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Mortiis: “Demons Are Back” – Intervista

A quasi 6 anni di distanza dall’ultimo lavoro “Perfectly Defect”, Mortiis torna alla ribalta con la sua band e con un nuovo album dal titolo The Great Deceiver, che gli ha quasi causato un crollo nervoso. Abbiamo parlato con Mortiis della travagliata genesi di questo nuovo disco, che promette di rappresentare un punto di arrivo e di rilancio per la carriera dell’esuberante artista norvegese. 

Ciao Mortiis e grazie di essere qui!

Ciao, è un piacere.

Parliamo del nuovo album, “The Great Deceiver”, che esce quasi sei anni dopo la vostra ultima release “Perfectly Defect”. Cos’è successo in questi lunghi anni?

E’ successo un po’ di tutto, abbiamo perso un paio di membri della band, siamo stati in tour…ma, soprattutto, abbiamo passato molto tempo a lavorare su questo album: il processo di registrazione è stato ripetuto almeno tre volte e abbiamo riscritto alcune canzoni di cui non eravamo contenti. In tutto ciò bisogna anche guadagnarsi da vivere, perché sai, non si fanno molti soldi con i dischi che non sono ancora usciti. Tutti noi abbiamo anche un lavoro “normale”, per mantenere le nostre famiglie e pagare le bollette.
L’unica cosa su cui mi dispiace di aver speso del tempo è stato negoziare con le etichette: “Perfectly Defect” è stato autoprodotto, ma non potevamo permetterci di farlo di nuovo e quindi abbiamo cercato delle label che fossero interessate e alcune di loro lo erano, ma dopo molti mesi di negoziazione è venuto fuori che nessuna di loro era disposta a finanziare una vera campagna di marketing, che secondo me oggi è uno degli aspetti più importanti della musica. Ci è voluto molto tempo e alla fine ci hanno detto che erano interessati a firmare, ma non ci avrebbero fatto alcuna promessa. Secondo la mia esperienza, questo vuol dire “no”. Alla fine abbiamo deciso di far uscire l’album per conto nostro e abbiamo cominciato un’altra negoziazione con MRI/Megaforce, per la distribuzione del disco. Abbiamo ingaggiato almeno tre avvocati nel corso di tutte queste negoziazioni. E’ stato un incubo.
Considera che tutti questi eventi sono stati intervallati da momenti di pausa e dal lavoro di tutti i giorni. Poi, quando si arrivava a fare qualcosa, ci si metteva di mezzo una festa: Natale, Pasqua, oppure qualcuno stava male. Una cosa ridicola. Ad un certo punto ho detto al mio manager: “moriremo di vecchiaia prima dell’uscita dell’album”.

E’ per tutti questi motivi che in una recente intervista hai dichiarato che l’album è stata una specie di “discesa all’inferno”?

Puoi dirlo forte. In molte occasioni ho pensato di metterlo in un cassetto per sempre: “nessuno lo ascolterà mai, odio tutti, non voglio più fare quest’album”. Ero davvero stanco ed esausto. Ma il punto è che lo dico tutte le volte, e il giorno dopo sono di nuovo lì a lavorare.

Avete mai pensato di utilizzare PledgeMusic per la produzione dell’album?

Abbiamo parlato con PledgeMusic, ma mi sembra di uccidere un po’ il tuo orgoglio…certo, ora lo utilizzano tutti, per cui è qualcosa che pare funzionare. E’ un’opzione che abbiamo discusso, ci potremmo ricorrere in futuro.

All’ascolto, “The Great Deceiver” sembra l’album più maturo di Mortiis: è un mix di tutte le tue influenze. Come descriveresti questo lavoro?

Esattamente quello hai detto. Sono d’accordo e sono molto contento del risultato. Considerato il tempo che abbiamo passato in studio e la precisione che abbiamo messo in tutto quanto, questa volta mi sembra che ogni suono abbia il suo esatto posto nel mix. Anche la produzione è migliore e l’album è più pesante di molti dei nostri lavori precedenti. E’ in questo senso che si può definire più maturo, è una specie di punto di arrivo.

Ho notato che lo stile dell’album richiama in parte artisti come Ministry, The Prodigy, Alien Sex Fiend, Skinny Puppy. Quali sono state le tue influenze dal punto di vista sonoro?

Ne hai citate alcune. Sono un grande fan dei Prodigy, specialmente del loro lavoro con la batteria, e di certo i Prodigy mi hanno ispirato molto. Gli Skinny Puppy mi piacciono molto per il loro sperimentalismo dark. Non ho ascoltato tanto di recente gli Aliex Sex Fiend, mentre i Ministry mi hanno influenzato molto con i loro riff di chitarra. E naturalmente ci sono i soliti Nine Inch Nails e un sacco di altre band, White Zombie e Charlie Clouser, che ora collabora in maniera eccellente con molte band in qualità di produttore .

Passiamo ai testi: di corsa parlano le tracce di “The Great Deceiver”?

Parlano di varie cose: per lo più sono di argomento introspettivo. Ho avuto molti anni per guardare indietro ai miei errori, ho molti rimpianti, e mi piace parlare di questo nelle canzoni, perché le rende oneste. E’ qualcosa che vale oggi e che varrà ancora tra 20 anni. Voglio scrivere di qualcosa che duri nel tempo: nell’album c’è molto odio nei confronti di se stessi e allo stesso tempo molta speranza. La mia filosofia è che bisogna affrontare tutta la merda quotidiana per potersela lasciare alle spalle

Il primo singolo estratto da “The Great Deceiver” è “Doppelganger”. Come mai hai scelto questa canzone come primo singolo?

La canzone è stata scelta un po’ di tempo fa: nonostante nel disco ci siano delle tracce più facili da ascoltare, come ad esempio “Demons Are Back”, credo che “Doppelganger” rappresenti bene l’intero album: il testo contiene molta aggressività, disperazione e rabbia. Quest’album è anche più melodico dei nostri lavori passati e la canzone contiene anche questo aspetto, per cui credo che in generale sia una buona rappresentazione dell’intero disco.

Avete girato anche un video per “Doppelanger” e “The Shining Lamp Of God”. Tu hai dichiarato che le due canzoni sono in un certo senso collegate. Ci puoi parlare dei due video e del collegamento tra le due tracce?

Non c’è un legame tra le canzoni in se stesse, ma i video sono stati girati nella stessa settimana, contengono gli stessi personaggi e sono girati con gli stessi sfondi. Non c’è un significato simbolico o filosofico, abbiamo solo pensato che fosse figo girare i due video insieme, come se ci fosse una certa continuità tra di loro. Il plot è piuttosto semplice: diciamo che il nostro intento era di creare una cosa fuori di testa, perché quando in passato eravamo controllati dalle label e volevamo fare cose pazze e spaventose, l’etichetta ci limitava sempre, perché avevano paura che poi Mtv non avrebbe passato il video in TV. Di questi tempi non c’è più niente del genere, per cui abbiamo semplicemente fatto delle cose disturbanti e folli. L’idea di fondo è quella del cercare la bellezza anche in cose davvero brutte, per cui c’è un bel po’ di auto mutilazione, una sorta di esperimento fallito che degenera sempre di più. E’ più che altro la trama di un film horror.

Sono molto curiosa a proposito del tuo personaggio, Mortiis. Com’è nato e come si è sviluppato nel tempo?

E’ una cosa che risale a un po’ di tempo fa. La ragione per cui esiste è che io sono cresciuto con band dal grande impatto visivo, come i KISS, i Mötley Crüe, Alice Cooper e i W.A.S.P., che hanno lasciato una forte impronta su di me negli anni ’80. Poi all’inizio degli anni ’90 ho cominciato con il black metal e ho assunto un’attitude molto estrema: allo stesso tempo, ero un grande fan di Tolkien e del “Signore degli Anelli”. Questi tre elementi insieme mi hanno dato l’idea di portare nella mia musica il personaggio e quindi ho creato l’idea di questa creatura. Negli anni, poi, la maschera si è evoluta: all’inizio era molto primitiva, era vera e propria creta che applicavo sulla mia faccia per poi modellarla. Poi dopo un paio d’anni mi sono affidato ad un’azienda di Los Angeles per la creazione di una maschera a livello professionale.

Presto sarete impegnati con il “Demons Are Back tour”, che vi vedrà negli States con i Mushroomhead. Quali sono i tuoi piani futuri e ci sarà la possibilità di vedervi in Italia?

Lo spero. Al momento non ci sono piani concreti per un tour europeo, abbiamo fissato solo sette o otto date in Inghilterra. Oggi come oggi le cose sono molto strane: organizzare un tour non è facile come in passato. Stiamo aspettando per vedere cosa ci proporrà il nostro agente. Certo, io vorrei farlo: il problema non è che noi non vogliamo, ma è se qualcuno ci vorrà in un paese. In questo momento, se non si vendono i dischi, poi è molto difficile andare in tour.

Questa era la mia ultima domanda. Vuoi concludere l’intervista con un messaggio ai fan italiani?

Grazie per il vostro supporto, anche se è da un po’ che non ci facciamo vivi. Stiamo lavorando duramente per ricostruire il nostro nome. Capisco che qualcuno possa averci dimenticati, ma spero che ci siano ancora persone interessate alla nostra musica. Come hai detto tu, quest’album è davvero il più maturo che abbiamo mai fatto, per cui credo che alla gente piacerà.

 

Mortiis

 

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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