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Overkill: “Mean Green Killing Machine” – Intervista a Bobby “Blitz” Ellsworth

Bobby Blitz  è la “faccia” e la “voce” degli Overkill. Bobby Blitz è un animale da palco anche quando viene intervistato, con quella voce secca ed acida che esce con forza dalla cornetta telefonica. Il cantante americano – originario del New Jersey – ci ha raccontato i segreti del diciottesimo nato in casa Overkill, “The Grinding Wheel”. Un personaggio deciso, sicuro. Sicuramente come la sua voce, da sempre legata alla storia degli Overkill.

“The Grinding Wheel” è il vostro diciottesimo album da studio, pensi che anche anche questo possieda il “marchio di fabbrica” Overkill? Pensi che anche questa volta il sound proposto sia riconoscibile?

Credo proprio di sì, ed il tutto parte dall’impatto grafico che ricorda. Il nero, il verde, il nostro logo e quell’inconfondibile pipistrello che ci accompagna da sempre. Poi dal punto di vista musicale ti posso dire certamente di sì, perchè sono ormai 18 gli album incisi e tutti hanno uno stile che ci permea da tantissimi anni. Uno stile che ci rende unici a partire dal modo di scrivere i riff di chitarra, senza dimenticare il basso di D.D. Verni e la mia voce che da sempre è parte degli Overkill. Gli Overkill sono tutto questo, sono parte di un genere ed in un certo senso sono un “genere” di musica loro stessi.

Entriamo più nello specifico e parliamo del songwriting di “The Grinding Wheel”: ci puoi raccontare qualcosa dei segreti che hanno portato alla creazione del vostro ultimo album?

Se ti dovessi raccontare tutti i nostri segreti quando lavoriamo ad un nuovo brano, e quindi ad nuovo disco, non ci sarebbero più segreti da tenere stretti (Risate, nda.). Guarda, dopo 18 album e tanti anni di storia musicale alle spalle ti posso dire che abbiamo brevettato – per così dire – il nostro modo per scrivere canzoni. Abbiamo certamente un processo compositivo ben oliato. Sviluppiamo una canzone in maniera tale che si possa chiamare tale in un tempo che riteniamo accettabile. Diciamo che il tutto parte da D.D. Verni, dal suo modo di vivere la musica e dal fatto che non finisce mai di comporre. E’ sempre votato alla composizione, sempre riff nuovi e sempre nuove idee da proporre. Ovviamente questi riff vengono poi condivisi con tutti noi e poi la canzone si espande con il contributo di tutti. Poi da questo punto la sviluppiamo in una “demo song”, che verrà poi riascoltata di fronte ad una birra per capire se funziona davvero. Poi ovviamente questa canzone può essere modificata, può diventare più veloce oppure più lenta….insomma è un processo che coinvolge tutti pur partendo da una base o da una intuizione individuale.

Proprio per questi ragioni credo che il vostro ultimo album possieda davvero delle ottime melodie: ficcanti e dal chiaro sapore thrash….ne siete quindi soddisfatti?

Certamente sì. Credo che “The Grinding Wheel” abbia quelle specifiche di cui hai appena parlato. Abbiamo miscelato in questo disco le varie anime della band, le varie anime musicali di una band con tantissimi anni di carriera. Certemente è thrash, è pieno di energia, ci sono grandissimi riff ed in fin dei conti credo che sia anche una certa vena rock ‘n’ roll all’interno. Ci sono parte epiche, come ad esempio la title track, ma ci sono anche parti groove che sono parte di noi. Sì, credo che questo disco ci soddisfi appieno e credo che contenga tutto il nostro “bagaglio musicale”. Penso davvero che sia lo specchio delle molte anime della nostra band.

Alla fine di dicembre avete pubbicato il lyric video di “Mean Green Killing machine”….perchè avete scelto proprio questa canzone?

Penso che questa canzone abbia un gran potenziale: l’aggressività e la carica che possiede non potevano essere ignorate. È anche una canzone che si lega concettualmente al disco ed inoltre richiama alcune nostre peculiarità, musicali e non. Inoltre credo che la scelta di presentare il nuovo disco con la traccia d’apertura ti permetta di “aprire una porta” nei confronti dell’ascoltatore. Anzi, non solo di aprire, ma in questo caso di tirarla giù a calci. Ci siamo resi conto immediatamente del potenzionale di “Mean Green Killing machine” visto che non voleva uscire dalla nostra testa anche dopo averla composta.

Ho apprezzato molto anche “Red White and Blue”, una canzone che mi è quasi sembrata un tributo vero e proprio alla vostra nazione….una dichiarazione d’amore….

Non sbagli nella tua analisi. È una canzone dal forte impatto hardcore e dal punto di vista del testo è una canzone dedicata a chi protegge questa nazione. È una canzone per tutti gli individui che spendono la loro vita a servizio degli altri. Non è una canzone per un esercito o per moltitudini di persone, è una canzone per chi nel suo piccolo porta avanti i fatti della sua vita.

Mi sono molto piaciuti i versi contenuti in “Our Finest Hour”…. I’ll be your conscience, I’ll be your guide I’ll be the black-hand that stops your genocide”… mi spieghi il significato di una canzone di questo tipo? Come siete arrivati alla composizione di queste parole?

È una canzone che parla del dialogo tra due persone: una sicura dei suoi mezzi ed una seconda ino. È una canzone di parla di amicizia e sostegno. Il suo messaggio è davvero semplice: “E’ una cosa che possiamo fare, e lo possiamo fare insieme”. È una canzone con un tema apparentemente semplice, ma l’”unità” come concetto ed obbiettivo da raggiungere a volte è più complesso nei fatti piuttosto che con le parole

Non molto tempo fai ha dichiarato che preferisci essere ricordato e riconosciuto per quello che fai e per quello che sei: cose che per te sono i “veri valori” nella musica?

Come primo ti potrei dire “la passione”, e penso che un passo appena dietro ci possa essere l’”orgoglio” di suonare una musica che amo. Sono dei valori che secondo me si ritrovano nei 18 dischi registrati con gli Overkill, perchè in queste canzoni si riconoscono passione ed orgoglio. Perchè questi dischi secondo me sono attuali oggi come nel giorno della composizione e pubblicazione. La band è viva, vibra di musica, e questo mi rende orgoglioso. Ecco perchè credo che tutto questo sia un valore anche nel 2017.

Allora parliamo della vostra storia: 37 anni di Overkill e quindi 37 anni di musica. Qual’è il più grande risultato che avete raggiunto come band?

Sai, è divertente quello che mi hai fatto notare quando hai detto “37 anni”. Sei il primo giornalista che mi intervista (l’intervista si è svolta intorno al 10 gennaio 2017, Nda.) nel trentasettimo anno di vita della band e che mi ha fatto rendere conto che abbiamo un anno in più (ride, Nda.)! Tornando alla domanda penso che il più grande risultato come band possa essere quello di cui abbiamo appena parlato: la longevità. Una band che ha vissuto così tanti anni di carriera penso abbia una storia da raccontare, una cosa preziosa di cui parlare. Inoltre credo che uno dei più grandi obbiettivi raggiunti sia quello di vivere la nostra musica come il centro di tutta la nostra esistenza. Senza dimenticare gli amici e la famiglia allargata dei fan che abbiamo in tutto il mondo. Italia, Giappone, Canada…non importa dove Andiamo….ma dovunque siamo sentiamo l’amicizia e l’affetto dei nostri fans. Credo che anche questo sia uno dei più grandi risultati che abbiamo raggiunto in così tanti anni di storia.

Proprio in questi giorni affronterete con i Nile un intenso tour americano, immagino che una volta terminata questa parte di esibizioni vi ritroveremo sui palchi europei….primavera oppure estate?

Certamente sì. Saremo presenti in qualche festival nel Vecchio continente ed inoltre cercheremo di tornare il più presto possibile con un tour che seguirà quello che abbiamo concluso nei mesi scorsi. Siamo una “touring band” e già abbiamo in programma date in sud America, Asia ed Australia. Quindi sì, prima della fine del 2017 ci sarà un nuovo tour degli Overkill in Europa!

Bobby, siamo ai saluti finali….saluta i vostri fan ed i nostri lettori!

Sarò semplice e conciso: Sono Bobby Blitz e vi dico “Grazie” dal profondo del cuore!

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per una agenzia di stampa, scavezzacollo munito di penna per i sodali del Club Alpino Italiano ed “untore” black-metal in radio. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 18 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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