Noise Pollution: “M.A.D.” – Intervista alla band

Appena fuori dalla sala prove, dopo un intenso pomeriggio di preparazione per il Noise Fest, festival con cui hanno presentato il loro nuovo album alla loro città, i Noise Pollution sono carichi di quell’entusiasmo di chi sa di avere colpito il bersaglio nel centro e di avere realizzato, con un percorso che si articola ormai da diversi anni, una parte dei loro sogni. 

Ragazzi, ben ritrovati. Prima di tutto, vorreste fare un breve sunto della vostra storia per chi ancora non vi conoscesse?

(Amedeo, voce) Abbiamo iniziato undici anni fa come “tribute rock band”, iniziando come cover band. Pochi anni dopo abbiamo iniziato a comporre pezzi nostri, fino ad arrivare nel 2009 alla pubblicazione dell’ EP “Don’t Stop Me Baby” e al disco, nel 2011, “Noise Pollution“, pubblicato con Bologna Rock City Records. Abbiamo cambiato un sacco di componenti lungo questi tragitto, che hanno influenzato anche lo stile dei brani che abbiamo composto, e con vari cambi di genere. Quello dell’EP era sostanzialmente glam metal, mentre “Noise Pollution” si avvicinava più a sonorità come quelle degli Hardcore Superstar, o comunque verso l’hard rock svedese. Oggi invece andiamo a proporre un disco che, finalmente, sia spera sia il disco che inquadra il genere che volgiamo suonare, che può essere paragonato a quello di Five Finger Desth Punch, Alter Bridge, Shinedown, quindi sonorità hard rock / metal moderne che caratterizzano un po’ tutti. In questi ultimi tempi siamo stati etichettati in diverso modo; c’è chi ci ha avvicinato alla Black Label Society, a Rob Zombie perchè ci sono parti di elettronica, e così via. Diciamo che abbiamo preso i generi di riferimento di ognuno di noi e anche il fatto che il disco sia uscito a cinque anni di distanza dal primo dipende dal fatto che, oltre ai cambi di line-up, abbiamo un metodo di composizione per cui scriviamo tutti assieme, quindi ci sono molti scontri, molti cambiamenti ed è una composizione molto lunga perchè ci sono cinque teste da mettere d’accordo. Il risultato è un mix abbastanza originale; diciamo che ascoltando il nostro album ritrovi delle sonorità ma non c’è mai un copia e incolla. Non siamo mai stati quel tipo di band dove qualcuno arriva in sala prove e dice: “Oh, ragazzi, ho sentito quel riff, troviamone uno simile, che spacca”, ma siamo una band che arriva in sala, inizia a suonare, e poi diciamo: “Quel riff è fighissimo, andiamo avanti”, e da lì si crea un po’ l’identità della band. Ci teniamo anche a non essere etichettati come un copia e incolla di qualche altra band. Un invito che vorrei fare a chi cci ascolta è quello di non etichettarci per forza sotto qualche genere semplicemente perchè siamo una band emergente, perchè quando mi dicono che sentono un po’ di Rob Zombie, io sono contento, me lo sono anche tatuato, però molte volte mi è capitato di leggere recensioni dove si diceva “non si riesce a capire che genera fanno perchè non trovo quella band o l’altra”, e secondo me questo è un errore. Chi ascolta musica, sul genere che va dal metal all’hard rock, deve essere un po’ aperto mentalmente e capire che c’è chi fa qualcosa di nuovo. “Unreal” secondo me è un album in cui questo aspetto si vede molto, e sono sicuro che da molte persone non verrà preso nella maniera giusta, però ci sta.

(Wynny, basso) Soprattutto, durante la composizione c’è proprio uno sforzo nel ricercare. Quando una cosa sembra scontata al nostro orecchio, cerchiamo di andare oltre, di dire: non fermiamoci qui, proviamo a trovare qualcos’altro, una soluzione alternativa, un ritornello alternativo, uno special alternativo, qualcosa di diverso. Speriamo comunque che la gente che ascolta il disco non cerchi per forza un gruppo di riferimento, ma si lasci trasportare dal disco, e si lasci emozionare.

(Amedeo) C’è anche da dire che questa continua ricerca ci ha permesso di avere molto più materiale di quanto ci servisse nell’immediato, per cui abbiamo materiale per uno, due dischi, di registrazioni. Ad esempio, in questo disco c’è un brano, che è il penultimo, “We Can Forget“, che abbiamo scritto quattro anni fa, quando c’era ancora il vecchio batterista, e che siamo andati a riprendere dopo avere scritto tutti gli altri.

Dai primo commenti pubblicati a proposito di “Unreal”, si poteva avere l’impressione che il disco tratti tematiche positive ed ottimiste. Io invece, personalmente, ci ho colto una vena maggiormente angosciosa, sia nella struttura dei brani che nei testi. Qual è il punto di vista più vicino alla realtà dello spirito dell’album?

(Amedeo) Il disco è pieno di momenti positivi, però c’è sempre la negatività del fatto che si parla sempre di persone o altro con una doppia sfaccettatura, quindi il momento di negatività c’è sempre, c’è sempre un rimando a una situazione negativa, un momento di sogno e un momento di incubo. Il concept del disco è stato quindi creato da questa bipolarità fra stare bene e stare male.

(Wynny) Secondo me il pezzo che racchiude meglio questo concetto è “Two Faced“, perchè il protagonista è una persona pazza che nel ritornello, che è il momento più melodico anche dal punto di vista strumentale, esprime qualcosa di positivo, per poi tornare ad essere angosciato in tutte le strofe.

Parliamo quindi di questo concept che fa da trait d’union ai brani di “Unreal”.

(Amedeo) Il concept dell’album parla della bipolarità e della doppia personalità delle persone, ma non nel senso che una persona è malata, ma che comunque il vario adattarsi alle situazioni della vita, anche solo i momenti di buonumore o di malumore, sono espressi nei brani e nella grafica dell’album.

(Wynny) Tutto il nostro concept è racchiuso in un volto, che è quello della copertina dell’album. Volevamo racchiudere tutti i concetti dell’album, di questo dualismo non solo personale ma di tutte le situazioni, le sfaccettature del dualismo, in una sorta di alieno vestito da umano. Il personaggio che è in copertina, che è anche quello che apre e chiude le porte del manicomio all’interno del video di “M.A.D.“, è un po’ colui che racchiude in sè tutto l’album, è un po’ come se fosse un viaggio nella sua testa, e nella copertina lui mostra un po’ di se stesso. Questo concetto è ripercorso anche nei titoli dell’album sul retro di copertina, che sono invertiti e scritti alla rovescia, come se si leggessero su uno specchio, che però mostra il contrario di quello che si vede.

Da questo concept dipende anche la scelta del titolo dell’album?

(Amedeo) Sì, il titolo è stato scelto non tanto per il brano in sè, che è un pezzo lento che parla di una persona tormentata con una situazione amorosa che non gli dà pace, quanto per l’idea generale dell’album che racchiudeva in sè.

Per promuovere l’album in anteprima avete scelto invece il brano “M.A.D.”, con il video relativo.

(Wynny) La scelta di utilizzare “M.A.D.” è arrivata un po’ come nascono i nostri pezzi: ci siamo trovati e ci siamo chiesti quale fosse il pezzo che, secondo noi, rappresentasse al meglio il nostro album, e che potesse essere non troppo di nicchia, non troppo orecchiabile, qualcosa che ci rappresentasse a tutto tondo. In più, il brano si prestava bene per un video, che ha come protagonista un pazzo, che descrive al suo psichiatra le sue condizioni mentali, le rappresentazioni delle sue paturnie mentali, che sono rappresentate dagli altri componenti del gruppo. Per impostare il video abbiamo parlato con un amico psichiatra, ci siamo fatti descrivere determinate malattie, e abbiamo cercato di rappresentarle: dalla dipendenza dalla droga al disturbo ossessivo – compulsivo, abbiamo cercato di rappresentare un po’ tutto. Alla fine del video tutto esplode nella consapevolezza che non c’è niente di matto in lui.

Guardando un po’ anche ai vostri progetti futuri, avete in programma un tour europeo di supporto ai Sister.

(Wynny) Per quanto riguarda i Sister, noi suonammo di supporto a loro in occasione del release party del primo disco, nel 2011. Per la release del secondo album, adesso facciamo addirittura un tour con loro, quindi speriamo che ci abbiano fatto un po’ da portafortuna con il primo album e che continuino a farlo anche con il secondo.

Un altro aspetto molto importante che vi caratterizza è il legame con la città di Bologna. Voi siete tra quei musicisti che vanno spesso ai concerti di altri, anche di realtà locali, e non a caso avete organizzato un festival, il Noise Fest, che quest’anno è alla terza edizione, per presentare “Unreal” ai vostri fan.

(Amedeo) Sicuramente il legame con la città di Bologna e anche con l’Italia è molto forte. Quest’anno abbiamo un po’ discusso sul fare o meno il Noise Fest o se fare invece semplicemente un concerto di release party. In realtà è una cosa a cui teniamo e che vogliamo portare avanti perchè a Bologna abbiamo tantissime band valide, un sacco di locali in cui si potrebbero impostare delle belle cose, se soltanto il pubblico e anche le altre band andassero a sentire un po’ tutti i concerti di tutte le band. Quando abbiamo iniziato la nostra attività, Emiliano Nanni di Bologna Rock City era riuscito a creare, forse anche inconsapevolmente, un loop di serate dove la gente sapeva che c’era quello e si andava lì, anche un martedi o un giovedi, si andava tutti lì a vedere le band, con una scena molto più forte rispetto ad ora, dove il tutto si è un po’ disperso. Questo succede un po’ perchè la gente spesso sta a casa in pantofole piuttosto che andare a sentire la band amica che suona, un po’ perchè internet ha preso sempre più piede e quindi ci si trova ad avere un sacco di inviti a molti eventi, mentre fino a pochi anni fa c’era quello e si andava lì. Bologna è la nbostra città, abitiamo tutti qui e ci teniamo molto a supportare la scena, a supportare gli amici e a fare in modo che le cose vadano avanti.

Noise Pollution

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login