Planethard: “Now” – Intervista a Stefano Arrigoni ed Alex Furia

Il backstage dell’Alcatraz, a Milano, è un dedalo di corridoi color acciaio in cui ci inoltriamo debitamente scortati. I Gotthard sono in procinto di iniziare la loro seconda data italiana per il tour europeo, e a supporto sono stati richiamati i milanesi Planethard. Sono molti gli spunti di conversazione con loro, a cominciare dall’uscita del nuovo album, Now” (la recensione), e dal cambio di cantante, con l’arrivo di Davide Merletto. Ci informano di tutto questo e di molto altro Stefano Arrigoni ed Alex Furia, rispettivamente batterista e bassista della band.

(Stefano) E’ il terzo supporto che facciamo ai Gotthard, con i quali ormai abbiamo stretto un rapporto di amicizia. La prima data (a Roma, ndr) è andata molto bene. Il locale è più piccolo rispetto all’Alcatraz, non c’era tutta la gente che ci aspettavamo e non ci sarà sicuramente stasera a Milano, però è andata bene:l’acustica era buona, il pubblico reagiva molto bene, quindi siamo soddisfatti dalla data di ieri. Questa sera ci aspettiamo sicuramente più gente.

(Alex) Bisogna anche considerare che era la data zero del nostro nuovo cantante, che ha retto benissimo.

(Stefano) Noi eravamo abbastanza concitati e molto eccitati da questa data zero perché, come prima data con un nuovo cantante, che ti stravolge praticamente tutto, fare una data di supporto ai Gotthard, non è semplice.

(Alex) Tieni anche conto che questo signore qua (indicando Stefano), a 24 ore dalla partenza per Roma, ha pensato bene di rompersi quasi un alluce con un tubo e di farsi venire la febbre a 40 con vomito. L’abbiamo praticamente caricato sul tour bus con la barella e per 8 ore non ha fiatato! Infatti io volevo sottolineare che oggi Steve è veramente l’eroe di questo tour, perché ha fatto in modo che tutto ci fosse, ha giocato duro, come dice il brano “Play Harder” (risate, ndr)!

La novità principale per questo album è sicuramente l’ingresso nella band di Davide Merletto, il vostro nuovo cantante. Quali sono state le sue esperienze musicali prima di approdare ai Planethard?

(Alex) Fino a cinque anni fa Davide aveva un progetto suo, che si chiamava Dedalus, con cui ha scritto due album. poi la band si è sciolta e la sua ultima esperienza è stata quella dei musical, ha interpretato in particolare “Jesus Christ Superstar”, infatti le sue performance erano molto “teatrali” e poi le ha perfezionate con una preparazioni specifica. Noi siamo stati attratti soprattutto da questa cosa, quando abbiamo iniziato a cercare la nuova voce di Planethard, ci ha colpito molto e gli abbiamo dato fiducia. L’album che ha registrato ne è la prova, siamo molto soddisfatti.

Quindi non lo conoscevate già?

(Stefano) No, l’abbiamo trovato tramite le audizioni.

(Alex) Tra le 80 proposte che ci sono arrivate, abbiamo scelto lui.

Il fatto di avere un nuovo cantante ha quindi cambiato qualcosa nelle vostre esecuzioni live?

(Stefano) No, Davide si è calato molto bene nella parte e non ha  portato molto della sua esperienza teatrale in questa fase artistica. Si vede più che altro nel video di “Play Harder”, in cui si vede che ha molta teatralità, ma dal vivo è più concentrato sulla sua performance e sul fatto di dover cantare.

(Alex) Inoltre siamo qua per fare da spalla, non vogliamo rubare spazio a Gotthard e ci concentreremo sul fatto di proporre bene le nostre canzoni e faremo un live abbastanza spedito.

Davide è intervenuto in qualche modo sul processo di scrittura dei brani nuovi?

(Stefano) Sì, diciamo che musicalmente i brani erano già stati preparati da Marco D’Andrea, che è il principale compositore della band (e il chitarrista, ndr), ma poi Davide ha messo molto di suo nel cantato, ha dato una mano per i testi e anche in generale per la produzione, quindi c’è la sua impronta su tutto l’album.

Dato che siamo entrati in argomento, volete dare qualche impressione in generale su “Now”, il vostro nuovo album, uscito per Scarlet Records?

(Alex) Per capire in pieno “Now”, bisognerebbe prima di tutto avere ascoltato i due dischi precedenti, perché con “Now” noi fondiamo il genere degli anni ’80 e ’90 con una modernità e un contrasto tra la voce di Davide, che è molto fresca, molto squillante, e le nuove sonorità che noi abbiamo cercato e abbiamo trovato. Poi, grazie anche a Matteo Magni, il nostro produttore, siano riusciti veramente a trovare quello che cercavamo.

(Stefano) Un ascoltatore che si approccia a “Now”, anche come primo album dei Planethard che ascolta, capisce subito che è comunque un album molto moderno, con richiami agli anni ’80 e ’90, quindi riesce a gustarsi la melodia di quegli anni e la modernità dei suoni e della produzione. La produzione in particolare è tecnicamente riuscita molto bene: non è troppo compressa, è una produzione molto aperta, non estrema, ed è una via di mezzo che sicuramente molti apprezzeranno.

(Alex) Alcuni ascoltatori, che hanno già preso il disco e mi hanno riferito le loro impressioni, mi hanno detto che fino al decimo ascolto si continua a scoprire qualcosa di nuovo. Questo significa che l’album non è stagnante, è molto variegato, sebbene alcuni brani possano sembrare simili l’uno con l’altro. In realtà ci sono tantissime sfumature che rendono piacevole l’ascolto, perché ti fanno scoprire sempre qualcosa di nuovo.

Quali direste che sono i brani più particolari in questo senso?

(Alex) Il primo che mi viene in mente è “15’ Of Fame”, che è un brano strumentalmente molto particolare, articolato, più complesso degli altri dal punto di vista ritmico e melodico. Poi ci sono quelli più “classici”, la ballad, che è “Don’t Say Goodbye”, il brano acustico, altri classici più sullo stile di “No Deal”, come ”The One” e “Play Harder”. Poi ci sono brani nuovi, che forse i Planethard non hanno mai pubblicato fino ad ora, che possono essere “Neverfailing Superstar”, che è abbastanza nuovo nelle sonorità e fa vedere l’influenza che ha avuto Davide nella produzione del disco. E’ un brano particolare anche “Fight It Out”, che ha delle sonorità arabeggianti e dei richiami un po’ strani, che però alla fine confluiscono sempre in quello che è uno dei nostri pilastri, delle nostre fondamenta, che è la melodia.

Che cosa potete dire invece per quanto riguarda i testi?

(Alex) L’autore dei testi l’abbiamo qua di fianco (si fa riferimento a Marco D’Andrea, che nel frattempo è in camerino impegnato in un’altra intervista insieme a Davide, ndr), il primo autore. Davide ha dato un contributo a sua volta perché deve cantare, poi insieme abbiamo elaborato tutto. I testi seguono il filone di “No Deal”, sono abbastanza riflessivi e hanno sempre un fondo di contrapposizione bene / male, positivo / negativo, una cosa che accomuna un po’ tutti i testi dell’album.

(Stefano) Prendiamo “15’ Of Fane”: è chiaramente un riferimento polemico ai talent show, che vanno a rovinare, a snaturare quello che è un artista.

(Alex) Anche “Play Harder”, che è il brano del nostro primo video, è un pezzo che incita le persone a giocare sempre più duro. Ci sono le difficoltà, gioca più duro, tu mi metti in difficoltà, io gioco ancora più duro, quindi hanno sempre un’accezione positiva, anche se all’inizio sembrano cupi; le storie che raccontiamo parlano di come uscire dalla situazione, magari un po’ negativa.

Questa contrapposizione tra positivo e negativo, con il primo che vince sul secondo, è poi è un tratto che vi ha sempre contraddistinto. Basta pensare ai testi di “Crashing On Planet Hard” (primo album pubblicato dalla band e uscito nel 2007, ndr), il primo titolo che mi viene in mente è “Looking For A Light” (che era la bonus track della versione americana delll’album), è un filo conduttore che c’è sempre stato.

 (Alex) Certo, brava.

 Cosa fate invece tra di voi al di fuori dello studio di registrazione?

(Stefano) Quando stiamo insieme ci divertiamo sempre tantissimo, ci facciamo scherzi di ogni tipo e riusciamo a coinvolgere anche gli altri, come Davide, il ragazzo che c’è qua, che è il chitarrista che ci aiuta durante i live, o Simone, il nostro fonico, viene coinvolto in qualsiasi tipo di scherzi, dallo spruzzarci l’acqua in faccia e tutto il resto! Purtroppo facciamo fatica a vederci insieme perché Davide è di Genova, quindi organizzarci per vederci diventa più complicato rispetto a prima. Quando facciamo le prove a Milano, infatti, Davide rimane a dormire a casa di qualcuno di noi ed è ormai diventato il nomade dei Planethard.

Da quanto tempo vi conoscete, almeno voi tre che costituite il nucleo storico della band?

(Stefano) Tutti e tre da almeno dodici anni. Io conosco Dandy (Marco D’Andrea) da molto di più, credo da sedici, diciassette anni, perché quando andavamo a scuola ci frequentavamo, dato che all’epoca chi ascoltava metal si contava sulla punta delle dita, quindi ci conoscevamo tutti.

(Alex) Io invece sono stato pescato dentro una sala prove, tramite Dandy che mi ha chiesto di prendere parte a un progetto che avrà futuro, abbiamo iniziato a fare cover insieme, poi abbiamo registrato il primo singolo e da lì siamo partiti. In realtà io ho uno spirito quasi “lupesco”, nel senso che se mi lego ad una persona o ad una situazione, do fedeltà fino a quando non succeda qualcosa di veramente grosso.

Avete dei modelli ispiratori come musicisti?

(Stefano) Per quanto mi riguarda, io mi ispiro a qualsiasi persona suoni bene. Ultimamente, per esempio, mi piace Federico Paulovich dei Destrage, Walter Calloni, qualsiasi persona da cui riesca ad assorbire qualcosa che mi impressiona; poi chiaramente tutti i big, perché qualsiasi big ha qualcosa da darti. Non mi ispiro musicalmente a nessuno, cerco di assorbire tutte le emozioni che mi danno i singoli musicisti.

(Alex) Lo stesso per me: sarebbe banale dire che mi ispiro ai grandi bassisti. Io sono molto riconoscente a tutte le persone che hanno contribuito ad aiutarmi, a perfezionare il mio strumento, da Marco Albanese allo stesso Marco D’Andrea e a tutti quelli che mi hanno sempre aiutato. Il resto lo si vede sul palco.

Per concludere, volete aggiungere qualcosa?

(Stefano) Ringraziamo tutti quelli che ci seguono sui social, che ormai sono diventati il mezzo di comunicazione numero uno; vi invitiamo ad andarci a visitare, anche senza mettere il “mi piace” su Facebook, per ascoltare tutti i brani, che probabilmente invoglieranno qualcuno ad ascoltare il disco. Ci farebbe piacere, dato che l’investimento che mettiamo è davvero tanto e vorremmo che le nostre emozioni venissero divulgate in giro.

(Alex) Io vorrei dire una cosa a tutti i lettori e gli appassionati di musica: gli album comprateli! Comprateli da band come noi, perché è sano, è più genuino. Scaricare è troppo semplice. Scaricate quelli dei big.

(Stefano)Una curiosità: quindici minuti dopo che l’album era in commercio, era già sui torrent.

 

Planethard_Alex Furia_Stefano Arrigoni_Anna Minguzzi

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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