My Dying Bride: “Feel The Misery” – Intervista a Aaron Stainthorpe

Nonostante i My Dying Bride siano un ensemble legato a doppia mandata a sensazioni tristi e funeree, è raro trovare un interlocutore gentile e talvolta anche ironico come Aaron Stainthorpe. Durante la lunga chiacchierata ai microfoni di Metallus, il musicista inglese rivela tutti i particolari del nuovo “Feel The Misery”, il dodicesimo album in studio della Sposa Morente. Tra uno sguardo al passato e necessità di innovazione, il disco rappresenta un appuntamento imperdibile per i fan del gothic/doom metal.

Conduzione: Tommaso Dainese

Domande e traduzione: Andrea Sacchi

Ciao Aaron e benvenuto sul nostro portale. Naturalmente siamo qui per parlare di “Feel The Misery”, il nuovo album della band. Ti va di presentarlo ai lettori di Metallus.it?

“Feel The Mysery” è il nostro nuovo studio album ed è esattamente il disco che ti aspetteresti dai My Dying Bride. Ci sono elementi doom, gotici e persino death metal, cosa che potrebbe sorprendere una parte dei nostri fan. E…speriamo che vi piaccia, sarebbe grandioso!

Hai dichiarato di recente che lavorare sul nuovo album è stato piuttosto difficoltoso, soprattutto a causa della perdita di tuo padre. Come ti senti in questo momento, ora che l’album sta per uscire?

Di solito quando stai per pubblicare un nuovo album ti senti molto entusiasta e positivo e io vorrei esserlo davvero, perchè so che si tratta di un grande album, d’altronde il periodo in cui lo abbiamo composto e registrato è stato molto duro per me e sono lieto che sia terminato. Proprio per questo penso che “Feel The Misery” sia in qualche modo un album potente e pieno di bellezza, spero che i fan lo apprezzino e lo accolgano con piacere.

La canzone “And My Father Left Forever” è dunque legata al triste episodio che hai vissuto?

No, si tratta di una brutta coincidenza perchè il testo di quel brano è stato scritto verso la fine del 2014 e mio padre è scomparso a Gennaio. Ho anche pensato di cambiare il titolo della canzone, ma alla fine ho preferito non farlo, era giusto che tutto rimanesse così com’era stato pianificato.

“Feel The Misery” è il naturale continuatore di “A Map Of All Our Failures”, ma ho notato come il disco abbia un taglio un po’ più ruvido e anche un certo angolo death metal. Sei d’accordo?

Sì sono d’accordo, il nuovo album possiede senza dubbio una facciata death metal più marcata e suona come un ideale continuatore di “A Map Of All Our Failures”. Di certo è il suo seguito più naturale, ma voglio precisare che si stratta comunque di un gradino in più nel nostro percorso di crescita. Alcune persone hanno voluto vedere nel disco un passo indietro, un ritorno alle nostre sonorità iniziali, addirittura ho letto dei paragoni con “Turn Loose The Swans”, ma l’intenzione non era certo quella. Non capisco il motivo, forse perchè lo abbiamo registrato agli Academy Studios come un tempo, non saprei. “Feel The Misery” è un disco nuovo e non ha proprio nulla di “retrò”.

Cosa ne pensi dei feedback finora ricevuti? Sei soddisfatto oppure no?

Sono sempre contento se i riscontri sono positivi, anche del paragone con “Turn Loose The Swans” che è sempre un grande album. Quando fai un disco nuovo ognuno giustamente esprime un punto di vista personale, qualcuno lo amerà e altri lo odieranno. Ma finchè la band si divertirà e farà serenamente il proprio lavoro, continuerò ad amare la musica.

Nella fase centrale della propria carriera i My Dying Bride si sono anche dedicati a sonorità “sperimentali”, citiamo ad esempio l’album “34,788%…Complete”. Pensi che in futuro ci sarà ancora spazio per questo o continuerete a percorrere il sentiero attuale?

Non ne ho idea. Vedi, i momenti per sperimentare sono fisiologici. Non sei tu che li pianifichi, arrivano e basta. E quando arrivano è di certo positivo seguirli e cercare di fare qualcosa di nuovo e interessante. Se in futuro avvertiremo ancora questa esigenza e saremo convinti di poter fare qualcosa di buono, magari con alle spalle un’etichetta che ce lo consenta, allora ben venga la sperimentazione.

“Feel The Misery” vede il ritorno del vostro primo chitarrista, Calvin Robertshaw. Inoltre lo avete registrato agli Academy Studios, come all’inizio della vostra carriera. Vuoi raccontarci qualcosa in più?

Calvin ha suonato con noi l’ultima volta 17 anni fa ed è stato positivo riaverlo nella band. Purtroppo è rientrato troppo tardi per dedicarsi alla composizione del nuovo materiale e in “Feel The Misery” c’è molto poco di suo. I suoi fan dovranno aspettare l’album successivo per poter godere appieno della sua bravura. E’ stato un piacere tornare agli Academy Studios e rendersi conto che il tempo sembrava non essere passato. E’ uno studio molto professionale e con un ambiente piacevole, è comodo, vicino al posto dove viviamo. Forse è proprio il ritorno di Calvin e il lavoro ai “vecchi” Academy Studios che ha fatto pensare ad alcune persone che il nuovo album fosse vintage! Beh, vorrei invitarli negli Studios perchè si rendano conto di come la band lavori in modo assolutamente moderno!

Pensi che il ritorno di Calvin porterà qualche novità al sound della band?

Staremo a vedere, nel frattempo ricongiungersi a lui è stato piacevole, all’epoca ci aveva lasciati per concentrarsi sul lavoro, farsi una famiglia e dei figli. Ora che siamo tutti più maturi e le famiglie non dipendono più così fortemente da noi, è stato naturale ritrovarsi. Quando gli abbiamo chiesto se avvesse voluto tornare nei My Dying Bride ha subito risposto di sì con entusiasmo. E così abbiamo perso un chitarrista e ne abbiamo guadagnato un altro nel giro di una settimana!

Pensi che la nuova line-up influenzerà anche i vostri live show?

Non ne sono sicuro, di solito quando suoniamo dal vivo cerchiamo di proporre un buon mix tra i pezzi vecchi, quelli del periodo mediano e il materiale nuovo. Non credo che il ritorno di Calvin cambierà le cose, continueremo a suonare quei pezzi che la gente si aspetta da noi. Non ci sono canzoni scritte specificatamente per Calvin e cercheremo sempre di coprire tanto il materiale nuovo quanto quello vecchio.

“Feel The Misery” esce nel venticinquesimo anno di carriera del gruppo. Preparerete qualcosa per i fan per celebrare questo annversario?

Di sicuro provvederemo alla stampa di un’edizione speciale di “Feel The Misery” con un Cd supplementare, anche se al momento non so ancora cosa ci sarà di preciso, non me ne sto occupando io nella band e semplicemente non ho ancora ascoltato quello che dovrebbe contenere!  Poi ci sarà di sicuro la stampa con i due vinili in tiratura limitati per accontentare i fan che amano il collezionismo. Abbiamo anche parlato di fare qualcosa di speciale che comprendesse tutta la nostra discografia, ma guardando il nostro catalogo ogni disco ha già avuto una riedizione e sarebbe assurdo proporre un’ulteriore ristampa, almeno in questo momento. Abbiamo pubblicato già due “best of” con le nostre canzoni preferite e credo che siano sufficienti a coprire tutto l’arco temporale della nostra carriera. Certo che se guardi le esigenze commerciali, una compilation potrebbe essere sempre utile, ma non troviamo che la cosa sia necessaria.

E’ anche il ventesimo anniversario di “The Angel And The Dark River”, forse uno dei vostri dischi più rappresentativi. Come lo vedi al giorno d’oggi?

Trovo che sia sempre un grandissimo album, secondo molti fan è il migliore insieme a “Turn Loose The Swans”, ma il mio preferito è “The Dreadful Hours”. Sono molto legato al periodo positivo in cui lo abbiamo composto, ne adoro la musica, l’artwork, le atmosfere, sarà sempre un disco speciale per me. E quando sarà il suo anniversario, allora sì che festeggeremo!

Cosa mi dici sul contenuto lirico di “Feel The Misery”? C’è un concept o un tema comune? Oppure ogni canzone parla di qualcosa di differente?

Ogni canzone parla di qualcosa di diverso, anche profondamente diverso. I nostri fan non si stupiranno nel sapere che ancora una volta affronteremo tematiche come la religione, la morte, il sesso, la passione, il romanticismo. Non siamo come una band di rock’n’roll che parla di whisky e giacche di pelle, noi ci concentriamo su argomenti profondi come i sentimenti, l’emotività, la vita, cose anche negative che fanno parte della nostra esistenza. E se per alcune persone può sembrare sconveniente o poco piacevole ascoltare queste cose, noi siamo certi che i nostri fan gradiranno e non ne saranno delusi. Spero che dall’ascolto di “Feel The Misery” possiate trarre delle sensazioni che vi tocchino l’anima.

Quali sono a tuo parere le canzoni più rappresentative dell’album?

Bella domanda…ad esempio mi piacciono molto le parti vocali death metal, ma non sono rappresentative di tutto l’album…c’è una canzone intitolata “I Almost Loved You” che è davvero meravigliosa ma non c’è la chitarra e nemmeno questa può essere considerata rappresentativa. Suppongo che sia proprio “And My Father Left Forever” perchè l’abbiamo resa pubblica prima dell’uscita del disco e i fan l’hanno potuta ascoltare facendosi un’idea di come suonerà l’album.

Non solo i My Dying Bride hanno di recente rispolverato la loro vena death metal, lo hanno fatto anche i vostri connazionali Paradise Lost. Cosa ne pensi di questo ritorno del gothic un po’ “a ritroso” verso le origini death metal?

Altra bella domanda, sei un vero giornalista! Non saprei, non ho seguito i Paradise Lost negli ultimi tempi, sono solo rimasto stupito del fatto che usano di nuovo la voce death metal, perchè un tempo giuravano che non lo avrebbero mai più fatto. Io invece non ho mai rinunciato al growl, mi è sempre piaciuto usarlo, anche se una volta ci doveva essere continuità con la musica. Il growl è aggressivo, pertanto devi usarlo su di una musica aggressiva, non puoi usarlo su di una musica lenta e triste, dicevano. Ma non è così. Non saprei davvero come rispondere alla tua domanda, spero solo che la gente non creda che suoniamo in questo modo perchè è popolare, non è assolutamente quello che vogliamo.

Vuoi darci qualche anticipazione sulle prossime date dal vivo e sul tour?

Dopo le apparizioni nei festival estivi, vogliamo promuovere il nuovo album con un tour da headliner ma in questo periodo abbiamo tutti degli impegni per cui i nostri fan dovranno avere pazienza e aspettare fino a Marzo-Aprile del 2016, non inizieremo prima. Mi spiace cominciare il tour da headliner così tardi e non poterlo fare già da quest’anno ma in questo modo avrete tutto il tempo di ascoltare e capire l’album.

Ci sarà spazio anche per una data in Italia?

Amiamo suonare in Italia, ho un bel ricordo dei nostri primi concerti nel vostro paese, il pubblico è grande e ci ha sempre accolti calorosamente. Per fortuna la nostra tour manager è italiana, per cui la uccideremmo se non ci facesse suonare in Italia almeno una volta, ah, ah, ah!

Aaron, abbiamo concluso. Grazie ancora per la diponibilità, vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Grazie a tutti coloro che ci hanno incoraggiato e supportato per 25 lunghi anni! Enjoy the misery!

 

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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