Finntroll: “Nifelvind” – Intervista a Mikael Routa Karlbom

I Finntroll sono tornati tra noi con “Nifelvind“, vuoi parlarci della vostra nuova fatica?

“Penso che sia il miglior album che abbiamo mai fatto, senza ombra di dubbio. Questa volta non ci siamo posti nessun limite, è il disco più “vero” dei Finntroll.”

Ho notato una cosa curiosa leggendo la vostra discografia. Ogni release cade a una distanza di tre anni da quella che la precede. E’ una cosa voluta per poter lavorare nel modo giusto o una semplice casualità?

“Non abbiamo mai pianificato l’uscita di un album a tre, fossero anche quattro, anni di distanza l’uno dall’altro. Però, dopo un lungo processo di composizione, il fatto che cerchiamo di fare sempre qualcosa di nuovo nella nostra musica, ci vuole davvero un bel po’ di tempo per riprenderti e metterti nuovamente al lavoro. Naturalmente dopo l’uscita del disco c’è anche un tour da affrontare, poi siamo soliti comporre on the road…sì, è una cosa che ci piace molto, eh, eh, eh!”

Davo un’occhiata al vostro MySpace e ho notato che definite “Nifelvind” come il vostro disco più maturo perché raccoglie tutte le influenze della band, persino il pop degli ’80! Credo che una notizia simile sia abbastanza insolita per chi vi segue…

“Personalmente ho dei gusti musicali molto, molto ampi. Mi piace davvero tutta la musica, dalla classica al metal e non mi faccio mancare nemmeno tutto quello che sta nel mezzo. Sarebbe davvero stupido vivere l’arte musicale con il paraocchi. Non si può mai sapere da dove possa arrivare l’ispirazione.”

Il titolo “Nifelvind” ha un significato preciso? L’album segue un concept oppure ogni canzone racconta una storia differente?

“Il Nifelvind è il vento che soffia dal Nifelheim, l’Inferno ghiacciato dove, secondo la mitologia nordica, sono segregati i peccatori più malvagi.

In ogni canzone c’è una storia diversa. Sono delle leggende rivedute nell’ottica di Katla (ex vocalist della band costretto a lasciare il suo posto a causa di un tumore alla gola, che ancora oggi scrive testi per i Finntroll, nda.).”

Sembra che il folk metal stia maturando consensi sempre maggiori tra il pubblico, si potrebbe definire come uno dei trend odierni del nostro panorama musicale. Come si sentono i Finntroll ad essere una delle band più rappresentative di questo genere?

“Naturalmente siamo felici di avere riconoscimenti per il lavoro che abbiamo svolto, ma non abbiamo mai catalogato la nostra musica entro i confini di un genere preciso.”

La photosession dell’album è davvero spassosa, molto più divertente che epica o fantasy! Come vi è venuta questa idea?

“L’idea ci è venuta quando abbiamo iniziato a pensare ai troll come a degli spiriti eterni che vivono tra gli uomini e come essi apparirebbero per mischiarsi tra di noi. E’ tutto cominciato così e le varie stranezze delle foto promozionali sono venute una dietro l’altra! Questa volta abbiamo voluto metterci una grande attenzione in questo aspetto.”

Tuttavia, il video di “Solsagan” è davvero strano e oscuro, vi siete lasciati ispirare da qualche film o regista in particolare?

“No, “Solsagan” è il primo video che non abbiamo fatto da soli. Abbiamo avuto l’idea di base, volevamo qualcosa che sembrasse davvero malvagio e che prevalesse sulla luce, ma la compagnia che lo ha girato non aveva proprio capito cosa intendessimo e ci siamo ritrovati in mezzo a quella situazione strana, con Vreth che non riusciva più ad alzarsi da terra, eh, eh, eh! (infatti, nel video, i nostri sono letteralmente intrappolati nel terreno! Nda).”

I Finntroll sono gli attuali headliner del Paganfest, cosa mi dici di questa esperienza?

“Eccellente! Gli Eluveitie (seconda punta di diamante dello show, nda) sono degli amici, è molto bello essere in tour insieme. Molti show sono andati davvero bene, in particolare a Bologna. Grazie a tutti i fan italiani che erano presenti.”

Il mese scorso avete suonato per la prima volta in Israele. Che impressioni avete maturato, come siete stati accolti?

“Siamo stati davvero sorpresi di quanta gente sia venuta a vederci. Non ci aspettavamo molto, invece è stato il modo perfetto per cominciare il tour di quest’anno. Ha funzionato tutto molto bene, ottime sia la promozione che l’accoglienza.”

Non ultimo, un messaggio per i vostri fan italiani!

“Ok, “a cazzo arrapato in testa” (più chiaro di così! Nda), o qualcosa di simile, eh, eh, eh! Non vediamo l’ora di tornare da voi!”

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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