Rage: “Carved In Stone” – Intervista a Peavy

Siete qui principalmente per promuovere “Carved In Stone“, c’è qualcosa di diverso in questo album e che non avete mai detto prima?

Peavy: “Carved In Stone racchiude l’essenza dei nostri ultimi 20 anni, ogni canzone è un pezzo di noi e un pezzo del nostro lavoro. Tutte le song di questo album sono Rage al cento per cento, il nostro stile è ormai un marchio di fabbrica e lo potete ritrovare in ogni nota di questo disco”.

Rispetto agli album precedenti forse c’è più power metal, ma l’ultima canzone è completamente sinfonica, come mai questa scelta?

P: “Credo che in “Carved In Stone” sia presente un pezzo di ogni nostra era. Si va da spunti à la “Black in mind”, a parti più prog utilizzate in “Unity”, ma non poteva mancare una suite orchestrale, che ha contraddistinto la band dopo la collaborazione con la Lingua Mortis Orchestra”.

Secondo te in una canzone metal cos’è più importante? Il guitar riff o il refrain?

P: “Secondo i miei gusti ci vuole un giusto mix di tutto, perché è la combinazione di questi elementi che rende bello il pezzo. Dipende poi dallo stile di musica che si vuole suonare, perché ad esempio in un pezzo thrash è la chitarra a comandare. Per i Rage credo sia importante tutto”.

Come descriveresti l’uso dell’orchestra nei vostri pezzi? Potente, elegante maestoso, cinematografico… P: “Per alcuni versi lo trovo davvero cinematografico, per altri penso che sia maestoso e che si possa paragonare ad alcuni pezzi di musica classica, come per esempio Tcaikovskii”.

Nella title track parli di soldati che combattono per qualcosa che non è giustificabile e che sono uccisi senza motivo. Credi che le guerre non siano mai giustificabili? Nemmeno quando si combatte per esempio contro una dittatura o per la democrazia? P: “E’ ovvio che dietro ogni conflitto ci siano delle grosse bugie, per giustificare la guerra alla gente comune. Ma dietro a tutte le guerre ci sono motivi economici, perché, purtroppo, è il denaro a far girare il mondo, anche a discapito delle persone. E, tornando alla title track, è molto triste vedere la morte di tanti ragazzi sul campo di battaglia, che combattono per l’arricchimento dei potenti. Di loro non resterà solo che un nome scolpito su una lapide”.

I testi sono molto pessimistici, cosa sta succedendo all’uomo? Sta veramente distruggendo tutto ciò che ha intorno? P: “Non tutto è male nel mondo, dipende da quale punto di vista lo si guarda. Viviamo in un’ epoca nella quale un minuto prima tutto ti sembra perfetto e felice e un minuto dopo ti sembra che tutto ti crolli addosso. La nostra società è appesa ad un filo, questo è il sistema, e tutto potrebbe capitolare da un momento all’altro, portandoci all’autodistruzione”.

Cosa può fare il disperato grido della musica per tutto ciò? P: “Niente, assolutamente niente. La musica è un grido nel deserto, una voce che nessuno può udire. Anzi, voi forse la potete cogliere, perché abbiamo le stesse opinioni, ma il mondo di oggi ha davanti un terribile futuro. Come artista, mi sento comunque in dovere di parlare di questi temi, anche se non riuscirò a cambiare le cose”.

E’ ovvio che siete qui per promuovere “Carved In Stone”, quindi dovete suonare le canzoni contenute nel nuovo album, ma per il resto come scegliete la scaletta dei concerti con così tanto materiale ? P: “E’ un problema!! Non riusciamo mai ad accontentare tutti i nostri fan, perché ognuno ha il suo album o la sua song preferita che vorrebbe ascoltare dal vivo. Comunque cerchiamo di scegliere pezzi che non suoniamo da molto, o che non abbiamo suonato fino a quel momento, in modo da non fare annoiare il pubblico che ci visti più volte in sede live. Inoltre non possiamo fare a meno di suonare i cosiddetti “classici”, ma cerchiamo di arrangiarli ugualmente apportando qualche modifica”.

Parliamo del nuovo batterista André, so che era un vostro fan. Anch’io sono un vecchio fan dei Rage, posso venire a suonare con voi? P: “Se impari a suonare come lui ahahahaha. André non è più un fan adesso, lo era 20 anni fa, ora è un musicista professionista che nel tempo ha imparato molto. Non è come un fan che non aveva mai suonato niente prima, altrimenti se tutti i fan potessero suonare con noi, i Rage sarebbero un gruppo di chissà quante persone! Rimpiazzare Mike Terrana non era facile, ma André è un ottimo musicista ed ha svolto uno splendido lavoro, in studio ed in sede live. Inoltre tra i due ci sono differenze anche personali: André non pretende di fare in ogni concerto assoli di quindici minuti come ci imponeva Mike, è molto più umile ed è riuscito ad essere in breve tempo parte integrante della band. Mister Terrana aveva atteggiamenti che non ci piacevano, nonostante fosse un grande musicista si sentiva il numero uno: “I’m the best” (dice Peavy picchiandosi i pugni sul petto e scimmiottando Mike Terrana)”.

Ringraziamo Elena per la disponibilità.

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