Dark Lunacy: Intervista a Mike

Dark Lunacy: Intervista a Mike

Dark Lunacy

Il nuovo lavoro di Dark Lunacy è sicuramente un disco che emoziona e che sa sprigionare un magma poetico davvero denso di significati, mantenendo comunque una matrice malinconica a tratti determinante. E, davvero, non penseresti mai che dietro a un qualcosa di così oscuro e triste si possa celare la vena artistica di una persona tanto piacevole e disponibile come lo è Mike. Il suo tono, quanto parla della sua ultima fatica, puzza decisamente di grande soddisfazione e, naturalmente, è impossibile dargli torto. Sono due gli anni che separano ‘Devoid’ dall’ultimo ‘Forget Me Not’: due anni nei quali, certamente, Dark Lunacy non ha potuto fare altro che rimettersi in discussione. “Il nuovo disco è stato registrato in un anno e mezzo, mentre il precedente ‘Devoid’ ha avuto un periodo di gestazione molto più lungo ed è stato il risultato di anni e anni di esperienza. È molto difficile fare un confronto fra i due lavori: effettivamente, la differenza che emerge subito è che nel primo disco avevamo utilizzato una grande varietà corale, mentre questa volta abbiamo deciso di valorizzare maggiormente il quartetto d’archi. La scelta è stata dettata dalla volontà a non volerci etichettare in alcun modo; certo, ancora una volta alla base della nostra musica c’è il desiderio di fondere Metal con partiture classiche, ma credo sia giusto rimettersi sempre in discussione: in questo senso, non so cosa potrà accadere con il terzo disco.” Death Metal Drammatico è la definizione con cui si cerca di dare un’idea di quello che un “passante casuale” può trovare nelle strade percorse da ‘Forget Me Not’.  Ma ovviamente, “mi rendo perfettamente conto che forse non è il termine giusto con cui riferirci alla musica dei Dark Lunacy. Piuttosto, mi piace pensare alla nostra musica come un viaggio all’interno di quello che mi passa per la testa, in cui c’è una partenza e c’è un arrivo che non sai a priori come e dove sarà. Poi, all’interno di questo viaggio possono accadere molte cose, che a volte possono essere accomunate dallo stesso stato d’animo e dalla stessa emozione. Hai presente quando ti trovi in mezzo alle persone ma non riesci a divertirti perché c’è qualcosa dentro di te che ti rode e che ti aggancia? La mia fortuna, da questo punto di vista, è la possibilità di riversare questa cosa nella mia musica. E il fatto di poterla sentire su disco, ti aiuta a sopportare molto meglio il peso di certi stati d’animo.” Mike e soci non conoscono esigenze di etichetta ed è sicuramente una grandissima fortuna, perché consente una maggio libertà artistica. “Il fatto di appartenere ad un’etichetta piccola, di certo, non ti da vantaggi economici particolarmente interessanti, ma ti da la possibilità di esprimerti in maniera più libera e scevra da compromessi: in un certo senso, ti permette di essere te stesso fino alla fine. Non hai esigenze di mercato e non hai produttori che vogliono che suoni come vogliono loro. Quindi puoi muoverti nella più completa libertà, indipendentemente dal fatto che quello che fai piaccia o non piaccia. Tutto ciò è stato dannatamente importante per me.” Dal punto di vista lirico e concettuale, anche il nuovo disco ruota attorno a cose spesso vicine a tristezza e malinconia ma sicuramente in grado di scavare nell’animo umano molto, ma molto in profondità. “L’immaginario di Dark Lunacy gira attorno ad una malinconia molto estesa e sulla riflessione, che è un aspetto molto importante per l’esistenza. Sia chiaro: non ci sono assolutamente malinconia e tristezza fine a se stesse, anche perché esse rappresentano proprio il motore necessario per alimentare la riflessione. Dal mio punto di vista, la riflessione ha sempre dato tanto, perché ti permette di vedere le cose con maggior chiarezza. I testi, solitamente, parlano di un personaggio, che poi sarei io. Il fatto è che faccio molta fatica a scrivere riferendomi ad altre cose: lo faccio molto raramente, e per questo il legame tra quello che provo e quello che poi entra a far parte di quello che facciamo con Dark Lunacy è molto forte. Poi c’è un testo come quello di ‘Fiamm’, che parla di cose che vanno al di fuori da me, ma che hanno su di me grandissima rilevanza: è una canzone ispirata alla favola di Andersen della piccola fiammiferaia e, in particolare, alla scena in cui la bambina nella neve accende i tre fiammiferi e le immagini del passato la accompagnano fino alla fine. È qualcosa, a mio avviso, di molto profondo il fatto di riflettere sul proprio passato nel momento fatale. Inoltre, c’è da dire che il modo in cui scrivo mi è stato insegnato, se così si può dire, da un grandissimo scrittore che è Fredor Dostoevskij: lui mi ha insegnato a portare sulla carta quello che sento e inoltre, secondo me, è stato un grandissimo precursore di quello che poi sarebbe stato scritto e detto cent’anni dopo.” Il processo compositivo di un pezzo di Dark Lunacy è fatto di stretti legami musica-parole, di continuo raffinamento e di grande equilibrio tra le anime della band. “Io immagino una storia e subito dopo vado da Enomys (il chitarrista NdA); ne parliamo insieme e lui costruisce una sorta di colonna sonora attorno a questa storia. Dopo una settimana circa, mi richiama e ci ritroviamo insieme per sentire quello che lui è riuscito a tirare fuori. Chiaramente, all’inizio lavoriamo solo con tastiera e chitarra e quindi il risultato è quanto di più grezzo si possa immaginare. Riascoltiamo più e più volte quello che è stato fatto e si continua a lavorarci su finchè la canzone è pronta. Quando il pezzo è completo e riesce a colpirti, solo allora io scrivo il testo, che a questo punto rappresenta solamente una parte marginale dell’intero processo visto che i contenuti che ho voluto esprimere erano già chiaro molto ancor prima che il pezzo nascesse: si tratta solamente di fare le metriche e di dare un senso a quello che avevo in testa. La nostra grande fortuna è anche quella di avere nel gruppo gente come Imer al basso e Baijkal alla batteria; loro capiscono sempre al volo quello che vogliamo per la nostra musica e quello che devono fare lo fanno sempre nel modo migliore: tra noi c’è un equilibrio tale per cui siamo tutti consapevoli di quello che ciascuno è in grado di fare e questo secondo me è molto importante, perché così nessuno esige di intromettersi in quello che è compito di un altro. Certo, se ci sono delle incomprensioni se ne discute ma poi, alla fine, si riesce sempre a trovare un accordo. Forse è proprio questa la forza più grande che ci tiene legati.” Il palco, potrebbe rappresentare un grossissimo problema per musica tanto ricca di arrangiamenti classici: in effetti, “mi rendo perfettamente conto che non è sempre possibile portare sul palco tutto quello che ci occorre per riproporre i pezzi così come si possono sentire su disco: è l’annoso problema di spazi cui devi far fronte quando suoni del Metal, a meno che tu non ti chiami Iron Maiden o Metallica. Per questo motivo, la quasi totalità delle volte usiamo il mini-disc e le basi preregistrate. Abbiamo anche pensato a portare dentro un tastierista, ma comporta delle difficoltà non da poco, perché dovrebbe entrare in sintonia con la band e fino a che non troveremo una persona del genere, continueremo ad utilizzare questo metodo.” Nonostante tutte le necessità del caso, Dark Lunacy vive molto profondamente il rapporto con i fan, specialmente in sede live, perché “l’esperienza live è sempre qualcosa di bello e credo che, l’esito di un concerto dipenda moltissimo dal pubblico che ti trovi di fronte. Verrai con me che trovarsi a che fare con quattro persone con le braccia incrociate ti lascia un poco demotivato, mentre quando hai la gente che si emoziona di sotto è sempre una cosa che fa bene ad un musicista. Per quanto riguarda gli appuntamenti live nel prossimo futuro, direi che l’avventura più bella che c’è all’orizzonte è quella che intraprenderemo ad agosto in Messico, dove suoneremo cinque date. La scelta è stata dettata dalla promozione: il Messico è stato il paese dove i Dark Lunacy hanno venduto di più in assoluto, sanno che là ci sarà una bella risposta di pubblico e per metterci alla prova abbiamo deciso di andare.” Radici: indissolubilmente Metal. Ma anche molto attente a cercare laddove un tempo ci fu l’originalità di tutte quelle band capaci di creare degli stilemi poi copiati da migliaia di cloni più o meno riusciti. “Arriviamo tutti da un passato strettamente legato al Metal e quindi alla base ci sono i soliti Iron Maiden, Metallica e tutti gli altri. Poi ognuno ha preso le sue strade e ad esempio c’è Simone che ha una sorta di venerazione per i Voivod. Poi ci piace anche un po’ il Power, cose come Rage, Helloween e Blind Guardian, anche se effettivamente è una musica che alla fine si presenta un po’ tutta uguale, sia a livello di armonie che a livello di strutture: è musica che ormai ha fatto il suo tempo, che di certo ha dato molto al Metal ma che non ha più senso oggi perseverare a proporre quelle cose. Per quel che riguarda me, invece, sono stati due i gruppi che mi hanno fatto capire che era possibile trovare nuove maniere per fondere musica classica e Metal: i Jethro Tull e i Therion. In realtà, non è che ami i Therion alla follia, ma sicuramente ‘Vovin’ è stato una sorta di raccolta di consigli utili. Altro gruppo che è stati determinanti per la crescita di Dark Lunacy sono stati gli InFlames, che pur non avendo canzoni articolatissime, sanno sprigionare una grinta fuori dall’ordinario.” ‘Dolls’ era il primo video clip, un’esperimento perfettamente riuscito, che è valso l’approvazione di molti addetti ai lavori. Visto il successo, “l’esperimento del videoclip si ripeterà sicuramente anche se non sappiamo ancora quale sarà il pezzo che verrà scelto. Al momento, sono in ballottaggio quattro titoli e dobbiamo vedere quali saranno le possibilità di produzione. Naturalmente stiamo valutando la situazione anche in base al pezzo che potrebbe maggiormente rappresentare Dark Lunacy, anche se mi capisci che, ad esempio, un pezzo come ‘Fiamm’ che dura otto minuti e mezzo, non è certo la solita canzone da videoclip. La colpa dev’essere per forza nostra, che facciamo sempre composizioni troppo lunghe (ride ndA.), ma credo fermamente che, se hai delle cose da dire, devi prenderti tutto il tempo che ti serve per dirle.” Difficile dire come sarà il futuro. “Sicuramente ci rimetteremo in discussione, perché la cosa che io odio di moltissimi gruppi è che si ripetono all’infinito senza cercare di reinventarsi. Nel bene e nel male, sarà qualcosa dettata dalle sensazioni del momento in cui accadrà, e quindi non sappiamo ancora cosa potrà succedere. Al di là di questo, credo che il nostro sound non verrà particolarmente scosso, anche se, ne sono sicuro, cercheremo di trovare nuove forme di espressione. Adesso, comunque, c’è ‘Forget Me Not’ e ci teniamo i traguardi che stiamo raggiungendo: ci godiamo il nostro momento.” E fate bene, senza dubbio. Passo e chiudo.

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