Opeth: “In Cauda Venenum” – Intervista a Fredrik Åkesson

Prima dell’imperdibile concerto degli Opeth a Milano, abbiamo avuto l’occasione di intervistare il chitarrista Fredrik Åkesson. La band è attualmente occupata con il tour promozionale dell’ultimo album “In Cauda Venenum”, che riconferma la svolta verso un sound più vicino al progressive rock.

Ciao Fredrik, so che questa domanda non è tanto originale. Riguarda il nome “In Cauda Venenum”. C’è un collegamento con l’idea dietro l’album? Perché avete deciso di utilizzare il latino al posto dell’inglese?

Il nome significa “veleno nella coda”. Direi che non è un concept album, ma nell’artwork troviamo uno scorpione che in qualche modo si ricollega al nome. Siccome abbiamo deciso di fare l’album in due versioni, per il titolo abbiamo deciso di utilizzare il latino in modo da non dover decidere tra lo svedese e l’inglese. E’ una frase di un filosofo, ma in qualche modo è “libera”, nel senso di scollegata, dall’album.

C’è una ragione particolare per cui avete deciso di fare l’album in due versioni? Secondo te la band riesce ad esprimersi meglio nella sua lingua nativa piuttosto che in inglese?

Mikael ha scritto l’album, per lui è stata un’ispirazione perché non lo aveva mai fatto prima. Era una sfida perché è più difficile scrivere in svedese piuttosto che in inglese. Devi pensare più profondamente al contenuto dei testi, perché in inglese hai più opzioni e più parole con lo stesso significato. In qualche modo l’ha stimolato. Anche le demo erano già in svedese.

Però la versione in svedese non è accessibile a tutti gli ascoltatori.

Sì, però pensa ad Eros Ramazzotti o i Rammstein. In ogni caso abbiamo capito che era necessaria anche la versione in inglese. Ma la versione in svedese è come un “extra”. Il significato dei testi è la traduzione diretta dallo svedese all’inglese, il contenuto è lo stesso, ma suona in maniera diversa. Io personalmente adesso preferisco ascoltare la versione in inglese perché ho ascoltato quella svedese per molto tempo. Quella in inglese mi sembra una novità in questo momento, anche se dal vivo facciamo la versione svedese ed è divertente.

Per quanto riguarda il cambiamento del sound della band dal death metal al prog rock, che cosa ne pensi?

Veramente mi piacciono entrambi gli aspetti e dal vivo suoniamo i due generi.  Mi piace il passaggio dalla roba più vecchia a quella nuova. Così è più dinamico. Molta della roba nuova è comunque pesante ma in maniera diversa. E’ più epica rispetto alle canzoni vecchie. Quando abbiamo iniziato a cambiare suono a partire da Heritage ho pensato “Siete sicuri?”, ma alla fine ha avuto senso. A Mikael piace fare cose nuove. Se non fosse successo la band potrebbe non esistere più. E’ molto importante per gli Opeth non ripetersi come fanno tante altre band. Non dobbiamo per forza rifare un altro Blackwater Park.

Alcuni fan, però, erano scioccati da questo cambiamento, soprattutto coloro che preferiscono il death metal.

Lo posso capire, ma siamo comunque gli Opeth. Ci sono comunque alcuni elementi death metal e lo puoi sentire dal vivo. Rappresentano il 50%. E poi, chi lo sa? Forse in futuro torneremo a fare death metal, anche se non penso che torneremo a fare un album come Deliverance. E’ difficile speculare al riguardo. Se deve accadere, deve essere naturale e Mikael se la deve sentire. Se continuiamo chiederglielo e a supplicarlo, probabilmente non succederà. Deve arrivare da lui spontaneamente.

Come funziona il processo di scrittura di un album? Chi ha l’idea? Cominciate dalla musica o dai testi?

Direi che di solito cominciamo dalla musica, potrebbe essere un riff di chitarra o un accordo. Di solito Mikael fa una demo, io aggiungo un assolo di chitarra e ognuno impara la canzone. Per questo album abbiamo provato tutti insieme ed è stato fantastico. Abbiamo speso più tempo per quest’album, anche nella produzione.

 

Come trovate l’ispirazione per un nuovo album? Si tratta di un libro, un film o qualcosa che vi è successo?

Mikael scrive la maggior parte delle canzoni. Per quanto riguarda l’ispirazione, penso che possa essere qualsiasi cosa. Sicuramente può essere un film. Ad esempio, per i testi contenuti in Orchid ci siamo ispirati a The Handmaid’s Tale. Dipende molto da chi scrive, qualsiasi cosa può ispirarti a continuare oppure puoi essere ispirato da te stesso in qualche modo e mirare a dei risultati.

Adesso una domanda più personale. Se dovessi scegliere un solo concerto a cui poter andare, quale band sceglieresti? Non deve necessariamente essere metal.

E’ una buona domanda. Mi sarebbe piaciuto vedere i Rainbow con Dio. Ero troppo giovane e non ho potuto. In realtà ho conosciuto Ronnie James Dio qui all’Alcatraz quando ero con i Talisman. Era nei primi anni 2000. Ho pensato di suonare con lui prima di entrare negli Opeth. L’ho conosciuto e ho scattato una foto con lui.

Riguardo alla tua carriera musicale, sei soddisfatto o cambieresti qualcosa?          

Non mi pento di nulla. Sono contento di essere negli Opeth da quasi 13 anni. Ci sono ancora molte cose che vogliamo fare in futuro, ne abbiamo fatta di strada. E’ tutto ciò a cui ambivo. Mi concentravo su una band per poter vivere di musica ed è fantastico.

Che cosa ne pensi dell’attuale scena progressive metal? Quali sono le band che apprezzi maggiormente?

Non conosco bene le nuove band. Ascolto di più la roba vecchia. Qualsiasi cosa dai Jungle Rot ai Darkthrone. Ascolto più che altro roba degli anni ’70. Non seguo molto le nuove uscite, anche se dovrei. Hai qualche raccomandazione?

Ascolto i Dream Theater, ma non sono così recenti. Mi piacciono anche i Riverside.

Sì, abbiamo fatto alcuni concerti con i Riverside. Mi piace anche la band che aprirà il nostro concerto stasera, i The Vintage Caravan. Abbiamo chiesto al nostro manager di contattarli. Mi piace il loro sound anni ’70 e il fatto che siano un trio. Sono dei veri musicisti, non poser.

Ci sono molti poser al giorno d’oggi, soprattutto tra i giovani.

Bisogna pur cominciare da qualche parte.

Parlando degli album che sono stati composti prima del tuo arrivo, cambieresti qualche parte di chitarra? Le avresti scritte diversamente?

Oh, non lo farei mai. Anche se non ero presente, mi piace trattarli con rispetto. Sarebbe come cambiare una parte della storia degli Opeth.

Grazie del tuo tempo, Fredrik!

Grazie a voi, ciao Metallus!

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. mAt

    Speravo di non leggere mail Eros Ramazzotti e Rammstein nella stessa frase. E invece è successo.

    Reply

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