Planethard: “No Deal” – Intervista con Marco Sivo e Marco D’Andrea

A pochi giorni di distanza dall’uscita del loro secondo lavoro “No Deal“, abbiamo il piacere di ascoltare, tramite la voce di Marco Sivo e Marco D’Andrea, rispettivamente voce e chitarra, come stanno andando le cose per i milanesi Planethard

Sono trascorsi oltre quattro anni dalla pubblicazione di “Crashed On Planethard”; che cosa avete fatto musicalmente parlando in questo periodo? Ritenete che sia passato “troppo”tempo tra una pubblicazione e l’altra?

”Marco D’Andrea: “Ciao Anna, di tempo ne è trascorso, ma ti assicuro che non siamo mai stati con le mani in mano, abbiamo lavorato sul materiale nuovo e mentre su “Crashed on Planethard”, il nostro primo disco, i principali compositori ed autori eravamo io e Marco Sivo, in “No Deal” c’è stato un lavoro di squadra da parte di tutti. Abbiamo lavorato sul suono, sulle tonalità che meglio si sposavano con la voce di Marco, sugli effetti da utilizzare. Come avrai sentito, in “No Deal” c’è una evoluzione del sound e della composizione. Le sonorità di questo secondo lavoro sono più ricercate e se vogliamo anche più aggressive, a partire dalle chitarre dove c’è stato un grosso lavoro di ricerca sul suono, infatti ora uso la testata Peavey 6534+ che si abbina perfettamente con il nostro sound, chitarre Paul Reed Smith e Loud Guitars e corde D’Addario talmente grosse come scalatura, che ti danno quel suono così corposo che senti nel disco. Abbiamo lasciato da parte le sonorità allegre presenti nel primo disco e ovviamente l’evoluzione del gruppo ci ha fatto approdare a “No Deal”, del quale sono completamente soddisfatto e spero che questo secondo nostro disco riesca a catturare ogni ascoltatore a partire dalla prima nota. Abbiamo anche tra l’altro, per cercare il suono migliore dal vivo, fatto un periodo con un session man in aggiunta alla chitarra, per meglio proporre le canzoni al pubblico; i Planethard sono in 4: Marco Sivo alla voce, Stefano Arrigoni alla batteria, Alessandro Furia al basso ed io alle chitarre. Potrà capitare di vedere la band in una formazione a 5, ma solo dal vivo per poter sfruttare al meglio tutti gli arrangiamenti fatti in registrazione”.

 

La prima cosa che si nota facendo un confronto con il vostro primo lavoro è un certo appesantimento delle sonorità: sono ad esempio sparite del tutto le ballad (a parte forse ‘To Tame Myself’, che però non mi sentirei di classificare proprio come ballad). Siete diventati più cattivi e disincantati?

Marco Sivo: “Non pensiamo di essere diventati cattivi, sicuramente oggi vediamo le cose in modo molto più maturo, più reale, dato che dal primo lavoro a questo attuale sono successe moltissime cose, sia personalmente ad ognuno di noi, che come band e semplicemente diciamo che ci siamo sfogati un po’ sia a livello musicale, appesantendo le composizioni anche a livello tematico; con il passare degli anni, degli avvenimenti, delle “vittorie”, delle delusioni e di tanti altri fattori, come dicevo prima, è avvenuto in modo molto naturale questo cambio di sonorità. Come già detto da Marco, abbiamo lavorato molto, e tutti insieme, sul nuovo sound e sui temi delle canzoni, meno allegrotte e spensierate, più reali e vissute: sì, in effetti un pochino ci siamo incattiviti! Riguardo la presenza o meno di ballad, beh, “To Tame Myself” è in questo contesto la ballad, se così la si vuol chiamare, poco cambia, noi la chiamiamo semplicemente canzone, canzone che si sposa perfettamente, secondo noi, con il resto del disco, sicuramente non l’abbiamo scritta apposta perché mancava una ballad”.

Anche le tematiche trattate sembrano guardare al mondo tenendo in considerazione più gli aspetti negativi che quelli positivi. Penso a titoli come “Mass Extermination”, “Nothing For Free” o “Empty Book Of Friends”, che non sembra abbiano molto in comune con “Unchain My Heart” o “Fairy Tale”, tratti da “Crashed…”. Confermi questa impressione?

Marco Sivo: “Si certo, confermo! Confermo che nessun testo ha a che fare con i temi di “Crashed…” eccezion fatta, forse, per “Until Tomorrow Comes” che è la canzone che più si avvicina, sia per tematica, che per sonorità, al disco precedente. In “No Deal”, guardiamo il mondo in modo reale, raccontiamo, a volte secondo il nostro punto di vista, altre volte per quello che realmente sono i fatti, molte cose, non vogliamo fare polemica o politica, semplicemente abbiamo trattato diversi argomenti, tutti attuali e non. C’e’ il brano che parla dei social network, (“Empty Book Of Friends”) in maniera anche ironica, il brano che parla delle droghe, (“No Reason To Lie”) in modo riflessivo, il brano che parla di fede religiosa, (“Wings In Vain”) non in modo polemico, il brano che parla di corruzione, di potenti e di potere (“This World”) con un messaggio quasi di speranza, il brano che parla di abusi sessuali (“Abuse”), qui in modo molto cattivo, lo ammetto (in questo brano è presente Masha Mysmane, la cantante degli Exilia, nostra amica, alla quale ho chiesto di partecipare, per rendere il brano, e il testo, ancora più  forti a livello di significato). Insomma, c’è di tutto un po’!”

Nel vostro curriculum musicale figurano, tra le altre cose, varie esibizioni come opener per gruppi come Europe, Y&T e Backyard Babies. Ci sono state esperienze live che vi sono rimaste maggiormente impresse rispetto ad altre, e perché?

Marco D’Andrea: “Abbiamo avuto la possibilità di poter suonare per gli artisti che hai citato ma anche con altri come Richie Kotzen, House of Lords e White Lion. L’esperienza che più mi è rimasta impressa è sicuramente il live di supporto agli Europe all’Alcatraz di Milano nel 2007, nessuno di noi si aspettava di riuscire a raggiungere quel traguardo e sopratutto una risposta così positiva da parte di tutto il pubblico presente quella sera; E’ stata una serata memorabile, abbiamo dato il massimo tant’è che i video presenti sul nostro  you tube (http://www.youtube.com/user/PlanethardTube) lo attestano”.

Avete avuto anche il privilegio di esibirvi al Gods Of Metal. Quanto può essere importante per una band italiana una situazione di questo tipo? Che ne pensate della attuale definizione di gruppi per l’edizione 2012 del festival?

Marco D’Andrea: “Il Gods Of Metal in Italia ormai è l’evento di culto del settore e riuscire ad apparire nel bill di questo festival è davvero un bel traguardo da raggiungere, andiamo fieri di questo nostra esibizione, abbiamo messo a ferro e fuoco letteralmente il palco. Personalmente per me è un sogno nel cassetto che si è realizzato, sin da piccolo sognavo di suonarci e quindi è vero che se lotti con tutte le tue forze, credi in te stesso, e ti fai in quattro, i sogni prima o poi si realizzano! Ovviamente mi auspico di raggiungere traguardi più alti con “No Deal” e perché no, magari un giorno ci troverai ancora nel bill del Gods of Metal. Il nostro manager Andrea Bariselli ci sta trovando degli ingaggi interessanti, ma al momento non mi è concesso entrare nello specifico, comunque sul nostro sito internet www.planethard.net metteremo tutte le news future. Andrea Bariselli insieme a RNC Music/Orion’s Belt hanno avuto un ruolo chiave per la realizzazione di “No Deal”. Per l’edizione del 2012 ho visto che ci sono molte band interessanti, Slash con Myles Kennedy, il giorno prima i Guns’n Roses, addirittura i Black Sabbath (non proprio… ndr)!!! Direi che la Live Nation, come ogni anno cerca di superarsi e devo dire che per questa edizione al momento ci sta decisamente riuscendo”.

Come mai avete scelto un brano di Prince come cover da contenere nel disco?

Marco Sivo: “Cercavamo una cover da inserire nell’album, sono state decine e decine di proposte da parte di tutti noi (dalle canzoni più conosciute alle meno conosciute), ma non eravamo mai totalmente convinti. Una notte, mentre cercavo di prendere sonno, stavo riascoltando un mix di brani di Prince, fu il turno di “Sign Of The Times” (che conoscevo già da ragazzino), finita la canzone ho scritto una mail a tutti: “Ragazzi, ho la cover!” l’idea di rifarla è piaciuta a tutti subito (fortunatamente) e la mattina dopo, Marco (chitarrista) aveva già mandato una prima idea di come si poteva ri-arrangiare il brano in questione! La sera, alle prove l’abbiamo preparata e suonata! Abbiamo fatto la scelta giusta? Boh, chi lo sa…vedremo. Sicuramente non è stata una scelta “commerciale”, anche perché il “Maestro” Prince è tutto tranne che commerciale, a noi piace molto la nostra versione, e stiamo notando che anche dal vivo piace molto al pubblico. Ora aspettiamo che Prince, se mai ascolterà la nostra versione, ci mandi a quel paese, o nella peggiore delle ipotesi, ci quereli, sapendo più o meno il tipo di personaggio che è!”

All’uscita dell’album si accompagna il video di ‘Ride Away’, che è anche leggermente diversa dalla versione su disco. Di che cosa parla il video, oltre a mostrarvi impegnati a suonare?

Marco D’Andrea: “E’ sul finale della canzone che abbiamo aggiunto il ritornello con chitarra acustica e voce, giusto per accompagnare i titoli di coda, per il resto è tale e quale all’album, tra l’altro questo è il mio brano preferito. Non voglio dirti esattamente il significato che io attribuisco al video, perché secondo me è giusto che ognuno gli dia la propria interpretazione personale; Ti posso però dire che la canzone e quindi il video sono dedicati ad un nostri amico che è scomparso tempo fa e gli abbiamo voluto rendere omaggio. Invito tutti a guardarlo sul nostro canale you tube”.

All’epoca della nostra prima intervista, vi avevo chiesto, considerato che era un buon momento per l’hard rock, se non temevate che i grandi ritorni di band del passato potessero offuscare le realtà nascenti. Sono passati alcuni anni, e forse per l’hard rock non è più un buon momento. Quali sono i vostri valori aggiunti, le marce in più che, in quanto Planethard, potete offrire al pubblico, sia in Italia che all’estero?

Marco Sivo: “Ah, non è un buon momento per l’hard rock? Non ce ne siamo accorti, comunque  ecco perché abbiamo cambiato genere! No, scherzi a parte, il nostro valore aggiunto, le marce in più, non dovremmo essere noi a dirlo, non vogliamo certo peccare di presunzione! Di certo posso continuamente invitare più persone possibili a venire a vedere Planethard dal vivo, in concerto si cattura la vera essenza di una band, e noi non vediamo l’ora di far ascoltare live “No Deal”, sia in Italia, che all’estero!”

Marco D’Andrea: “Mi intrometto in quest’ultima domanda per ringraziare te per l’intervista,  tutti i nostri fan che ci supportano e per ringraziare i nostri sponsor/endorser che ci sostengono nelle attività Planethard:Paul Reed Smith & Eko Music Group, Peavey Italia, D’Addario, Evans, Bode srl, Pro Mark, Loud Guitars, Vinteck, Shure, Gema service, Energie Centro Medico, Suona.net di Monza, Promotion Italia, Il Punto D’Oro, Nuova Safem”.

Marco Sivo: “Concludo ringraziandoti anche io, Anna, per questa intervista, tutti i lettori di Metallus, tutti i nostri sostenitori, tutti gli sponsor/endorser Planethard, chi ci conosce, e chi ancora no, per il momento: veniteci a trovare su  Hyperlink: http://www.planethard.net/. Vi aspettiamo on stage!”

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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