Fire Trails: Intervista a Pino Scotto e Larsen Premoli

Allora Pino, per prima cosa ti chiederei di presentare ai nostri lettori ‘Third Moon’, la nuova fatica targata Fire Trails. Come descriveresti il disco?

Pino: “La sola parola che io userei per descrivere questo disco, uscito in questo particolare momento della mia vita, è “magia”, è capitato tutto come una magia. Il fatto di aver incontrato un ottimo produttore con cui lavorare, il fatto di aver messo insieme una line-up finalmente definitiva, o meglio “quasi-definitiva” e poi, il modo in cui sono stati scritti i pezzi che vanno a comporre il concept dell’album. Il concept deriva da un sogno che io facevo da bambino. Era un sogno ricorrente, continuavo a vedere queste tre lune e ricordo che non mi affascinavano particolarmente, ma nemmeno mi spaventavano, mi sembrava una cosa del tutto normale. Poi ho smesso di fare quel sogno, finché l’anno scorso, dopo secoli, mi è capitato di cominciare a sognare ancora le tre lune. E quando abbiamo lavorato ai testi per il concept, ho pensato di fare riferimento a questo. Le tre lune non rappresentano altro che il cammino dell’uomo: il bambino, l’adulto e il vecchio. I testi si sviluppano attraverso dei discorsi piuttosto profondi, parliamo del sociale, arriviamo a toccare addirittura la politica, parliamo anche di religioni.”

A mio giudizio il nuovo album è veramente molto vario, oltre alla sua matrice hard rock presenta numerosi risvolti epici e addirittura qualche inflessione progressive, merito in particolare delle tastiere di Larsen. Sei d’accordo?

Pino: “Sono d’accordo anche perché Larsen, essendo giovanissimo, ‘sto disgraziato, è molto più affascinato di noi da queste sonorità moderne, da questi gruppi come possono essere i Dream Theater. Ha dato veramente un grosso apporto con questo tipo di sound. Però è importante dire che quando io e Stefano (alias Steve Angarthal, chitarrista della band, n.d.a.) ci siamo trovati per scrivere i pezzi non è stato calcolato niente, non ci siamo fatti i conti in tasca. Lui portava un riff, io una melodia e andavamo avanti così. I testi derivano anche dall’atmosfera dei brani, a seconda dell’atmosfera di ogni brano, io capivo di cosa si poteva parlare. Non c’è stato nulla di calcolato, non ci siamo messi a fare questa cosa solo perché la volevamo, nella nostra musica c’è sempre l’anima, c’è sempre il rock’n’roll, l’hard rock e ci sono giustamente delle cose di oggi che ci piacciono.”

Tu sei un’icona del rock italiano, vorresti spiegare ai nostri lettori quali sono state le tue principali esperienze come musicista e quali anni ricordi come quelli con maggior fermento della scena rock italiana?

Pino: “Mamma mia, qui ci puoi scrivere un’enciclopedia! La mia storia comincia negli anni ’60, quando me ne sono andato di casa per fare musica e mi sono innamorato del blues e del rock, dei Beatles, dei Rolling Stones. Prima dei Vanadium io avevo un’altra band, i Pulsar. Avevamo registrato dei pezzi per un album ma uscì solo un 45 giri per un’etichetta veneta. L’album non vide mai la luce perché il proprietario di quest’etichetta purtroppo morì in un incidente stradale. In quel periodo noi suonavamo rock sudista, cose alla Molly Hatchet per intenderci. Poi nacquero i Vanadium, e penso che la loro storia sia abbastanza nota alla gente…I Vanadium finirono per vari motivi…Ci furono problemi con l’etichetta, la Durium, che fallì e ci furono problemi anche tra di noi. Gli altri erano bravissimi musicisti ma non c’era più quel tipo di rapporto umano che implica questo tipo di musica e che io cerco con le persone. E così me ne sono andato ed è iniziata la mia carriera solista. Ho fatto tre album, poi un progetto che si chiamava Sinergia, con il bassista di Ligabue, Aiazzi dei Litfiba alle tastiere, Gigi Schiavone (Enrico Ruggeri, Riff Raff, n.d.a.) alla chitarra e alla batteria Lio Mascheroni dei Vanadium, che è sempre rimasto con me. Dopo quello, ho fatto un album in italiano che si intitolava ‘Guado’. In seguito ho incontrato Stefano, il chitarrista dei Fire Trails, ed è stato lui che mi ha fatto tornare la voglia di mettere in piedi una band e di fare una musica più spinta, perché nei dischi in italiano c’erano più influenze rock’n’roll e blues…meno “metal”, diciamo. Agli inizi la gente continuava a chiedersi se eravamo ancora i Vanadium, e che fine avevano fatto i Vanadium, e dov’erano i pezzi dei Vanadium…E così, come primo album abbiamo scelto un certo numero di vecchi pezzi, ed è stata veramente dura, ed abbiamo aggiunto tre brani inediti. E così è nato questo tributo ai Vanadium…”

Ecco, come mai la scelta di registrare un semplice tributo?

Pino: “Guarda, voglio essere sincero. Quel tributo è stato fatto soprattutto verso me stesso, anche se oggi me ne sono un po’ pentito.”

Forse perché la gente vi inquadrava come una tribute band e non come un gruppo con pezzi e idee proprie?

Pino: “Sicuramente è così, anche se quei pezzi li abbiamo completamente risuonati, riarrangiati, ricantati, li abbiamo totalmente stravolti.”

Levami una curiosità. Negli anni ’80 i gruppi metal italiani non godevano in realtà di un grande seguito in patria, mentre voi, insieme a pochi altri, riusciste comunque ad ottenere un notevole successo. Secondo te per quale motivo?

Pino: “Prima di tutto, ti ripeto, perché fummo supportati da una major e poi, scusa se mi permetto, perché eravamo in grado di scrivere veramente le canzoni. Questa è una grande forza che c’è anche nel disco dei Fire Trails. C’è la musica, c’è una grande tecnica, ma soprattutto ci sono le canzoni. C’è la melodia, ed è questo che ti porta alla massa. Secondo me è questa la cosa più difficile da fare, sapere scrivere una melodia che piaccia a tutti. E non ti sto parlando delle melodie facili e ballabili del pop, ma delle grandi melodie.”

Come vi trovate con Valery Records, un’etichetta non ancora molto nota in ambito rock e metal?

Pino: “Stiamo lavorando insieme a Valery Records che ha deciso di affiancare alle sue produzioni questo tipo di musica e di dare spazio dunque ad altri prodotti…Ad esempio doveva uscire un album di alcuni mie amici svedesi che fanno glam, ma purtroppo hanno mandato un prodotto veramente scadente! Al momento stiamo cercando di lavorare con l’estero perché in Italia non ci sono molti sbocchi. Qui c’è un pubblico potenzialmente enorme per questo tipo di musica ma per gestire una casa discografica e avere un certo tipo di prodotto devi contare su di una grande produzione. La grande fortuna ai tempi dei Vanadium fu proprio quella di lavorare con una major. Oggi le piccole etichette indipendenti che promuovono la nostra musica non ottengono buoni risultati, ma non perché non sanno lavorare, piuttosto perché manca il budget, manca la possibilità di creare un grande business. E se le major capissero questo e si mettessero a investire su questo tipo di musica, che ti ripeto, ha una base di pubblico potenzialmente enorme, allora le cose cambierebbero. Ma qui, finché continueranno a proporre il pop e quelle robe lì, non ci saranno grosse possibilità per il rock italiano.”

Sul versante live come vi piace proporvi?

Pino: “Al momento lavoriamo con la nostra agenzia per i concerti nei pub e nei club, ma il nostro obiettivo è quello di allargarci, di poter suonare in grossi festival. In Germania abbiamo il supporto di una grossa agenzia e stiamo lavorando. Da parte dell’etichetta e da parte della band c’è il massimo impegno. E non lo stiamo facendo per i soldi, ma perché crediamo davvero in questa cosa che abbiamo creato, siamo innamorati di questa musica, è la nostra vita. E io oggi ho la fortuna di stare con delle gente che mi rende fiero di essere il cantante dei Fire Trails e di stare in questa band. Sto veramente bene. La gente continua a chiederci quando andremo a suonare in questo o quell’altro posto, ma purtroppo non dipende da noi, stiamo lavorando e vi assicuro, se dipendesse da noi faremmo sette concerti a settimana!”

E fin’ora com’è stata la risposta del pubblico di fronte ai brani nuovi?

Pino: “Fino ad ora dal vivo abbiamo eseguito solamente due brani tra quelli di ‘Third Moon’, che ad esempio abbiamo suonato all’Iron Fest.”

Larsen: “I primi due della tracklist, ‘Third Moon’ e ‘Spaces And Sleeping Stones’.”

Pino: “La risposta è stata buona, ma sai che il pubblico ci mette sempre un po’ a digerire. Adesso vedremo quando uscirà al disco e quando ci saranno le prime date, tra i primi di Ottobre e la metà del mese.”

Domanda stupida: pensi che al giorno d’oggi sia ancora valido il trinomio ‘sesso, droga & Rock’n’Roll’?

Pino: “E’ sempre valido, lo era quando avevo 17 anni e lo è ancora oggi che ne sono passati parecchi! Non ci rinuncerei mai, è la mia vita e io voglio vivere e morire così, come il mio grande fratello Lemmy!”

E a questo proposito quali sono state le tue principali influenze come musicista e come si sono evolute nel corso del tempo?

Pino: “Sai, io sono cresciuto con Elvis Presley, la prima volta che ho sentito ‘Jailhouse Rock’ sono impazzito, tu conta che a quei tempi c’erano Gianni Morandi, Rita Pavone e quella roba lì. Un giorno arriva questo mio amico che lavorava sulle navi e mi fa ascoltare questo disco. Io vivevo in un paesino minuscolo, ci trovavamo dal barbiere ed ascoltavamo la musica sul giradischi…Ho sentito per la prima volta Elvis e sono rimasto folgorato, gli stessi flash che ho avuto ascoltando ‘In Rock’ dei Deep Purple, Jimi Hendrix…Sono stati i momenti del rock che hanno cambiato la mia vita. Le mie influenze sono state quelle, il rock’n’roll, il blues, l’hard rock. Ed è per quello che noi siamo sempre legati ad un certo tipo di musica. Io credo che fino a un certo numero di anni fa quella radice originaria si sia sempre mantenuta. Credo che la radice abbia cominciato a perdersi quando sono arrivate le varie band di thrash metal…Non saprei come si sia potuto originare quel tipo di musica, non lo capisco nemmeno oggi, anche se ammetto che ci sono tantissime band che mi piacciono, i Pantera in primis. Ad esempio non mi sono mai piaciuti i Metallica, ma i Pantera sì. Ho anche suonato insieme a loro, ho conosciuto Phil Anselmo che è veramente un pazzo come me. Mi è dispiaciuto quando si sono sciolti e soprattutto mi è dispiaciuto per la morte di Darrell, per il modo in cui è stato ammazzato.”

Siamo giunti al termine, ma prima lasciate un messaggio finale ai nostri lettori. Pino, da te in particolare vorrei sapere cosa diresti in base alla tua esperienza alle nuove leve del rock.

Pino: “A chi si accinge a suonare io dico sempre: fate quello che vi piace. Non sperate nel successo e nei soldi, ma fate davvero ciò che vi piace. Se arrivano tanto meglio, vuol dire che avete avuto ragione in quello che avete creato. Io sono stato fortunato, sono scappato di casa a 17 anni per fare musica e la sto facendo ancora con tutto l’amore possibile. La musica mi ha salvato la vita, senza di essa ora sarei un poco di buono e te lo dico con sincerità. Io ho anche lavorato in fabbrica per mantenermi e per amore della musica, per potermi permettere il lusso di mandare a quel paese della gente che mi offriva dei bei soldi per suonare altra roba. Vivi la vita con questo amore altrimenti non otterrai ciò che vuoi e ci starai male. Per chi suona questo genere di musica il prezzo da pagare è alto, in un certo senso parti svantaggiato. A chi comprerà il nostro disco voglio dire che sono talmente convinto di ‘Third Moon’ che…caspita, compratelo, e se non vi piace venite da me che vi restituisco i soldi! E poi…Noi siamo veri, siamo i Fire Trails, siamo la band che c’è sul disco, facciamo questa musica con tutta la nostra passione. Ragazzi, siete voi che potete cambiare le cose, seguendo i concerti, supportando le piccole band e le piccole etichette.”

Larsen: “Io credo che chi voglia fare musica oggi debba trovare qualcosa che possa suonare con amore e sentimento. Io lavoro anche con dei ragazzi che a volte si accingono a suonare senza in realtà avere un’idea precisa di ciò che stanno facendo, l’unico modo per fare veramente della buona musica è crederci, è amare ciò che si sta suonando a prescindere da quello che si potrà ottenere.”

Un’ultima curiosità. Come vive un promettente tastierista di soli vent’anni come Larsen Premoli questa esperienza nei Fire Trails?

Larsen: “Sicuramente ho avuto una grande occasione. Questi due anni insieme ai Fire Trails mi hanno cambiato in maniera notevole a livello musicale. Ho imparato cos’è il rock. Inizialmente mi sono adeguato ai pezzi dei Vanadium ma sul nuovo disco mi sento più a mio agio, sento di potermi esprimere in parti più tecniche. In questo senso mi piace moltissimo suonare con Steve…a livello musicale ci divertiamo tantissimo, soprattutto a creare sonorità che ci complichino la vita!”

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login