Alabama Thunderpussy: Passion from the South – Intervista

Dev’essere proprio una bella soddisfazione realizzare che il proprio album sta riscuotendo risposte affermative dalla maggior parte della stampa musicale del settore heavy rock. E in particolare pensare che oltre la metà degli Alabama Thunderpussy è cambiata fa altresì realizzare che aria nuova fa bene. Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Brian Cox (batteria) il quale ci racconta gli ultimi avvenimenti e cambiamenti accaduti negli scorsi due anni e ci dice che "…innanzitutto con l’avvento del nuovo chitarrista e bassista due anni fa durante la fine delle registrazioni di ‘Staring At The Divine’ abbiamo avuto modo di migliorare il nostro stile e perfezionarlo ulteriormente. Poi da pochi mesi a Johnny Throckmorton è subentrato il nuovo singer John Weills, da Columbus, Ohio. C’è anche da dire che nel precedente ‘Staring…’ nessuno dei due nuovi componenti partecipò alla stesura dei pezzi, e questo fu un po’ un peccato. Oggi invece abbiamo avuto tre nuovi membri della famiglia ad impegnarsi costantemente e con crescente interesse al songwriting quindi ci siamo evoluti ancora di più se vogliamo. Siamo molto soddisfatti di questo nuovo album e credo che piacerà a molti appassionati di heavy rock and roll."

Conoscevate già John prima delle audizioni oppure è accaduto tutto a causa della partecipazione negli ATP? In che modo sono state gestite le prove con i potenziali nuovi cantanti?

"No non ci conoscevamo prima… Abbiamo lasciato degli annunci su diversi giornali e siti locali e poi organizzato delle audizioni un po’ particolari. Non avendo ancora dei pezzi pronti e completi per il nuovo album abbiamo pensato di registrare su un cdr due tracce del precedente album e due nuove ‘bozze’. Il materiale è stato poi spedito agli interessati e devo dire che sono stati in molti a rispondere all’annuncio! John comunque è stato quello che al primo ascolto ci ha colpito più di tutti. All’istante ci piacque il suo stile sporco, ruvido ma allo stesso tempo molto melodico e intonato. E non solo si rivelò un ottimo interprete dei vecchi pezzi ma si prese addirittura la briga di scrivere dei testi per i nuovi due pezzi a cui non avevamo dato neanche un titolo e che erano ancora da perfezionare. Onestamente, ci ha dato la possibilità di svilupparli in maniera ottimale! Ha fatto davvero un gran lavoro e per questo non lo ringrazieremo mai abbastanza. E’ anche per merito suo che il disco suona così bene…"

In effetti ha del talento che non lascia indifferenti. Ha una gran voce e si sente l’impegno che ci ha messo. Come sono avvenute le registrazioni e in che modo John è entrato a far parte del gruppo?

"Per le registrazioni abbiamo optato per qualcosa di diverso dal solito studio di registrazione, per noi lontano dal posto in cui viviamo e piuttosto scomodo. Quindi abbiamo radunato l’attrezzatura del produttore e del tecnico del suono, compresi i nostri strumenti… quindi batteria, ampli, effetti, chitarre, tutto quanto è stato sistemato nella nostra casa giù a Richmond. E lì abbiamo scritto, suonato, provato, registrato, mixato il materiale in un lasso di tempo che per noi non era affatto usuale se pensi che ‘Staring…’ è stato concepito e registrato in sole due settimane! Ci è voluto molto solo per i settaggi dei vari strumenti dovendo suonare in un appartamento e poi abbiamo voluto, anzi, abbiamo davvero sentito la necessità di lavorare duramente e con maggiore impegno su questo disco. Il risultato è più che soddisfacente anche perché se vogliamo fare un confronto a livello di suoni questo lavoro suona addirittura meglio del precedente, anche se registrato in casa! Poi arrivò John Weills e tutto iniziò a decollare molto in fretta. Si catapultò da noi in aereo un paio di volte da Columbus per le prove ‘ufficiali’, diciamo così… Poi, quando realizzammo che musicalmente era l’uomo per noi, decidemmo di chiedergli di sottoporsi ad una ‘trial force’, nel senso che avrebbe dovuto passare un weekend intero insieme a noi per cercare di conoscerlo meglio come persona, farlo abituare alla nostra presenza e capire se fossimo compatibili anche caratterialmente. Sai, credo che sia molto importante, quando devi passare molte ore al giorno insieme, che una persona diventi anche tua amica… E lui si è dimostrato affabile, modesto e molto interessante. Sin dalle prime ore è entrato in perfetta sintonia con il resto della band. Ne siamo orgogliosi."

John è praticamente sconosciuto nel mondo della musica rock. Quali sono le sue passate esperienze?

"Verissimo. John non ha, finora, avuto modo di spiccare per il suo talento. Non so spiegare il motivo. Ha comunque praticato diversi anni in varie band della scena punk-rock nell’area di Columbus e nell’Ohio è conosciuto da un po’ di appassionati del settore. E anche se ha fatto poche apparizioni live credo che il suo forte sia proprio il palco. Sono anche convinto che John non sia venuto negli ATP per diventare una rockstar ahah! Mi pare evidente che la band non è una di quelle destinate a diventare un gruppo di rockstar. Ci piace però considerare l’idea che stiamo dando l’opportunità a John di farsi vedere certamente più di prima, in fondo siamo riusciti anche a suonare diverse volte lì da voi in Europa, e abbiamo addirittura partecipato a quel fantastico festival che è il Wacken Open Air, quindi perché no? John potrebbe avere la sua rivincita!"

Lo speriamo davvero! Il titolo del disco è ‘Fulton Hill’ e so che è un quartiere di Richmond. Ci puoi spiegare in che maniera questo c’entra con il vostro disco?

"Esattamente come affermi tu Fulton Hill è un quartiere di Richmond. Più precisamente è la parte più antica della città e non solo di questa, è uno dei quartieri più vecchi degli interi Stati Uniti. Oggi è la cosiddetta downtown ed è il quartiere della working class. Noi abbiamo la casa lì ed appunto è il posto dove abbiamo scritto il materiale per questo disco. Ci è sembrato un titolo opportuno anche perché non avevamo una grande rosa di scelte… E poi cosa c’è di più bello di qualcuno che ascoltando il disco si chiede ‘Whoa! Hey ma da dove vengono questi ragazzi?’ Risposta=Fulton Hill."

Abbiamo voluto rischiare, diciamo così, paragonando ATP ad una favolosa band del passato southern rock: i Lynyrd Skynyrd. Il vostro disco inoltre ci ricorda fortemente i loro primi lavori. Ad essere precisi l’ultima traccia ‘Struggling For Balance’ ci è sembrato un ritorno alle magiche atmosfere sudiste di ‘Freebird’, un inno per il Sud… Certamente non è cosa voluta ma come è nata ‘Struggling For Balance’, questa eccezionale song di tredici minuti e mezzo?

"Oh! Innanzitutto ti ringrazio per questa tua affermazione. Noi tutti siamo dei grandissimi fan dei Lynyrd e sentirci paragonare a loro ci fa un enorme piacere. E devo anche dire che non è affatto un rischio il tuo confronto. Noi ci sentiamo molto vicini a quel tipo di musica e stile. In fondo tutti i musicisti che provengono dal Sud lo sono a modo loro. Mi piace inoltre l’unione che hai fatto di ‘Struggling…’ con ‘Freebird’. Volevamo scrivere qualcosa di epico, grande, maestoso(larger than life è il termine che usa il nostro Brian – N.d.A.) e quindi abbiamo unito tutte le nostre capacità di musicisti e ci siamo messi alla prova. Abbiamo voluto strafare e siamo enormemente soddisfatti!"

Ahah! Prego prego… Devo aggiungere inoltre che insieme ai Lynyrd Skynyrd questo vostro stile ci ricorda molto le formazioni sudiste dei giorni nostri, gente come Corrosion Of Conformity, Down, Crowbar… e sono tutte band che a modo loro hanno "cantato il Sud". In che maniera la mentalità sudista e il vostro stile di vita ha avuto a che fare con il disco e con la scrittura dei brani?

"Mh, capisco la domanda. Vedi, sinceramente anche noi ci vediamo vicini alle band che hai citato. Però diversamente da loro non cerchiamo di portare avanti un’ideologia o uno stile di vita tipico del posto in cui viviamo, rischiando di trasformare il ‘nostro rock’ in qualcosa di simile ad una specie di bandiera… mi spiego no? Inoltre il nostro modo di vivere e il nostro essere del Sud ovviamente fa parte della nostra musica, ma anche no! Mi spiego: siamo nati e cresciuti qui, siamo fieri di essere di questo posto e siamo orgogliosi e fedeli al nostro grande Stato. Ma inserire tutto questo volutamente in un disco sarebbe un po’ forzato. Credo che sia presente in quanto è dentro di noi, involontariamente va ad influenzare il modo in cui componiamo musica e questo ovviamente risalta nelle ballad e nei pezzi meno spinti. Mi fa comunque un grande piacere che tu lo abbia riconosciuto."

Parliamo di questo mondo dell’heavy rock già che siamo in tema. Abbiamo notato che la risposta europea al vostro ‘Fulton Hill’ potrebbe essere l’ultimo album degli Orange Goblin, ‘Thieving From The House Of God’. E anche in diversi Paesi del Nord Europa ci sono band che portano avanti questo movimento, senza però riscontrare grandi consensi negli USA come voi da noi.

"Sì ho sentito quel disco. Anzi lo ascolto spesso e volentieri, mi piace da morire! Gli Orange Goblin sono davvero forti! Riguardo al fatto delle band che si propongono nella scena, vedi… credo che tutto sia imputabile al music business. Cercherò di spiegarmi: in America l’industria della musica è enorme, con forti promozioni, grossi spettacoli in centinaia di città e per lunghi periodi di tempo. In Europa non è certamente la stessa cosa. Pensa a Paesi come la Francia, la Spagna, la Grecia… Hanno sicuramente delle buone band che si impegnano tanto per venire fuori dall’underground ma ovviamente è molto più faticoso. La Svezia e i Paesi scandinavi sono un’eccezione come la Gran Bretagna. Loro hanno delle etichette indipendenti che vanno forte e che si impegnano parecchio in questo senso. Molte proposte che arrivano da questi posti sono straordinarie e qua in USA sono ascoltate e apprezzate. E’ altresì vero che l’heavy rock non sarà mai una scena di grosso impatto perché è molto facile per una band proporsi senza riuscire a scrollarsi di dosso i panni di band attualmente in circolazione… o già morte e sepolte. E’ un rischio. Ma ne vale la pena!"

Proprio riguardo all’impegno e alle proposte musicali, sappiamo che tu ed Erik (Larsson, il chitarrista di Virgil, la sua Gibson Flying V) avete in ballo diversi progetti solisti e collaborazioni parallele agli ATP. Tu con i Suzukiton di cui abbiamo avuto modo di ascoltare un paio di brani ed Erik con un disco solista. Ce ne vuoi parlare?

"Ma certo! Io ho partecipato in un disco dei Suzukiton, il sito web è http://www.suzukiton.com da cui si possono scaricare anche mp3 e fimati live, come tu hai fatto… e spero ti siano piaciuti. Il disco è un rock molto heavy e marcio con piccole dosi di melodia. Non ci siamo allontanati molto dallo stile ATP anche se comunque è meno ‘evoluto’… Ne sono soddisfatto però. Le registrazioni dei brani risalgono al 2001 ma il disco ha fatto la sua comparsa solo un anno fa per problemi di tempo dei rispettivi componenti. Erik invece ha lavorato ad un suo progetto solista ultimato lo scorso anno e al momento si sta impegnando al successore. In contemporanea io, Erik e Ryan, l’altro nostro chitarrista, stiamo scrivendo materiale in un progetto un po’ particolare e totalmente differente dalle nostre abitudini musicali. Io ed Erik ci dividiamo i compiti in un doppio set di batteria mentre Ryan pensa alle chitarre. Attualmente non crediamo di scrivere dei testi perché si tratta di qualcosa di completamente nuovo per noi, molto psichedelico con influenze heavy rock sullo stile dei Kyuss! Crediamo che coinvolgerci in questo modo in tante attività musicali ci dia la possibilità di riuscire almeno in uno dei nostri progetti e comunque ci danno enormi soddisfazioni. Sai, quando sei insieme da tanti anni e ti conosci così bene non puoi evitare di collaborare a tutto ciò che ti passa per la mente. Speriamo bene, no?"

Noi siamo certi che i risultati verranno. Intanto le prime risposte affermative all’ultima fatica di ATP stanno rivelando il fatto che una nuova potenziale grande band stia emergendo. Inoltre da questa intervista abbiamo avuto modo di capire due cose fondamentali: qualità come semplicità, classe e stile non sempre vanno di pari passo con capacità di scrivere grandi canzoni. In questo caso siamo felici di affermare e dimostrare che gli Alabama Thunderpussy hanno tutte le carte in regola per giocare con i "grandi". La seconda cosa è che dovete assolutamente ascoltare questo disco. Non sapete cosa vi state perdendo. Grazie!

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