Paradox: “The Bullet” – intervista a Charly Steinhauer

Charly Steinhauer è un sopravvissuto. Sopravvissuto fisicamente in primis perché qualche anno fa rischiò seriamente di abbandonare questa “valle di lacrime” a causa di un attacco cardiaco. Un rischio sventato dopo un complesso intervento chirurgico che ha però quasi compromesso in maniera irreparabile la “storia” dei Parando. Ma Charly è soprattutto un sopravvissuto alle mode e ai cambi di line up della sua band, un sopravvissuto che con forza è riuscito a rimettersi in gioco. Abbiamo parlato con il cantante/chitarrista tedesco di “Pangea”, ultima fatica di una band dura a morire. Un po’ come Chalry Steinhauer.

 

Hello Charly, prima di tutto racconta cosa è successo in questi quasi 4 anni da “Tales Of The Weird”. Perché abbiamo dovuto aspettare così tanto tempo?

Beh prima cosa dobbiamo tornare a poco dopo l’uscita di “Tale Of The Weird” e ricordare che proprio in quel periodo sono stato costretto ad un intervento a cuore aperto. Era il 24 dicembre. 6 ore di intervento, non è stato piacevole, credimi. Questo perché ho avuto un attacco cardiaco durante le registrazioni di quell’album e non me ne ero reso conto. Sono poi andato dal dottore per capire cosa non funzionasse e lui mi ha detto che avevo bisogno di un intervento d’urgenza. Un intervento difficile, perché mi ci sono voluti qualcosa come 2 anni per riprendere a pieno l’operatività. È stato difficile anche perché mi sono trovato in certi giorni a dover prendere 31 pillole al giorno ed avevano così tanti effetti collaterali da non poter andar avanti con la musica. Non vedevo grosse possibilità dopo quest’intervento come musicista, ma dopo 3 anni ho deciso di riprendere a scrivere canzoni, era il settembre 2014, e la mia passione e la mia voglia nonostante tutto erano rimaste intatte. Il resto poi è venuto da se. Ci sono riuscito e sono fiero di “Pangea”.

Ho notato che ci sono stati molti cambiamenti nella vostra carriera recente. Anche in quest’album infatti avete subito un cambio di line-up. Raccontaci dei nuovi ragazzi che suonano con te. So che due di loro suonano con i Sunburst, una band greca. Inoltre vorrei sapere che fine ha fatto Christian Münzner. Perché non avete continuato a collaborare?

Iniziamo parlando di Christian: sai lui è un tipo molto occupato e purtroppo ci sono state delle piccolo incomprensioni tra di noi. Questo non vuol dire che non ci parleremo mai più e poi non direi mai niente di male su di lui. Apprezzo davvero tanto il suo essere musicista ed apprezzo davvero quello che ha fatto con I Paradox. Inoltre questo vale per tutti gli altri musicisti che hanno lavorato con me durante la vita della band: non posso aver parole cattive per nessuno. I cambi di line-up sono frequenti nei Paradox e poi in 30 anni di carriera. Diciamo che non sono stato fortunato in questi 30 anni (ride nda.). Ogni cambio di line-up nella nostra storia ha avuto un significato. Magari perché c’è stato un cambio di approccio ai rapporti all’interno della band ma alla fine niente di così traumatico. Parliamo della nuova line-up:  Gus Drax e Kostas Milonas. Gus mi scrisse nel 2010 per collaborare con me e da questo abbozzo di collaborazione nacque un solo su “Tale Of The Weird”, siamo rimasti in contatto e quando Christian è uscito dai Paradox per me Gus è stata la scelta più logica. In primo luogo perché è un chitarrista eccellente e poi perché è anche un ottimo ragazzo. Kostas è stato suggerito come batterista da Gus dato che con lui suona nei Sunburst. Con Tilen Hudrap (bassista della nuova incarnazione dei Paradox nda.) ci siamo contattati tramite facebook e sapevo che era un grande fan dei Paradox e musicista noto sulla scena perché ha già prestato il suo basso ai Vicious Rumors e come membro live dei Testament quando Steve Di Giorgio non può. Non posso che essere felice di questi nuovi ragazzi.

Dopo tutti questi anni ed un grande numero di artisti che hanno collaborato coni Paradox: quali sono quelli che hai apprezzato di più e se c’è qualcuno con cui vorresti collaborare.

Ehi! È difficile. È davvero una domanda difficile. Sai, non saprei davvero dirti quale sia il musicista che ho apprezzato di più nella storia dei Paradox. Ognuno di loro ha avuto “i suoi momenti” per così dire. E questo vale anche per la scelta del “miglior album dei Paradox”. Dal mio punto di vista credo che ogni album dei Paradox sia buono.

So che hai pieno controllo della band: songwriting, musicista principale, cantante e produttore. Ti crea pressione sapere che se qualcosa dovesse andare storto la colpa sarebbe solo tua?

Sai non sento molto la pressione quando si parla del processo creativo che mi porta ad un nuovo album dei Paradox. Nel caso specifico “Pangea” ho iniziato scrivendo le canzoni senza grosse pressioni o aspettative visto anche l’intervento al cuore di cui parlavamo prima. La mia priorità in questi ultimi tempi è stata la salute. Ho avuto tutta la tranquillità necessaria ed ho avuto ottimi rapporti di comunicazione con chiunque durante il processo di lavorazione, riuscivamo ad avere contatti quotidiani. È stato facile per me questa volta perché sapevo quello che volevo dall’inizio alla fine. Sapevo esattamente come doveva nascere una canzone di “Pangea”. Non ho mai mollato la presa creativa fino a quando non mi sono considerato soddisfatto della canzone. E poi anche Gus, Kostas e Tilen sapevano perfattemente cosa volevo e come doveva suonare. Il nostro rapporto è stato collaborativo e, come credo si senta nell’album, molto proficuo vista la loro collaborazione.

Parliamo del processo di songwriting: penso che mantenere alta la tensione compositiva nella band non sia facile. Hai un metodo? Oppure aspetti che sia l’ispirazione a bussare alla tua porta? Inoltre complete ogni aspetto della musica dei Paradox da solo oppure sviluppi tutti i dettagli dell’album insieme al loro aiuto?

Dipende. Dipende dalle situazioni. Non ho un metodo preciso, spesso mi trovo con la mia chitarra e provo ad improvvisare con un piccolo programma che simula la batteria per circa 10/15 minuti cercando di trovare qualcosa di buono. Il resto poi viene da se lavorando giorno dopo giorno. Lavoro spesso da solo e spedisco poi agli altri ragazzi le registrazioni di questi demo. Per quello che riguarda Gus, è liberissimo di portare avanti il suo “essere chitarrista” in totale libertà. Ovviamente tutti hanno mano libera per impostare con il loro stile le canzoni durante le registrazioni. In “Pangea” c’è lo spirito di tutti i ragazzi. Per quanto riguarda poi la situazione nella band Tilain è un membro al 100% della band e non vede l’ora di suonare dal vivo. Per quello che riguarda Gus e Kostas li vedo come fratelli, ma non ancora al 100% nella band ma questo perché sono molto impegnati in altri progetti musicali. Non è così facile organizzare, purtroppo, tutti quanti in maniera tale da poter portare una band on stage. Forse ci potrebbero essere un paio di musicisti session per andare dal vivo. Ma questo ovviamente se non ci fosse la loro disponibilità per i tanti impegni.

Parliamo di “Pangea”, il Vostro nuovo album. Hai cambiato qualcosa di rilevante? C’è qualche segreto che l’ascoltatore dovrebbe conoscere e che non era presente nei dischi precedenti?

Partiamo dalla batteria: la batteria ha un suono tutto diverso rispetto gli altri album. Kostas ha suonato così bene da cambiare il modo di suonare la batteria nei Pangea. E poi dal punto di vista della produzione è necessario ricordare che per produrre la batteria non ci si può certo improvvisare durante le registrazioni. È davvero una batteria “vera”. Il secondo cambiamento: ho cercato di essere più vario per quanto riguarda il mio approccio alla voce. Credo che molti dei fan che ascolteranno l’album difficilmente riconosceranno la mia voce, perché è molto più sullo stile di Rob Halford in alcune canzoni. Ho cercato di fare molto di più e meglio. Credo di esserci riuscito. Per quello che riguarda la musica credo che sia valida come “Tales Of The Weird” e credo che sia lo stesso stile dei Paradox nonostante qualche piccolo cambiamento. È forte, è vera “riff-music” con molta melodia. Sai com’è, sono fan di tutta la musica heavy metal non solo del thrash, e ho cercato di mettere tutto il mio amore da fan nelle canzoni.

La ricotta che permette di dare personalità alla band è quella di miscelare rabbia e melodia: mi riferisco ad una canzone come “Manhunt”, probabilmente la mia preferita. Cosa mi puoi dire a riguardo?

Intanto ti ringrazio per i complimenti. “Manhunt” è special perché ha un non so che di horror nel suo incedere. È una canzone che dal punto di vista musicale e ritmico è molto “forte”. Sono contento che ti piaccia.

Ho notato che avete scelto una canzone molto veloce ed aggressive come lyric video. Poi raccontarmi qualcosa di “Ballot Or Bullet”, e perché avete scelto una canzone del genere per presentare l’album?

L’abbiamo scelta perché è una canzone breve, più breve rispetto le altre, e poi perché è una canzone decisamente “in your face”. Volevo una canzone di questo tipo per spiegare ai fan cosa significhi “Pangea” e credo che posso definirla come una delle canzoni più belle del disco. È stato anche un desiderio della band e dell’etichetta scegliere una canzone di questo tipo. Dal punto di vista lirico è stata ispirata dalle stranezze dei nostri politici e da un certo punto di vista parla della situazione a livello politico mondiale. In questa canzone mi sono interrogato osservando l’insoddisfazione degli elettori, dei rischi terrorismo e delle cose necessarie per cambiare un governo che non i cittadini non apprezzano più. Sai non ricordo un periodo così strano e pericoloso. Penso che tutto sia incredibilmente peggiorato dall’11 settembre e questo vale anche per l’Europa. È molto triste vedere questa situazione e credo che andrà peggiorando. Ci sono problemi in Germania, in Grecia, in Italia…e ci sono le guerre!

Vorrei conoscere qualcosa in più della title track “Pangea”: in primo luogo perché è davvero una canzone valida e poi perché è avete scelto lei come titolo dell’album. Raccontami anche dell’artwork, davvero molto interessante.

Per quanto riguarda il significato di “Pangea” e dell’artwork è una rappresentazione dell’inizio della nostra esistenza su questo pianeta. Ma vuole anche rappresentare l’inizio della fine di questa nostra esistenza su questo pianeta. L’immagine nella copertina è un qualcosa che viene da fuori del nostro universo, che arriva a “mordere” la nostra esistenza.

Molte band degli anni 80 hanno celebrato i loro album storici con anniversari di ogni tipo, con edizioni speciali o tour speciali. Sembra che però tu non sia così interessato in una celebrazione di questo tipo visto che al momento non mi risultano dei preparative a riguardo da parte vostra: non c’è una nuova edizione del vostro classic-album “Heresy”. Questo perché siete concentrati sul future della band o perché non avete mai trovato un modo appropriato per festeggiare l’occasione?

Beh…credo che la migliore “torta di compleanno” per i 30 anni della band sia proprio il nuovo album “Pangea”. Inoltre la line up originale, ovvero quella dei primi due album della band, ha partecipato alle backing vocals di “Pangea”. Un bel regalo non trovi? E tutto questo perché c’è ancora un bellissimo rapporto con questi ragazzi. Tutto questo è nato chiacchierando insieme dei vecchi tempo e poi la collaborazione è nata per caso ed è stata divertentissima. Non so se faremo una festa con la line up originale, uno show o qualcosa di simile. Ma posso dirti che sono contento e felice dei ragazzi che suonano con me oggi. Ma ovviamente non chiudo la porta a nessuno perché so che molti fan vorrebbero una festa del genere. Per quanto riguardo riguarda “Heresy” i testi originali mi offrono la possibilità di finire la storia iniziata quasi 30 anni fa. Ho molto materiale per una nuova storia collegata ad “Heresy”. Accadrà con il prossimo album? Forse! Perché magari con il 30esimo anniversario di questo album ci potrebbe essere un album del genere.

Ed ora Charly un saluto a tutti i fan italiani dei Paradox e a tutti i lettori di Metallus.it

Ovviamente grazie a tutti voi! Questo album è dedicato a tutti i dei Paradox e dell’heavy metal. Noi siamo cresciuti insieme come musicisti e come ascoltatori di musica. Ci sono molti “haters” e come negli anni ’80 dobbiamo fare quadrato e combattere insieme per questa nostra musica. Grazie a tutti!

Paradox Pangea

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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