Nanowar of Steel: “Italian Folk Metal” – intervista a Potowotominimak

Lo scorso luglio è uscito il nuovo lavoro dei Nanowar of Steel, band nostrana giunta alla sua quinta prova sulla lunga distanza. Nonostante un contratto con un’importate casa discografica internazionale, la Napalm Records, il gruppo ha deciso di omaggiare la tradizione musicale italiana con “Italian Folk Metal” (questa la nostra recensione), un disco che sia attraverso le sonorità, sia attraverso i volti noti richiamati nei testi (Gigi Sabani, Giancarlo Magalli) è una lettera d’amore (o forse no?) al Belpaese.

Abbiamo avuto modo di parlare con il cantante Potowotominimak, al secolo Carlo A. Fiaschi, che ci ha svelato diversi retroscena sulla realizzazione di quest’ultimo full-lenght, le paure e le aspettative che accompagnano il ritorno sulle scene. Al di là di qualche anticipazione fornitaci, la vera notizia è che quella che state per leggere è la prima intervista seria della band!

Ma bando alle ciance e diamo la parola ai Nanowar of Steel!

Ciao, Carlo. Benvenuto su Metallus.it!

Ciao, Pasquale. Un saluto a tutti i lettori di Metallus.it!   

Prima di iniziare a parlare di “Italian Folk Metal” non possiamo non parlare di quell’attimo in cui abbiamo pensato che foste impazziti, ovvero quando avete diffuso un comunicato stampa in cui anticipavate una svolta nella vostra proposta musicale. Agli inizi del 2021, sono arrivate “Formia” e “Biancodolce” a suggellare questo cambiamento. Cosa era successo?

Allora, posso darti una risposta seria, raccontandoti come sono andati veramente i fatti oppure mi dici cosa vuoi che arrivi ai lettori. [Ride] Scegliamo una via di mezzo. Posso dirti che in quel periodo, avevamo già pronto “Italian Folk Metal” ma non volevamo ancora parlarne, creando un po’ di mistero. Quando abbiamo pensato al disco, volevamo che fosse un pot-pourri dei generi musicali italiani, folkloristici appunto. Ogni pezzo, dunque, doveva avere un carattere che fosse identificabile in una regione o in un modo di vedere le cose all’italiana. Quindi, perché non fare un brano che tenesse conto dell’Indie e del Rock Melodico alla Negramaro? Ci siamo detti, perché non fare due pezzi così e inserirli nel brano? Dopo aver ascoltato il master dell’album, però, ci siamo resi conto che questi stonavano con il sound generale. A questo punto, i brani li avevamo già e ci siamo chiesti cosa farne. Abbiamo deciso di rischiare e abbiamo girato due videoclip a spese nostre. Potevamo starcene in silenzio, tranquilli, a farci gli affari nostri oppure fare uno scherzo, a spese nostre! [Ride]

Qual è stata la reazione dei vostri fan? Hanno capito che si trattava di uno scherzo o c’è stato realmente qualcuno che ha gridato al vostro tradimento?

C’è stato qualcuno che ci ha creduto realmente, anche se, da quello che sono riuscito a vedere in rete, non l’hanno presa male. Ci sono stati alcuni commenti, però, che mi hanno fatto riflettere, svilito; gente che diceva ‘non mi piace il Pop ma questi pezzi, siccome li suonate voi, sì’. Da un lato, è lusinghiero, dall’altro, però, ci dispiace perché vuole dire che solo perché simpatici i nostri pezzi vi piacciono? Allora ci interroghiamo sull’effettiva qualità dei nostri brani, e sul fatto che magari abbiamo creato una nicchia di ascoltatori metallari che sono abituati alla nostra proposta. In fondo, i metallari hanno questa caratteristica, no? Sono votati a una causa e difendono a spada tratta il proprio genere, che sia il Power, Il Black o i classici. A volte, anche se queste band hanno fatto un disco veramente di merda. L’hanno fatto loro e tanto basta. Sono intoccabili.

Con i Nanowar of Steel, noi vogliamo fare il contrario: accettare serenamente il Metal per quello che è, ovvero un genere fighissimo che non deve essere vissuto necessariamente come una questione di vita o di morte. Possiamo prenderlo un po’ in giro, alla leggera. In quest’ottica, un disco va giudicato indipendentemente da chi lo registra, e non deve essere per forza un buon disco solo perché è fatto dal nostro gruppo preferito.

All’inizio della pandemia, abbiamo registrato un brano, “Sneeztem of a Yawn”, che essenzialmente è fatto di sbadigli, starnuti e colpi di tosse. È una cosa che non ha completamente senso, che anche come barzelletta, detta francamente, stufa presto. Non volevamo dire nulla di particolare, ci interessava fare quella cosa là in quel momento. La reazione dei fan è stata positiva, così come quella dell’etichetta discografica che ci ha dato carta bianca. Però, prendere come oro colato qualunque cosa esca a nostro nome non è giusto. Il metallaro è un po’ oltranzista, siamo i primi a chiuderci a riccio, e spesso percorsi musicali degni di nota vengono stroncati solo perché le idee cambiano e vengono introdotti dei cambiamenti.

Quindi a questo punto ti chiedo come nasce l’idea di “omaggiare” la tradizione popolare italiana.

L’idea è nata a posteriori, durante il lockdown. In quel periodo, abbiamo registrato materiale per tre dischi. Avevamo l’esigenza di far uscire qualcosa con Napalm Records, sia per celebrare l’entrata nella label, sia perché vista la pandemia non sapevamo quando saremmo tornati a suonare dal vivo. Pensando a un’ipotetica tournee internazionale a supporto del disco, l’idea ci appariva improbabile, o comunque sarebbe stata più contenuta. Più plausibile, dei concerti in Italia. Ci siamo detti visto che con Napalm è probabile che l’Italia diventi solo una parte del circuito live e del mercato che affronteremo, perché non facciamo un disco solo in italiano? In futuro, le nostre canzoni saranno in inglese quindi diamo il massimo e diamo quanto più materiale possibile ai nostri fan italiani, che ci seguono da diciotto anni, sin dal primo demo. Se non ci fosse stato il pubblico italiano, oggi non saremmo qua a parlare, non avremmo insistito tanto e non avremmo mai pubblicato “Norwegian Reggaeton”, che ci ha permesso di sbarcare in Napalm. Quindi, può anche essere considerata una valvola di sfogo per la nostra scrittura in italiano.

Per noi, è facile scrivere in italiano, però ha i suoi limiti: perché il metal ha delle sonorità ben precise, un discorso di metrica, la nostra lingua ha una pronuncia meno malleabile. A questo punto, scelto l’italiano, è sorta un’altra domanda: proponiamo semplicemente un disco Power in italiano? Qui, abbiamo avuto l’idea del Folk, non nella concezione nordica bensì nella nostra, intesa come popolare, tradizionale. E la nostra tradizione è molto forte, ha uno spettro culturale e antropologico che si riflette anche nella musica. Se noti, anche il titolo è diverso rispetto agli altri: non c’è alcuna volontà parodistica, volevamo esprimere il concetto di ciò che proponevamo.

In tal senso, non possiamo non citare “Scugnizzi of Land of Fire”, brano Power con cantato in dialetto napoletano.

Attenzione, qui dobbiamo chiedere venia per la pronuncia e per averci aggiunto ‘Mia bella madunina’. C’è piaciuta l’idea di unire questi due immaginari all’apparenza così lontani: l’estremamente neomelodico, quindi associato a un certo immaginario anche molto più lamentoso, molto più drammatico, e quello Power. L’idea ci è piaciuta tanto e non ti nascondo che il massimo sarebbe stato poter realizzare ogni canzone con un dialetto differente, in base all’origine etnografica. Purtroppo, il disco sarebbe stato poco godibile visto che non tutti i dialetti sono così comprensibili. Pensa al sardo, a quel punto tanto vale farlo in tedesco il brano! [Ride]

“Italian Folk Metal”, dunque, nasce dalla volontà di sperimentare, di cimentarvi con sonorità eterogenee che pescano dalla tradizione nostrana, sia in termini di sonorità, sia di personaggi citati. In tal senso, colpisce “La Marcia su Piazza Grande”, brano che prende Giancarlo Magalli e lo accosta al ventennio fascista. Che reazioni vi aspettate?

Nei nostri brani, ci sono tante citazioni e rimandi, e proprio intorno a questa canzone abbiamo un po’ di paura, soprattutto se consideri il tema toccato e il periodo che stiamo vivendo. Noi abbiamo voluto riprendere certi concetti e metterli – ovviamente – alla berlina. L’idea era quella di fare un brano in stile Istituto Luce e vedere che reazioni avrebbe generato. Staremo a vedere. Di sicuro, non si tratta di un pezzo nostalgico. Si tratta di un gesto goliardico, mettere insieme due cose, Magalli e i canti balilla del ventennio, che non c’entrano nulla tra loro e provare a farlo al meglio. Nonsense puro, senza il timore che qualcuno possa offendersi.

Qual è stata la reazione della vostra etichetta discografica di fronte a questo vostro progetto?

“Italian Folk Metal” è il primo disco di inediti che esce per Napalm. In precedenza, avevamo solo presentato una ristampa di “Stairway to Valhalla”, che comprendeva anche un secondo CD con alcuni brani che avevamo registrato ma che non avevano trovato spazio su un disco. Quando gli abbiamo proposto “Italian Folk Metal” si sono dimostrati molto disponibili, avendo compreso sia l’idea concettuale dietro il disco, sia quanto ti dicevo in precedenza sulla promozione. Se consideri che parliamo di un disco in italiano che esce per un’etichetta internazionale, ti rendi conto che si tratta di un azzardo. Loro però ci hanno dato tutto il supporto possibile e concesso carta bianca anche sui testi.

Credo che la loro scelta sia stata molto rispettosa del nostro progetto: veniamo dal mondo delle autoproduzioni, siamo in giro da quasi vent’anni e hanno ben chiare le nostre caratteristiche, che sono forti e precise. In quest’ottica, credo che non abbiano voluto snaturare la nostra proposta e, visti tutti questi aspetti, non possiamo non essere felici. È stato un bel gesto di fiducia.

Quando passerete al cantato in inglese, credi che il vostro progetto possa essere snaturato?

Di sicuro, il nostro lato comico ne uscirà un po’ depotenziato. Però, potrebbe essere l’occasione giusta per scrollarci di dosso l’etichetta di band parodica. Un ascoltatore che non comprende le parole si concentra sulla musica. Chi ascolta Metal, è attento tanto ai contenuti quanto alla musica. Questa, quindi, potrebbe essere l’occasione per noi per farci apprezzare ancora di più, visto che non hanno la distrazione del lato comico. Il nostro obiettivo principale con la musica è sempre stato quello di intrattenere. Ma, come in tutti i dischi che abbiamo fatto, abbiamo sempre portato avanti le nostre idee con forza. Volevamo che “Italian Folk Metal” fosse di qualità e, solo una volta che siamo stati sicuri delle carte che avevamo in mano, ci siamo seduti di fronte ai vertici di Napalm e fare la nostra proposta.

Uno degli aspetti che più mi ha colpito di questo disco è la capacità con la quale riuscite a catturare l’essenza degli elementi folkloristici proposti. Dai cori di “Il Signore degli Anelli dello Stadio” a “La Mazurka del Vecchio che Guarda i Cantieri” siete a riuscire le corde dell’emotività, riportando alla mente tante suggestioni.

Questo mi fa molto piacere perché è quello che volevamo. Riascoltando “Italian Folk Metal” di sicuro ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a un disco Metal, sicuramente comico, che trasmetteva l’idea di un disco maturo. Con maturo mi riferisco all’età, cioè mi arrivano delle vibrazioni nostalgiche, ci sono delle reminiscenze che riaffiorano tra questi solchi. Volente o nolente, la tradizione ti rimanda indietro e anche un brano come “Gabonzo Robot”, ha quel mood tipico da cartone animato che ti riporta agli anni ’80. E questo mi fa tornare indietro a quando ero più piccolo. Finisco di ascoltare il disco e mi scende un velo di malinconia, nonostante mi sia fatto dei sorrisi.

Com’è nata la collaborazione con Napalm Records?

La collaborazione è nata nell’agosto 2019, un mese dopo l’uscita del singolo “Norwegian Reggaeton”, ovvero dopo che avevamo raggiunto già i quattro milioni di visualizzazioni su YouTube.

Dopo aver attirato un po’ di attenzione, siamo stati contattati per capire la nostra disponibilità a trovare un accordo. All’inizio, abbiamo vissuto l’ingresso dei Nanowar in Napalm con un po’ di ansia e incertezza, visto che avevamo il timore che ci potesse essere troppa ingerenza in quello che facevamo, sulla nostra identità di band. A questo, aggiungi anche il rispetto delle tempistiche, scadenze da rispettare se hai un contratto. In fondo, in diciotto anni non abbiamo fatti tanti dischi, visto che ogni volta volevamo essere sicuri di quello che stavamo realizzando. In tal senso, la pandemia ci ha aiutato: come cosa è brutta da dire, lo so, ma abbiamo lavorato tanto e abbiamo già pronto il materiale per tre dischi: uno è uscito e gli altri due devono ancora essere limati, sistemati ma sostanzialmente sono pronti. Probabilmente, se non ci fosse stata la pandemia il nostro esordio in Napalm sarebbe stato in inglese.

Adesso avrete modo di supportare la promozione di “Italian Folk Metal” con concerti e partecipazioni ai Festival estivi. Quali sono le vostre aspettative per questa esperienza visto il periodo di sosta forzata a cui siamo stati costretti dall’emergenza sanitaria?

Credo che sarà tutto molto emozionante, dopo tanto tempo in cui siamo stati fermi e lontani dal pubblico. Inoltre, torniamo con un disco molto, molto particolare, quindi un po’ di paura è naturale. Soprattutto se consideri che ho messo su qualche chiletto e la componente fisica è molto importante nei nostri concerti. [Ride] L’emozione è tanta, e ritornare a suonare dal vivo di fronte al pubblico italiano rende il tutto ancora più emozionante visto che sono loro che ci hanno sempre sostenuto e ci sono stati vicini. Il desiderio è di fare ottimi show, anche per alleggerire il periodo di costrizioni che stiamo vivendo.

Allo stesso tempo, abbiamo grandi aspettative per quello che ci aspetta all’estero. Le nostre scalette conterranno sempre dei brani in italiano, essendo un tour promozionale non possiamo non suonarli. Ma sarà un banco di prova anche per noi, per capire quanto i brani possano piacere anche a un’audience diversa dalla nostra abituale.

Vado un po’ avanti nel tempo: archiviata la promozione di “Italian Folk Metal”, arriverà il momento di concentrarvi sul nuovo materiale. Cosa puoi anticiparci sui nuovi brani?

I brani sono in inglese anche se ci stiamo riservando l’opzione di aggiungere un brano in italiano. Musicalmente, torneremo a sonorità vicine a “Stairway to Valhalla”, chiaramente ci focalizzeremo su altri concetti, in fondo ci piace esplorare non solo generi diversi ma anche epoche diverse.

Grazie, Carlo!

Nanowar Of Steel

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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