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Motionless In White: “Necessary Evil” – Intervista a Chris Motionless

Una band in continua crescita i Motionless In White, crescita dimostrata dall’uscita dell’ultimo “Graveyard Shift” su Roadrunner Records e un nome che ormai, con quattro lavori in studio piazzati, comincia ad essere molto di più rispetto ad un nome da tenere d’occhio ma si è rivelato un gruppo in grado di mettere in tavola carte vincenti: in occasione della loro presenza all’ In.Fest siamo riusciti ad intervistare il cantante Chris Motionless (al secolo Chris Cerulli) per fare il punto della situazione.

Ciao Chris! Benvenuto su Metallus.it! Come va?

Ciao! Tutto molto bene, direi, e sinceramente sono elettrizzato per essere tornato qui in Italia!

Il vostro nuovo lavoro, “Graveyard Shift”, è uscito da poco e vorremmo sapere qual è stata la reazione del pubblico e dei vostri fan a questo CD.

Guarda, sinceramente siamo rimasti stupiti anche noi dall’accoglienza calorosa del pubblico: eravamo abituati a commenti negativi su YouTube e simili (e devo dire che spesso tutto ciò ci causava dei gran mal di testa) ma ho visto che “Graveyard Shift” ha portato per la stragrande maggioranza risposte positive che vediamo su Twitter, Instagram, Facebook… Siamo molto contenti, considerando anche il fatto che abbiamo lavorato duro per raggiungere questo risultato e ancor di più per il fatto che forse è il primo album che il pubblico europeo si gode appieno.

Il disco è il risultato finale di diversi elementi, dal punk all’elettronica fino ad arrivare al metalcore: possiamo dire che questo quarto lavoro segna un nuovo step nell’evoluzione del suono dei Motionless In White?

Penso che questi elementi ci siano sempre stati nel nostro background e anche nei precedenti album si riuscivano a vedere ma in effetti questa volta sono più espliciti e segnano dei decisi punti salienti in grado di essere percepiti da tutti fin dal primo ascolto; magari in futuro ci sarà qualche evoluzione ma penso che abbiamo trovato la nostra via, il nostro sound e che siamo pronti a continuare su questa strada.

Alcune caznoni di “Graveyard Shift” mostrano la vostra tipica irriverenza accompagnata dall’ironia: sto parlando di “Not My Type: Dead As Fuck 2”, che potrebbe benissimo stare su un album di Rob Zombie. Cosa ci puoi dire di questa canzone?

E’ divertente sentire nominare Rob Zombie perchè ho sempre adorato il suo approccio fumettistico e particolare alla musica, ai video e ai testi: lo adoro perchè sembra di “ascoltare un horror movie”, un’esperienza che coinvolge i sensi e li incrocia. Siamo sempre stati fan di Rob e dei Misfits che per molti versi si possono accomunare quando si vanno a vedere i testi, dunque abbiamo pensato di fare una canzone in quello stile, diversa dal resto e che suscitasse una reazione tipo “Ma che cavolo sto ascoltando?!”: qualcuno ha criticato l’album in virtù di quella canzone soltanto ma è stata messa apposta per essere divertente, non seria e di certo non per essere giudicata in maniera eccessivamente critica.

C’è anche una caznone, “Necessary Evil”, che vede la presenza di Jonathan Davis dei Korn: come mai questa collaborazione?

Avevo già messo giù le idee per questa canzone prima di partecipare al tour con i Korn, cosa che è avvenuta a settembre/ottobre scorso: quando siamo tornati in studio mi sono reso conto che la canzone è fortemente influenzata dai Korn e sarebbe stato meraviglioso avere Jonathan come ospite per questo brano, il più pesante di “Graveyard Shift”. Per noi è stata una grossa e piacevolissima sorpresa la sua volontà di collaborare con noi, perchè sinceramente ci aspettavamo un apprezzamento ma un gentile rifiuto da parte sua: invece è andato tutto divinamente, si possono sentire nella stessa canzone due diverse generazioni che percorrono la stessa via e questo a mio modo di vedere è stupendo.

Avete indetto un concorso per l’artwork di “Graveyard Shift”: come avete scelto il vincitore?

E’ stata durissima, forse ancor più che comporre l’album! C’erano tanti lavori meritevoli di essere premiati ma alla fine abbiamo scelto quello che è sempre stato presente fra i nostri preferiti fin dall’inizio e in ogni momento: però d’altra parte volevamo premiare un po’ tutti coloro che erano arrivati a pochissimo dal vincere, quindi un’immagine è stata usata come adesivo, un’altra come copertina di singolo, così abbiamo cercato di soddisfare tutti il più possibile. Purtroppo non si può sempre accontentare tutti e mi dispiace che qualche fan dei Motionless In White se la sia presa per la nostra scelta di mettere quell’immagine di copertina…

“Graveyard Shift” è il vostro primo album per Roadrunner Records: c’è stata qualche influenza da parte dell’etichetta per quanto riguarda la direzione da intraprendere con questo lavoro?

Direi proprio di no! E’ bellissimo avere un budget da Roadrunner Records ma allo stesso tempo essere liberi di fare ciò che si vuole come si vuole! Considera anche che grazie a loro riusciamo a raggiungere paesi fuori dagli USA che prima erano quasi impensabili, come l’Europa e l’Australia per farti un esempio. Ci stanno dando una grossa mano per diventare la band che abbiamo sempre voluto essere e, credimi, non è assolutamente una cosa da poco…

Siete nati nella prima parte del nuovo millennio (attorno al 2005) e si sa che per molti musicisti è cambiato il modo di raggiungere il pubblico (pensiamo a YouTube, a Spotify…): cosa ne pensi di queste nuove tecnologie mediatiche e di come vengono recepite dai loro fruitori?

Penso che ti devi confrontare comunque con questi mezzi, volente o nolente. Penso per esempio a Taylor Swift e Adele che alla fine hanno dovuto soccombere e mettere la loro musica su Spotify quando invece all’inizio erano contrarie… Alla fine, come si vede e come ti dicevo prima, questo è il futuro e ti devi adeguare a piattaforme come Spotify o iTunes: se non lo fai rimani indietro perchè la gente non compra più i CD ma li ascolta in streaming. Come musicista posso dirti di essere contento perchè un ascolto in streaming vale come la vendita di un CD, quindi ben venga! Io stesso uso Spotify quindi non posso dire niente contro, no?

Com’è essere in Italia di nuovo?

E’ sempre stupendo in Europa ma qui in Italia avverti una tensione positiva diversa che ti fa dare anche un po’ di più rispetto a quello che dai di solito (e che è il massimo)!

Quali sono i vostri piani per la promozione del disco?

Abbiamo un lungo tour davanti, come ogni volta che esce un nuovo lavoro in studio: stiamo pianficando tutto per cercare di tornare da voi a gennaio/febbraio. Spero che riusciremo a fare un tour da headliner, penso che sia giunto il momento per l’Europa e penso che l’Italia accoglierà bene questa cosa!

Ma certo! Chris, grazie mille per la chiacchierata e puoi lasciare un messaggio ai nostri lettori!

Grazie mille a te, a Metallus.it e a tutti coloro che ci hanno sempre supportato, anche per “Graveyard Shift”. Speriamo di vedervi tutti presto quando torneremo, presumibilmente da headliner!

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