Akercocke: Intervista alla band

Uno dei dischi più interesssanti dell’anno ha una chiara matrice black ed un’altrettanta chiara matrice death metal. Si tratta di ‘Choronzon’ di Akercocke, un disco che riesce a spostare il fuoco su molti aspetti, dall’identità musicale di una band sino al fatto di attribuire un valore minimo al clichè del face painting. Partendo da un’analisi generale dall’interno della band, ‘Choronzon’ sembra proprio che "presenti più strati e più livelli rispetto ai nostri lavori precedenti. Manitene in un certo senso la violenza e l’estremismo del nostro suono ma aggiunge dei colori che abbiamo voluto usare per rappresentare la nostra musica. Per noi è stato soddisfacente risucire a raggiungere questo risultato" in particolare in esempi come ‘Leviathan’ dove l’anima del gruppo viene presentata sotto tutte le luci disponibili perchè "non abbiamo voluto complicare appositamente le strutture, ma siamo convinti che il lavoro fatto e la nostra evoluzione sia come compositori ed esecutori ci ha consentito di rappresentare meglio quello che avevamo in testa una volta deciso di scrivere in un certo modo."

Uno stile che non punta il dito sul sensazionalismo o sull’utilizzo di make up per presentarsi, ma bada alla musica perchè "non credo che un face painting o un abbigliamento possa essere determinante per la musica. Ad esempio se le nostre mamme ci vedessero tutti bianchi e neri credo che non ci manderebbero mica in giro (ride). Vedi, noi della band seguiamo un altro tipo di discorso, non ci interessano le maschere o questo tipo di atteggiamenti, noi vogliamo veicolare un messaggio e per farlo abbiamo scelto una strada diversa rispetto a tanta altra gente.Forse però non è esattamente un’idea stupida quella del face painting. Credo che nessun produttore di cosmetici Scandinavo non stia facendo affari d’oro. L’importante è che quando un cd viene ascoltato, non lasci colare del make up sulla lente (risate). Scherzi a parte, abbiamo cercato per diverso tempo di avere un suono personale e probabilmente ora ci siamo riusciti in una certa misura. Ci fa ovviamente piacere che ci siano persone attente a questo tipo di discorso e non si limitano a vedere la band, ma si impegnano ad ascoltarla. Ti faccio un esempio: quando senti un disco dei Voivod o dei Sonic Youth, beh non ci sono grossi fraintendimenti, ti rendi conto che quello è un disco dei Voivod o dei Sonic Youth e li riconosci perchè hanno un loro stile, il loro marchio. E questa è la medesima cosa che ci siamo prefissati di raggiungere in Akercocke. Il fatto che qualcuno se ne stia rendendo conto ci dà una enorme soddisfazione come musicisti" in quanto comunque permette al gruppo di potersi staccare dalle band mediocri o destinate per loro scarso talento a rimanere in un ghetto underground usato ad arte nel nome di una ‘elite’ francamente patetica. Oggi come oggi, Akercocke diventa un esponente della buona musica: "E’ un punto di vista interessante e voglio ringraziare coloro che ci metteranno nella stanza della ‘buona musica’ intanto. In effetti c’è troppa mediocrità oggi come oggi nel mondo della musica. Troppe volte oggi ascolti delle cose che ti fanno venire il voltastomaco per quanto sono copiate da altri, per quanto non aggiungano assolutamente nulla di interessante e per quanto siano inutili. Insomma oggi c’è in giro davvero troppa merda e ci rendiamo conto che è più facile riuscire ad allinearsi ed a seguire la corrente piuttosto che fare l’enorme fatica di pensare a qualcosa di nuovo e di interessante sia per te come musicista che per la gente che là fuori non si accontenta di fotocopie o di prodotti suonati e registrati in maniera indegna. Credo sia parte di una attitudine che possiamo chiamare rispetto per il pubblico, e che deve essere assolutamente tenuto in considerazione dai gruppi."

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