Beholder: Intervista a Patrick e Leanan

Piccole bands crescono. Quante volte questa definizione è stata usata in passato? Esempio eclatante ne sono i teutonici Edguy, che con l’ottimo ‘Mandrake’ possiamo dire abbiano raggiunto la tanta agognata maturità. L’Italia non è da meno e nei milanesi Beholder ha trovato un cavallo di razza sul quale fare affidamento per sicure puntate future. Proprio come alla fine dei nineties accadde per rinomate nomee quali Labyrinth e Rhapsody, anche negli anni 2000 ci troviamo a fare i conti con bands come quella di Patrick Wire e Leanan Sidhe, che con il novello ‘Wish For Destruction’ intende ritagliarsi una corposa fetta del metal biz tricolore. In un deserto ristorante, sito accanto al rinomato Transilvania Live – teatro dell’odierna presentazione dell’album – ci troviamo davanti alla band al gran completo, portavoce della quale si fa la coppia di singers.

Una cosa che mi ha in un certo modo lasciato basito è la cover del disco , che mi ha portato alla memoria un film piuttosto inquietante: ‘Il Villaggio Dei Dannati’. C’entra qualcosa con il concept del disco?

“(Leanan) Non sei il primo che ci fa notare questa somiglianza tra la cover del disco e quel film. Premettendo che non ho avuto modo di vederlo, ti posso spigare la storia che sta dietro al disco: tratta di sette scienziati, impersonati da noi come band, che lavorano su studi legati all’ingegneria genetica. Quando si rendono conto del potere che hanno acquisito, decidono di coalizzarsi e creare un “superuomo” clone dei personaggi di rilievo, per spodestare i governi del mondo ed assumerne il controllo. Ma, come spesso accade nei film di fantascienza, questi cloni iniziano ad avere un raziocino, e – acquisita una volontà propria – si ribellano ai loro creatori, iniziano una vera e propria strage di massa uccidendo a caso. Resosi conto della situazione, gli scienziati , decidono di porre rimedio in qualche modo… Ma non ti rivelo nulla a riguardo perché si tratta di una sorpresa che non vorrei rovinare !”

Liriche d’effetto (speciale?) che sono andate di pari passo con la musica, in fase di composizione? O avete optato per scindere le due cose, unendole poi in un secondo tempo ?

“(Patrick) Per ‘Wish…’ , posso dire che l’idea di concept era in cantiere sin dal primo disco, e cioè da quando eravamo intrisi di power ed epicità ad oltranza, pur non avendo mai parlato di dragoni e spade, come molti. Per questo disco ci piaceva un’idea legata al futuro, alla genetica, e quindi ad un suono più vario, potente. Credo che questo sound sia nato come una naturale evoluzione, che si è andata ad unire l’idea della storia di cui Leanan ha parlato poco fa. La scelta dei suoni – di tastiera soprattutto – è venuta come conseguenza all’idea di sound che avevamo maturato nei mesi. Lo stesso Luigi (Stefanini, dei New Sin Studio; ndA) una volta compreso quel sound particolare che volevamo si è buttato a capofitto nel lavoro, cercando di trovare la soluzione che più andasse a collimare con ciò che avevamo in mente.”

Mi hai citato Mr. Stefanini, che da diversi anni sta facendo il pieno di artistiche si recano alla sua corte per registrare le loro releases. Anche per voi la domanda è d’obbligo: come vi siete trovati nei suoi studi?

“(Leanan) A dirti la verità, quando ci parlarono di Luigi, ci venne presentato come una persona riservata, forse anche un poco schiva. Ora, non so se è per il fatto che noi siamo particolarmente simpatici (risate; ndA) , ma abbiamo da subito instaurato un feeling ottimale, che ci ha permesso di lavorare in tutta serenità, confrontandoci di continuo e permettendo a ‘Wish For Destruction’ di assumere la dimensione che ha.”

La ricerca di una dimensione sonora ideale, ha avuto una rilevanza marcata nel vostro platter?

“(Patrick) Il discorso è abbastanza ampio: un conto è quello che i gruppi vogliono proporre e un conto è quello che le case discografiche ti impongono. Secondo il mio parere, ci siamo trovati in una fase intermedia della nostra carriera, in cui potevamo osare… ma non più; di tanto. Bisogna poi tenere conto del tempo che avevamo a nostra disposizione: certo non potevamo pretendere di entrare ai New Sin e stare giorni e giorni a cercare – o provare – mille suoni diversi. Fortunatamente, qui a Milano avevamo già trovato il suono ideale che avremmo voluto vedere su disco, così che arrivati a Treviso avevamo già tutto pronto e abbiamo potuto sfruttare in modo ottimale il tempo a nostra disposizione.”

A mio parere, il vostro primo album suonava un poco acerbo: non avete mai pensato di attendere una certa maturità musicale per il vostro debutto?

“(Patrick) No.. in quanto ai tempi di ‘Legend..’ ci sentivamo pronti e convinti per realizzare un album come quello del nostro esordio discografico. Al secondo demo che registrammo ci fu l’interessamento di qualche casa discografica, ne registrammo un terzo che ci portò poi alla firma del primo contratto, che non ci sentimmo di rifiutare: cogliemmo l’ attimo, insomma.”

Come potreste valutare l’operato della Dragonheart, quindi?

“(Leanan) Con Enrico (Paoli, label manager dell’etichetta e chitarrista dei Domine; ndA) dal punto di vista umano i rapporti non potrebbero essere migliori. Tra l’altro di questo disco, non ha ascoltato nulla fino alla fine, lasciandoci così ampissimo spazio d’azione. Nonostante gli avevamo preannunciato un cambiamento di stile musicale (credo si preoccupasse più che non venisse un disco nu-metal, eh eh!), ci lasciò liberi di lavorare senza pressioni ed il risultato credo lo possa dimostrare.”

Pensate che la vostra maturazione come musicisti sia frutto di una cooperazione (live acts, etc.) o dell’impegno dei singoli membri in separata sede?

“(Patrick) Nel nostro caso, credo entrambe le cose, visto che è proprio sul palco o in sala prove che si vede l’affiatamento crescente tra di noi, frutto anche dell’esperienza che ciascuno matura , magari a casa propria. Un’integrazione che si denota anche nei nostri due chitarristi, che pur avendo stili completamente differenti, sul palco riescono a compensarsi moltissimo. Per quel che mi riguarda, non ho notato un’impennata stilistica, ma forse un miglioramento, si… dovuto per lo più a studi ed ispirazione tratta da altri esempi in campo musicale. Dal punto di vista live, ti posso dire che ci siamo sempre divertiti parecchio e credo questo sia fondamentale per una band..”

Potrebbe sembrare una domanda scontata, ma… quali sono le maggiori influenze e/o ispirazioni per i Beholder?

“(Leanan) Tutti noi abbiamo delle bands che definirei capisaldi, ma il nostro sound è la combinazione dei gusti di ogni singolo membro della band, che ha gusti diversissimi dagli altri. Soprattutto è in fase di stesura che è fondamentale ciò che ti ho detto: se, ad esempio, non mi dovesse venire in mente un passaggio particolare per una canzone, magari può venire in mente ad un altro ragazzo della band che – più; affine ad un genere – trova in modo immediato la melodia o il riff necessario. Credo che se tutti fossimo amanti dei Metallica – per dire un nome – sicuramente ‘Wish…’ sarebbe stato infinitamente meno vario, non trovi ?”

Passiamo alla parte multimediale dell’album…

“(Leanan) E’ costituita da un video , girato interamente da Brigida Costa, una regista di Roma, a nostro parere molto brava e che ha maturato una grande esperienza nel girare video splatter – sullo stile di Lucio Fulci – impronta che viene denotata appena si visiona il video di ‘Wish For Destruction’. L’ambientazione, che ricorda un laboratorio è in realtà una fabbrica di lampade ed ovviamente è stato girato coi mezzi economici che avevamo a disposizione, ma crediamo fortemente nella sua resa finale. Per ora prevediamo una diffusine televisiva circoscritta a Matchmusic ed a Rock Tv. Pur essendo consci che il “discorso video” non ha moltissimo mercato, abbiamo optato per una soluzione che poteva dare un valore aggiunto al disco e renderlo quindi maggiormente appetibile per i fans.

(Patrick) Personalmente mi sta già frullando per la testa un’idea su questo stile per il prossimo disco, ma…. è ancora un’idea e non so nemmeno che forma o consistenza potrebbe avere alla fine.. eh eh!”;

Stasera siete qui nella vostra Milano a presentare un prodotto nuovo al vostro pubblico.. una volta sul mercato, come pensate di supportarlo dal punto di vista live ?

“(Patrick) Certo, i presupposti per inscenare un concerto buono anche dal punto di vista scenografico, ci sarebbero tutti: dei begli sfondi, magari il Clone (protagonista del disco) che ad un certo punto dello show entra in scena… l’unico problema è il budget, che per ora non ce lo permette. Bisogna tener conto poi anche che non sempre si ha a disposizione un Palavobis come nello scorso Summer Metal Festival ma – come accadrà per la prossima data a Brescia – avremo un locale non molto grande come La Sfinge. Se tieni conto, poi che siamo in sette su un palco… Per la presentazione di oggi, faremo qualcosa del genere come proiettare il video alla fine del concerto. Dal punto di vista delle date , ci stiamo movendo passo-passo, quindi consiglio a chi sia desideroso di vedere on stage di consultare la sezione “tour” del nostro sito http://www.beholderofficial.com .”

Beh, direi di affrettarci a raggiungere il locale, dato che i vostri supporters odierni – i Dark Horizon – stanno già accordando gli strumenti. Quanto a voi, invece… auguratevi una distruzione di tutto rispetto: i Beholder sono di nuovo tra noi !

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