Odyssea: Intervista a Pier Gonella

Capita sovente che un’intervista sia esclusivamente svolta al telefono oppure entro le quattro (o più) mura di una sala di registrazione, divenendo così algida e priva di un qualsivoglia fascino. Ma quella che Metallus si trova ad affrontare per i novelli Odyssea, ha tutt’altro sapore: una serena chiacchierata – in una assolata Rapallo di fine agosto – raccolta in un tipico ristorantino sito sulla baia della cittadina ligure, al tavolo col mastermind della band, Pier Gonella. Nuova entrata nei nostrani Labyrinth, Pier è gia al suo primo lavoro solista: un album che però da tempo frullava nella testa di questo giovane – ma talentuoso – axeman, come proprio lui ci racconta…

(P.G.)”Diciamo che il progetto parte – anni orsono – come lavoro di un fan dei Labyrinth, quale io sono sempre stato! Da qui la voglia di metter su il mio gruppo metal ispirato alla loro musica.. era il periodo tra ‘Return…’ e ‘Sons Of Thunder’ ed iniziai a buttar giù pezzi, incidere demo, la solita trafila che fa un neofita musicista, insomma! Finchè tramite Carlo Opisso di ‘Città Della Musica’ – un negozio di Genova – feci un’ audizione con Roberto (Tiranti; nda) e gli chiesi se era disponibile a cantare su questo mio progetto, data la sua enorme versatilità stilistica nel canto. Era uscito da poco ‘Sons Of Thunder’ e Roby stava per imbarcarsi nel tour italiano in supporto al disco e per questa ragione, ma anche per suoi impegni professionali non se ne fece più nulla. Archiviato il capitolo Tiranti, mi iniziai a guardare intorno e contattai Wild Steel (degli Shadows Of Steel; nda) il quale registrò un paio di pezzi del demo. Nonostante l’ottimo lavoro di Wild, cercavo però una voce che andasse oltre i canoni del metal ed iniziai a slittare da un cantante all’altro, nel frattempo i pezzi mi venivano fuori a getto continuo. E’ iniziata così una vera Odissea in tutti i sensi, tra studi e persone che si offrivano di produrmi o di suonare con me in modo stabile, ma poi nei fatti non si arrivava a nulla! Mentre ero alla continua ricerca di musicisti, pensai a Carlo Faraci come cantante; con lui sono amico da una vita e nonostante cantasse tutt’altro genere musicale – forse per questo non pensai dapprima a lui – si è trovato immediatamente benissimo coi pezzi da me scritti, ma soprattutto col metal in genere!!”

Quindi Carlo non aveva mai avuto esperienze come cantante di musica dura?

“Ma no, figurati che cantava e canta tutt’ora per pianobar! Il fatto è che oltre l’intenzione di fare musica ed incidere un disco, volevo cercare anche un socio per aprire uno studio di registrazione (gli ‘Tsunami Studio’, dove ci recheremo poi; nda), fare quindi il master e farlo girare un po’. Detto fatto con Carlo, grazie anche al reclutamento di Christian Parisi alla batteria.. il basso lo registrai io e subito dopo prese parte al gruppo anche Oscar Morchio, che diventò poi il bassista ufficiale degli Odyssea.”

Una gestazione per nulla semplice…

“Eh si, perché nel mentre che eravamo intenti a seguire questo lavoro, venne fuori l’audizione per i Labyrinth e la mia partecipazione all’album solista di Wild Steel: un 2003 veramente denso! Con i Labyrinth però mi resi subito conto che avevo trovato la mia prima, vera band e mi sentii così in sintonia che decisi di dare subito il massimo di me stesso. Rimasi molto titubante circa il mio progetto: continuare o accantonarlo? Poi, visto che tutto sommato è stato con Odyssea che ho avuto modo di conoscere Roby dei Labyrinth e poi anche perché lui stesso ritirò fuori il discorso durante il nostro tour orientale, decisi di chiudere il cerchio e visto che eravamo tranquilli coi tempi, feci cantare da lui un brano di ‘Tears In Floods’ ed un altro da Wild Steel.”

Oltre Odyssea e Labyrinth se non sbaglio hai anche trovato il tempo di suonare le chitarre nel progetto solista di Wild Steel: impegnato quindi su tutti i fronti!

“Beh, chiaramente con tutto questo da fare l’unica cosa da fare è rimboccarsi le maniche e sbattersi. Ma ovviamente capirai che se non fossero cose cui tengo, non mi ci sarei messo nemmeno dietro! Con Wild abbiamo registrato in primavera ai New Sin e subito dopo sono partito con i Labyrinth per il ‘Banzai Tour’ in Oriente.. hai ragione, non ho avuto proprio tregua! Ma, siccome tutte queste collaborazioni extra-Labyrinth sono situazioni che – dal punto di vista economico – non mi cambiano molto la vita, le considero come esperienze formative per la mia carriera musicale, che mi hanno fatto crescere e che mi hanno permesso di entrare in contatto con persone speciali dal punto di vista umano e professionale! Per quanto comunque ci tenga, Odyssea non rispecchia il classico intendimento di side-project, dove un musicista sfoga gli istinti che non può esprimere con la sua band principale.. E’ solo materiale che ho scritto in questi anni che ho voluto incidere e sul quale mi sarebbe piaciuto apparissero anche amici in qualità di ospiti, oltre la lineup ufficiale! Di materiale ne ho ancora diverso, magari da ri-arrangiare, sistemare.. certo, è materiale che non c’entra nulla con quello che stiamo facendo col disco nuovo dei Labyrinth, ma semplicemente sono pezzi che gia avevo o che non sono rientrati in ‘Tears In Floods’!”

Quindi i ragazzi che suonano con te in questo disco, potremmo ritrovarli in un secondo capitolo Odyssea? Ed in caso, hai già idea di come evolverà il vostro sound?

“Sono ragazzi con cui lavoro molto bene e mi trovo altrettanto bene dal punto di vista umano, quindi non vedo perché non dovrei considerarli per un seguito di ‘Tears In Floods’! Ma prima di poter registrare un seguito di questo disco – dato che come ti ho detto, il materiale non manca – devo vedere come evolveranno le cose in casa Labyrinth: intendo col nuovo album che stiamo registrando ed il tour che ne seguirà! Certamente se ci sarà un seguito a ‘Tears..’ sarà incentrato su chitarre molto à la Satriani, più virtuose quindi, ma anche su un buon lavoro di tastiere e suoni elettronici.. aspetti che mi hanno sempre appassionato. Il tutto farà in modo che il risultato finale sia molto compatto, con ritornelli melodici e parti centrali d’ambiente! Il primo Odyssea è stato scritto molti anni fa e poi riadattato alle sonorità di quest’ultimo periodo. Era talmente tanto il materiale che inevitabilmente non è stato possibile inserirlo tutto in ‘Tears In Floods’ e quindi “la rimanenza” è li pronta per esser utilizzata: ripeto, con i dovuti riarrangiamenti ed a tempo debito!”

Certo che se Odyssea fosse uscito a suo tempo, molti degli argomenti anzitempo proposti da tante bands – e presenti nelle tue composizioni – avresti potuto anticiparli tu ed avere quindi una risonanza notevolmente maggiore..

“So che sono sonorità che magari possono sembrare datate, ma questo è dovuto al fatto che sono pezzi scritti diverso tempo fa. Purtroppo motivi tra i più svariati come lo studio (il nostro si sta per laureare in giurisprudenza; nda) o il non avere trovato le persone giuste a suo tempo, ha influito su Odyssea! Sicuramente se ‘Tears..’ fosse uscito 4 o più anni fa sarebbe stato tutt’altra cosa: spero che con i ri-arrangiamenti fatti, i brani suonino meno vetusti.. eh! Eh!”

Ho notato un’impronta molto “live” nel tuo lavoro: sembra quasi registrato in presa diretta! “Secondo me il registrare in questo modo – cioè più live, più istintivo – dà una maggiore tensione al pezzo e lo rende più naturale, più emotivo! Studiarmi l’ assolo alla precisione, eseguirlo secondo i canoni del genere, proprio non mi va… in questo senso mi sento molto simile a Malmsteen: nonostante tutti dicano che è il chitarrista più veloce, secondo me è un chitarrista molto istintivo, sia da disco sia dal vivo. Per cui, in definitiva, ho voluto improvvisare molto in Odyssea e tirar fuori l’istinto più puro a costo di tenere delle minime “sporcizie” nel suono, nella risonanza delle corde, del plettro sui pick up… tutte cose che fanno parte dell’esecuzione e che spesso vengono eliminate quando registri, dando però un risultato più finto!”

Fatta questa precisazione, terminiamo le nostre deliziose focaccine e discorrendo di musica e non, ci si rilassa in una tranquilla passeggiata sul lungomare di Rapallo, sino a raggiungere il singer Carlo Faraci agli Tsunami Studios – studios di Pier e del cantante – ubicati proprio dietro la stazione ferroviaria della cittadina ligure. Gli Tsunami – dove ‘Tears In Floods’ ha visto la luce – sono degli studi molto spartani, ma molto attrezzati allo stesso tempo. Dopo le presentazioni di rito con Carlo e notate “sospette” bottiglie semivuote di Jack Daniels, continuiamo con l’intervista, alla scoperta di questo newcomer combo. Allora Pier, che ne dici di fare una descrizione della nascita delle singole tracce?

“Mi piace considerare l’insieme del disco – se non ti dispiace – dato che ‘Tears In Floods – ha avuto, come ti ho detto, una gestazione un po’ particolare, eh eh! Innanzitutto ho scritto tutte le melodie – quindi l’aspetto prettamente musicale – mentre i testi in un secondo momento, dato che, a seconda dei cantanti che contattavo, volevo vedere se avessero voluto scrivere qualcosa di loro da concatenare alle musiche gia esistenti. Poi, visto che i singer non facevano particolari problemi circa le liriche, ho proseguito anche nella stesura dei testi. Non si tratta di un concept album, ma ho scritto solo ciò che mi balenava in testa circa tematiche un poco strane… non sempre si riesce a capire l’idea centrale dal testo, anche perché per me una lirica di una canzone richiama diverse sensazioni, che magari non riesci a definire. Quelle di questo disco, trattano argomenti come il senso dell’esistenza, la fede, la presenza dell’uomo sulla Terra… ogni pezzo è a sè, ma i temi sono più o meno quelli che ti ho appena detto… e poi vorrei lasciare all’ascoltatore la sorpresa di scoprirli con l’ascolto del disco.. eh eh!!”

A parte quello che avevi già scritto, c’è quindi stato anche un lavoro di squadra con Carlo, dietro a ‘Tears..’!

“Devo dire di si, anche perché ci si trovava, si vedevano le metriche come risultavano, le provavamo e vedevamo se la cosa ci soddisfaceva e se funzionava! Insomma è stato abbastanza semplice in quando parte del lavoro era già inquadrato… mentre coi Labyrinth ognuno tira giù le proprie idee e si cercano di far collimare, si va in sala prove sino ad arrivare al pezzo finito!”

Carlo, ti volevo chiedere le tue impressioni circa questo mondo “duro” che è il metal..

(C.F.)”L’incontro col metal è stato bellissimo, soprattutto per la sorpresa, dato che NON sono mai stato un cantante metal. Pier è da sempre in questo mondo ed era sicuramente più avvezzo di me a questo genere.. a parte gruppi come gli Iron Maiden che capitava di ascoltare quando ero ragazzino, dopo i primi approcci col canto ho da subito notato come la mia voce fosse più consona alla leggera italiana e cioè pezzi dove riuscivo a dare il meglio di me. Con Pier, sono riuscito a cantare i brani di ‘Tears..’ con le stesse doti che sfoggiavo nella musica leggera. Infatti come ti ho detto, quando avevo 14 anni provai a cantare canzoni metal, ma non mi ci trovavo assolutamente! Invece in questo caso mi sono trovato bene da subito soprattutto nelle tonalità.. forse in un solo brano abbiamo ritoccato qualcosa, ma nulla di più !”

Magari sarà un caso, ma ho notato una forte attinenza con la timbrica di Klaus Meine degli Scorpions…

(C.F.)”Ma no, assolutamente… è solo il risultato della combìne tra il metal inteso da Pier e la mia voce! Tra l’altro pur non avendo mai avuto una passione marcata per il metal, grazie alla full immersion di quest’ultimo periodo, ho notato che nessun gruppo che suona questo genere ha le nostre caratteristiche… cosa che per fortuna ci rende unici!”

(P.G.)”Concordo con Carlo, soprattutto sul fatto che in quest’ultimo periodo continuano ad uscire cloni su cloni: e la nostra intenzione primaria è da subito stata di non identificarci con un unico filone che ha cliché prestabiliti… chissà poi da chi!! Mi piace dire che anche in Scarlet Records, al tempo in cui ascoltarono il demo, riscontrarono questa peculiarità: che il sound di Odyssea non è il solito power, ma bensì un power che è molto aperto a sonorità tra le più svariate. Un pò come accedeva con i Labyrinth di ‘No Limits’ e ‘Return..’: la band si è distinta per non appartenere alla “massa” ed ha continuato a maturare sino ad arrivare all’omonimo disco dell’anno scorso.. e quest’anno si compirà un nuovo decisivo passo nell’evoluzione sound del Labirinto!”

L’hai tirata in ballo e quindi non posso non chiedertelo: come sono le vostre prime impressioni della vostra etichetta, la nostrana Scarlet?

“Terrei a precisare che prima di arrivare a siglare il contratto ho voluto essere sicuro di ciò che avevo in mano come materiale, proprio per non peccare di presunzione. Troppo comodo, presentarsi alle case discografiche come il “nuovo chitarrista dei Labyrinth” e pretendere mari e monti senza qualcosa di valido su demo. L’incontro con Scarlet è stato casuale, nel senso che ne avevo sentito parlare molto bene e così sono andato sul loro sito, ho visto i generi che trattava e ho chiamato. Il giorno dopo ho spedito il demo e mi ha stupito molto il fatto che il giorno dopo averlo ricevuto, Stefano Longhi (label manager; nda) mi ha chiamato dicendomi che il materiale gli era piaciuto molto e che si poteva parlare di una collaborazione. Dico stupito, soprattutto per l’onestà di questa etichetta e che spesse volte molte labels non hanno, girando attorno ai discorsi e approdando quasi sempre a nulla! Avevo intenzione di far uscire il disco prima possibile in modo da non creare concorrenze eventuali con Labyrinth: dal nostro colloquio di persona è arrivata la firma ed abbiamo fissato l’uscita per i primi di ottobre. Anche qui, massima trasparenza!”

Prima con Vision Divine e poi con Odyssea: perdonami la frecciatina, ma sembra che Scarlet abbia voluto accaparrarsi il pre ed il post Labyrinth..

“Parlando di trasparenza credo che essa si veda anche in questo: visto che loro erano in piena promozione con i Vision Divine, hanno voluto interpellarli per evitare spiacevoli situazioni di fraintendimento.. questo proprio per essere tranquilli con tutti! Certamente la cosa che credo abbia più colpito la Scarlet sia stata dapprima la mia collaborazione live coi Labyrinth e successivamente la mia entrata come chitarrista ufficiale, dato che non avevo fino ad allora un “curriculum di spicco”.. ma in seguito penso che abbia parlato la musica degli Odyssea per me. Devo anche dire che da subito Stefano mi ha chiesto se questo era solo uno sfizio o se c’era l’intenzione di dare un seguito a ‘Tears In Floods’: ovviamente la mia fu una risposta positiva, dato il molto materiale a mia disposizione e la voglia di avere una mia creatura… a mio parere la genuinità di un’etichetta è dimostrata anche dal desiderio di voler investire risorse su di te, proprio come in questo caso!”

Vien da chiedere dell’aspetto live degli Odyssea..

(C.F.)”Da subito ho chiarito con Pier che purtroppo con un’attività imprenditoriale e un’attività di cantante, non riuscivo a garantirgli oltre la registrazione dell’album. Però, visto che il risultato finale è stato un disco molto valido e che ci ha garantito un buon contratto con la Scarlet Records, se ci verranno richieste delle date farò il possibile per trovare il tempo per eventuali esibizioni!”

(P.G.)”Certo è tutto da vedere: non sappiamo ancora come saranno i responsi del pubblico, quindi non sappiamo se e quando ci potranno essere dei concerti per gli Odyssea. Personalmente ora che ‘Tears..’ è bell’è finito, ho il nuovo disco dei Labyrinth come priorità ed è lì che voglio incentrare tutte le mie energie! Se ci sarà la possibilità, vedrò di far collimare le due cose..”

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