Dead Meadow: Non solo cannabis… – Intervista

I Dead Meadow hanno dimostrato con ‘Shivering King And Others’ di essere una delle realtà più interessanti della musica psichedelica a stelle e strisce, in grado di affacciarsi con successo anche ad un mercato più “esigente” come quello europeo. Forti di una elevata capacità compositiva ci hanno proposto un lavoro che pesca a piene mani da band che, nella migliore delle ipotesi, hanno smesso di calcare i palchi decine di anni fa. Un lavoro che stupisce soprattutto per la giovane età del trio statunitense, in particolar modo del batterista Stephen McCarty e del bassista Steve Kille, che non sembrano però altrettanto sorpresi.

(Stephen McCarty): “Io penso che chiunque ascolti musica abbastanza a lungo finisca inevitabilmente per scopire un interesse nei confronti della musica ‘vecchia’. Personalmente, la mia esperienza musicale è cominciata ascoltando i Beatles e quelle radio che passavano successi del passato e posso tranquillamente dire di essere stato subito attratto da questo genere di sonorità. Per quanto riguarda i Dead Meadow, penso che stiamo semplicemente provando a suonare la migliore musica rock possibile e non si può negare che la maggior parte della migliore musica rock sia stata fatta diversi anni fa. Per noi non fa alcuna differenza e non suona assolutamente strano inserire Hendrix e gli Zeppelin nell’elenco delle nostre influenze, cosi’ come i Nirvana e i Sonic Youth”.

(Steve Kille): “La penso esattamente allo stesso modo e non capisco nemmeno perché tutti ci facciano le solite domande. Tutti a chiederci cosa significhi per noi la musica ‘vecchia’ e cosa quella ‘nuova’. La musica è musica e tutto al suo interno è rilevante e interessante. Penso che tutta questa frenesia nel suddividere la musica in categorie sia uno dei motivi per cui il rock moderno sia fondamentalmente una forma d’arte agonizzante”.

Ascoltando il vostro lavoro, traspare chiaramente la vostra attitudine "stoner", ma lungo tutta la durata del disco siete sempre riusciti ad evitare i cliché del genere, mixando alla perfezione le diverse influenze per far risaltare al meglio le vostre qualità. Qual è il segreto?

(Stephen McCarty): “Il segreto? Sta semplicemente tutto nel suonare quello che vuoi senza preoccuparti che la tua musica possa venire inquadrata in qualche ambito. Non prendiamo alcuna decisione basandoci su come gli ascoltatori potrebbero percepire un nostro passaggio.

(Steve Kille): “Potrei ripeterti quanto ha già detto prima Stephen: in definitiva noi non proviamo ad entrare in nessun genere… né ora né mai”.

Qual è la principale fonte di ispirazione per i vostri testi? Alcuni riferimenti a Lovecraft, Poe e Tolkien sono abbastanza chiari, ma non penso che Jason Simon (cantante e chitarrista) si limiti a questi autori quando li scrive.

(Stephen McCarty): “A questa domanda saprebbe risponderti meglio Jason stesso. Io penso che la nostra “fonte principale” sia un qualcosa difficile da descrivere, e ancora più difficile da circoscrivere, con le semplici parole”.

(Steve Kille): “… è come scappare via da tutto e mettersi a dipingere, oppure raccontare una storia o tirare fuori qualcosa dal tuo bagaglio”.

Mi ha incuriosito il titolo del vostro album. L’avete scelto per indicare che ‘Shivering King’ è la vostra canzone preferita del disco, o perché questa potrebbe indicare la nuova direzione della band? Più acustica e intima?

(Stephen McCarty): “Probabilmente nessuna delle ipotesi che hai fatto calza a pennello… Per noi è stata sicuramente un’ottima cosa aver avuto la possibilità di lavorare con calma a canzoni di quel tipo, ma sicuramente in futuro continueremo a spaziare, a comporre song decisamente diverse fra loro”

(Steve Kille): “Abbiamo scelto il titolo una volta terminato l’album. Semplicemente si adeguava naturalmente alla musica ed alle sensazioni d’insieme che questa comunica… Detto questo penso che per il futuro tu possa aspettarti una versione dei Dead Meadow ancora più eclettica di quella attuale”.

Siete stati scoperti da Joe Lally, bassista nei Fugazi, che vi ha voluto sulla sua Tolotta Records per il vostro debutto. Una bella fortuna iniziare così la propria carriera!

(Stephen McCarty): “Sicuramente! L’ottimo lavoro fatto da Joe ci ha decisamente aiutato. Ma anche altri membri dei Fugazi ci stanno dando una mano, per esempio Brendan Canty (batterista del gruppo di Washington, nda) ha mixato il nostro ultimo lavoro. Per questo motivo non possiamo non essere riconoscenti nei loro confronti”.

Adesso siete sotto contratto con la Matador Records e Stephen Malkmus, leader dei Pavement, vostri colleghi di etichetta, vi indica come uno dei suoi ascolti preferiti degli ultimi tempi. Che idea vi siete fatti di Malkmus?

(Stephen McCarty): Malkmus è un incredibile musicista il cui lavoro ha rivestito un ruolo importante nei miei ascolti giovanili. Per questo motivo, la sua presenza fra i nostri fan suona abbastanza strana ma comunque piacevole. Abbiamo avuto la possibilità di andare in tour con la sua band ed è stata un’ottima opportunità per ascoltare in anteprima il nuovo materiale che, sfortunatamente, ha ricevuto reazioni abbastanza contrastanti. Lui è un artista a cui piace lavorare duramente, prova sempre a mettersi in discussione ed io rispetto il fato che abbia scelto di muoversi in direzioni diverse, piuttosto che adeguarsi alle richieste di chi non vorrebbe sentire altro che ‘Summer Babe’, ‘Stereo’ e Cut Your Hair’ all’infinito”.

(Steve Kille): “Abbiamo avuto sempre la fortuna di avere il sostegno delle persone che ci hanno ispirato e ci hanno convinto a prendere in mano gli strumenti. Stephen è uno di questi.

E della nuova label che mi dite?

(Stephen McCarty): “Anche la Matador è un’etichetta quasi ‘leggendaria’. Ovviamente è splendido poter lavorare con le persone che sanno sempre come far funzionare le cose nel modo migliore. Comunica tranquillità e sicurezza”.

Durante il ventesimo secolo, Washington Dc ha potuto vantare Duke Ellington nel jazz ed una fiorente scena nell’hardcore, con i Bad Brains e i Minor Threat, oltre ai già citati Fugazi. Adesso i Dead Meadow hanno colmato il vuoto dal lato della musica "psychedelic/doom/stoner" (se mi passate l’etichetta…). Cosa pensi che sara’ la prossima "big thing" che uscira’ da Dc?

(Stephen McCarty): “Essere inclusi in una lista così prestigiosa è un gran complimento! Speriamo di poter scrivere presto la nostra ‘Mood Indigo’, ma probabilmente non ce la faremo mai. Onestamente, la scena di Dc si sta assottigliando di anno in anno. Le ‘Tribes of Youth’, una volta molto forti, hanno perso importanza e la scena non riesce a riprendersi da sola. Spero proprio che qualsiasi cosa arrivi sulla scena abbia la forza aggregante necessaria a ricompattare le diverse band di Dc”.

E, per finire, se potessi scegliere tre band con cui jammare, chi vorreste sul palco con voi?

(Stephen McCarty): “Dunque, sicuramente Miles Davis dell’era ‘On The Corner’, i Can con Malcolm Mooney ed i Parliament”.

(Steve Kille): “Ho sempre pensato che sarebbe stato fantastico jammare con David Crosby. Amo da una vita il suo lavoro e mi ha sempre ispirato simpatia, nonostante sia una delle poche leggende viventi rimaste”.

E io che ero sicuro avrebbero citato Black Sabbath, Led Zeppelin e Blue Cheer. Ancora una sorpresa, questi Dead Meadow…

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