Nargaroth: “Kanwulf l’incorruttibile” – Intervista

In attesa del concerto che li vedrà protagonisti sul palco del Black Winter Festival, i Nargaroth si raccontano su Metallus.it nelle parole del leader Kanwulf.

Sono passati quasi due anni dall’uscita di “Jahreszeiten”. Stai lavorando su del nuovo materiale in questo periodo?
“Proprio in questi giorni ho terminato il missaggio del mio prossimo album “Spectral Visions of Mental Warfare”. Ho creato un disco strano, io stesso mi avvicino ad esso in modo ambivalente. Sono certo che manterrà intatta la tradizione di dualismo in quello che è il giudizio della gente. Alcuni lo ameranno, altri lo troveranno spazzatura.”

Sei l’unico membro effettivo dei Nargaroth, in che modo sviluppi il dualismo tra Ash/Kanwulf e la band? Nargaroth esprime il tuo io interiore e delle tematiche personali?
“I miei testi arrivano da processi di auto-riflessione, riguardano la mia interiorità, le mie emozioni. In alcune canzoni parlo invece della mia attitudine attraverso i Nargaroth o del mio alter ego Kanwulf. Il brano “I Got My Dead Man Sleep” è un esempio.
Nel mezzo della canzone “Winter”, dall’album “Jahreszeiten” parlo di ideologie maschiliste a cui solo io posso accedere attraverso il “culto”, questo perché il mio sviluppo tramite il black metal non è stato privo di fallimenti, errori e sbagli.
Tutti miei dischi e le mie canzoni sono oneste! E con il tempo anche i miei sentimenti sono cambiati. E così cambiano anche le canzoni stesse, dopo aver maturato dei differenti stati mentali. In molti definiscono i Nargaroth con “Herbstleyd”. Non voglio creare e non creerò un altro album come “Herbstleyd”. Tutto ciò che doveva essere espresso con quell’album è stato completato, anche se con un leggero ritardo. Emozioni nuove e diverse richiedono un canale espressivo a sua volta nuovo e diverso! Nuove esperienze, pensieri, dolori e piaceri non possono essere sempre identici, né raccontati con gli stessi mezzi. Non sono solito fare della musica “tanto per” come molti in questa arte, altrimenti le canzoni diventano come il guscio vuoto di una conchiglia. Quest’arte rappresenta la mia possibilità di vivere e lo spirito interiore della mia espressività cambia con me a seconda di come l’ascoltatore si pone di fronte ad essa. Questa cosa, per quanto piccola, mi differenzia da tanti stronzi e dai loro pietosi tentativi di spingermi verso una direzione. Se guardo davanti a me vedo solo le stelle ad illuminare il nostro desolato sentiero. Io le seguirò, non saranno sole, solo loro potranno indicarmi la direzione da seguire! Nargaroth non diventerà migliore o peggiore, soltanto diverso!”

 Noto che sul tuo sito ci sono vari documenti relativi a delle guerre. Hai avuto modo di compiere degli studi specifici e hai utilizzato questo argomento nei testi?

“Non tanto le guerre quanto “la guerra”, quella del Vietnam, dal 1965 al 1975. E’ iniziata prima in verità, ma la data ufficiale viene fatta coincidere con il 1965.Vengo da una famiglia dove alcuni membri hanno fatto parte dell’esercito e ne ho fatto parte anch’io per un certo periodo. Ho studiato alcune cose riguardo la guerra nel Vietnam. E’ iniziato come interesse giovanile e poi è diventato una parte di me molto sentita. Sono in contatto con varie associazioni di veterani negli USA e mi capita di parlare spesso con loro. Nel 2007 sono stato in Vietnam, ho fatto un percorso che ricalcava una missione americana del 1986. Dopo essere stato ad Hanoi ho raggiunto, con una bicicletta noleggiata, Dien Bien Phu, dove i francesi furono sconfitti nel 1954 dei Vietminh (il nome originale dei Vietcong, che era stato dato dall’esercito americano). Ho visitato diversi posti, ovunque vi fossero connessioni con la guerra. Sono stato anche in luoghi sconosciuti, non segnati sulle mappe come i tunnel dei Vietcong di Vinh Moc e altri famosi come la base di Khe Sanh. Ho persino scalato la collina 937, nota come “Hamburger Hill”, da cui il titolo del famoso film. Ho passato molto tempo nella giungla vicina al vecchio sentiero di Ho Chi Min, nei pressi del confine con il Laos. Camminavo tutto il giorno facendomi strada con un machete. La notte catturavo rane per mangiare e asciugavo la mia uniforme americana al fuoco, disteso su un’amaca, mentre ascoltavo i rumori della giungla. E’ stato uno dei periodi più costruttivi della mia vita. Finalmente ero in quel luogo su cui avevo fantasticato per anni e disteso sulla mia amaca guardavo le stelle attraverso l’apertura della tenda. Quei momenti hanno cambiato qualcosa in me, per sempre. Ho lasciato nella giungla alcuni miei demoni e la mia voglia di combattere e resistere agli ostacoli della vita è tornata in pieno. Nei pressi di Dong Ha, che si trova nell’area di confine tra il Vietnam del Nord e quello del Sud, ho incontrato molti soldati vietnamiti. Alcuni di loro avevano combattuto con gli americani, altri avevano fatto parte dei Vietcong. Sono stati colloqui costruttivi. Uno di loro mi ha invitato un matrimonio vietnamita, una notevole esperienza. Dopo il periodo nella giungla, sono andato a Da Nag al R&R, una sigla che significa Rest & Recreation, era il luogo dove i soldati del Vietnam passavano il tempo libero. Poi ho visitato il villaggio di My Lai dove vi fu un massacro compiuto dai soldati degli USA. Alla fine ho raggiunto Saigon. Lì ho conosciuto dei soldati vietnamiti che avevano combattuto a fianco degli americani. Uno di loro, membro della marina, ha fatto il mio tatuaggio che rappresenta appunto il simbolo della Marina Militare Americana. Pensa che eravamo nella sua baracca e ha usato un rasoio elettrico modificato. Naturalmente ho anche provato ogni maledetta arma di quel periodo e ho speso 2000 dollari in munizioni. Non sono mai stato così soddisfatto di aver fatto una cosa tanto stupida!
All’inizio la gente mi prendeva per scemo o pazzo. In molti non credevano nemmeno che io avessi fatto una cosa simile. Ma io sono un uomo che cerca di fare sempre quel che desidera, anche se può sembrare strano. E non c’è giorno della mia vita in cui non mi manchino il Vietnam e la giungla.”

Sembra che tu abbia una notevole dedizione nell’onorare i caduti in guerra. Vedo anche sul tuo sito una lista dei soldati morti di recente in Iraq. Pensi che siano costoro i veri “eroi”?
“Sarei cauto ad usare la parola “eroe”. Non tutti quelli che muoiono in guerra lo sono, ma trovo doveroso ricordare coloro che hanno dato tutto alla patria. Supporto i soldati tedeschi in missione all’estero, c’è la sezione “Edelweiss” nel mio sito, dove “Edelweiss” è il simbolo di un vero soldato. Il destino e la commemorazione di un soldato, sono sempre stati, in termini di ricordo e dedizione, parte della mia creatività musicale. Nel mio primo album del 1998, ho ricordato i soldati tedeschi della seconda guerra mondiale, nel 2001, con la canzone “Amarok ~ Zorn des Lammes Part III”, i caduti della mia famiglia nella prima e seconda guerra mondiale, mentre in “Semper Fidelis”, del 2006, i soldati tedeschi in missione all’estero. Tengo a precisare che ogni insinuazione politica su questo aspetto è inappropriata e non ha nulla a che vedere con la mia pura attitudine militare! Infatti sono anche membro della commissione tedesca dei cimiteri militari e mi prendo cura di luoghi di memoriale e cimiteri di guerra in Germania,
Ho avuto dei riscontri positivi da molti soldati in missione per il mio modo di onorare i caduti e i militari in servizio. Anche voi italiani avete avuto molti caduti nelle guerre. Ho un contatto da voi e voglio dirvi che ogni soldato deve sapere che la sua nazione è pronta a sostenerlo, la nazione e soprattutto la famiglia. Ad essi non deve mancare l’apprezzamento e il ricordo, soprattutto per coloro che nel compimento del proprio dovere, hanno sacrificato la vita. Il loro destino, dovrebbe toccarci, noi siamo la loro nazione!”

 Qual è il tuo punto di vista sul terrorismo? Pensi che il mondo Occidentale sia davvero impreparato di fronte alle minacce del fondamentalismo?
“Domanda difficile. Non saprei proprio cosa pensare sul fondamentalismo islamico. Se però dai uno sguardo indietro nel tempo, ti accorgi di come ci siano stati storicamente gruppi islamici che hanno cercato di espandere la propria influenza sull’Occidente e per contro, gruppi di cristiani che hanno cercato di imporre la loro fede in Oriente. Forse stiamo vivendo una nuova onda dello scontro tra le due principali religioni e forme di società. Ho degli amici in Iran, sono musicisti black metal e sono sempre in pericolo per le loro vite. Alcuni di loro sono “scomparsi” nelle prigioni dell’Iran. In una recente e-mail, un amico mi ha informato che ci sono state quarantadue esecuzioni capitali dall’1 al 30 Gennaio! Avevamo anche pianificato un concerto illegale dei Nargaroth in Iran, ma a causa della pena di morte che può essere inflitta per una cosa simile, abbiamo sospeso tutto.”

 Hai preso distanza da ogni posizione di carattere politico. Hai ricevuto attacchi in questo senso? Come hai risposto?
“Nessun attacco di tipo fisico fino ad oggi, giusto delle e-mail periodiche sull’argomento che semplicemente ignoro. I miei genitori invece sono stati tempestati da telefonate minatorie da parte di un gruppo che si definiva come “brave warriors”. Tutto questo è durato tre anni.
Fanculo quei pezzenti! Io supporto finanziariamente la costruzione di un asilo e di una scuola elementare in Peru e in Bosnia; da quindici anni aiuto un ospedale psichiatrico per bambini in Romania. Sono divenuti popolari negli anni ’90 come i “Bambini Dimenticati di Ceausescu”, magari ne avete sentito parlare. Con questo ho già fatto molto di più di quei quattro drogati senza lavoro che vogliono vedere posizioni politiche nella band.”

I Nargaroth non hanno un profilo MySpace, anche se molte black metal lo usano, persino quelle più oltranziste. Non credi nell’utilità dei social network per promuovere la musica?
“I Nargaroth si dissociano con enfasi da ogni fan site sulla band esistente su MySpace. Inoltre, dovrebbe essere chiaro che non c’è mai stato, non c’è ne mai ci sarà un profilo MySpace dei Nargaroth creato da me o da un altro membro della band. Quei coglioni che hanno creato i profili senza il nostro consenso dovrebbero mostrare un minimo di dignità e cancellarli subito!”

Come definiresti i Nargaroth dal vivo? Tendi a creare una sinergia con il pubblico?
“Crudi, riflessivi, passionali. Arroganti e supreme. Così come deve essere una band black metal!”

Non ultimo, tra poco I Nargaroth saranno headliner del Black Winter Festival, in Italia. Cosa dovranno aspettarsi i vostri fan?
“Appunto…aspettatemi!”

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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