Backyard Babies: “People Like People Like People Like Us” – Intervista a Nicke

Forse più lontani dai riflettori di altri colleghi americani, gli svedesi Backyard Babies sono una delle band che dobbiamo ringraziare di più per la rinascita del rock’n’roll, sotto forma di quello scan rock che ci ha regalato alcuni degli album più adrenalinici degli ultimi anni. Dopo una svolta verso sonorità più levigate e scintillanti, Nicke, Dregen e compagni sono, con l’ultima uscita dal geniale titolo ‘People Like People Like People Like Us‘, tornati ad una certa sobrietà di stile, con risultati che probabilmente divideranno critica e fan. Ma la prima cosa che va riconosciuta ai Backyard Babies è la longevità.

Siete stati insieme 17 anni senza nessun cambio nella line-up. Qual è il vostro segreto?

“Non ne ho idea…in realtà penso si tratti del fatto che abbiamo tutti una cosa in comune: ci piace tantissimo suonare dal vivo. Essere sul palco è probabilmente l’unico carburante di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Penso che se ci venisse detto che possiamo continuare a scrivere musica, ma non possiamo più fare concerti, molleremmo nel giro di poche settimane.”

Qual è il cambiamento più grande nei Backyard Babies dal 1989 ad oggi?

“Ce ne sono stati tanti di piccoli, ma non saprei qual è il più grande, a parte quello ovvio che siamo invecchiati!”

Penso che il nuovo album, musicalmente, si collochi tra ‘Total 13’ e ‘Making Enemies Is Good’. Sei d’accordo?

“Sì. C’è stato un gran parlare, ultimamente, a proposito di ‘Total 13′: ci chiedevano se saremmo tornati indietro, alle nostre radici. Beh, non torniamo indietro, ma al tempo stesso capiamo l’importanza di essere critici rispetto al passato, e penso che gli ultimi album fossero un po’ troppo sovraprodotti, e a quel punto si rischiava di perdere il cuore stesso delle canzoni, di farle diventare piatte. Penso che su quest’album succeda l’esatto contrario, e te ne puoi accorgere subito.”

Quanto ha pesato, in questo senso, la produzione di Nicke Royale?

“Era importante trovare qualcuno, e sapevamo di non voler andare in America, di non volere un produttore americano o un sound tipicamente americano. Così abbiamo pensato a Nicke Andersson: lui conosceva bene la band e ci diceva sempre cose del tipo: “Se l’avessi prodotto io, l’avrei fatto in quel modo”, e così via. Quindi gli abbiamo chiesto se voleva produrre il nuovo album, e lui ha accettato.”

Penso che sul nuovo album siano più evidenti i richiami alle vostre radici punk, Ramones su tutti…

“In effetti penso che siamo più liberi di fare ciò che vogliamo, e di includere anche pezzi che cinque o sei anni fa non avremmo potuto includere nei nostri album.”

A livello di testi, l’ironia si conferma uno degli elementi più importanti. Penso alla title-track o a ‘Dysfunctional Professional’.

“Beh, ‘Dysfunctional Professional’ parla del nostro manager di qualche anno fa, mentre la title track è su tutto il parlare e sugli interessi dei media per il gossip. Ma ci sono anche dei pezzi “seri”, come ‘Things To Do Before We Die’, o ‘Roads’.”

Hai collaborato – da solo o con i Backyard Babies – con un sacco di artisti. Hai qualche ricordo particolarmente divertente a proposito?

“Il semplice fatto di andare in giro con Mike Monroe è divertente! E’ completamente fuori di testa! Scherzi a parte, sono contentissimo ad esempio di aver potuto suonare e registrare con Joey Ramone, ma più del divertimento la cosa bella è che impari così tanto. E non conta che siano più giovani o più vecchi di te: è sempre importante lavorare con altra gente di tanto in tanto, altrimenti diventi schiavo di una mentalità chiusa.”

Tornando al senso dell’umorismo, si riflette anche nei vostri video. Cosa ci possiamo aspettare dal prossimo?

“A dir la verità nel prossimo non c’è tanto umorismo. Anzi, è molto dark. E’ per ‘The Mess Age’, ed è un po’ sullo stile di David Lynch. E’ stato piuttosto stressante girarlo, e non ho ancora visto il prodotto finito, ma posso dirti che non abbiamo mai fatto niente del genere.”

Pensi che i video possano aggiungere qualcosa alla vostra musica?

“Penso che siano importanti fino a un certo punto, ma la verità è che io non guardo mai la TV. Quindi può darsi, ma non saprei. Poco fa eravamo ospiti di un programma televisivo e hanno messo su il video di ‘Paradise City’: ecco, quello penso sia un grandissimo video, anche se alla fine si tratta quasi di un semplice video live, con il soundcheck e così via. Ma penso che se sei una grande band i fan vogliono semplicemente vederti.”

Hai detto che non guardi la TV. E il cinema?

“Lo adoro. In effetti l’unico motivo per cui guardo la TV sono i film. Recentemente sono andato al cinema a vedere ‘Walk The Line’ e penso che sia Joaquin Phoenix sia Reese Witherspoon siano straordinari. Lui non solo sembra Johnny Cash, ma è Johnny Cash! E di lei mi sono quasi innamorato, nel corso del film; non avevo mai pensato che June Carter potesse essere così carina…e poi, passando ad altro, mi piace molto il cinema francese, Luc Besson in particolare.”

Cosa ne pensi delle altre band che, in diversi frangenti, sono state associate a voi o alla vostra scena? Penso agli Hellacopters, ai Gluecifer, o ai Turbonegro, tanto per citare quelle più popolari.

“Mi piacciono tutte, e quanto a quelle meno famose mi piacciono parecchio i Captain Murphy, e poi le Crucified Barbara: potranno non essere la migliore band del mondo, ma stimo moltissimo queste ragazze, perché sono così determinate nella loro strada che ce la faranno, non molleranno mai.”

Hai detto che vi sentite legati alla scena punk, ma rispetto a quella tradizionale nei vostri testi siete meno diretti nella critica sociale.

“Capisco quello che intendi. Per quanto mi riguarda, però, non mi interessa mescolare opinioni di quel genere con la musica. E’ verissimo che si possa fare la differenza anche con la musica, ma sento che il mio compito è piuttosto quello di intrattenere.”

Vuoi dire altro?

“No, solo che non vedo l’ora di venire a suonare in Italia: avete delle bellissime ragazze, ottimo cibo, vino eccellente…”

Anche noi non vediamo l’ora!

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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