Bloody Mary: Party al cimitero – Intervista

Iniziamo questa intervista raccontando ai lettori di Metallus le origini della band e il Vostro background musicale. ?

Stranger: “I Bloody Mary nascono a Milano nel 2000 con l’assoluta volontà di proporre dell’ottimo gothic rock nella più totale libertà espressiva. Grazie ai primi EP che vengono accolti molto bene, sia dal pubblico che dalla stampa e al carisma di Aldebran, iniziamo a suonare in tutta Italia. Un nostro demo arriva nelle mani di Dave Pybus, all’epoca bassista dei Cradle Of Filth che decide di produrre il nostro primo album nel 2005 con la sua etichetta inglese, la Six Six Six. Pensa che “Blood N’Roll” è stato proprio il primo album in assoluto pubblicato da Dave, gli dovevamo piacere tanto mi sa. Così abbiamo iniziato a suonare e ad essere conosciuti anche all’estero, soprattutto in Inghilterra e Germania. Dopo cinque lunghi anni di lavoro, è uscito proprio in questi giorni il nostro secondo album “Party Music For Graveyards” insieme alla Valery Records, che consideriamo una delle più valide realtà tra le etichette indipendenti rock di oggi.”

In passato siete stati definiti una band dark, al giorno d’oggi vi riconoscete in questa definizione oppure questa etichetta vi sta un po’ stretta? Come definireste la vostra proposta musicale a chi non ha mai sentito parlare dei Bloody Mary? ?

Aldebran: “Noi definiamo la nostra musica come Blood N’Roll, ma sinceramente non ci interessa essere catalogati o inseriti in un determinato scaffale, esprimiamo semplicemente i nostri sentimenti, le nostre intime essenze, lasciamo che la burocratica definizione siano altri a farla, il nostro lavoro è creare, e non vogliamo togliere altri mestieri a nessuno.”

“Party Music For Graveyards” è il vostro secondo disco ufficiale, concettualmente parlando come si pone la Vostra ultima fatica? ?

Juerghen: ” “PMFG” è un concept didascalico. L’ambientazione è la Germania degli anni ’30 del secolo scorso e infatti abbiamo usato strumenti musicali dell’epoca come il Theremin, per ricrearne l’atmosfera. Sullo sfondo c’è la storia d’amore di uno scienziato che impazzisce alla perdita dell’amata moglie e cerca di ricrearla scavando nei cimiteri e raccogliendo i cadaveri di giovani donne, da cui prende per riassemblare, le varie parti del cervello, le ghiandole, il cuore .. e porta avanti esperimenti elettrici molto empirici. E’ un’atmosfera steampunk, ma molto più macabra e malata, grottesca. La composizione è estremamente complessa: Aldebran, principale autore in questo album, ha portato a livelli estremi le orchestrazioni vocali, i controcanti, gli arrangiamenti delle liriche .. in alcuni punti ha armonizzato più di quindici voci insieme. Il tutto per arrivare a creare la densità dell’atmosfera che il concept richiedeva, le sensazioni al tempo stesso wagnerianamente “colossali” e ricche di sfumature e “colori” diversi. Tutto questo ha naturalmente richiesto moltissimo tempo in fase di mix e di mastering. Per questo motivo ci siamo rivolti a Mikka Jussila dei Finnvox Studios di Helsinki, che consideriamo un maestro e un grande professionista .. ed infatti è riuscito a capire esattamente la “voce” di questo album e come doveva suonare. Ha fatto un grande lavoro.”

Come è nata l’idea di intitolare l’album “Party Music For Graveyards” e come avete scelto l’immagine di copertina?

La Mountain: “Qualche anno fa, un giornalista inglese di Kerrang recensendo il nostro album precedente “Blood N’Roll” (ci aveva dato 4K) esclamò entusiasta “This is Party Music For Graveyards!!” e questa frase si sposava perfettamente con le atmosfere che stavamo costruendo con il nuovo album, ci parse azzeccato come titolo, e lo scegliemmo. Questa frase esprime perfettamente il mood grottesco e necro-umoristico che “PMFG” rappresenta e narra.”

A mio avviso, la vostra carta vincente è la capacità, non così comune, di scrivere refrain azzeccati e di facile assimilazione, come nascono i pezzi dei Bloody Mary?

Aldebran: “Spesso è frutto di ricerca compositiva, ma la maggior parte delle volte nasce tutto in modo molto istintivo e spesso facciamo la prova del braccio: se i peli si rialzano, vuole dire che la melodia è sulla buona strada, poi ascoltiamo molto anche il parere delle ragazze. Se si sentono piacevolmente confuse o eccitate ascoltando una particolare canzone, significa che siamo riusciti a far parlare i sensi attraverso il linguaggio della musica. E’ molto importante per noi riuscire ad arrivare a colpire qualcosa di più che la mente o la semplice fantasia, per noi la musica nasce dalle emozioni e deve necessariamente creare altre, magari diverse, emozioni in chi la ascolta. Per il resto siamo molto prolifici: pensa che abbiamo già materiale a sufficienza per un altro album almeno.”

Quali sono i pezzi che ritieni più rappresentativi dell’album e perché?

Aldebran: “Non puoi chiedere ad una madre di scegliere un figlio? Ogni brano di “PMFG” è un pezzo di puzzle inscindibile dall’album stesso. Come un singolo mattone di un edificio, ogni brano regge il discorso tutto, non puoi toglierne uno altrimenti tutta la struttura cade.”

E invece quali sono gli artisti musicali e non che maggiormente stimate e che sono fonte di ispirazione per voi?

Aldebran: “I gusti musicali dei componenti della band sono estremamente variegati, e partono dalla musica classica fino ad arrivare agli AC/DC, è proprio la sinergia di background musicali diversi che ci ha permesso di creare un nostro stile. Quando scriviamo, scriviamo ciò che abbiamo nel nostro intimo, il quale come magma, si fonde con l’intimo di ogni membro della band e lascia germogliare ciò che i Bloody Mary sono.”

Stranger: “Ti dirò, credo che in giro ci siano un sacco di realtà interessanti, il tutto sta a saperle scoprire. Mi piace molto ascoltare le soundtrack dei vari film che escono e a volte in questi dischi, vi sono contenute delle band sconosciute davvero interessanti. Se devo citarti una band in particolare invece, oltre al mio amore eterno per The Cure e Guns n’Roses, mi sono piaciuti molto gli ultimi due lavori dei Three Days Grace.”

La Mountain: “All’inizio ascoltavo molto Anathema, Paradise Lost, da alcuni anni condivido con Juerghen una grande ammirazione per gli Interpol.”

Quanto è importante l’aspetto visivo per una band come i Bloody Mary?

Aldebran: “Il lato visivo è importante quanto quello musicale, in quanto lo consideriamo parte integrante di ciò che vogliamo esprimere. Anche perché per quale motivo qualcuno dovrebbe andare ad un concerto se non per soddisfare anche i propri occhi? Potrebbe semplicemente restare al buio nella sua stanza ascoltando il proprio iPod. Inoltre proprio nell’espressione visiva noi cerchiamo di completare e far risaltare ciò che vogliamo raccontare.”

Quali sono le vostre maggiori ambizioni ora che avete pubblicato un album nuovo di zecca?

Stranger: “Diciamo che la prima ambizione che avevamo nella vita era sicuramente pubblicare “Party Music For Graveyards”, per il resto speriamo sicuramente di riuscire a farlo ascoltare ai nostri concerti a quante più persone possibile. Sarebbe bello se un giorno riuscissimo a proporre una sorta di musical sul concept del disco nuovo con tanto di rappresentazione dell’artwork.”

In passato avete avuto l’opportunità di fare dei tour all’estero, sia in Inghilterra che in Germania, come vi state muovendo ora a livello di tour, sarà possibile vedervi calcare a breve anche i palchi italiani?

Juerghen: “Stiamo pianificando in modo ragionato le date per il 2011 anche perché in quest’ultima parte dell’anno, oltre ad un paio di date fra Milano ad Halloween e a Londra in novembre, siamo concentrati sulla promozione dell’album. Comunque stiamo valutando per un eventuale tour Europeo con una band nota. Ma è ancora presto per parlarne. Diffonderemo date e notizie a tempo debito se tutto andrà a buon fine.”

Avete anche in programma di realizzare dei video per promuovere “Party Music For Graveyards”?

Aldebran: “Si, assolutamente! Ti piacerà, ne sono certo.”

Bene, ora lo spazio è vostro, salutate come preferite i nostri lettori e grazie della disponibilità.

Aldebran: “Sic gorgiamus allos subjectatos nunc.”

eva.cociani

view all posts

Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login