Orphaned Land: Nel diluvio – Intervista

Un nome che, dato il consenso unanime di pubblico e critica tributato alla loro più recente uscita, sicuramente sarà una delle sorprese o dei "bentornati" più in vista nell’anno in corso. Orphaned Land è sicuramente un nome che non può più passare inosservato e che ha parecchie frecce al proprio arco. La loro storia è molto breve, ma il teatro che la ospita (dentro la cronaca di Israele per parlare di concetti universali) è particolare: "Firmammo per la Holy Records quando eravamo molto giovani. Come molte band dopo il secondo album abbiamo avuto il classico momento di crisi. Avevamo bisogno di tempo ciascuno per noi stessi, chi per prendersi una pausa e allontanarsi dalla propria quotidianità, chi voleva pensare al matrimonio e chi si voleva dedicare semplicemente ad altro senza pressioni. Tuttavia, nessuno di noi ha mai smesso di raccogliere del materiale perchè sapevamo che prima o poi avremmo ritrovato la voglia e la possibilità di tornare insieme per un disco. E’ estremamente difficile, ed immaginabile, pensare alle difficoltà che in Israele puoi avere nel portare avanti una band ma non ci siamo mai arresi. Durante i conflitti abbiamo sempre continuato a ricevere attestati di stima e fiducia da gente che apprezzava la nostra musica indipendentemente dalla loro e dalla nostra condizione socio politica o religiosa. Questo ci ha dato la forza di tornare e la consapevolezza di essere in qualche modo dei messaggeri al servizio della musica. Spesso abbiamo pensato che fossimo designati a continuare, ed ora eccoci qui con un disco nuovo."

Un disco che si è fatto attendere, che è stato pensato e scritto solo quando l’ispirazione ha consentito al gruppo di fissare le idee in musica. Con il senno di poi è quasi logico arrivare alla conclusione che "guardando indietro crediamo sia stato necessario aspettare così tanto tempo, il disco aveva bisogno di crescere e soltanto ora possiamo pensare che ‘Mabool’ sia pronto per uscire. Credo che l’essenza del disco ed il suo messaggio possano essere, anche se in secondo piano rispetto alla questione del Diluvio, una dimostrazione di ciò che può essere fatto semplicemente guardando oltre i conflitti, le religioni ed i linguaggi. Guardiamo ad esempio quello che succede quando li combini insieme questi elementi e pensi di creare attorno a questi linguaggi delle strutture con la musica, lasciando ovviamente perdere le differenze e sottolineando i punti in comune. Tante lingue, tanti strumenti che alla fine sono un soggetto unico. Prova ad applicare questo alle persone, al di là della politica, delle convinzioni e di tutto ciò che causa conflitto e tensione: pensa a quello che unisce e non a ciò che divide. Questo è il messaggio che vorremmo arrivasse dopo che il disco è stato ascoltato. Imparare a trasformare quelle cose che ora sembrano essere solo conflittuali nel Medio Oriente in qualcosa che unisca e non in qualcosa che separi." Sottolineando anche il fatto che "la musica di Orphaned Land non conosce i confini, questo è come se fosse il nostro concetto di Album Universale, un abbraccio che possa contenere l’ascoltatore il gruppo e la musica, una pasta unica. Non importa da dove provenga e dove sia diretto uno o l’altro elemento. Ci sono tante influenze e tutte abitano sotto lo stesso tetto, tutto in armonia."

Un disco che ha alcune particolarità tra le quali spicca un assolo di piano che rappresenta una vetta emozionale e compositiva di ‘Mabool’ nel momento in cui "’Nora El Nora’ è la canzone che, dopo la nascita dei Tre e la loro Unificazione, dopo la costruzione dell’Arca (i Tre rappresentano le religioni monoteiste ed il concept narra del loro fallimento nel convincere gli Uomini ad abbandonare le strade del Male suscitando su questi ultimi l’ Ira Divina) rappresenta il commento musicale alla marcia delle razze sul ponte dell’Arca stessa: una delle scene kolossal della storia se la vogliamo vedere in maniera cinematografica.

Immaginiamo allora, mentre sta giungendo il Diluvio, tutti questi esseri che entrano nell’Arca, questa marcia con i Tre in ultima posizione. Un assolo che rappresenta la marcia verso la salvezza e verso quella che è la possibilità di futuro. I colori jazz di questo assolo dimostrano perfettamente anche il senso di Orphaned Land come gruppo: non deve stupire il fatto di trovare un pezzo costruito su melodie quasi folk del Medio Oriente con degli innesti di piano Jarrettiano, un grande metaforico abbraccio che include tutte le possibili differenze usandone le parti migliori." Alla fine, ‘Mabool’ diventa "il riflesso di ciò che oggi accade nella realtà, visto anche attraverso una componente di fantasia. Ciascuno di questi Tre è nato in contesti diversi ed appartiene a religioni diverse, ma tutti loro hanno una missione comune che è quella di tornare all’unico Dio. La loro missione è quella di compiere l’unione delle religioni con l’Unica Sorgente, ma falliranno nel compito. Abbiamo scelto la narrazione del Diluvio perchè ci sono tantissimi popoli che la raccontano, diversi tra di loro e allora si è deciso di dare la versione di questa storia secondo Orphaned Land. Sarebbe stato carino cantare di storie Antiche, certo, ma noi stiamo vivendo costantemente nella realtà di tutti i giorni questi conflitti e queste differenze. Ecco perchè abbiamo coniugato i nostri verbi al presente."

Un disco che, almeno nella prima tiratura, contiene un ulteriore cd con cinque tracce dal vivo registrate in una cornice particolare in quanto "la ragione per cui abbiamo scelto di salvare parte del materiale dal vivo destinato all’edizione limitata del disco è molto semplice. Recentemente abbiamo tentuo tre concerti. Prima di rimetterci insieme davvero abbiamo voluto usare un nome diverso: The Calm Before The Storm. I concerti furono uno in Turchia uno a Tel Aviv e questo acustico. Era la prima volta che salivamo su un palco e stavamo seduti sulle sedie e ci sembrava carino poter offrire qualcosa di diverso alla gente che era venuta a trovarci. L’atmosfera fu molto strana quella sera e crediamo che queste canzoni siano un po’ un ringraziamento ai nostri fan che vogliono sentire le canzoni che conoscono bene sul disco in una veste diversa. Sono le canzoni più tranquille dei nostri dischi precedenti e puoi sentire da queste registrazioni di come sia stato uno dei concerti migliori della nostra carriera. Ora come ora crediamo che le serate acustiche, di tanto in tanto ed a sorpresa, potrebbero tranquillamente far parte del nostro futuro."

Un futuro che avrà nuovamente i piedi ben piantati nel presente che sarà. Speriamo migliore.

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