Nightwish: “Endless Forms Most Beautiful” – Intervista a Marco Hietala E Floor Jansen

Dopo poco più di ben 3 anni dall’uscita dell’imponente “Imaginareum”, i Nightwish tornano con il loro nuovissimo album “Endless Forms Most Beautiful” e con ben due new entries: la conferma di Troy Donockley come sesto membro ufficiale della band, e la frontman dei ReVamp come nuova cantante, Floor Jansen. Per l’occasione, Floor e Marco Hietala hanno scambiato quattro chiacchiere con noi di Metallus.it, per spiegarci meglio qualche curiosità sull’album.

Buon pomeriggio ragazzi! Grazie mille per essere qua entrambi per questa intervista!

Floor: il piacere è nostro!

Floor, incominciamo proprio da te, sei una delle grandi novità dei Nightwish! I brani all’interno di quest’album sono stati adattati al tuo stile di canto o qualche brano esisteva già prima del suo arrivo, Marco?

Marco: Nah, lei era già nella band da prima. L’unico album che abbiamo realizzato “alla cieca” è stato “Dark Passion Play”, dove non sapevamo chi avrebbe cantato, ci siamo limitati a pensare quale fosse il range vocale medio delle cantanti… e poi abbiamo puntato leggermente più in alto! Ma in questo caso, avevamo senza dubbio la sua voce in mente quando abbiamo creato le canzoni.

Floor, ti abbiamo sentita in passato cantare insieme gli After Forever con uno stile lirico e…

Floor: No.

Marco: si Floor, magari andando indietro con gli anni…

Floor: Si, tipo 15 anni fa.

Appunto, cantavi con uno stile più lirico insieme agli After Forever, volevo giusto capire se è stata una tua scelta quella di cantare in maniera diversa o…

Floor: No.

La tua risposta è solo “no”?

Floor: Ok, per quelli che non ne hanno idea, io già agli inizi ero abituata a praticare entrambi gli stili di canto. Ho sempre cercato di spingermi verso l’esplorazione di tutti gli stili canori, dal pop, al rock, all’underground. E nell’ultimo anno ho avuto la possibilità di applicarmi riguardo a quest’album.

Cambiamo discorso. Floor, come dividi il tempo tra i Nightwish e i ReVamp? È difficile far coincidere i tempi che passi con entrambe le band?

Floor: Beh, non posso farlo allo stesso momento, quindi devo dividere le tempistiche. Quando sono entrata nei Nightwish, con i ReVamp avevamo concluso oltre il 50% del nuovo album e quindi è stato un periodo molto intenso, perché sono una persona che da sempre il 100%, di conseguenza ho dovuto impegnarmi al massimo per una band e subito dopo fare la stessa cosa per l’altra. Quindi ho smesso di fare tour coi ReVamp prima di iniziare a entrare in studio coi Nightwish. Poi, come farò in futuro, non ne ho idea.

Marco: Se lavori insieme a persone con le quali ti trovi bene, non è un peso. Specialmente se fai musica che ti piace. Semplicemente bisogna stare attenti a concedersi anche del tempo per se stessi, per staccare la spina.

Torniamo all’album. È un concept album o solo una raccolta di canzoni nuove?

Marco: È un semi-concept album. È ispirato all’evoluzione, non solo animale, ma anche di tutto il sistema solare. La sensazione di percepire il cambiamento, l’evoluzione: la vita è il filo che unisce tutte le canzoni.

Floor: Ci sono poi anche canzoni come “Edema Ruh” che hanno comunque una loro storia indipendente.

La prima canzone dell’album, “Shudder Before The Beautiful” è una canzone alquanto epica. Tutta la prima parte dell’album lo è, mentre la seconda parte è più profonda e più dark. È stata una vostra decisione quella di dividere l’atmosfera delle canzoni, o le tracce sono disposte così come sono venute?

Floor: Si quella è una prima impressione che potresti avere. L’album è molto più complesso. Se l’hai sentito solo una volta ovviamente avrai quella impressione, ma non mi trovi d’accordo, ci sono molti più alti e bassi.

Purtroppo abbiamo potuto ascoltarlo soltanto una volta, pochi minuti fa, in anteprima. Se potessimo lo ascolteremmo anche 4 o 5 volte prima di farvi le domande, ma ovviamente non essendo nemmeno ancora uscito l’album non abbiamo avuto il tempo materiale.

Marco: Si, lo so, è un peccato. Semplicemente quello che possiamo dirvi è che c’è anche molto altro nell’album. Capisco quello che vuoi dire, riguardo l’atmosfera che lega le prime canzoni insieme. Tuttavia, con più ascolti, scoprirete molti più alti e bassi, in tutto l’album. Dalla prima canzone all’ultima.

In quest’album Troy è entrato a far parte definitivamente della famiglia Nightwish, con grande piacere di tutti i fan. Ha aiutato anche lui a scrivere le canzoni? Cos’ha portato di nuovo all’album?

Marco: Gli inizi dell’album li abbiamo abbozzati nel mio studio, ma quando abbiamo iniziato a lavorarci tutti insieme, anche lui ha contribuito. In particolare, Troy, è il più “multi-strumentale” tra di noi, e si è applicato su diversi strumenti, non solo le cornamuse, ma anche quei… cosi… irlandesi… non lo so, non ricordo il nome… Tuomas lo saprebbe, sono cose di Tuomas, queste! (ride di gusto, N.D.R.)

A proposito invece del titolo dell’album, “Endless Forms Most Beautiful”: è piuttosto particolare, oltre ad essere anche il titolo di una delle canzoni del vostro album. Avete deciso di chiamare l’album così dopo aver scritto la canzone o avevate già il titolo in testa e vi siete ispirati per trarci anche un brano?

Marco: È una citazione di Charles Darwin che parla dell’evoluzione e della varietà della vita su questo particolare pianeta, dato che ancora non sappiamo nulla degli altri. L’album all’inizio doveva chiamarsi “Elan”, come il nostro singolo di uscita, ma poi Tuomas ha cercato su google e ha visto che già molti altri album di altre band si chiamano così, abbiamo guardato la lista delle canzoni che avevamo già scritto e abbiamo scelto questa perché secondo noi si sarebbe rispecchiata bene.

“The Eyes of Sharbat Gula”: cosa ci potete dire riguardo al soggetto della canzone?

Floor: “it’s a Tuomas thing”. Sì, ce ne ha parlato, lui prende ispirazioni da tutto ciò che vede, questa in particolare viene da una foto che ha visto su National Geographic. (Shabart Gula è la ragazza afgana con gli occhi verde chiaro ritratta nella magnifica fotografia di Steve McCurry del 1984, N.D.R.)

“The Greatest Show Of Earth”: 24 minuti di epicità. Ci potete dire qualcosa a riguardo?

Marco: Certo, è una delle mie canzoni preferite di quest’album. La storia parla della formazione del sistema solare e dei pianeti, la formazione della terra e le prima forme di vita 4 miliardi di anni fa. Comunque, sembra una canzone che si possa fare in 3 minuti, ma abbiamo voluto estenderla fino al massimo possibile, iniziando a parlare dell’umanità e dei possibili futuri che ci aspettano.

L’artowork della copertina è decisamente molto interessante, sembra un’esplosione di dettagli e di minuzia nei particolari, molto interessante la scelta stilistica di non confondere tutto questo “chaos” lasciando il tutto in bianco e nero…

Floor: L’immagine è una rappresentazione di molte variazioni nell’arco della Storia fino anche a come siamo fatti nel nostro nucleo. È stata disegnata dallo stesso artista che ha fatto le immagini di alcuni nostri album precedenti. Una delle prime ipotesi per l’artwork era un’immagine di come sarà la Terra, calcolata dagli scienziati, tenendo conto dei movimenti terrestri. Abbiamo pensato a come sarà la Terra tra… aspetta, quant’era? 4 milioni di anni? 4 miliardi? No, 400 milioni di anni… 15 milioni! 15! Era sicuramente 15! Ok, comunque tra 15 milioni di anni la terra sarà diversissima, anche senza contare quello che sarà di noi.

Marco: E se noi sopravviveremo. SE, noi sopravviveremo, anche noi non avremo più lo stesso aspetto di oggi.

Floor: Si, è come se noi pensassimo agli uomini di 15 milioni di anni fa, non abbiamo nulla in comune con loro. (sicura Floor che ci fossero gli umani 15 milioni di anni fa? LOL N.D.R.)

Sia all’apertura, che alla chiusura dell’album abbiamo un pezzo parlato. Sono collegati?

Floor: Si, è Richard Dawkins, uno dei biologi evoluzionistici più famosi, che parla. Io ho dovuto informarmi su di lui, ma so che per molte persone è uno piuttosto famoso…

Marco: Sì, comunque, è sicuramente il collegamento che unisce tutto l’album. A un certo punto abbiamo pensato, immagina se mettessi il cd in “repeat” e diventasse ciclico, potendolo ascoltarlo ininterrottamente. Io non ci avevo nemmeno pensato, che qualcuno potesse metterlo in repeat o se lo riascoltasse subito appena finito… ma dopo che ci ho provato devo ammettere che l’effetto finale è davvero fantastico!

Floor: Tornando a Dawkins, sostanzialmente fa un discorso riguardante Darwin, rivolto ad altri famosi scienziati. Dawkins, nonostante sia piuttosto famoso, non ha mai fatto qualcosa di “pubblico” come questo lavoro.

Marco: A parte ne I Simpsons, quando è entrato nella cultura popolare grazie alla sua partecipazione in un episodio.

Ultima domanda, c’è qualcosa in particolare che volete dire ai vostri fan, ma che nessuno vi ha mai chiesto?

Floor: Beh, in questo album c’è più “cibo per i pensieri” e speriamo che i nostri fan se ne accorgano e lo ascoltino con mente aperta. L’album non riguarda ciò che noi pensiamo, o ciò che noi vogliamo che tu possa pensare, ma vogliamo aiutarti a creare il tuo pensiero, questo è ciò che vorremmo far sapere ai nostri fan.
Bene, per oggi è tutto, grazie mille ragazzi, ci vediamo a Novembre col vostro nuovo tour!

Marco: Grazie a te, a presto!

marcella.fava

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Marcella Fava nasce a Reggio Emilia il 30 aprile 1988. Figlia d’arte, il padre è Antonio Fava, grande scrittore, regista, ma soprattutto attore teatrale e insegnate di Commedia dell’Arte di fama mondiale. La sua prima macchina fotografica è la polaroid di Barbie, all’età di 6 anni, che tutt’ora utilizza per divertimento. Le fotografie vengono fuori di qualità scarsa dati gli anni che ha, ma contengono tanta tenerezza e tanto affetto. Frequenta e si diploma presso il Liceo D’arte “Paolo Toschi” di Parma, a seguire il Centro Sperimentale di Fotografia “Ansel Adams” di Roma fino ad ottenere il Postgraduate Certificate in Professional Studies – Photography presso il Central Saint Martins – College of Art And Design di Londra, specializzandosi in reportage e fotografia analogica. Attualmente è fotografa a tempo pieno con sede a Reggio Emilia (anche se non si nega viaggi reportagistici in girando il mondo) e scatta per Metalus.it da circa 4 anni, unendo insieme alla fotografia l'altra sua grande passione, la musica!

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