Overtures: “Artifacts” – Intervista a Michele Guaitoli

Tra le nuove leve della scena power metal italiana più recente non possiamo non annoverare gli Overtures, band goriziana autrice di quattro album, sempre più personali. L’ultimo nato, “Artifacts”, è sicuramente il lavoro più maturo dei nostri, per questo motivo, noi di Metallus, abbiamo organizzato questa chiacchierata con Michele Guaitoli, per conoscere i segreti dell’album e le mosse di una band, non lo nasconde il vocalist, che in passato ha investito tanto, per poter raccogliere ora i meritati risultati.

Partiamo dalla fine e dall’esperienza più recente. Com’è andata l’avventura al Gods Of Metal? Quali sensazioni ed emozioni avete portato a casa?

Che dire, il Gods per una band come la nostra è un’esperienza che prima di tutto emoziona e lascia il segno. In passato abbiamo calcato palchi importanti e festival di un certo livello, ma finire in un bill come quello del Gods of Metal è un prestigio, un onore…è diverso. Abbiamo vissuto dei momenti che sicuramente porteremo nel cuore, sia sul palco che nel backstage. L’adrenalina per quei 25 minuti era alle stelle…e la cosa davvero bella è che ad emergere più di ogni altra cosa è stata la gioia e la felicità di poter fare la nostra musica. Siamo una band molto spontanea, che vive i traguardi con entusiasmo e il percorso con forte autocritica. Eravamo emozionati, ed eravamo felici, nel senso stretto del termine.

Avrete l’occasione di suonare in altre importante occasioni nei prossimi mesi: alla faccia delle band che si lamentano che non ci sono le possibilità per gli italiani di proporre la propria musica!

Credo siano due discorsi che vanno ben separati. Più che di mancanza di possibilità, è meglio parlare di difficoltà di proporre la propria musica. In Friuli i locali stanno chiudendo o trovano fortissime opposizioni: penso al Deposito Giordani, all’Interstate 270 o Cas’Aupa che per svariati motivi malgrado l’impegno e addirittura il volontariato di chi li gestiva, sono comunque stati stroncati. Questa situazione non è solo un problema Italiano, ma girando l’Europa e confrontandoci con le band che abbiamo incontrato sul nostro percorso, ci siamo resi conto che i discorsi di paese in paese cambiano ben poco. Dall’altro lato della medaglia, bisogna affrontare la questione “investimento”. Abbiamo un calendario pieno e abbiamo destato l’interesse di molti festival e partner, e i numeri grazie al cielo stanno iniziando a darci forza: mi riferisco non solo ai numeri “meno importanti” come possono essere le visualizzazioni su youtube o i likes su facebook, ma parlo di risposta ai nostri concerti. Le foto del nostro release party parlano da sole.

Però si parla di risultati che stanno arrivando al quasi decimo anno di band “originale” e quasi al 13 esimo di attività (gli Overtures dal 2003 al 2007 sono stati una coverband, tra l’altro con 3/4 dell’attuale formazione). Negli anni abbiamo costruito, imparato, creato contatti…e con una costante voglia di migliorarsi, senza mai accontentarsi e senza mai darsi per scontati, solo oggi iniziamo (e appena iniziamo appunto) a non essere più la band “sconosciuta” che chissà da dove viene, ma un nome che se non altro fa dire “Ah si, ne ho già sentito parlare”. Negli anni passati però c’è stato un forte investimento da parte nostra: un investimento a livello di tempo, a livello di energie e per molti aspetti anche economico: i tour hanno dei buy-on e questo non è un segreto, la gran parte delle date che facevamo, anche all’estero, non erano a cachet ed era già un lusso per noi avere il rimborso delle spese di viaggio e l’accomodation…e non ti nascondo assolutamente il fatto che a volte ci siamo fatti dei bei viaggi a nostre spese, solo per il piacere e la voglia di suonare in determinati contesti.

Molti leggendo queste righe penseranno che siamo pazzi, molti diranno “io non lo farei mai”, altri diranno “ecco vedi, però loro si son dovuti fare anni così”…io non me ne pento un istante. Rinuncio a tante cose, davvero tante cose, e lo facciamo tutti e quattro…per poter “investire” nel nostro sogno. I ricordi che ci portiamo avanti non hanno prezzo e rimarranno per sempre.

C’entra qualcosa il fatto di avere una label straniera alle spalle?

No, le due cose non sono assolutamente collegate. Tutto quello che riguarda il piano live viene gestito praticamente in toto dalla nostra agenzia di Booking & Management, che è la Truck Me Hard (italianissima) e in piccola parte direttamente da noi. Una label ad oggi cura praticamente solo il lato di pubblicazione ed edizione del disco e parte della promozione…ma con ‘Artifacts’ per la prima volta ci siamo appoggiati anche ad un’agenzia di promo esterna, la MetalMessage, che è tedesca.

In sostanza ad oggi c’è chi cura l’attività live direttamente, chi cura la promozione del disco e la distribuzione dei comunicati e chi gestisce la distribuzione e vendita del disco (ossia la label). Se l’etichetta fosse italiana, dubito le cose sarebbero diverse…anche perché mi permetto di dire che ad oggi in Italia ci sono label che hanno davvero un ottimo metodo di lavoro (non faccio nomi perché poi me ne dimenticherei qualcuna di certo e passerei per scorretto).

Il problema che penso di aver colto nella domanda è invece che spesso si attribuiscono alle etichette dei compiti che non competono a loro…e per questo vengono accusate di “mancata attività” o “non serietà” dalle band stesse. A volte invece è proprio la mancanza di “conoscenza” della reale gestione del tutto da parte delle band che porta a malintensi.

Come mai questa scelta di legarvi così a lungo ad un’etichetta non di casa nostra?

Ahaha messa così sembra proprio che snobbiamo l’Italia! Non è assolutamente vero! Nel 2010 quando dopo il ciclo del nostro primissimo EP “Beyond the Waterfall” ci siamo messi alla ricerca di un’etichetta abbiamo mandato il promo di “Rebirth” a moltissime etichette. Ci hanno risposto anche delle label italiane, ma l’offerta che più sembrava credere in noi era quella della Sleaszy Rider, che tra l’altro ci ha fin da subito chiesto di legarci a lei per 2 dischi e 3 anni. E’ stata l’unica etichetta che ci ha dato l’impressione di voler creare un “progetto” e non soltanto di pubblicare il disco…e l’impressione si è rivelata vera.

Da parte della Sleaszy Rider ci sono stati investimenti e c’è stato da subito un grosso supporto nei nostri confronti. Con “Entering the Maze” il contratto che ci legava a loro scadeva, ma dalla Grecia è arrivata prontamente una nuova offerta, con delle importanti variazioni rispetto al primissimo contratto. Ancora una volta il sacrificio e il duro lavoro è stato ripagato, anche quello della label, e ancora una volta ci è stato proposto un progetto. Gli ultimi 5 anni per noi sono stati un crescendo continuo, non avrebbe avuto alcun senso abbandonare quello che con la Sleaszy stiamo costruendo assieme.

Recentemente anche i Kaledon hanno fatto la vostra scelta, tra l’altro condividete con la band di Alex Mele il vocalist: riuscirete a far coincidere i vostri impegni? Che rapporto avete con il gruppo romano?

E’ stato proprio il buon rapporto tra noi e la Sleaszy a portare anche i Kaledon a ricevere una proposta molto simile alla nostra da parte della Sleaszy Rider. Ma non sono gli unici: la label greca ha un buon numero di band italiane nel proprio roster, cito ad esempio gli amici dei Lucky Bastardz o i Bullet Proof. Per quanto riguarda la gestione degli impegni tra Kaledon e Overtures, non c’è davvero problema. Fin dal primo contatto si è subito collaborato per gestire al meglio il tutto. Artifacts è appena uscito e la sua promo sarà nel 2016 e nella prima parte del 2017.

Il nuovo disco dei Kaledon uscirà nel 2017, quindi la sua promo sarà nel 2017-2018. Nel 2018 ci sarà tempo e spazio per un nuovo Overtures ipoteticamente, e via avanti. Senza contare che nulla impedisce con professionalità e organizzazione, di gestire periodi contemporanei. I Kaledon da poco hanno fatto 4 date inglesi, ma questo non ha impedito agli Overtures di pianificare le proprie date. I rapporti poi sono fantastici…basta pensare che Marco, Alex e Tommy hanno addirittura creato un loro gruppo Facebook dove fanno i loro ragionamenti da chitarristi folli…

Veniamo alla vostra quarta fatica: “Artifacts”. Quali sono i punti di forza del nuovo album e da cosa si differisce rispetto al passato?

Sicuramente la maturità della band sul piano compositivo e la maggiore consapevolezza dei propri punti forti e delle proprie debolezze sono quello che rendono ‘Artifacts’ il più importante dei nostri album. Ogni nostro disco ha una sua forma: l’EP “Beyond the Waterfall” che molti considerano il nostro primo album ma noi viviamo come una prima “uscita”, era un disco Hard Rock spontaneo..ma molto immaturo. “Rebirth” è un disco power metal piuttosto classico ma con ottimi refrain e melodie immediate e di impatto. “Entering the Maze” è stato il primo passo verso una personalità della band piuttosto importante, con “EtM” abbiamo iniziato a tracciare delle linee che descrivono un sound “personale”: è un disco che suona da Overtures, non più da “somigliano a questi o a questi altri”..ed è un disco decisamente più cupo e meno immediato.

“Artifacts” è uno sviluppo di “Entering the Maze”: tornano le melodie dirette ed i ritornelli a memorizzazione immediata, ma si complica il riffing e la struttura dei pezzi, il concept dei testi è molto ben definito (se pur non si può parlare di un concept album visto che non c’è una storia), l’immagine della band è molto più chiara e personale, e per usare le parole di moltissime recensioni che abbiamo ricevuto: accostare il nostro sound ad altre band diventa veramente difficile…e questo per noi è un successo grandissimo.

Quale credete che sia la hit più rappresentativa dell’album?

Ogni brano è un figlio, mi stai chiedendo di scegliere il preferito. Tuttavia se ‘Artifacts’ è stata scelta come title-track e come videoclip c’è un motivo: nella seconda traccia dell’album infatti ci sono tutte le componenti che definiscono gli Overtures. E’ un brano con un riffing accattivante, cambi di tempo importanti, un ritornello diretto, i nostri cori che ormai anche live sono diventanti imprescindibili, la melodicità e complessità dei soli, le orchestrazioni unite ai synth…è un ottimo manifesto di quello che siamo oggi.

Le tastiere giocano un ruolo non fondamentale, ma comunque abbastanza di rilievo in molti dei vostri pezzi: non avete mai pensato ad un tastierista di ruolo nella band?

Abbiamo pensato ad un tastierista, come abbiamo pensato ad una seconda chitarra da reinserire dopo la defezione di Adriano Crasnich e prima di lui di Daniele Piccolo. La realtà è che prima di tutto ci serve una persona che entri nella mentalità e nel metodo di lavoro della band, e questo è difficilissimo perché i quattro elementi che oggi formano gli Overtures sono legati da un rapporto di amicizia storico. 3 su 4 dei componenti attuali suonano assieme dal 2003, sono 13 anni e mezzo di convivenza e legame..c’è stata una vera e propria crescita e maturazione non solo artistica, ma anche umana, vissuta assieme.

Andrea Cum si è legato a noi nel 2007 e quindi anche i suoi ormai sono quasi 10 anni di attività e “vita” con la band. Serve prima di tutto un amico, non solo un chitarrista o un tastierista, che abbia la volontà di lanciarsi in qualcosa di più di un semplice rapporto professionale. Se lungo la strada lo incontreremo, saremo i primi a volerlo: cerchiamo un quinto elemento e gli occhi sono aperti. Poi per carità, il sogno di eseguire tutte le parti dal vivo senza l’ausilio delle basi c’è, e le coriste che ci accompagnano in questi concerti (e speriamo continueranno come elementi fissi da ora in poi) ne sono l’esempio lampante. Il sogno si realizzerebbe se mai ci fosse la possibilità di avere un secondo chitarrista, un orchestra, un tastierista, oltre al coro…ma di sogni nella vita ce ne sono tanti ahahha.

A quali band vi piace e a quali non vi piace essere accostati nelle recensioni?

Questa domanda è molto interessante, perché differisce parecchio dalla classica “quali sono le vostre influenze”. Diciamo che se gli Overtures finissero accanto a nomi come Symphony X, Devin Townsend, Circus Maximus faremmo la gioia di buona parte della band…ma credo che il nostro sound sia piuttosto versatile e accostabile sia ad un filone prog/power sia ad un filone più heavy/power…quindi sarebbe bello leggerci anche accanto a band come Kamelot, Avantasia e perché no, Iced Earth, Fates Warning, Gamma Ray o Helloween. Sono risposte pensate più che altro pensando al tipo di pubblico che potrebbe essere adatto e propenso ad interessarsi al nostro stile.

La musica su supporto fisico, cd in primis, ha ancora senso di esistere al giorno d’oggi anche per il metal?

Il gusto di ascoltare un disco in auto infilandolo nel lettore, passando il libretto al proprio compagno di viaggio, o di sedersi a casa e ascoltare le tracce leggendo i testi dal libretto piuttosto che da un tablet, è qualcosa a cui personalmente non rinuncerei mai. La fisicità dell’oggetto è qualcosa di fondamentale, e non sono l’unico a pensarlo…tant’è che di recente si è letto di studi che parlano di una rinascita del vinile, proprio perché non solo i collezionisti ma anche i semplici appassionati anche se ascoltano su Spotify o tramite MP3…comunque vogliono qualcosa di materiale da poter toccare e conservare nella propria collezione. P

er cui la mia risposta non può essere che si. Le band ormai non guadagnano molto dai dischi, e anche noi nel nostro piccolo pur avendo esaurito tutte le prime stampe di Rebirth ed Entering the Maze (che sono attualmente in ristampa e avremo ai prossimi live), non abbiamo certo i dischi come fonte di guadagno (anche se è meglio parlare di rientro economico) principale…ma non è una questione economica quanto etica: il disco è il disco. Non riesco a pensare ad un mondo dove “esce il nuovo disco degli Iron Maiden” …senza che fisicamente si possa acquistarlo.

alessandro.battini

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E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

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