Opeth: “Ghost Reveries” – Intervista a Per Wiberg

Poco prima del concerto di Milano, di supporto allo splendido ‘Ghost Reveries‘, incontriamo il tastierista degli Opeth Per Wiberg, il novellino della situazione visto che, dopo una lunga militanza come session-man, è entrato a fare parte ufficialmente del gruppo proprio con l’ultimo album.

“Siamo contenti di essere tornati in Italia, mancavamo da un bel po’, dal tour semi-acustico di Damnation… stasera sicuramente picchieremo parecchio di più, con una carrellata sulla nostra carriera, senza saltare nessun album, e tre pezzi dal nuovo album, che essendo piuttosto lunghi avranno comunque una parte centrale nello spettacolo.”

Penso che l’ultimo lavoro sia il vostro migliore, visto che sintetizza tutta la vostra carriera in una luce più accessibile rispetto al passato, con brani lunghi e complessi ma mai troppo ostici, finalmente parlate anche al cuore e non solo al cervello. Quanto è stato l’esperimento di ‘Damnation’ a influenzarvi, e a permettervi di essere liberi di fare quello che volevate, uscendo definitivamente dagli schemi del death?

“Sicuramente è stata una tappa molto importante, e tutti si sono sentiti molto più liberi. Probabilmente per la nostra evoluzione è l’album più importante che abbiamo mai registrato, per quanto è diverso a quello che avevano fatto prima. Questo ci ha dato molta consapevolezza e molta più libertà compositiva. In effetti ci sono un paio di canzoni sull’ultimo che avrebbero potuto tranquillamente entrare su ‘Damnation’, come ‘Isolation Years’, o ‘Hours Of Wealth’, o anche ‘Atonement’… questo per dire che sicuramente Damnation ci ha molto cambiati e influenzati dal punto di vista melodico.”

Dove pensi che potrà portarvi questo percorso?

“Non saprei… in molti ci chiedono se faremo mai un album completamente senza growl. Beh, ‘Damnation’ era senza growl! Non credo si ripeterà in futuro, perchè comunque la nostra matrice è quella ed è quello che ci piace e vogliamo suonare, ma probabilmente faremo di tutto per trovare nuovi modi per combinare le nostre due anime, melodica e death, in maniera del tutto nuova. Comunque nessuno ha ancora iniziato nemmeno a pensare a un nuovo lavoro, è decisamente presto, visto che ci aspetta in ogni caso più di un anno di tour già programmato. Non è facile fare tour così lunghi, ma d’altra parte se uno è proprio stanco può sempre smettere, nessuno è obbligato a suonare in una band! No, no, ci divertiamo ancora un sacco, anche se poi magari passiamo il tempo sul tuour bus a lamentarci tra di noi… ma ogni volta salire sul palco è una botta di adrenalina tremenda, ed è una sensazione fantastica! Certo poi tutti gli spostamenti sono una noia mortale, ma è anche una buona occasione ad esempio per leggere. E’ una ottima attività per i viaggi, sicuramente meglio che bere whisky!”

Sicuramente più salutare! E poi con la musica che suonate non potete certo permettervi di salire sul palco ubriachi, è troppo complessa, dubito che riuscireste a tirare fuori qualcosa di decente!

“He he, in effetti è vero… ma soprattutto non è divertente suonare e poi non ricordarsi niente dopo il concerto. Per alcuni gruppi magari essere ubriachi aiuta e aggiunge impatto, ma non fa certo al caso nostro. E poi la gente paga per vedere e ascoltare della buona musica, non per vedere degli ubriachi sul palco!”

Ma non potreste prendervela più con calma, fare date più distanziate e nel frattempo godervi un po’ i posti in cui passate?

“Beh, non sarebbe male sicuramente, ma ci portiamo dietro anche un bel po’ di persone della crew, e sarebbe decisamente antieconomico dilatare i tempi visto che comunque dovremmo pagarli tutto il tempo. E poi comunque credo che sia una ottima cosa suonare così tanto, dopo poche date arriviamo a un affiatamento veramente notevole, è una sorta di allenamento intensificato. “

Pensi che sia stato più Steven Wilson a influenzare gli Opeth o gli Opeth a influenzare Steven Wilson? Voi siete diventati sempre più rock e psichedelici, mentre i Porcupine Tree hanno inserito chitarre sempre più pesanti, e ingaggiato un nuovo batterista che picchia veramente tanto!

“He he, in effetti è vero, le influenze ci sono state in entrambi i sensi, è stata una collaborazione molto proficua per tutti direi. Steven non ha partecipato all’ultimo album, so che gli è stato chiesto di produrlo ma era in tour con i Porcupine Tree e non ha potuto lavorare con noi. Quindi abbiamo deciso di fare tutto da soli e siamo molto soddisfatti del risultato, anche se spesso è molto importante avere qualcuno di esterno al gruppo che ti guida e ti consiglia, ascoltando le varie soluzioni con un occhio più critico e distaccato rispetto a chi è coinvolto nella composizione e nell’esecuzione.”

Negli Stati uniti avete fatto un tour con moltissimi gruppi diversi, dei generi più disparati, come Clutch o Strapping Your Lad… come è nata questa collaborazione? Siete soddisfatti? In Europa invece girate da headliner, immagino sia comunque più gratificante.

“In effetti anche nelgi States abbiamo fatto tour da headliner, ma siamo stati anche coinvolti in quel tour più che altro dalla nostra etichetta. Devo dire che è stata una bella esperienza, soprattutto perchè durante la giornata puoi cazzeggiare in giro e vedere un sacco di concerti, e poi conoscere moltissimi altri musicisti, cosa che non molto spesso abbiamo l’occasione di fare. E poi nonostante non c’entrassimo molto con il resto dei gruppi l’accoglienza è stata davvero ottima devo dire. Per cui siamo stati molto contenti, e ci ha permesso di raggiungere molto pubblico che non sarebbe mai venuto a vederci da soli, che è un po’ lo scopo dell’operazione. Certo fare tour da headliner è tutta un’altra cosa, con il nostro pubblico si crea una intesa fantastica.”

Cosa che gli svedesi hanno ampiamente dimostrado durante la serata, con Mikael che scherza e ironizza in continuazione col pubblico, che poi durante i pezzi canta a squarciagola, poga e partecipa in maniera veramente molto intensa per il genere di musica molto cerebrale suonato dal gruppo.

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