Project Pitchfork: “Dream, Tiresias!” – Intervista a Peter Spilles

Ciao Peter, sono Cristina, aka Lady K. da Metallus.it: prima di tutto benvenuto sulle nostre e grazie per la tua disponibilità a rispondere a queste domande…

“Ciao Cristina, è un piacere.”

Avete da pochi giorni sul mercato un nuovo album, “Dream, Tiresias!” dopo ben quattro anni dall’ultimo. Innanzitutto perché questo titolo?

“Dopo aver finito l’album questo titolo mi è sembrato adatto. Dava una direzione verso quello che l’ascoltatore avrebbe dovuto aspettarsi di sentire nei testi.

Da un’altra parte rende la gente curiosa e questo mi piace…”

E come mai una gestazione così lunga?

“Ci sono state alcune attività che nel frattempo abbiamo fatto, diciamo, “in segreto”. Nel 2007 abbiamo realizzato un album molto sperimentale chiamato “Wonderland/One Million Faces” e abbiamo deciso di non farne grande pubblicità in modo che venisse scoperto dai nostri fans come una sorta di piccolo tesoro..”

Le sonorità, dopo quelle più “sperimentali” di Kascade sembrano tornate a uno stile più vicino a quello del brand “Project Pitchfork”…Me ne volete parlare?

“Questo potrebbe risultare dal fatto che ho interamente composto e scritto “Dream, Tiresias!” da solo, mentre in “Kascade” c’erano anche canzoni scritte da Dirk e Jurgen.

Io ho spesso composto e scritto da solo nella storia dei P.P.: la maggior parte dei nostri precedenti album è nata così. Forse è anche la ragione per la quale “Dream, Tiresias!” suona ” more pitchforky” (ahem e come lo traduco questo?? Più Pitchforchesco??….n.d.a.) di “Kascade”.

Veramente non è qualcosa che ho/abbiamo pianificato è qualcosa che è semplicemente successo.

Sono abbastanza fortunato da essere completamente libero di prendere qualsiasi direzione che mi faccia piacere nel mio lavoro, così ho semplicemente seguito la mia determinazione e ho fatto ciò che pensavo fosse artisticamente giusto fare. Quando i ragazzi (Dirk and Jürgen) hanno sentito le canzoni che avevo scritto sono rimasti così entusiasti al riguardo da dire “E’ lui! E’ l’album!”

Volete raccontarci un po’ come nasce e si sviluppa il songwriting di un vostro album e da cosa prendete spunto per i vostri testi?

“Quando scrivo musica sono come in uno stato di meditazione e provo a mettere a fuoco quello che c’è in me…L’ispirazione per la musica e i testi arriva da ogni cosa che io vedo, ascolto e provo. Normalmente comincio a comporre una struttura musicale con la quale “gioco” un po’ finché non ottengo un brano strumentale che mi piaccia abbastanza. Poi comincio a scrivere frasi che si adattino allo stato d’animo che avevo nel momento in cui stavo creando la parte musicale . Qualche volta le melodie mi portano a fantasticare su un terreno o su una metafora di un racconto lirico… Questo è il modo in cui ho scritto “Dream, Tiresias!”

Avete in progetto di registrare qualche video dall’album?

“No. La televisione musicale tedesca è morta! Mostrano solo occasionalmente un videoclip e saturano la programmazione di soap operas e stupidi celebrities shows .

Tuttavia chiunque può creare un video dalle nostre canzoni e se ci piace lo linkeremo alla nostra pagina di Myspace.”

Nel 2006 pubblicaste due brani nuovi on line (che vennero solo in un secondo tempo editati su Cd): che rapporti avete con internet?

“E’giusto l’album di cui parlavo prima (il piccolo tesoro segreto per i nostri fans): con la sua lunghezza di oltre 50 minuti è stato un esperimento per la scena.

Internet è una grande possibilità ma anche una maledizione al tempo stesso. La grande possibilità è che le persone in tutto il pianeta possono connettersi e scambiarsi opinioni e punti di vista in un modo molto semplice. La maledizione che se anche solo una persona inizia a rubare l’arte, allora tutti possono farlo gratuitamente..Questo è un effetto a lungo termine che è stato cruciale per la scena musicale. Ma alla fine è sempre stato così per i musicisti e gli artisti … abbiamo sempre dovuto lottare per rimanere indipendenti e ci sono sempre persone che non rispettano il lavoro e gli sforzi per creare qualcosa dal nulla.”

Nella vostra lunga carriera avete suonato in molti paesi dividendo il palco con molti artisti: chi ricordate più volentieri?

“E’davvero difficile se non impossibile tirare fuori un nome su tutti,anche perché nel momento stesso in cui scegliamo una support band ci assicuriamo sempre di andare in tour con qualcuno veramente “grande” i cui membri non siano solo incredibili musicisti ma persone gradevoli e gentili .Ho personalmente un ottimo ricordo del tour coi Rammstein,con Covenant e Zeromancer, giusto per nominarne qualcuno…”

Nel lontano 1995 suonaste con una band allora agli esordi che vi fece da opening act: i Rammstein:avreste mai pensato che da lì a poco sarebbero diventati un gruppo di risonanza mondiale ?

“Ho riconosciuto il potenziale dei Rammstein fin dall’inizio, e questo è il motivo per cui li invitai a unirsi a noi durante il nostro Alpha Omega tour nel 1995. A quel tempo erano all’inizio della loro carriera, ma per me fu chiaro che avrebbero dovuto avere un enorme successo in tutto il mondo. Non solo questi ragazzi avevano / hanno talento, ma alla base c’è anche il fatto che la band ha lavorato con le persone giuste fin dall’inizio: il loro management e la loro casa discografica sono stati estremamente efficienti e mirati e questo lavoro ha sempre avuto il suo ritorno…”

Sempre riguardo ai live,quali sono i paesi in cui preferite esibirvi e perché? Avete qualche ricordo particolare da raccontarci su un episodio accaduto in tour?

“Abbiamo suonato in diversi paesi in tutto il mondo e abbiamo amato ognuno di questi. Sarebbe impossibile sceglierne uno su tutti. Ogni nazione ha qualcosa di unico e siamo sempre stati benedetti da un meraviglioso pubblico. Abbiamo tantissime splendide impressioni riguardo i nostri live shows attraverso gli anni, ma se devo proprio scegliere devo dire che le esperienze indimenticabili sono sempre quelle che, a posteriori, si rivelano essere di tipo “storico”, come per esempio la prima (e unica) volta che ci siamo esibiti al Bizarre-Festival qui in Germania, davanti a 50.000 persone che fissavano solo noi a bocca aperta e non potevano credere ai loro occhi e le orecchie.

Quando abbiamo lasciato il palco, abbiamo incrociato i Therapy?, che ci hanno salutato con le parole: “Questo e Rock ‘n Roll ragazzi, è incredibile!”

Purtroppo gli organizzatori non furono della stessa opinione:rimasero così spaventati dal nostro live che temettero che avremmo distrutto l’intero backstage, quindi ci fecero lasciare la location quasi di forza…C’era anche la polizia pronta là…*lol*!!!

Un altro di questi momenti speciali fu quando nella prima metà degli anni ’90 noi e Steve Naghavi (And One) convincemmo un organizzatore di Lipsia a creare un festival annuale…Il Wave Gotik Treffen era nato…

Faremo là (al Treffen) un secret show quest’anno e siamo felicissimi di ciò…l’ultima volta che abbiamo suonato l’Agra era sold out e più di 2000 persone sono dovute rimanere fuori senza poter vedere il nostro concerto…

Un altro momento molto commovente e significativo nella nostra carriera è stato quando abbiamo suonato in Argentina e Brasile lo scorso autunno. E’stata un’esperienza estremamente intensa. Era davvero la prima volta che facevamo un tour in Sud America e la risposta dei fans è stata travolgente. Hanno reagito alla nostra presenza in un modo estatico che ci ha fatto sentire come se fossimo Elvis o qualcosa del genere.”

Anni fa collaboraste in una produzione cinematografica francese: ritenete questo excursus nel cinema un episodio isolato o pensate che questo tipo di “avventura” potrebbe avere un seguito?

“L’esperienza “Zone Reptile” è stata assolutamente grande. Sarebbe interessante fare più cose di quel genere . E ‘qualcosa che mi diverte e sto già sperimentando in una direzione analoga. Ad esempio, di recente ho avuto un ruolo come voce recitante per una radio tedesca: sono sempre aperto per gli esperimenti…poi non resta che aspettare e vedere…In ogni caso la musica rimane la mia più grande passione.”

Avete diversi progetti collaterali, IMATEM e Santa Hates You, gli ultimi tuoi Peter, in ordine temporale…proseguono in parallelo? Li avete al momento congelati o cos’altro?

“Entrambi i miei solo projects mi concedono uno spazio libero e creativo e mi permettono di prendere le distanze per vedere più chiaramente dove andare coi Project Pitchfork.

Imatem è più sullo stile synth pop classico con alcuni cantanti ospiti quali Ronan Harris (VNV Nation – n.d.a.), Sven Friedrich (Zeraphine / Dreadful Shadows – nda ), Der Graf (Unheilig – n.d.a.) e altri…

Tanto quanto Santa Hartes You si concentra sull’aspetto selvaggio, succoso e di pesante elettronica da dance floor. Santa Hates You è il mio lato giocoso e questo è riflesso nelle lyrics e nell’immagine della band.

Tuttavia, pur essendo a volte ironico e sarcastico, né l’immagine, né i testi alla fine sono superficiali: c’è sempre una certa porzione di profondità e di meditazione nascosti dietro la facciata umoristica.

Al momento sto già scrivendo nuovo materiale per entrambi così…niente di congelato.”

Che musica ascoltate in “privato”?

“Vivaldi, Puccini e Speed Metal.”

Siete sulle scene da quasi 20 anni,come è cambiata secondo voi la scena elettronica tedesca e europea in generale?

“La scena tedesca è cresciuta da un piccolo movimento a una larga scena con molte sfaccettature e direzioni musicali. Ora è un movimento mondiale e questo ci piace…La cosa buona è che molta gente in tutti i paesi ha un punto di connessione riguardo la vita e gli interessi e non importa se si incontra una persona in Sud America o in Europa, si troverà comunque qualcosa in comune.”

Progetti per il futuro?

“Ci piacerebbe suonare in Italia! Al momento nulla è ancora confermato, ma l’anno è ancora lungo e noi siamo aperti a qualsiasi seria proposta che ci dia la possibilità di suonare quindi …teniamo le dita incrociate…”

 

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