Moonspell: “Darkness And Hope” – Intervista a Mike Gaspar

I Moonspell sono tornati, e lo fanno con un album che farà sicuramente parlare di sé nei prossimi mesi. Un disco oscuro e controverso, che porta a galla le diverse anime inquiete che si muovono nella loro musica, che ribadisce il ruolo di primo piano rivestito dalla band nella scena gothic-metal attuale. ‘Darkness And Hope’ dunque.

“E’ difficile paragonare un album con gli altri. Quando abbiamo cominciato a scrivere la musica per questo disco non ci siamo posti degli obiettivi di questo tipo, ci siamo semplicemente guardati negli occhi e abbiamo cercato di riflettere sulla nostra carriera e su quanto avevamo fatto finora, cercando di essere il più vicini e compatti possibile come band. Abbiamo cercato di capire quali erano le sensazioni che ci facevano sentire bene con i nostri album, abbiamo cercato di scavare nel passato per ritrovare queste sensazioni che, certo, si rifanno anche ai tempi di ‘Irreligious’, senza dubbio. E’ per questo che l’album può apparire così compatto ed organico probabilmente, ci siamo preoccupati solo di chiuderci nella nostra sala prove e suonare insieme il più possibile per vedere cosa poteva uscirne. Da questo punto di vista ci siamo avvicinati ad ‘Irreligious’, perché ai tempi della composizione di quel disco avevamo una nuova sala prove, ci ritrovavamo tutti i giorni là ed eravamo veramente eccitati dal potere provare in totale libertà: è una sensazione che abbiamo cercato di catturare di nuovo anche in questo caso. Nel caso di ‘The Butterfly Effect’ invece avevamo lavorato molto sul computer, portavamo le idee dal computer alla sala prove ed è stata un’ottima esperienza, stavolta abbiamo cercato di lavorare di più insieme e di concentrarci sul suono della chitarra più del solito. Questo disco rappresenta tutto ciò che siamo stati nel passato, prende molto dai nostri album precedenti, come dicevo abbiamo cercato di tirare fuori tutto ciò che dovrebbero essere i Moonspell. Probabilmente anche l’ambiente in cui abbiamo registrato ha influito molto: la Finlandia è un posto totalmente diverso dal Portogallo, ci siamo trovati benissimo e abbiamo trovato nuovi stimoli. C’erano delle foreste immense attorno allo studio e camminare tra quei paesaggi è stato molto importante, ci ha aiutati a rilassarci e parlare di tutto ciò che consideravamo importante.”

Credi quindi che questa sia la vera natura dei Moonspell? Mi spiego: il percorso che avete seguito attraverso i vostri album è molto particolare, siete passati da influenze quasi black (‘Wolfheart’), attraverso il gothic (‘Irreligious’), l’elettronica (‘ Sin/Pecado’) e suoni moderni (‘The Butterfly Effect’)…

“E’ difficile dirlo… vedo ogni album a seconda delle situazioni in cui si è sviluppato. All’inizio eravamo tutti molto giovani e avere l’opportunità di registrare qualcosa ci sembrava incredibile, il nostro chitarrista era più interessato alla chitarra classica e probabilmente la sua influenza si è fatta sentire: abbiamo fatto semplicemente fatto quello che sentivamo, niente di pi- Poi ci ha contattati la Century Media, ci siamo ritrovati in uno studio professionale con un personaggio come Waldemar Sorychta ed era come se i nostri sogni si fossero avverati. Siamo andati in tour per la prima volta e non avevamo una lira, quindi ci siamo dovuti arrangiare ed ingegnare per tirare avanti: facevamo tutto noi, guidavamo, vendevamo il merchandise e tutte queste cose… esperienza dura, ma veramente utile. E’ per questo probabilmente che ‘Irreligious’ è venuto così duro ed oscuro… tieni conto poi che il nostro bassista ci aveva abbandonati, abbiamo preso Sergio, che veniva dal Brasile e portava nuove influenze con sé. Avevamo poi la necessità di tornare a trattare temi più vicini a noi, per questo ‘Sin’ può essere visto come una forte connessione alla vita e tutto ciò che la riguarda, era una nostra necessità primaria, assieme a quella di provare cose nuove e soluzioni inedite. ‘ Butterfly’ invece è stato diverso, avevamo un produttore diverso, uno studio diverso e questo ha portato a dei suoni diversi da quelli che ci contraddistinguevano probabilmente Era un album caotico, registrato in un posto caotico come Londra. Per ‘Darkness And Hope’ invece abbiamo cercato di rendere il tutto più organico, come ti dicevo: è un riflesso di quello che abbiamo passato, ogni album è così.”

Dicevi che il nuovo disco è profondamente legato a tutto ciò che avete passato negli ultimi anni, mi chiedevo quindi, partendo dal titolo ‘ Darkness And Hope’, dove stanno l’oscurità e la speranza in questo album…

“Ci sono entrambe ovunque… so che può sembrare strano, poiché i due termini sono contraddittori, è come lo yin e lo yang. In ogni situazione negativa ci può essere qualcosa di positivo che porta speranza. A volte ci è capitato di sentirci persi, come se non riuscissimo ad uscire da certe situazioni, ma anche in quei casi sentivamo nel profondo che c’era una via di uscita, che potevamo passare quei momenti. ‘Darkness And Hope’ è stato composto durante un periodo molto difficile, l’inverno scorso in Portogallo e in tutta Europa è stato terribile con molti disastri naturali e questo ci ha influenzato: siamo portoghesi, sentiamo le cose con intensità e voi italiani potete capire probabilmente cosa intendo. Era un periodo difficile, non riuscivamo a trovare un produttore che volesse lavorare con noi, poi all’improvviso ne abbiamo trovati addirittura tre! Poi siamo andati in Finlandia e ci siamo trovati la neve davanti, quando in Portogallo eravamo in piena primavera… ma volevamo queste sensazioni, volevamo sentire che dovevamo lottare ancora, lavorare duro per superare le difficoltà e spero che la gente questolo senta nel nuovo disco.”

Credi che questa intensità, questo lavoro duro di cui parli si sia riflesso anche nell’aspetto lirico del disco?

“Assolutamente sì! Fernando ha cercato di tornare a quel tipo di scrittura che ci caratterizzava agli inizi, è tornato a quel mondo immaginario di cui parlavamo nei vecchi dischi, un vero e proprio storytelling: se chiudo gli occhi e ascolto la musica mi posso sentire come se camminassi attraverso questo mondo immaginario. E’ come tornare ad una purezza originaria, cercando anche di progredire allo stesso tempo ed è quello che anche i fan ci chiedevano probabilmente. E’ un modo per comunicare con la gente attraverso personaggi diversi, attraverso emozioni diverse.”

Ho alcune domande che ci sono state mandate da alcuni lettori: partiamo dalla prima. La prima riguarda il vostro rapporto con la vostra terra, col Portogallo: c’è ancora una forte legame con il vostro paese?

“Decisamente sì, siamo assolutamente orgogliosi del nostro paese. Quando andiamo all’estero capita che alcuni non conoscano il Portogallo e la nostra cultura e per questo a volte ci sentiamo come dei messaggeri da questo punto di vista. Specie in questo album abbiamo cercato di incorporare anche questo aspetto, per esempio con la cover dei Madredeus che abbiamo registrato (‘Os Senhores Da Guerra’, nda), ci siamo divertiti moltissimo a farne una cover, anche se avevamo molta paura, perché non era facila riportarla al mondo dei Moonspell. Eravamo tutti eccitati, ci abbiamo messo il massimo impegno per tirare fuori il meglio, per farla rendere il meglio, per creare le atmosfere giuste. A volte è più facile dimenticarsi del paese natale, ma noi non vogliamo fare così. Anche il fatto che abbiamo inserito delle parole di Mao Morta nella canzone ‘Than The Serpents In My Arms’ è significativo da questo punto di vista, speriamo che serva anche per fare conoscere meglio questo poeta.”

Un altro lettore si chiede che tipo di successo avete in Portogallo, se vi riconoscono per strada e se la gente è consapevole del fatto di avere dei così bravi musicisti come compatrioti.

“Sì, abbiamo un buon successo, abbiamo una solida base di fan che ci seguono e ci danno soddisfazioni. I problemi a volte nascono con gli altri gruppi, che magari ci vedono male perché pensano che siamo dei montati: noi invece cerchiamo semrpe di aiutare le band del nostro paese, cerchiamo di essere uniti anche con gli altri. Se non ci si aiuta tra di noi come è possibile fare in modo che la scena si sviluppi come dovrebbe? Visto il successo che i Moonspell stanno avendo è chiaro che il nostro ruolo anche da questo punto di vista sta acquisendo importanza, speriamo che mantenendo saldo il nostro rapporto con la terra madre si possa aiutare anche gli altri. Poi è chiaro, ci vuole fortuna e dipende molto dal feedback che ricevi dagli addetti ai lavori, è tremendamente facile distruggere una band.”

Ultima domanda: cosa rappresenta il simbolo che appare sulla copertina del disco?

“E’ una cosa che cercavamo da tempo: volevamo trovare un simbolo che potesse rappresentarci, esprimere bene cosa sono i Moonspell e abbiamo trovato questo grafico che ci ha mandato diverse proposte. Abbiamo subito pensato che quella che vedi sulla copertina fosse in assoluto la migliore. Spero che possa diventare un simbolo di riconoscimento per la band, è probabile che la useremo anche per i prossimi dischi. Quando avrai l’artwork completo a disposizione vedrai che ha anche creato un simbolo per ogni componente della band ed è una cosa che ci piace molto.”

 

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