Side Of Mind’ vedrai che ora siamo meno oscuri: pensa ad un titolo come ‘Second Chance’… E’ comunque più facile comporre quando si è arrabbiati o depressi, è un modo per sfogarsi.

Come componete i vostri pezzi?

In genere è Petri (Saasko, l’altro chitarrista) a scrivere la maggior parte dei riff, dopodichè me li fa ascoltare e cominciamo a lavorarci in sala prove, completando la canzone con gli altri strumenti.

Il mercato discografico al giorno d’oggi è molto affollato: quali elementi sono indispensabili per emergere, secondo te?

Il mercato è davvero affollato: in primo luogo è necessario un buon contratto con una grossa casa discografica che creda nella tua musica e sia in grado di promuoverla al meglio. A quel punto ci vuole semplicemente fortuna. Ci sono così tanti ottimi gruppi che non trovano un contratto…

Quali obbiettivi avete cercato di raggiungere con ‘Connecting Animals’?

Volevamo migliorare come musicisti e compositori, approntando canzoni più; compatte e strutturate. Sapevamo di poter progredire rispetto al debutto e volevamo fare del nostro meglio.

Cosa intendete con il titolo dell’album? Chi o cosa ‘collega gli animali’, cosa succede quando gli animali sono connessi?

Ehi, non devi cercare significati così profondi! (ride) In effetti il titolo è saltato fuori quasi per gioco una sera in studio: eravamo molto stanchi e stavamo guardando la televisone, quando qualcuno di noi si è messo a scherzare su di uno spot di telefoni cellulari che ha come slogan ‘connettiamo le persone’. Jani se ne è saltato fuori dicendo "e cos’altro dovrebbero collegare se non le persone? Gli animali?!". La battuta ci è piaciuta ed è diventata il titolo dell’album!

Tu sei Finlandese e la tua nazione è nota in tutto il mondo per l’elevato livello tecnologico: è qualcosa che influenza la vostra musica?

Si, in Finlandia ci sono moltissime aziende high-tech, la città in cui vivo ne ospita diverse, ma non credo che la cosa influenzi più di tanto la nostra musica.

Parliamo delle vostre copertine: nel primo album la cover aveva un aspetto aggressivo e fantascientifico, nel secondo lo stesso soggetto di base è ambientato in un contesto tribale e minaccioso: è un modo di evidenziare sfiducia sia nel passato che nel futuro?

Qualcosa del genere… abbiamo anche cercato di mantenere una certa continuità tra le due copertine, affidando l’artwork alla stessa persona che si era occupata del primo lavoro.

C’è una canzone in particolare che consiglieresti a chi volesse avvicinarsi alla tua band?

Ci sono un paio di canzoni che definisco ‘a base di doppia cassa’: ‘Tell Me Why’ è secondo me la migliore dell’album, seguita a breve da ‘Second Chance’. Come primo ascolto consiglierei però ‘Promises’ che è di sicuro la più accattivante ed orecchiabile.

Avete già organizzato un tour di supporto all’album?

Stiamo cercando di organizzare un tour, lo desideriamo moltissimo. Non abbiamo suonato live dopo la pubblicazione del debutto, ma questa volta dovremmo riuscirci, partendo come gruppo di supporto di un artista più famoso. Probabilmente già prima di Natale saremo in giro per l’Europa.

La Finlandia sembra avere una fiorente scena hard&heavy. Gli H.I.M. stanno riscuotendo un enorme successo in tutto il vecchio continente, ad esempio. Pensi che tutto questo possa spianare la strada verso il successo mainstream anche per altre band finlandesi?

Sicuramente si tratta di un fattore positivo che gente come H.I.M., Sentenced e Stratovarius sia così popolare, perché il loro successo aiuta a renedere il pubblico più ricettivo nei confronti dei nuovo gruppi finlandesi.

C’è collaborazione fra i vari gruppi? Si può parlare di una ‘scena’?

Noi siamo un po’ isolati dagli altri. Conosco Ville dei Sentenced e siamo buoni amici, Vesa Ranta ha realizzato le foto per il nostro booklet, ma personalmente non frequento altri musicisti affermati. Non posso quindi parlare di una scena vera e propria, anche se sarebbe bello poter creare un maggiore spirito di collaborazione fra i gruppi.

C’è qualcosa che vorresti dire al pubblico italiano per concludere l’intervista?

Spero di venire a suonare da voi al più presto: ci vediamo in tour!!!!

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