Mesmerize: Intervista a Piero Paravidino

Tornati da poco sul mercato con un nuovo lavoro, i Mesmerize sono una delle più longeve e collaudate realtà della scena italiana. Anni di esperienza una miriade di esibizioni dal vivo hanno portato il gruppo a conseguire una solida base di fans che rappresenta un invidiabile garanzia per il futuro della band. Abbiamo fatto quattro chiacchere con Piero, chitarrista del gruppo, cercando di capire come si è mossa la band in questo periodo di assenza dal mercato e cosa bolle in pentola per il prossimo futuro. Sono emersi alcuni spunti interessanti, ad esempio sulle scelte effettuate in studio di registrazione. “Abbiamo lavorato personalmente sui suoni in fase di registrazione, e abbiamo cercato di distanziarci in qualche modo dalla tipologia di suono comunemente adottato oggi, nell’intenzione di

avvicinarci ad un taglio più retrò che riteniamo maggiormente adatto al nostro stile. Ad esempio la batteria è assolutamente acustica, scelta che magari sembra penalizzante come potenza rispetto a certe batteria del power moderno, ma è indubbiamente più vera. Le chitarre, allo stesso modo, sono impostate maggiormente sui medi, tagliando frequenze basse e alte che usano oggi i gruppi power.” Questa impostazione tipicamente classica è in effetti da sempre il marchio di fabbrica di una band che è ormai in giro da troppo tempo per accodarsi alle ultime tendenze. “Siamo coscienti di essere una band anomala nel panorama italiano, che ha avuto grande risonanza soprattutto per il suono sinfonico proposto dalle band di grido, mentre noi, con la nostra fedeltà al metal con cui siamo cresciuti possiamo a volte lasciare perplesso chi si aspetta qualcosa più in linea con le mode attuali. Non c’è dubbio che il rischio è quello di non soddisfare una parte del pubblico più giovane che si è avvicinata al genere solo negli ultimi anni e magari non si riconosce nella nostra proposta. D’altronde questo è quello che ci piace suonare e quello che abbiamo sempre fatto, se poi è destino che il target non sia altrettanto ampio rispetto a chi si dedica al power-speed sinfonico, la cosa non è assolutamente un problema per noi. Evidentemente stiamo invecchiando.(risate)” In questa ottica sembra che il contratto con la Dragonheart dia comunque buone garanzie, almeno di un’efficace promozione. “Credo che la nostra etichetta si stia muovendo molto bene per promuovere la band nel migliore dei modi, anche all’estero in zone dove fin’ora eravamo pressoché sconosciuti. La cosa è già di per se una soddisfazione, e speriamo ovviamente che ci permette di accrescere la nostra base di sostenitori. Anche in Italia siamo sicuramente soddisfatti della spinta promozionale che stiamo ricevendo. E poi ci piace il fatto di fare parte di un rooster limitato in cui i responsabili dell’etichetta dimostrano di credere, investendo anche sulla crescita dei gruppi, invece di utilizzare la classica politica di chi vuole sfruttare il mercato finché tira continuando a buttar fuori nuove band” Conoscendo poi la forza della band nelle esibizioni dal vivo, sappiamo bene come siano loro stessi lo spot promozionale più efficace. “ In questo momento stiamo aspettando di capire come andrà il disco, poi speriamo di riuscire ad infilarci in qualche data di un certo peso, di supporto magari a qualche band importante. Nel frattempo abbiamo suonato sei date in quest’ultimo periodo nei soliti posti, anche per farci una piccola autopromozione. Poi saremo fermi a causa di impegni personali per un paio di mesi e vedremo quest’estate di riprendere ad andare in giro il più possibile. Anche perché è suonare live è da sempre la cosa che più ci piace, e farlo con un disco nuovo da proporre è uno stimolo al quale non sapremmo assolutamente resistere.” E poi di nuovo al lavoro per un nuovo album. “Non vorremmo dover aspettare però altri quattro anni per la pubblicazione di nuovo materiale. Il progetto sarebbe quello di registrare qualcosa già per l’anno prossimo, speriamo non ci siano ulteriori impedimenti e di poter rispettare le tempistiche che ci siamo prefissati.” Lo speriamo sinceramente anche noi.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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