Gotthard: “Lipservice” – Intervista

Quest’intervista viene realizzata soprattutto per la curiosità di poter parlare con voi di un tour qui in Italia, che, com’è noto, non è un paese in cui vi siete esibiti spesso. Questo piccolo tour che state facendo in Italia è quindi per i vostri fan nostrani un vero evento, che arriva dopo la vostra partecipazione al Tradate Iron Fest.

Prima di quell’ultima data di giugno voi non vi eravate esibiti in Italia per parecchio tempo quindi volevo sapere se questo tour nasce proprio in seguito ai risultati ottenuti a Tradate oppure se è semplicemente il tour che appoggia l’uscita di ‘Lipservice‘, il vostro ultimo fortunato CD.

“Per quanto riguarda Tradate posso dirti che si è trattato di un bel concerto e che il festival è stato veramente ben organizzato, con infrastrutture degne dei migliori festival europei. Penso di poterlo dire perché abbiamo suonato in diversi festival europei e quindi ho molti esempi memorizzati.

L’unico problema è stata la partecipazione del pubblico; potevano esserci un po’ più di persone insomma… non tanto per noi ma per il cartellone che il festival proponeva, basato su un programma ricco e con biglietti d’ingresso popolari. Un vero peccato anche per gli organizzatori che hanno lavorato non per i soldi ma per la gloria e non hanno avuto un buon riscontro.

Mi dispiace perché gli italiani spesso si lamentano del fatto che non si organizza niente e con un evento come il TIF, con i prezzi che c’erano, hanno disertato le giornate.

Per noi la serata è andata bne, poteva andar meglio se ci fossero state più persone presenti ma nel complesso è stata una bella serata.

Per quanto riguarda questo tour non c’è un legame con quanto è accaduto al Tradate. Noi volevamo venire in Italia da diverso tempo e con più date, mentre nel passato ne avevamo organizzate alcune qua e là ma mai un tour.

Il tutto si lega al fatto che ora abbiamo una nuova casa discografiaca, la Nuclear Blast, per la quale è uscito il nostro nuovo disco, ‘Lipservice’, che finalmente è stato pubblicato decentemente in Italia.

Per questo ci siamo detti: “ok, ora il disco si può trovare possiamo andare a lavorare anche in Italia”. Questo purtroppo non è successo per precedenti lavori perché la nostra vecchia etichetta, la BMG, non ha fatto un buon lavoro in Italia. Mi dispiace dover dire una cosa del genere ma è la pura verità.

Questa nuova situazione discografia ci ha spinto a sostenere meglio il nuovo capitolo della nostra storia con questo tour. Abbiamo organizzato le date in vari club e le persone che fino ad ora sono venute a vederci si sono divertite e ne parleranno. Non è certamente un disonore per noi ripartire qui in Italia dai club perché abbiamo modo di farci conoscere meglio in diverse parti del paese.

Sicuramente la cosa più importante di questo tour è l’opportunità di star vicino ai fan e credo che se interrogherai un po’ di ragazzi là fuori vedrai che hanno apprezzato la nostra scelta.”

Dall’uscita del vostro ultimo fortunato album ‘Lipservice’ sono passati quattro mesi. Quali sono secondo te i pezzi che hanno fatto più breccia sul pubbico?

“Difficile da dirsi; sicuramente il primo singolo, ‘Lift U Up’ è andato benissimo; il secondo, ‘Anytime Anywhere’ sta prendendo piede, anche se è appena uscito. Per entrambe le canzoni abbiamo fatto un videoclip che sono tutt’e due belli; il secondo è un po’ sullo stile del film ‘Sin City’, non so se hai visto questo film ma si tratta di atmosfere un po’ tetre e scure da fumetto. Io credo che ci siano tanti pezzi belli in ‘Lipservice’. Adesso ne suoniamo dal vivo alcuni e tra un po’ ne proporremo altri, magari per un prossimo tour. Un brano debole non so dove andarlo a prendere nel disco e del resto dobbiamo combattere la pirateria.”

Visto che hai già accennato al problema della pirateria… voi rispetto al discorso degli mp3 e download di album come vi ponete? Mi sembra che tu sia abbastanza contrario…

“Ma penso che sia normale essere contrario a questo. Sarebbe stupido non essere contrari. Capisco che in molte situazioni uno prende un po’ la musica come riesce.

Però il download cos’è? E’ rubare una cosa… se lasci lì un portamonete tu lo puoi lasciar lì o portarlo via, l’educazione dovrebbe dirti i lasciarlo lì.

Per il download è la stessa cosa. Se tu vai su un sito e scarichi non a pagamento rubi, non paghi i diritti d’autore, non paghi chi ha fatto il lavoro.

E’ chiaro che per far conoscere una band questo tipo di promozione può andar bene però non viene mai menzionato che a perdere il posto di lavoro sono i giovani che oggi scaricano. Dico questo perché non viene penalizzato solo il musicista; viene infatti penalizzato che il discografico, il tipografo che stampa le copertine, il postino che porta i pacchi con i CD, la commessa che fa i conti e quello che mette i CC negli scaffali. Questa è tutta una catena che viene colpita per intero.

Questo vale molto per le case discografiche. Le major continuano a diminuire, continuano a licenziare e si perdono diversi posti di lavoro. Vengono tagliati gli artisti ma viene tagliato anche tutto il resto.

Non so se lo sai ma la pirateria prende circa il 30 o il 40% del mercato ogni anno, quindi fra un po’ non ci saranno più tanti dischi da distribuire.

Noi siamo in giro da una vita e i nostri fan sono fedeli. Certo, perdiamo anche noi un po’ di mercato perchè la piratria danneggia tutti, ma noi sopravviveremo in ogni caso, perchè abbiamo la nostra risposta dal vivo ed abbiamo già un pubblico fedele alle spalle. Quelli che soffriranno saranno quelli che fanno il download oggi.”

Ti sento abbastanza negativo circa le possibilità del mercato discografico del futuro ed in genere sul momento attuale…

“Certo che sono preoccupato. Non per i Gotthard come ti dicevo ma in genere la situazione peggiora sempre di più ogni anno.”

Adesso è molto più semplice arrivare al disco ma poi molte band non sanno stare su un palco…

“Infatti, anche legandoci al discorso del download i nuovi gruppi vengono già penalizzati in partenza…. Quindi direi a tutti quelli che fanno download di riflettere bene.

Ovviamente io dico questo con tutto il rispetto dei ragazzi giovani che iniziano ora. E’ proprio il sistema che sta per saltare.

Io ne ho ancora per dieci, quindici anni, poi mi riposerò ma chi inizia ora trova molte difficoltà.”

Quanti anni avete impiegato prima di riuscire ad incidere il primo disco? Questo è un dato importante perché adesso molti gruppi si creano e nel giro di sei mesi trovano contratto e registrano un disco.

“Un tempo si facevano prima le demotape perché fare il disco era una cosa impensabile. Oggi riesci a farti un disco anche in casa, con un homestudio… poi però quando il disco è fuori in realtà iniziano i probelmi… perché magari il batterista non è bravo, il cantante ha un accento troppo marcato, ecc.

Così in sei mesi fai un disco e in sei mesi il gruppo si scoglie.

Ai miei tempi passava un po’ più di tempo prima di arrivae al debutto quindi ci pensavi quattro o cinque volte prima di farlo e cercavi di avere le idee ben chiare prima di imbarcarti in qualcosa per la quale c’era poi il rischio di pagarsi i debiti dopo.

Noi ci abbiamo mesi alcuni anni prima di arrivare al disco… sicuramente ci abbiamo messo più di due anni prima di far uscire il primo disco; poi abbiamo fatto prima un anno di prova a suonare i pezzi nei club svizzeri. Poi abbiamo trovato qualcuno che ci ha dato una mano, che ha creduto in quello che stavamo facendo e abbiamo potuto continuare a fare quello in cui credevamo e la nostra storia è cominciata; chiaramente avendo suonato per un anno in Svizzera, la Svizzera aspettava il nostro disco e lì è ancato tutto bene; da lì in avanti le nostre tappe sono state sempre più semplici.”

Quali sono i concerti che ricordi di più, quelle a cui sei più legato affettivamente?

“Sicuramente a Locarno, quando stavamo preparando ‘Frosted’; abbiamo suonato di fronte a 7/8.000 persone in piazza ed è stato molto bello, un cocnerto che ricorderò sempre. Poi ovviamente ricorderò sempre quando abbiamo suonato di spalla agli AC/DC a Torino, prima di tutto per aver suonato di spalla a questo gruppo mitico anche per noi e poi esser stati accettati dal pubblcio degli AC/DC che sicuramente è uno dei più difficili; poi sicuramente ricordo molto bene il primo concerto che abbiamo fatto in Giappone.”

Cosa mi puoi dire dell’impato del pubblico giapponese?

“Molto interessante perché loro sono molto attenti a quel che fai, non vogliono perdersi niente, nessun rumore. Loro fanno casino quando c’è da far casino, applaudono quando c’è da applaudire e quando ti avvicini al microfono e fai “A” si fermano immediatamente e ti ascoltano.

Inoltre hanno un rispetto enorme dell’artista. Quando vogliono un autografo ti guardano negli occhi finchè non gli fai segno di avvicinarsi… non c’è nessuno che viene a picchiarti una pacca sulla spalla e questa è una cosa bellissima. Questo fatto manca un po’ in Europa; non che ci dispiaccia quel che succede qui da noi ma è un po’ tutto l’isterismo che dà fastidio…”

Insomma qui vi assalgono un po’ di più…

“Eh… diciamo che ci si dimentica che quando si tratta una pacca o due ok, quando iniziano ad essere 20, 30, 40 pacche tutte le sere… dopo un po’ non è il massimo. Magari stai parlando con qualcuno e arriva l’ubriacone di turno che ti picchia una pacca sulla spalla… il che va bene perché fa parte del lavoro che fai però ogni tanto preferisti dire… “guarda aspettta un po’ che ora non ho tempo”, perché magari stai facendo un’intervista come questa.

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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