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Municipal Waste: “Slime And Punishment” – intervista a Ryan Waste

E così sono tornati anche i Municipal Waste. C’è voluto tempo e pazienza, ma la band americana è finalmente pronta per un come-back atteso da molti. A raccontare questo periodo vissuto dalla band Ryan Waste, che con senza troppi giri di parole ha spiegato il “buco” di 5 anni tra “The Fatal Feast” e “Slime And Punishment”. Come al solito la “prodigiosa” qualità della connessione internet italica ha reso ostici i primi tentativi di dialogo. Nonostante tutto ci siamo riusciti. Cosa non si fa per la musica.

Partiamo subito parlando di “Slime And Punishment” Ryan, il primo dopo 5 anni. Come è stato registrare, produrre e veder distribuita ancora una volta la vostra musica dopo così tanto tempo?

E’ andato tutto molto bene perché il nuovo album lo abbiamo registrato per conto nostro da e con Phil, il nostro bassista. Praticamente a casa, dove facciamo le prove. È stato davvero rilassante rispetto altre occasioni. Una volta compiuto tutto il lavoro abbiamo spedito quanto “prodotto” al nostro caro amico Bill Metoyer, e proprio lui ha dato un altro tocco “metal” al disco.

Come artista pensi che sia sempre meglio aspettare un progetto, una idea valida prima di entrare in uno studio di registrazione piuttosto che battere il ferro finché è caldo, ma con prodotti di scarsa qualità?

Ma guarda, per “Slime And Punishment” abbiamo iniziato il processo di scrittura qualcosa come 4 anni fa, ma poi tra tour ed altri impegni i nostri tempi si sono dilatati di parecchio. Abbiamo sempre avuto la voglia di entrare in studio e registrare, ma non sentivamo che non era il momento giusto, rischiavamo di vivere una routine. Così ci siamo presi tutto il tempo necessario, abbiamo riscritto diverso materiale ed è venuto decisamente meglio rispetto la prima versione. Quindi sì. Siamo e sono convinto che sia necessario aspettare un po’ di tempo per avere un prodotto di buona qualità.

Entriamo nel “vivo” dell’album e cerchiamo di analizzare i temi di questa vostra nuova fatica. C’è forse un filo rosso che lega le vostre canzoni?

Ma guarda, non è propriamente un concept ma delle “piccole storie horror”. Prendi per esempio la title track, e guarda l’artwork dell’album: è una sorta di cavaliere tossico in armatura medioevale che però viene gettato in una sorta di pattumiera nucleare. Lui è più che altro un monito nei nostri confronti, che ci ricorda che abbiamo costretto i nostri fan ad aspettare per ben 5 anni prima di un nostro nuovo album.

“Slime And Punishment” però non si schioda più di tanto dal vostro essere musicisti: sembra davvero che ancora respiriate l’aria degli anni ’80 fatta di thrash metal e di un vissuto heavy metal davvero inteso.

Sono intanto un grande, grandissimo fan dell’heavy metal in generale e quindi ti posso dire che lo “respiro” davvero. E’ il mio modo di essere, anche quando suono e registro con la mia band. Passione ed intensità: ecco quello che ci guida.

Parliamo di un paio di canzoni che mi hanno molto colpito: “Bourbon Discipline” e la title track: ci puoi raccontare qualcosa di più riguardo queste due canzoni?

Guarda come canzoni sono nate in maniera piuttosto naturale, non c’è stato un processo estremamente complesso o lungo in fin dei conti. La title track è una sorta di messaggio a chi ci ha scocciato o chi ci ha importunato per lungo tempo. È una cosa comune a tutti, credo. Per quanto riguarda il mio modo di comporre cerco sempre di mantenere pesantezza ed intensità. Credo che ci siamo riusciti e credo che suoni anche “vero” come album.

Facciamo un salto indietro: avete iniziato la vostra carriera diversi anni fa quando eravate davvero giovani. Ora, dopo tanti anni di tour, cosa vuol dire “diventare grandi” e quanto può avere influenzato il vostro modo di essere artisti sul palco ed anche fuori?

Un bel tuffo nel passato, perché quando eravamo agli inizi della nostra carriera, eravamo decisamente più fuori controllo. Bevevamo, facevamo casino, facevamo davvero festa ogni volta possibile. Ora, con il passare del tempo non riuscirei davvero più a tenere quei ritmi. Ho imparato che bisogna rallentare. Sai, la cosa più fastidiosa è quando i postumi non spariscono immediatamente come succedeva prima (ride nda.). E’ davvero fastidioso.

E poi c’è stato l’arrivo di Nick “Nikropolis” Poulos. Cosa ci puoi raccontare del suo inseriemento?

Lo conoscevamo tutti da tempo ed in fin de conti abbiamo voluto fare e dare ai nostri album un qualcosa di diverso. L’idea di avere un secondo chitarrista era nell’aria da tempo e l’unica persona che volevamo davvero era Nick. Prima ed una scelta. Inoltre avevo già suonato con lui in altre 2 band. Mi piace come scrive musica, la sua personalità insomma era davvero lui il profilo adatto. E poi è un amico di tutti.

Abbiamo atteso 5 anni prima di avere della vostra nuova musica, ma ora quanto tempo ci sarà da aspettare? Speriamo non altri 5 anni.

Ma sai questi cinque anni alla fine non sono stati una pausa voluta, abbiamo fatto parecchi tour in giro per il mondo. La sola certezza è che non passeranno altri 5 anni e credo che ci sarà nostra nuova musica entro breve.

Siete stati in Italia negli ultimi mesi con i Suicidal Tendencies, cosa mi puoi raccontare di questa esperienza e quando ci saranno vostre altre date dalle nostre parti?

Per prima cosa, scusa la sviolinata, ma devo dire davvero che i fan italiani sono davvero incredibili. È davvero uno spettacolo vederli da sopra un palco per l’attitudine che ti dimostrano. Ci hanno poi sempre trattato bene in Italia, anche con quest’ultima esperienza con i Suicidal. Anche la band di Mike Muir è stata grande nei nostri confronti, così come avere nei paraggi Dave Lombardo.  E’ stata una bella esperienza. Per tutti. Per quanto riguarda un prossimo tour ti posso dire “tieni le dita incrociate”, perché stiamo organizzando qualcosa che spero vi piaccia.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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