Paradise Lost: “Tragic Illusion 25 (The Rarities)” – Intervista a Greg Mackintosh

Dall’inconfondibile accento inglese, mai prolisso o banale; simpatico e alla mano: Greg Mackintosh, la lead guitar dei Paradise Lost e fondatore dei Vallenfyre, riesce ad essere espressivo pur non guardandoti negli occhi. Si sottopone alle domande di Metallus con cordialità, anche perché l’occasione è di quelle da incorniciare: il 21 ottobre esce “Tragic Illusion 25 (The Rarities)“, un album che celebra i 25 anni di attività della band e che contiene davvero delle rarità, come una cover dance impensabile che solo lo stile Paradise poteva trasformare nel più ricercato Gothic Metal.

Ciao Greg. Innanzitutto come ci si sente ad essere sulla scena musicale da 25 anni?

“E’ piuttosto strano. Me ne rendo conto specie quando andiamo in giro per festival. Vedi band che vanno e vengono, stesso dicasi per i generi musicali che possono incontrare un largo favore per un periodo e poi cambiare subito dopo. Dai festival però ti accorgi anche qual è il polso del pubblico e il fatto che i Paradise Lost abbiano avuto sempre un nutrito gruppo di fans durante questi 25 anni, mi fa pensare che sono stati 25 anni spesi bene”.

Dimmi la verità, ti senti un po’ vecchio?

“(grassa risata, ndr) Vecchio? Ok, ok! Lo stai dicendo tu eh, non io!”

Scherzo. Le sperimentazioni musicali che avete adottato nel tempo quanto hanno contribuito al successo della band?

“Non so in che forma abbiano contribuito, ma di sicuro ci ha permesso di essere ancora presenti sulla scena musicale. In questi anni abbiamo incontrato un sacco di gente che ci ha detto che avremmo avuto molto più successo senza sperimentazioni, ma io non sono per niente d’accordo.
Al mondo ci sono migliaia di band che continuano a suonare sempre la stessa musica. Io non mi sentirei a mio agio così! E’ come lavorare in fabbrica, capisci? Essere sulla linea di produzione a fare sempre le stesse cose. Sinceramente, dal punto di vista musicale, lo trovo noioso”.

Ti va di farmi qualche nome di boring bands?

“No, dai! Meglio di no”.

Ok. Però è pur vero che non tutti hanno capito le ragioni dei cambiamenti che ci sono stati. Secondo te perché? E poi, quanto conta per te l’opinione dei fans?

“E’ chiaro che non vogliamo perdere i fans per questo motivo. Però è pur vero che non ci pensiamo quando scriviamo le nostre canzoni, perché altrimenti ti concentreresti sugli aspetti commerciali e non è questo il nostro fine. Nel caso dei Paradise Lost, il nostro approccio alla scrittura è assolutamente libero, senza pensieri di questo tipo. Open Mind and stop”.

Parliamo di “Tragic Illusion 25”, l’album che celebra il 25esimo anniversario della vostra carriera. E’ un rarity album. Ci spieghi come e da dove nasce quest’idea?

“Dunque, è un’idea concepita assieme alla nostra etichetta, la Century Media, che ha voluto che realizzassimo qualcosa di particolare per festeggiare i nostri 25 anni. Così abbiamo deciso di pubblicare le canzoni maggiori che hanno fatto la storia della nostra carriera, con l’aggiunta di tre nuove track. In realtà l’inedito è uno solo, “Loneliness Remains”, mentre per le altre due si tratta di ri-registrazioni. In pratica abbiamo ottimizzato il suono di “Gothic” (dall’omonimo album del 1991) e di “Our Saviour” (dal primo album Lost Paradise del 1990), con l’aggiunta 2013 per attualizzarle”.

E poi c’è la cover che non ti aspetti. Sono sicura che i fans apprezzeranno “Missing”, cover degli Everything But The Girl, successo dance del 1994…

“E’ una canzone che ci ha trasmesso subito delle forti emozioni e siccome poco fa ti ho detto che
bisogna avere la mente aperta, ci è sembrato giusto inserire questo brano nell’anniversary album. Certo, è un genere molto diverso dai Paradise Lost, ma questo non vuol dire che non ci piaccia. “Missing” è una canzone molto triste, accompagnata da una tragic melody che si addice al nostro stile”.

I Paradise Lost sono stati tra i primi ad inserire voci femminili nel Gothic Metal. C’è un’artista donna con la quale ti piacerebbe lavorare?

“Non ho dubbi: con Lisa Gerrard dei Dead Can Dance (per i più la voce della Gerrard è legata alle colonne sonore dei film, uno su tutti “Il Gladiatore”, ndr.).
Per me rappresenta una grande fonte d’ispirazione. E’ vero, siamo su due pianeti diversi, veniamo da mondi musicali completamente diversi e qualcuno potrebbe non condividere, ma trovo che sia una grande artista”.

Ho dato un’occhiata alla tua playlist su Spotify ed ho notato che la musica che ascolti di solito appartiene un po’ ai Paradise Lost dei primi anni. Questa musica continua ad avere influenze sull’attuale songwriting?

“Beh, sì. Effettivamente la musica che ascolti, in qualche modo ti ritorna sempre indietro, nel senso che non può non influenzarti. Poi nella mia playlist ci sono band di tutto rispetto, alle quali si può guardare solo con ammirazione”.

A questo proposito, come ci si sente ad essere palesemente indicati dalle altre band come fonte d’ispirazione, come accade proprio ai Paradise Lost?

“E’ bello sapere che band che stimiamo ci citino tra le loro influenze. Però è anche giusto che ogni band cacci qualcosa di personale. Mi spiego: è necessario che un artista riesca a sviluppare la propria personalità. Anche i Paradise Lost all’inizio hanno subìto influenze musicali da parte di altri gruppi, ma poi siamo andati avanti, partendo da un’influenza e sviluppando poi una nostra identità.
Resta il fatto che è una soddisfazione essere annoverati tra le band che più vengono prese ad esempio”.

Parliamo anche del tuo progetto parallelo con i Vallenfyre.

“Yes, con i Vallenfyre abbiamo registrato un album nel 2011, raccogliendo un buonriscontro da parte di pubblico e critica. A partire dall’anno prossimo abbiamo intenzione di tornare in sala di registrazione e magari partecipare anche a qualche festival. Sono onesto: non nutriamo grosse aspettative perché è pur sempre un side project e non un progetto principale, ma il genere più estremo rispetto a quello che faccio nei Paradise Lost mi piace, quindi continuerò a portarlo avanti”.

Che mi dici invece del tour dei Paradise Lost? Avete in programma concerti in Italia?

“Per il momento no. Il tour promozionale per “Tragic Illusion 25″ partirà a fine ottobre dalla Gran Bretagna e poi si svilupperà nel mese di novembre toccando Germania, Olanda, Austria e Svizzera. In Italia torneremo quando ci sarà da presentare i brani del nuovo album, per il quale ci siamo dati appuntamento nel 2014”.

Peccato. Fine delle domande, ma le ultime parole sono per te.

“Voglio ringraziare i lettori di Metallus e tutti i nostri fan, quelli che ci seguono da sempre e i nuovi che si sono avvicinati ai Paradise Lost. Contiamo di vedervi il prossimo anno”.

Thank you, Sir.

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